L’Italia e le 36 regioni dei burocrati che stravolgono la storia

di CLAUDIO MARTINOTTI DORIA*

Intendo brevemente intervenire a proposito dell’intenzione manifestata a livello politico dal Ministero per gli Affari Regionali che ha incaricato la Società Geografica Italiana di elaborare la divisione delle attuali regioni secondo criteri apparentemente più accettabili ma che nella realtà dei fatti, dalle prime indiscrezioni trapelate, lasciano alquanto a desiderare.

Eccovi nel link allegato (CLICCA QUI PER VEDERLO) lo studio da cui gli studiosi e burocrati partono per riformare le giurisdizioni regionali, in tutto il testo il Monferrato non è mai citato. In proposito allego anche il link dell’intervento del prof Roberto Maestri (CLICCA QUI), che io approvo in toto e che quindi non ripeto e non estrapolo nulla ma invito a leggere interamente. Mi permetto di fare altre considerazioni e valutazioni integrative.

Questi studi sono probabilmente il frutto di incarichi ricevuti ufficiosamente (fossero stati ufficiali i media ne avrebbero parlato prima), forse con l’intento discreto e riservato di pervenire a risultato ultimato evitando polemiche, ed il cui esito dipende dal personale disponibile, dalla provenienza dello stesso, da interessi precostituiti, con il solito ricorso a linguaggi criptici ed avulsi, affinché solo gli addetti ai lavori possano mettere becco ecc..

Tutto tranne studi veramente esaustivi, approfonditi e prolungati e soprattutto condivisi con gli studiosi locali, che ne sanno certamente di più. Non mi risulta ci sia stato il benché minimo coinvolgimento di storici locali, alcuni anche di fama internazionale e di grande reputazione, mi riferisco ovviamente al Monferrato. E non tacciatemi di “campanilismo”, perché nella mia vita ho sempre cercato di limitarlo, proponendo un Monferrato Storico, di ampie vedute ed estensione ma con una sola identità storico turistico culturale.

Non si può dividere il Piemonte in tre aree regionali escludendo il Monferrato, è un’aberrazione storica e culturale. Lo studio attuale infatti prevede queste nuove formazioni territoriali regionali: le attuali province di Asti, Cuneo e Alessandria (ribattezzata “Le Langhe”); l’attuale provincia di Torino; la terza comprende Novara, Vercelli e Valle D’ Aosta.

Chiamare Langhe l’area meridionale piemontese è esclusivamente un’operazione di marketing che non ha alcun fondamento storico, culturale e sociale. Le Langhe per secoli hanno fatto parte del Marchesato e poi Ducato di Monferrato, che per coloro che non lo sapessero è uno stato preunitario durato oltre sette secoli e con la contea e poi ducato dei Savoia è stata a lungo la seconda potenza regionale.

Anche in Lomellina in alcuni borghi e città, ancora nell’ottocento (quando il ducato di Monferrato era stato assorbito dai Savoia) i viaggiatori che transitavano scrivevano nei loro diari che erano stati in visita in Monferrato. Perché il Monferrato si estendeva dal cuneese al pavese, dal savonese al vercellese e canavese. Ma le sapevano queste cose i geografi e burocrati che hanno steso la proposta di chiamare Langhe la nuova regione del sud Piemonte?

Il compianto Raoul Molinari, cui credo le Langhe debbano riconoscergli qualche merito di valorizzazione turistica, nei diversi colloqui avuti con il sottoscritto, dimostrava di averne consapevolezza, al punto che gli ultimi anni della sua vita li aveva dedicati a promuovere il Monferrato, anche con opere editoriali di pregio, definendolo appunto UNA REGIONE MANCATA. Con la sua intelligenza vivace ed intuitiva aveva capito le enormi potenzialità di questo territorio, ben superiori a quelle di qualsiasi altro in Piemonte, per la sua storia secolare e prestigiosa e la bellezza paesaggistica. Semplicemente non era stato adeguatamente valorizzato dalle sue istituzioni, che procedono tuttora in ordine sparso ed era penalizzato dal campanilismo delle sue genti. Questa debolezza ovviamente offre il fianco agli avversari, che possono esser insidiosi, perché spesso si trovano in posizioni decisionali dove determinano le scelte politiche ed economiche. Come in questo caso.

Non si può rimanere indifferenti di fronte al rischio che ci scippino la storia e ci impongano politiche di marketing a casa nostra chiamando la regione dove viviamo con un nome improprio e con tutte le ripercussioni che si possono prevedere e che non saranno solo nominali ed effimere. Ne abbiamo già sopportate troppe.

*In collaborazione con http://www.cavalieredimonferrato.it/

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9 Comments

  1. Alcun nome e’ stato attribuito. La studio della società geografica e’ sicuramente utile ad una radicale e funzionale riforma degli enti locali nel nostro Paese. Informatevi bene. Lo studio e’ in progress e si può arricchire delle osservazioni di chiunque voglia contribuire a far uscire il paese dall’immobilismo in cui si trova. Rimango a disposizione per qualsiasi confronto e/o approfondimento. Paolo Pagliaro

  2. Ma i confini li hanno designati gli autori del RISIKO?
    Forse un bambino di quinta elementare ci sarebbe riuscito meglio.
    E’ meno ignorante!

  3. da questi due commenti si nota che il dna italico e solamente di impronta statalista…
    Le libertà altrui, ( Ma come ? in piemonte esiste solo il monferrato come fondamento storico culturale e sociale ?) ( sicuri che non ci sono altre nazioni integrate a forza nel “Regno di sardegna” che abbiano più di 700 anni di storia ? ) per certi centralisti infiltrati nell’indipendentismo, valgono sempre meno delle loro (ipotetiche )!

  4. ottimo intervento di Claudio Martinotti Doria che ha il merito di mettere in luce un tentativo “strisciante” di riordino deciso a tavolino, non si capisce bene da chi e come e senza alcun collegamento con i territori. Sono le stesse modalità con cui viene presentato lo studio e le conclusioni a provocare scetticismo e contrarietà: nelle circa 130 pagine vengono sciorinati numeri e filosofie della geografia, poi l’ultimo contributo, nelle ultime 2 pagine, svela l’arcano. Purtroppo non è solo uno studio perché il 19 luglio è stato illustrato ad un tavolo tecnico al ministero degli Affari Regionali, presente un Sottosegretario. Sulla questione Monferrato è da due anni che chiediamo gii Stati Generali del Monferrato allargati ai territorio del Monferrato Storico. Che sia la volta buona ? In ogni caso, per chiudere queste brevi considerazioni: con un dato di fatto: come Movimento Progetto Piemonte faremo opposizione a questa impostazione, ovunque e comunque.
    Massimo Iaretti
    Presidente Movimento Progetto Piemonte – MPP

  5. quelli che stanno studiando queste oscenità non sono geografi ma dipendenti statali che eseguono gli ordini dei politici, e gli ordini sono quelli di distruggere e scomporre le regioni e le identità della Padania, è tutta politica di quella più infida.

    Questi vogliono togliere Verona e Rovigo dal Veneto, robe da pazzi.

    Solo dei meridionali possono pensare a una cosa del genere.

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