300 Lombardi: ecco perché diciamo NO al comitato referendario lombardo

di 300 LOMBARDI300 LOMBARDI

Apprendiamo della nascita di un comitato di sostegno al Referendum per una “autonomia differenziata” della Regione. Siamo consapevoli che vi siano ragioni per sostenere l’iniziativa e quindi comprendiamo la decisione delle organizzazioni e dei movimenti che in buona fede decideranno di spendersi per il successo della consultazione. Riteniamo tuttavia che le uniche buone ragioni di cui si possa avere certezza sono (1) l’opportunità data al popolo di esprimersi e (2) lo spirito “centrifugo” della proposta in un contesto sempre più orientato al rafforzamento dello governo centrale. Purtroppo altre considerazioni, di merito e di contorno, depongono per non aderire al Comitato e quindi per non spendersi per la campagna referendaria, pur lasciando totale libertà di coscienza agli aderenti ai 300 Lombardi per l’Indipendenza al momento dell’effettiva espressione di voto.

Le ragioni che definiamo “di contorno” sono legate al concreto rischio che l’operazione sia nata per scopi propagandistici ed elettorali (la consultazione andrebbe a coincidere con la campagna per le amministrative di molti centri importanti, tra cui Milano, Varese ecc. ecc.) ed esaurisca la propria funzione in un puro marketing elettorale: se così fosse – e temiamo andrà così – si tratterebbe dell’ennesimo danno inflitto all’idea indipendentista. Altro rischio non secondario di danno alla battaglia per l’autodeterminazione consiste nella concreta possibilità che un risultato “tiepido” su un tema “tiepido” depotenzi sia le istanze indipendentiste / autonomiste, sia lo strumento referendario.

Nel merito invece crediamo – sulla base della concreta esperienza politica degli ultimi vent’anni almeno – che lo Stato italiano non sia di fatto in grado di emendarsi mediante riforme effettive e ciò per vizi costitutivi oltre che per assenza di volontà dei politici di professione, a prescindere dal partito di appartenenza. Questa constatazione rende di fatto lo Stato nazionale un interlocutore non affidabile dal quale non è possibile aspettarsi cessioni di sovranità verso il basso. In realtà questo ultimo difetto – come dimostra ad esempio l’esperienza catalana – è proprio di ogni stato nazionale, ragion per cui riteniamo che l’unica chance per una effettiva devoluzione di poteri alle realtà locali possa venire da una rifondazione dell’Unione Europea su base regionale e non nazionale che imponga agli stati nazionali cessioni di sovranità sia verso l’alto che verso il basso, di fatto svuotandoli di potere e quindi di ogni ragion d’essere.

Inoltre, mentre esprimiamo sincera stima per alcuni ideatori dell’iniziativa referendaria – tra cui alcuni consiglieri regionali “civici” alla prima esperienza politica che consideriamo sinceramente autonomisti – riteniamo invece che i politici di lungo corso che dovrebbero trattare con Roma dopo un auspicato esito plebiscitario della consultazione, difettino sia della capacità sia della volontà di battersi per una vera autonomia lombarda. Anche questa valutazione si basa sull’esperienza maturata durante gli anni in cui questi stessi “politici” hanno avuto parte attiva e di primo piano nel governo centrale.

                                                                                 

Il Direttivo di 300 Lombardi

 

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