3 milioni di rimborsi pazzi consiglieri lombardi, la Regione non si costituisce parte civile

di REDAZIONElombardia tasse

Chiuso un occhio. E anche l’altro. Come Salvini che non si è costituito parte civile contro Belsito, così il governatore lombardo non ha dato mandato affinché la Regione si costituisse parte civile contro i  64 consiglieri ed ex consiglieri lombardi a processo e ai quali vengono contestati i rimborsi spese. L’udienza, che ha preso il via davanti al gup Fabrizio D’Arcangelo, per alcune omesse notifiche del decreto che dispone il giudizio, è stata aggiornata al prossimo 27 febbraio. Ieri in aula è stato fatto solo l’appello, durato un paio d’ore, dopo di che il giudice ha rinviato il procedimento.

Vuol dire esattamente che, in caso di condanna – la giunta Maroni non potrà avanzare nessuna pretesa di risarcimento pecuniario da parte degli imputati.

E il danno? 3 milioni di euro

Secondo gli atti del procuratore aggiunto Alfredo Robledo e dei pm Paolo Filippini e Antonio D’Alessio, si tratterebbe di almeno 3 milioni di euro di danno alle casse regionali. Per l’accusa, si tratterebbe di soldi spesi per beni personali e non giustificati da ragioni di mandato politico: ristoranti di lusso, acquisto di formaggi e vini, cartucce da caccia. Tra le curiosità, quella dell’ex consigliere Pdl, Nicole Minetti, che si sarebbe fatta rimborsare le spese  del libro “Mignottocrazia” di Paolo Guzzanti, o quello di Stefano Galli, ex capogruppo della Lega Nord con 6 mila euro per il rimborso del ricevimento di nozze della figlia. I pm contestano all’ex numero uno del Carroccio in Lombardia anche una consulenza da 196 mila euro che avrebbe fatto ottenere al genero, anche lui finito sul banco degli imputati.

Ma per la giunta non c’è motivo di costituirsi parte civile

Il reato contestato, per tutti, è peculato. Ma ci sono due ex consiglieri che rispondono anche di truffa. Sono entrambi leghisti. Il primo è l’ex capogruppo Galli. Il secondo è l’ex presidente del consiglio regionale Davide Boni. Il quale, come si legge nel capo di imputazione, nonostante “dal 2003 avesse trasferito la sua dimora abituale e il suo domicilio a Milano”, avrebbe dichiarato di essere domiciliato a Sabbioneta, provincia di Mantova, “e da quel comune di raggiungere abitualmente il Consiglio”. Secondo i pm, si tratterebbe di un sistema per farsi liquidare a titolo di “spese trasporto” tra il 2003 e il 2011, circa 32 mila euro. InfineBoni, sempre secondo l’accusa, “dichiarando in data 2/11/2010, contrariamente al vero, di aver fatto rinuncia al servizio di autista fornito da Regione Lombardia, si faceva liquidare, in virtù di una delibera di Presidenza (…) emanata dallo stesso Davide Boni, 69.484 euro per il 2010 e il 2011″. Tra le 64 persone che rischiano di finire sotto processo figurano ex assessori come Massimo Ponzoni, Franco Nicoli Cristiani, Monica Rizzi, Romano Colozzi, Massimo Buscemi, Giulio Boscagli, Giovanni Rossoni (accusato, in particolare, di aver speso 3.400 euro per 90 provole di Auricchio). Nomi eccellenti, come quelli degli ex consiglieri Renzo “Trota” Bossi e, appunto, Nicole Minetti. Ma la richiesta di rinvio a giudizio presentata dalla Procura è bipartisan e riguarda anche ex consiglieri di opposizione: l’ex capogruppo Sel Chiara Cremonesi, gli ex capogruppo Pd Luca Gaffuri e Carlo Spreafico. Tra gli imputati figurano alcuni consiglieri ancora in carica. E’ il caso di Elisabetta Fatuzzo, della Lista Pensionati, e del vicepresidente del consiglio regionale, il leghista Fabrizio Cecchetti.

 

 

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