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27 MAGGIO AL CAVALIERI CON FARE TORNARE GRANDE IL NORD: RINASCE LA SPERANZA…!

FareTornareGrandeNord

 

 

 

di ROBERTO BERNARDELLI E GIULIO ARRIGHINI – Sta accadendo qualcosa. Il 27 maggio l’Associazione Fare tornare grande il Nord sarà all’Hotel del Cavalieri a Milano, per far parlare chi non ha voce, in politica. Imprenditori, disabili, artigisani, insegnanti. Semplicemente chi lavora e non è più rappresentato! Sarà una grande officina del Nord, Perché al Nord tutti devono qualcosa. Persino i nordisti di sinistra, anzi, di centrosinistra,  reclamano le poltrone non mantenute. Persino il Pd tentò di scalare la questione Nord senza successo. La questione settentrionale è ancora discriminata. Ma tanto si sapeva che sarebbe andata così. Il Nord si lamenta, il Nord paga, il Nord va avanti lo stesso. Mai una volta che s’incazzi sino in fondo… Nord senza palle.
Alcuni amici che hanno votato Prodi prima e Bersani poi col seguito di Letta, Renzi e Gentiloni, quando vedono ai mercati sempre più chador e burqa si lamentano: “Siamo pieni”, dicono. Quando ascoltano la Rai criticano quella cadenza sempre oltrepo dei conduttori. Quando hanno gli extracomunitari che occupano le case popolari inveiscono. Poi però scelgono  chi non li rappresenta.  Il Nord ha la sindrome di Stoccolma.
Forse bisognerà attendere la fine dei soldi, la fine del lavoro, il patatrac dei distretti sotto la concorrenza del capitalismo comunista asiatico, forse dovremo renderci conto di non aver creato cervelli, di non aver fatto studiare i politici, di non aver capito che senza innovazione e università nelle imprese, senza ingegneri, senza idee esentasse… per rivoltarci contro il governo, e i partiti che rispondono a Roma.
La piroetta del potere è di fatto semicompiuta. Sono tornati quelli di prima, sono stati votati, il Sud politico ha avuto il sopravvento. E il Nord è di nuovo colonia silenziosa, laboriosa, ingolfata di traffico, senza una strada in più, con le autostrade più care di prima, le case raddoppiate nel prezzo e gli stipendi sempre uguali, con la differenza che il costo della vita resta diverso, da qua a laggiù.
Un popolo politico comanda su di un altro popolo politico. Due diverse concezioni dello Stato, del Paese, delle cose. Finché il Nord cederà a questo “tutto è dovuto”, si meriterà di avere i piedi in testa. Finché non partorirà una classe politica più pensante e più agguerrita, dovrà lottare con gli exit-poll e i social network.  Basta, per favore. Rappresentiamoci, per piacere, riconquistiamo la pianura. Il Federalismo è un dovere, l’autonomia un diritto.nord

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