2° CONGRESSO GRANDE NORD – PADANIA DISCRIMINATA, OLIVERI: ECCO I DATI

di Giuseppe Olivieri – Il Nord mai ha ricevuto dal governo centrale di Roma agevolazioni esclusive, nonostante sia riconosciuto il suo ruolo trainante in ambito economico.
Il Sud, al contrario, nonostante un patrimonio paesaggistico, storico, architettonico unico al mondo e mai sfruttato per questioni culturali e sociali, è sempre stato rappresentato da una classe politica che si è sempre adoperata per attuare iniziative di tipo assistenziale e clientelare a suo vantaggio.

RESIDUO FISCALE
Il residuo fiscale è la differenza tra tutte le entrate (fiscali e di altra natura come alienazione di beni patrimoniali pubblici e riscossione di crediti) che le Pubbliche Amministrazioni (sia statali che locali) prelevano a un determinato territorio e le risorse che in quel territorio vengono spese.
Nel caso delle regioni il residuo fiscale è calcolato come differenza tra le tasse pagate (al netto di entrate regionali anche non fiscali a seconda di come viene calcolato) e la spesa pubblica complessiva ricevuta, ad esempio sotto forma di trasferimenti o in generali di servizi pubblici.

I dati disponibili sono quelli raccolti da una ricerca di Europolis, l’istituto superiore per la ricerca, la statistica e la formazione della Lombardia (che dal 2018 fa parte di Polis) e quelli della Banca d’Italia (sono una media del periodo 2015-2017).
I versamenti a Roma riguardano in particolare queste imposte e tributi:
 Imposte dirette (per esempio l’Irpef), imposte in conto capitale (per esempio l’Imu), imposte
indirette (per esempio l’Iva)
 Contributi sociali effettivi e figurativi versati da lavoratori e imprese (i contributi di lavoro che vanno
principalmente all’Inps)
 Interessi, dividendi, redditi prelevati dai membri di società (es interessi su obbligazioni di imprese),
utili reinvestiti di investimenti all’estero, fitti di terreni e diritti sfruttamento giacimenti
 Trasferimenti correnti o in conto capitale diversi da famiglie e imprese
 Produzione di servizi vendibili e produzione di beni e servizi per uso proprio
Questo, invece, è un elenco delle principali voci di spesa dello Stato sui territori regionali.
 Spesa per consumi finali (per esempio la spesa statale in giustizia, istruzione, ecc)
 Prestazioni sociali in denaro e trasferimenti correnti diversi a famiglie e istituzioni sociali private
(tipicamente le pensioni in particolare quelle sociali o di invalidità)
 Contributi alla produzione e trasferimenti correnti diversi a imprese (i vari incentivi alle aziende)
 Imposte dirette, trasferimenti ad enti pubblici (ovvero i gettiti delle tasse come l’Irap re-indirizzate
alle regioni)
 Investimenti fissi lordi (per esempio quando lo Stato costruisce una nuova autostrada in una regione)
 Contributi agli investimenti a famiglie e imprese (trasferimenti in conto capitale, per esempio
contributi a fondo perduto a start-up).

Il residuo fiscale delle Regioni
I complessi calcoli hanno portato a una differenza che per alcune regioni appare da record. Innanzitutto la Lombardia vanta un residuo fiscale a proprio sfavore di 54 miliardi circa, come emerge dalla ricerca di Euopolis con gli ultimi dati disponibili, quelli del 2016. Parliamo della differenza tra quanto privati cittadini e imprese lombarde versano e quanto ricevono in servizi e trasferimenti, che è altissima e molto superiore a quella delle altre regioni.

La seconda regione, l’Emilia Romagna, vede un residuo fiscale molto minore, di 18 miliardi e 861 milioni
Viene poi il Veneto, con 15 miliardi e 458 milioni. Al quarto posto c’è il Piemonte con 8 miliardi e 606 milioni. A seguire tutte le regioni del Nord, tranne la provincia di Trento, la Toscana e il Lazio. Al contrario ci sono quelle regioni in cui il calcolo del residuo fiscale dà un risultato negativo, perché quello che si riceve da Roma è più di quanto si versa. E’ il caso di tutto il Sud: la Sicilia ha il dato con il maggior deficit, – 10 miliardi e 617 milioni e questo nonostante il livello altissimo delle tasse locali. Poi viene la Puglia, con -6 miliardi e 419 milioni; la Calabria, -5 miliardi e 871 milioni e la Campania, – 5 miliardi e 705 milioni. Tra le aree in deficit fiscale c’è anche la provincia autonoma di Trento. Che sia autonoma non è certamente un caso, l’enorme afflusso di denaro proveniente da Roma riesce infatti a superare anche quello che viene versato e prodotto dai trentini, nonostante questo non sia poco.

 

Il residuo fiscale pro capite
Le regioni italiane non hanno lo stesso numero di abitanti: se la Lombardia ne ha 10 milioni, il Molise, la Basilicata, la Valle d’Aosta non raggiungono il milione. Si deve, quindi, mettere in relazione il residuo fiscale al numero di abitanti. Dividendo il residuo fiscale per il numero di abitanti abbiamo quindi il residuo fiscale pro-capite.
In questo caso i dati più aggiornati (media tra le rilevazioni 2015, 2016 e 2017) sono quelli del rapporto “Economie regionali” della Banca d’Italia. Ebbene, anche in questa classifica la Lombardia è prima, con 5.426 Euro per cittadino. Le differenze con le altre regioni tuttavia non sono più abissali. L’Emilia Romagna, è al secondo posto con 3.227 euro, il Veneto, al terzo, 2.031 euro. Tra le regioni con residuo negativo il valore record è quello della Calabria con -5.344 euro. Guardando lo stesso rapporto della Banca d’Italia possiamo misurare il residuo fiscale delle regioni anche in rapporto al Pil. Quello lombardo vale, ad esempio, lo 3,2% del Pil, mentre quello dell’Emilia Romagna rappresenta lo 0,9%.

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