11 settembre, frontiere aperte più di allora

di MARCELLO RICCI11settembre1683

Sono trascorsi 13 anni, Il ricordo è vivo e agghiacciante anche per chi lo ha vissuto in diretta televisiva. Un fulmine a cielo sereno allora, oggi il concreto pericolo che possa essercene una replica, sia pure il modo diverso.
Il timore e la memoria servono a prevenire. Come? Il concetto di libertà senza limiti, non la rende assoluta, ma la limita trasformando la stessa in una patologia. Onde evitare che il discorso s’incarti nelle pieghe del ragionamento filosofico conviene scendere nel pratico.

Con le frontiere spalancate, in assenza di controlli, con orde di terroristi che fanno della violenza un credo, è lecito chiedere in qualsiasi luogo e momento i documenti a chiunque? Si lede in tal modo il diritto di circolare o si garantisce in qualche modo la sicurezza? Oggi anche nel centro di grandi città si circola con il timore di subire una delle tante forme di violenza di cui le cronache riportano solo episodi eclatanti. La libertà assoluta sarà possibile solo quando ogni uomo sarà in grado di gestirsi conoscendo i precisi limiti del lecito e avrà l’autocontrollo per rispettarli. E’ più importante eliminare una serie di controlli o mettere in forse la sicurezza dei cittadini? Gruppi di terroristi , dotati di mezzi economici e anche di supporti politici e religiosi sono molto attivi e la shari’a è il filo conduttore delle esecuzioni per decapitazione in diretta televisiva.
La libertà è un diritto primario e sacro, ma perché possa essere tale deve essere giustamente coniugata con l’ordine.
Ordine è parola che a volte genera terrore quando arriva in rotta di collisione con la libertà. E altrettanto certo che la libertà assoluta, come detto è la distruzione di se stessa, perché  degrada in disordine e in terrore.
Libertà va cercando, ch’è sì cara come sa chi per lei vita rifiuta, sono versi di Dante, ma non sono un inno al suicidio (kamikaze), suicidio, esplicitamente condannato nel canto dedicato a Pier delle Vigne; la libertà ricercata da Dante è quella dal male, intrinseco in certe ideologie verniciate di religione o di “ ismi “ che portano a scambiare abietti criminali per patrioti. E’ stato scritto, peggio sentenziato.

 

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