L’INIZIO ANNO DI ZURIGO COMINCIA CON UNA MARATONA

di CHIARA M. BATTISTONI

Felice Anno Nuovo! Accogliere l’Anno Nuovo correndo è una tradizione consolidata da ben nove anni per gli atleti che a Schlieren, Confederazione Elvetica, a due passi da Zurigo, si danno appuntamento alle 0.00 del Vecchio Anno per cimentarsi nella prima maratona del Nuovo Anno. Una manifestazione che, nata sull’onda dell’entusiasmo di un gruppo di volontari, è cresciuta nel tempo e ora è inserita nel calendario internazionale: gara davvero speciale, visto l’orario scelto per la partenza che mette a dura prova i corridori, costretti a una prestazione sportiva impegnativa in un orario in cui di solito il corpo riposa. Gara impegnativa, poi, per le condizioni climatiche: si corre lungo il fiume che attraversa Zurigo, la Limmat, con un percorso interamente sterrato e buio, che impone l’uso delle pile frontali. Insomma, ciò che si dice una “gara per duri” se non fosse per la possibilità di scegliere lunghezze più abbordabili, dai 6 ai 18 chilometri. Al di là delle prestazioni sportive, però, ciò che colpisce e induce a tornare negli anni è l’atmosfera che si respira. In una notte in cui tutto il mondo è in festa, qui il corpo gioisce attraverso la fatica; si parte tra un tripudio di fuochi d’artificio per raggiungere presto il sentiero che costeggia il fiume; calano buio e silenzio, si dà spazio alla propria sensibilità per individuare il percorso migliore.

E’ tutto un susseguirsi di emozioni forti, quelle che il silenzio, i rumori ovattati della notte, le nostre scarpe che mordono lo sterrato appena illuminato dalla pila frontale sanno regalare alla nostra anima. Inizia così, nel silenzio della notte, il 2013; oggi parla soprattutto la fatica, ma lo fa con allegria: si corre incontro al Nuovo Anno, in un Paese che a differenza del nostro, forte del proprio federalismo, attraversa agile le tempeste di questi anni; almeno in queste ore, trascorse nell’umidità del campo di gara, non c’è spazio per preoccupazioni, c’è solo l’entusiasmo che ogni gara sa regalare, anche quando la stanchezza ha il sopravvento e al traguardo si arriva camminando, ultimi degli ultimi.

Il pubblico, per lo più accompagnatori, è ancora lì, pronto a salutare; i volontari, nonostante l’alba, non hanno ancora perso vitalità e disponibilità; si occupano con gentilezza degli atleti, servono bibite e pasti caldi per chi, pur avendo rinunciato al più tradizionale cenone, sceglie di festeggiare a fine corsa, con una bella minestra o una pasta al sugo.

FESTEGGIARE, CON MISURA

A colpirmi però, è proprio lo spirito con cui qui si accoglie il Nuovo Anno; atmosfera pragmatica e spartana; si parte allo scoccare della mezzanotte, non c’è né tempo né possibilità per brindisi e cenoni, il “brindisi” più bello, in questa serata, è quello con il primo bicchiere di acqua (calda) al primo ristoro disponibile. Ci sono poi gli aspetti organizzativi, specchio dell’efficienza di questo Paese straordinario; a Schlieren si arriva in treno dal centro città perché qui i servizi, in questa notte di allegria, sono garantiti fino all’alba; sicurezza, senso di responsabilità, educazione e rispetto sono molto più di semplici parole, sono ancora (per quanto ancora?) valori radicati e praticati dai cittadini. Utilizzare i mezzi pubblici è quasi la regola, grazie all’efficienza, alla puntualità e alla pulizia, grazie soprattutto a cittadini consapevoli che amano la propria terra e rispettano ciò che è di tutti, perciò di ciascuno.

Pensate che nonostante la crisi di questi anni, ci sono reti ferroviarie elvetiche che raggiungono risultati da record. Nel 2011, per esempio, è accaduto a quella dello Jungfrau, che sale nel ventre del celeberrimo gruppo montuoso, patrimonio dell’Unesco, con le sue tre famose cime, l’Eiger, il Monch e la Jung Frau (l’orco, il monaco e la giovane fanciulla, come vuole la leggenda di Interlaken). In uno degli anni neri europei, la Jungfraubahn, la società dell’Oberland Bernese, ha realizzato un utile netto di 25,4 milioni di franchi, ben il 12,3% in più del 2010, con un fatturato di 147,8 milioni di franchi, il più alto nella lunga storia di questa ferrovia. Il segreto di un simile successo? 765.000 persone, in maggioranza asiatiche, salite in treno nel ventre dell’Eiger, per raggiungere lo Jungfraujoch a oltre3400 metridi quota.

La Svizzeraè il Paese in Europa con la rete ferroviaria più capillare, meglio integrata con la rete dei Postali, i bus gialli che portano i cittadini là dove i treni non arrivano (oltre 2000 autobus su 761 linee) e dei battelli che solcano i laghi. La storia delle strade ferrate è paradigmatica della storia della Confederazione, storia di privati e di pubblico che, insieme o in concorrenza, nell’Ottocento, scelgono di investire e identificano nelle Alpi la ricchezza del proprio Paese. Quando a fine Ottocento nelle viscere dell’Eiger e della Jungfrau pattuglie di coraggiosi (moltissimi gli italiani) costruirono la più alta ferrovia mai realizzata al mondo, dimostrarono audacia e lungimiranza. Nel 1912 fu completata la galleria di oltre9 kmche da Kleine Scheidegg raggiunge Top of Europe, oggi moderno centro di studi glaciologici e climatologici, oltre che attrezzato albergo di alta montagna (3450m); con il completamento della ferrovia cominciò l’avventura di un’impresa ingegneristica e imprenditoriale davvero straordinaria, produttivo connubio di marketing territoriale, ingegneria e tecnica, capacità gestionali che a cento anni di età dimostra tutta la sua freschezza e la sua efficienza.

Per conoscere la Confederazione lo strumento migliore, da sperimentare in tutte le sue versioni, è proprio il treno; convogli che sono sempre più spesso un crogiuolo di etnie, culture, lingue, unite nella molteplicità, insieme per un atto di volontà.

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