IL MORALISMO D’ACCATTO HA SEMPRE PRODOTTO MISERIA

di CARLO ZUCCHI

Dal Giornale di giovedì 26 luglio si apprende che anche in Gran Bretagna è in corso la diatriba sul fatto che pagare in contanti idraulici e colf sia o meno moralmente sbagliato, perché incoraggia il lavoro nero e l’evasone fiscale. A innescare la polemica sono stati commenti rilasciati al Daily Telegraph dal sottosegretario al Tesoro David Gauke, il quale ha sostenuto che “Farsi fare lo sconto dall’idraulico pagando in contanti è una cosa che costa molto cara al fisco e che costringe altri a pagare più tasse”. Gauke ha sostenuto che tale comportamento è moralmente sbagliato, in quanto provoca un’evasione fiscale che costa allo Stato britannico circa due miliardi di sterline all’anno. Ma senti senti! Pure i sudditi di Sua Maestà, appena possono, gratticchiano qualcosina a danno dell’erario come degli italiani qualsiasi. Eppure, l’uscita del Sottosegretario Gauke ha scatenato polemiche e in molti non hanno gradito, segno che, almeno là oltremanica, la libertà di pagare in contanti senza sentirsi presunti evasori, evidentemente è ancora un valore che merita di essere difeso. E stiamo parlando della Gran Bretagna, ossia una delle nazioni, se non la nazione meno corrotta al mondo.

Nulla a che fare, quanto a dimensioni, con ciò che accade in Italia. Ciononostante, se indotti in tentazione pure ai sudditi di Sua Maestà non dispiace troppo gabbare il fisco. Sì, perché alla fine della fiera è tutta una questione di incentivi e buone istituzioni. Certo, a differenza dell’Italia, la Gran Bretagna ha conosciuto la sua era liberale prima di diventare una democrazia compiuta e questo fa sì che la difesa della proprietà privata, ossia la tutela della propria persona e dei propri beni, costituisca un baluardo del sentire comune britannico e ciò fa sì che le istituzioni comuni a ciò preposte vengano rispettate maggiormente rispetto a quanto accade in Italia. Infatti, se so che esercito, polizia e tribunali sono preposte alla difesa della mia persona e dei miei beni, sarò più propenso a rispettarle e a percepirle come qualcosa che mi appartiene.

Eppure, fino ai primi dell’Ottocento anche la Gran Bretagna era un paese corrotto. Come detto, tutta questione di incentivi. In un paese con una burocrazia ipertrofica come l’Italia la corruzione è un mezzo per fare andare avanti le cose. Laddove lo Stato si espande oltre misura troppe cose vengono messe in comune e si perde la percezione di ciò che è mio e ciò che è degli altri e le istituzioni pubbliche vengono percepite come ostili e non come poste a tutela della propria persona e dei propri beni. E questo fa sì che, appena possibile, si tiri a fregarle. Purtroppo, in Italia c’è una corrente di pensiero, minoritaria quanto forte, che vede nell’italiano un essere irrimediabilmente destinato alla perdizione e perciò meritevole di essere redento a suon di bastonate. Un “minoritarismo” intellettuale e politico, naturalmente anticattolico, assai severo e impietoso nei riguardi del costume italico, e ben rappresentato, ad esempio, da personaggi come Guido Piovene, che a pochi mesi dalle elezioni del 1948 ebbe a dire che “Il popolo italiano non ha sofferto abbastanza; meglio, non ha sofferto coscientemente, attivamente, perciò sarebbero necessari nuovi doloro utili e coscienti”. Insomma, come sostenne Enzo Noè Girardi sulla rivista Vita e Pensiero nel 1948, per questi intellettuali “Le disgrazie dell’Italia, dall’inizio dell’età moderna a oggi sono dovute in parte a un cronico disaccordo tra un popolo che non capisce le rivoluzioni, ed ha ragione, e la sua classe dirigente e intellettuale che vuol fargliele fare a ogni costo. Poi, naturalmente, tutto va per traverso ed allora, se non è il popolo che, seccato, sfoga il suo terribile malumore sopra i dirigenti, sono i dirigenti che se la pendono con il popolo e gli danno del fiacco e del pusillanime”.

E questo è ciò che si sta ripetendo oggi. Da vent’anni a questa parte, un’élite politico intellettuale di matrice post-azionista sta cercando di attuare una rivoluzione violenta con la complicità della parte più politicizzata della magistratura, come dimostrano l’aggressione subita da Craxi prima e Berlusconi poi, i fatti di questi giorni che sono arrivati a coinvolgere il Quirinale, la sentenza sul G8 di Genova, da cui emerge chiaro e tondo l’intento di ridisegnare l’organigramma dei vertici della polizia, nonché la sentenza che chiude l’Ilva di Taranto lasciando a casa 1500 persone. E a questo si aggiunga la lotta all’evasione fiscale condotta con metodi da Stato di polizia e con uno spirito da Stato etico, che mira a plasmare un popolo a immagine e somiglianza di un’élite che si autoproclama detentrice unica della morale e dell’onestà. E che, guarda caso, si fa sempre portatrice di programmi politici improntati all’interventismo statale, condito da una legislazione, pervasiva e contorta (solo lor signori sanno ciò che è giusto), da una forte spesa pubblica (il popolo non sa quella che fa, così decidono lor signori che uso fare dei suoi soldi) e un’altrettanto forte tassazione, con l’avvertenza, però, che le tasse sono una cosa bellissima e che perciò, chi dissente, è un reietto che va additato senza pietà al pubblico ludibrio.

Del resto, i moralismi d’accatto hanno sempre prodotto miseria e privazioni materiali, unite a forti restrizioni della libertà personale. Eppure, presso più di una cerchia intellettuale questo armamentario trova sempre buona accoglienza. Ma questo non è un buon motivo per non diffidarne.

*http://carlozucchi.wordpress.com

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One Comment

  1. Dan says:

    Aveva ragione Piovene. Un popolo di paraculi che per vent’anni ti porta in trionfo un sistema dittatoriale “perchè così se magna” ed alla prima occasione disconosce e sputa nel piatto in cui ha mangiato, quel sistema dittatoriale con tutte le conseguenze negative che si porta dietro, se lo merita dieci, cento, mille volte.
    Tutti i popoli per evolvere a forme di governo migliori necessitano della propria dose di calci in culo, ma gli italiani sono speciali per limiti di comprendonio e ne necessitano in proporzione molto di più.

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