Zenati, Grande Centro: futuro passa per macroregioni. Noi in gioco per amministrative

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di STEFANIA PIAZZO – “Gli Stati non sono eterni, e non l’ho detto io. La geografia del mondo cambia, accettiamo i cambiamenti della globalizzazione, comprendiamo l’importanza di essere local ma ancora i partiti non vogliono che sia sul serio il popolo a decidere il proprio destino. La lezione dei referendum sempre disattesi da tutti i parlamenti dirà pure qualcosa… L’ultimo poi sull’autonomia è il capolavoro della vecchia partitocrazia”. Davide Zenati, 39 anni, sposato, esperto in sicurezza informatica, è il primo segretario del neonato partito di Grande Centro. Geograficamente fratello di Grande Nord, stessi ideali, un’Italia di tre macroregioni che inizia a proiettarsi, a configurarsi anche nella forma di movimento politico, ciascuno padrone a casa propria, Grande Centro non nasce dal nulla…

“Vivo nel Lazio, ma fino a poco tempo fa ho vissuto ad Arcore, ho lavorato in Brianza, conosco i ritmi lombardi, padani, mio padre è di Lonato. Le ragioni del Nord disattese, la questione settentrionale… sono questioni che nascono da una profonda sperequazione tra i territori, parla da solo il residuo fiscale”.zenati2

Zenati, come è arrivato a Grande Centro?

“Come tanti altri appassionati di politica, ho fatto un percorso personale che in passato mi ha visto militare tra le fila del Carroccio dai primi anni 2000. Ho seguito tutte le evoluzioni, ho sperato in un cambiamento fedele alle origini, ho confidato che la gestione Salvini potesse accelerare la trasformazione del Paese. Quando per ragioni famigliari mi sono trasferito a Velletri, ho voluto ancora dare fiducia e mettermi in gioco per la Lega che avevo conosciuto. Poi è arrivata la consapevolezza che non ero più a casa mia”.

Deluso dal nuovo corso, quindi?

“Un capitolo si è chiuso, la Lega è morta. Quello di Salvini è un altro partito. Disattese le attese, a me interessava convogliare le mie speranze e le mie aspettative, le mie energie in un progetto nuovo, mai davvero fino in fondo esplorato dalla stessa Lega, quello delle macroregioni, la visione del professor Miglio che pur in quadro unitario, dava dignità, indipendenza alle diversità. Quello che Bernardelli ha avviato con Grande Nord. Grazie agli amici Davide Boni, Angelo Alessandri e Monica Rizzi, ho potuto riprendere in mano quel sogno, e iniziare in modo autonomo rispetto a Grande Nord,  a costruire l’edificio di Grande Centro”.

Progetti a breve?

“Riuscire a presentarci alle amministrative di maggio. E ce la faremo. C’è già grande interesse verso Grande Centro, ci sono appuntamenti già in calendario sul territorio dal Lazio all’Abruzzo alla Toscana. E siccome il cambiamento passa per la cabina elettorale, non certo per il reddito di cittadinanza, il lavoro che mi aspetta è tanto. I cittadini sono disillusi e non lo dico da piccolo imprenditore, dato che al reddito di nullafacenza avrei preferito il reddito di impresa per generare sul serio nuovi occupati. Lo dico perché i quadri politici evolvono in fretta. Abbiamo visto partiti al 40% dimezzare il proprio consenso. Se ora chi passa all’incasso è chi ha saputo occupare il vuoto lasciato nel centrodestra, e i vuoti in politica vengono subito rioccupati, non va dimenticato che il Paese è duale, ci sono profonde spaccature, diverse esigenze, non si possono in eterno tenere occultate le realtà che chiedono risposte diverse ai problemi. Nessuno negherà mai la solidarietà a nessuno, ma il nazionalismo che cerca consensi attraverso il solito assistenzialismo, sappiamo che non aiuterà il Paese a essere competitivo. Io mi sento europeo, io l’euro me lo tengo stretto, ma devo competere e se voglio competere non posso pensare di lavorare per mantenere prima lo Stato e poi la mia famiglia, la mia attività. Dei quarantenni arruffoni e presuntuosi hanno demolito la politica, l’economia, paradossalmente la via d’uscita arriva da uno più “vecchio” che chiedeva si togliessero di torno i parassiti. Oggi Miglio vedrebbe “giovani parassiti” proclamare di essere il nuovo. Anche solo per questo, va detto basta!”.

Oltre alla politica, passioni?

“I miei cani!”.

 

 

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