Zelig 1 / Ed era solo il 2017: quando il Capitano vietò ai sindaci della Lega di festeggiare il 2 giugno

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di ROBERTO BERNARDELLI – Il 2 giugno 2017, Salvini segretario dell’allora Lega Nord, non fece celebrare la festa della Repubblica ai suoi sindaci. Per protesta contro i prefetti e la politica dell’immigrazione. Perfetto. Allora però poi spieghi che senso ha avuto presentare un simbolo nuovo, nazionale, da Nord a Sud, con la parola Lega, laddove l’unità è sancita dai prefetti. Strano ma vero.

 

Si legge sulla stampa di due anni fa….

“Oggi scriverò ai 300 sindaci della Lega ed ai 3000 amministratori perché il 2 giugno si tengano lontani da qualsiasi celebrazione. Non c’è nulla da festeggiare con prefetti che stanno riempiendo l’Italia di immigrati. I nostri amministratori si tengano lontano da qualsiasi ipocrisia. Noi non facciamo le comparse, in questo Paese c’è davvero poco da festeggiare”.

L’appello del leader leghista è stato colto al volo anche in provincia di Varese, dove già a Saronno c’è stata una presa di posizione contraria alle celebrazioni. Il segretario provinciale e sindaco di Morazzone Matteo Bianchi spiega: «I sindaci della Lega non festeggeranno il 2 giugno, non per sterile propaganda elettorale ma per convinzione dopo che i continui tagli ai comuni rendono sempre più difficile garantire i servizi minimi ai cittadini».

E Giuseppe Longhin, responsabile provinciale Enti Locali e capogruppo in Provincia, aggiunge: «C’è poco da festeggiare. Le priorità di questa Repubblica non sono più quelle che chiedono i cittadini. Indossare il tricolore il 2 giugno sarebbe come dare 2 metri in più di guinzaglio al proprio cane, oggi sapendo che domani glielo si accorcerà di 3. I sindaci e gli amministratori leghisti il 2 giugno penseranno, come tutti gli altri giorni dell’anno, a come tutelare i propri cittadini dal depredamento governativo».
(da https://www.varesenews.it/2017/06/la-lega-nord-dice-no-alle-celebrazioni-per-la-festa-della-repubblica/626058/)

 

Depredamento  che continua. Quanto alle espulsioni, il ministro Minniti ne mise in atto tante quante quelle dell’attuale Viminale. O forse di più…. Da linkiesta.it: “7383rimpatri nel 2017, 7981 nel 2018 e 2143 fino al 23 aprile del 2019. Tradotto: siamo passati da una media di 20,2 rimpatri al giorno con il ministro Marco Minniti durante il governo Gentiloni a 19,30 del ministro Salvini. A questo ritmo il Viminale ne farà 7046 nel 2019, il dato peggiore degli ultimi tre anni, molto lontano dai diecimila rimpatri l’anno promessi da Salvini durante la campagna elettorale”.

E poi, se vogliamo proprio parlare di rosari… Ad un cattolico che santifica le feste, così come ad un attento leader politico, non può sfuggire come Sant’Agostino affermasse che anche gli Stati, così come gli uomini, fossero realtà transitorie. Tutto muta. Tranne la Costituzione, proprio per i cattolici adulti in politica. Infatti il catechismo dei politici cattocomunisti, sancisce che lo  stato è uno  e indivisibile e non potrà mai cambiare. Come Dio è uno è trino, così l’Italia è stata concepita con lo spirito santo. Eppure è venuto giù il muro, l’Unione Sovietica si è dissolta,  qualcuno ci ricorda anche che  la Prussia ci lasciò un po’ prima. Ma l’Italia no. L’Italia non è una forma statale transitoria. E’ eterna. La sua forma di Stato è assoluta, perenne. La forma di Stato è un dogma religioso, da idolatria pagana.Ora lo è anche per i partiti che professano la fede laica del Nord.

Eppure il dogma dell’unità non lo fu nel 1989 per la riunificazione tedesca, non lo fu per la Cechia e la Slovacchia, per le repubbliche della ex Jugoslavia, non lo fu per la Scozia, a cui è stato concesso di votare per la propria indipendenza. Non lo è per la Catalogna, che si trova davanti al muro spagnolo ancora intriso di controriforma a 500 anni da Galileo.

I principi vanno bene per l’Onu, per gli altri, ma non per perdere il controllo del potere dell’impero. Si sbagliarono Mitterand e la Teatcher quando pensavano che la Germania unita non poteva essere, e si sbagliava Andreotti affermando “Sono contento che ce ne siano  due”, di Germanie.

Perché gli assetti degli stati  mutano, come gli uomini e seguono, per fortuna, le volontà dei popoli, non dei loro imperatori.

Ma c’è un problema, grande come una casa. L’assenza di una coscienza popolare nei popoli del Nord, forte di questa determinazione nella ricerca della loro libertà, della propria emancipazione dallo stato unitario.

La dimensione culturale è quella più carente. Un Nord consapevole di se stesso accelererebbe la propria autonomia, la propria indipendenza. Ma per decenni è stato afono di comunicazione, e lo è anche adesso. Anzi, quel poco che c’era è stato destrutturato colpevolmente.

Forse dobbiamo sperare nel profilarsi di un doppio binario monetario, trovandoci, uniti nella sfiga, nell’euro del Sud. Avremmo sopra la testa  la Germania che si “tirerebbe dietro” tutta l’area forte, Austria, Lussemburgo, Finlandia, Danimarca, e sotto, con la sacra Costituzione, il mediterraneo dei poveri.

Uniti nella sorte, uniti nella morte. Dicono che  non sono le costituzioni e le leggi che fanno i popoli ma i popoli che fanno le costituzioni e le leggi, ma qui funziona l’esatto contrario.

 

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One Comment

  1. luigi bandiera says:

    Davvero moolto distratti un po’ tutti.

    In politica non esiste e esistera’ mai la COERENZA. Gli scenari cambiano da un minuto all’altro per cui.

    Ma la regola che ho scritto da anni e piu’ volte e’ questa (imparatela a memoria):

    1+1= a 2, in aritmetica;

    1+1= a quello che si vuole, in POLITICA.

    Quindi..?

    Non serve marcarlo con una pisciatina di kane.
    come fanno gli animali per segnare il loro territorio.

    Perche’ mo cosi’ tanto distratti..?

    Sim sala bim…

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