Zaia e Barroso, il referendum impossibile e le velleità dei leghisti

di LUIGI PANDOLFI

Succede in Italia, in una bella e civilissima regione, il Veneto. Il suo presidente, anziché occuparsi di questioni che riguardano la materialità della vita dei propri concittadini, stretti come tutti i cittadini del nostro paese nella morsa di una crisi che sta falcidiando imprese e posti di lavoro, non trova di meglio da fare che interrogare il proprio ufficio legale sulla legittimità di un referendum consultivo per la secessione del Veneto dall’Italia. Avete letto bene: Zaia ha chiesto lumi all’ufficio legale della Regione Veneto sull’ammissibilità  di un referendum regionale per determinare la separazione del Veneto dal resto del paese.

Ovviamente l’ufficio legale ha dato l’unica risposta possibile e consentita: che ai sensi della Costituzione italiana la via del referendum consultivo per ottenere la secessione non è praticabile. Caspiterina! Il governatore si era proprio dimenticato che l’articolo 5 della Costituzione stabilisce, tassativamente, che la Repubblica è “una e indivisibile”. Che strano però, visto che Zaia, come tanti altri leghisti, sulla Costituzione repubblicana ci ha giurato solennemente più di una volta, nei suoi incarichi locali e “romani”.

Sarei stato curioso di vedere la faccia dei funzionari della regione chiamati a rispondere sul quesito del bravo governatore. Avranno sicuramente pensato: ma è come se una persona prima di commettere un omicidio chiedesse il permesso ai carabinieri! Ma tant’è. E dire che qualcuno, da quelle parti, si è pure meravigliato del verdetto dell’ufficio regionale, arrivando a dichiarare che i funzionari della regione, novelli “azzeccagarbugli”, nell’esame della pratica  sarebbero stati nient’altro che “proni a Roma”. Ma vi immaginate il contrario? Che dei funzionari pubblici avrebbero messo nero su bianco che in Italia la secessione è ammissibile? Roba dell’altro mondo, verrebbe da dire.

Come i commenti che si leggono in giro sulla risposta che il Presidente della Commissione Ue, Barroso, ha dato ad un’interrogazione dell’europarlamentare leghista Mara Bizzotto. Alla domanda su cosa accadrebbe nell’ipotesi di secessione di una regione da uno degli stati membri dell’Unione, Barroso avrebbe risposto che “nel caso ipotetico di una secessione in uno stato membro, si dovrà trovare e negoziare una soluzione avendo riguardo all’ordinamento giuridico internazionale”. Leghisti scatenati: “La Ue dà ragione a Zaia, altro che ufficio legale della regione”. E che doveva dire Barroso? L’indivisibilità della Repubblica italiana è un principio costituzionale italiano, una norma cogente nell’ordinamento interno. Nel momento in cui, per cause e percorsi che non oso nemmeno immaginare, una regione italiana arrivasse all’obiettivo della secessione, l’Ue sarebbe chiamata ad occuparsi della questione ex post, “avendo riguardo all’ordinamento giuridico internazionale”.

A differenza della Stato italiano, che invece dovrebbe censurare preventivamente certi comportamenti, a difesa della legalità e dell’integrità della nazione. La Costituzione, come ho scritto in altre circostanze, non è una legge manifesto, né un’antologia di grida manzoniane, ma questo sembra non interessare a chi è preposto alla sua tutela. Menomale che c’è un ufficio legale a Venezia.

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14 Comments

  1. Federico says:

    Questo è proprio un articolo insulso… mamma mia! Neanche su “Il Mattino” di Napoli si leggono articoli così!

  2. sirio scala says:

    In Veneto è aperta la caccia al Lucumone!

  3. Unione Cisalpina says:

    vi regalo a tutti una copia della bibbia (kon imprimatur romano) … kosì risolviamo il problema in santità … 😀

  4. Albert says:

    Pandolfi, dove ha letto che la Costituzione proibisce il referendum? Un referendum di tale fatta non avrà valore giuridico, ma si può fare. La costituzione dice che l’Italia è una e indivisibile? Bene. Ma la costituzione non è il Corano e come tale ha gli strumenti per modificarla. Basta saparla interpretare, ma è noto che quelli come lei la interpretano per gli amici e la applicano per i nemici.

    • Luigi Pandolfi says:

      Gentile Albert,
      la nostra Costituzione, com’è noto, prevede l’istituto del referendum abrogativo (Art.75). Non prevede nondimeno, né potrebbe essere altrimenti, che le regioni indìcano referendum consultivi per fini di secessione. Per quanto attiene all’Art. 5,invece, esso esprime, né potrebbe essere altrimenti, un principio inderogabile: l’indivisibilità del paese.
      Quando questo articolo verrà cambiato, prevedendo la divisibilità del paese ( cosa in sé assolutamente demenziale), il presidente Zaia potrà attivarlo per determinare l’indipendenza della sua regione. Oggi la sua iniziativa è solo una misera barzelletta…

  5. barudi says:

    Zaia è nostro alleato ideale per un veneto islamico e tollerante, lui buon mediatore di istanze per tutti anche se fa voce grossa per tenere suoi elettori buoni ha vista su grandi affari mondiali e internazionalismo mondialista.

  6. daniele says:

    io spero che zaia abbia ragione…
    Una nazione non dovrebbe avere il diritto di soffocare la voce di un popolo. LA COSTITUZIONE PER ME è SBAGLIATA E VECCHIA

  7. Finalmente anch’io ho un articolo de L’Indipendenza di cui non condivido nemmeno una riga. Nondimeno resta il mio quotidiano preferito, parola di sostenitore 🙂

  8. Alessio says:

    Ma lo leggi il tuo giornale?L’articolo di Minante,è ben argomentato e completo.Il tuo un insieme di banalità,al limite del ridicolo.La costituzione italiana attuale, redatta dalla costituente,non è stata mai approvata dal popolo italiano che dovrebbe esserne il principale fruitore. Leggiti anche su questi argomenti gli articoli del tuo collega EnzoTrentin anche se capisco che forse per te sono un pò troppo…intelligenti .Via così.

  9. gigi ragagnin says:

    Zaia è un vero doroteo. cosa potevamo aspettarci di diverso ?

  10. vitruvio says:

    “Ho imparato da mio nonno il valore dell’onestà e della dignità.
    Se avessi avuto degli altri nonni ora sarei parlamentare…”

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