Zaia: il popolo Veneto vuole l’indipendenza, va rispettato

 di GIANMARCO LUCCHI

A volere l’indipendenza del Veneto è soprattutto il «popolo». Il movimento che «da decenni» chiede la separazione netta di Venezia e dintorni dal resto d’Italia non nasce «dalle segreterie di partito», ma dalla società civile, che va «rispettata». Ecco dunque, che oltre a referendum on line e gazebo, comincia a muoversi anche la macchina istituzionale: «c’è una legge in discussione al Consiglio regionale per l’indizione di un referendum consultivo: ci stiamo impegnando per portarla avanti e votarla e diversi consiglieri trasversali si dicono disponibili ad approvarla». Il presidente del Veneto, Luca Zaia, parla di indipendenza «totale» per la sua Regione, in questo differenziandosi nettamente dal segretario nazionale della Liga Veneta, Flavio Tosi, che invece la ritiene impossibile.  L’occasione è un incontro con i giornalisti della stampa estera a Roma. Preferisce non fare paragoni tra il caso della Crimea («non conosco bene la situazione, dovrei approfondire») e il Veneto, ma «prende atto del loro referendum» e sottolinea che «nel momento in cui un movimento avviene nell’alveo della democrazia, rispettando le regole e i cittadini» è positivo.

Nel caso del Veneto, «ci sono oggettivi problemi di compatibilità con la Costituzione – confessa, andando al nocciolo della questione – ma il diritto internazionale ci dà ragione sul fronte dell’autodeterminazione e sulla possibilità di fare il referendum». Zaia sa che «non sono percorsi facili» e che i tempi non saranno brevi («non sarà indetto prima dell’anno»): «Per approvare il progetto di legge – avverte – ci vogliono 31 voti su 60 consiglieri. Immagino che poi il Governo impugnerà la legge, dirà che è incostituzionale, e il Veneto ricorrerà». Ma per una Regione «che paga le tasse e lascia allo Stato 21 miliardi di euro per la quota di solidarietà e sussidiarietà» e che «non ha i tempi di Roma, rimasta all’antica Roma», il suo Governatore vuole di più. Zaia guarda agli esempi di Scozia e Catalogna. «Il movimento indipendentista del Veneto – assicura – è trasversale, va al di là delle classi sociali». Non è neanche un movimento di destra, sottolinea Zaia, perchè ci sono persone «di sinistra» che lo sostengono. «Ci sono tanti sondaggi che girano – dice – è probabile che oltre la metà dei veneti voterebbe sì al referendum. Ci sono due motivazioni: la voglia di uscire dalla crisi e il tema culturale». Certamente, aggiunge, l’indipendentismo sarà uno degli argomenti da discutere in vista delle amministrative del 2015.

Rivolgendosi ai cronisti, Zaia ammette di aver partecipato alla consultazione online di Plebiscito.ue e di aver votato «sì» all’indipendenza della Regione. Ha chiarito che se sarà indetto il referendum consultivo sarà per un’indipendenza «totale» («è un concetto giuridico chiaro»), «altrimenti è autonomia e federalismo». Ma sul nome che avrà la nuova entità «non ha la più pallida idea. Faremo un referendum» per deciderlo, conclude sorridendo.

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8 Comments

  1. Claudio says:

    Basta ciacole, è ora di agire. A Treviso TUTTI, Venerdi prossimo. Inizia il countdown!
    Zaia ha avuto tutto il tempo che voleva, adesso gli restano ore, forse qualche giorno. Se le dimensioni sono quelle che sembrano, sarà travolto tutto.

  2. Moray says:

    Zaia, che stupido non è, evita di fare paragoni con la Crimea. La Pravda (non la Pravdania, proprio la putiniana Pravda) ha cercato di dare una parvenza di legittimazione al pagliaccesco referendum crimeano ha cercato paragoni con le legittime cause indipendentiste europee. Si tratta della solita stucchevole disinformatzia sovietica che ispirò il buon Goebbels. Zaia non ha scuse: convochi il consiglio regionale e proponga all’ordine del giorno l’indipendenza della Regione Veneto come fece la Slovenia. Vedremo chi voterà sì e chi no. Comunque si creerà un caso. Solo allora sarà credibile. Che la gente veneta voglia l’indipendenza lo sappiamo, non c’è bisogno che ce lo venga a dire lui.

    Salvini Patriae: inclassificabile
    Maroni: 2
    Zaia: 4

    Rimandati a mai più.

  3. luigi bandiera says:

    Bixogna darse da far pa ver ea indipandensa: basta pacioe e barufe varie tra de nialtri. Semo na nasion e dimandemo l’autodeterminasion.

    Ma fin che te senti serti putei in teevixion a dir che el Veneto no ga storia e ke kusi’ nol ga dirito, intexa ea rejon taliana si, son d’acordo, ma ea nasion veneta e la ga anka masa, a xe mienaria kax.

    Ma ke kax inpari mo sti inparai del kax ko i va in KST..?

    Dai toxati, xe ora ke e nespoe e mature dal dito: el tenpo matura e nespoe. Si, semo rivai aea maturasion.
    El tenpo xe da senpre gaeantomo.

    …voer xe poder…

    PSM

  4. fabrizioc says:

    Urtemoli…nal 2015 non gje sarà piû niente…

  5. michela verdi says:

    Basta Zaia! Non perdere l’occasione. Difendi l’indipendenza del Veneto e promuovi il referendum! E’ l’unica possibilita’ che hai di non finire nella pattumiera della storia! Pensaci!!…

  6. pierino says:

    Zaia è questo il referendum !!
    altro che il progettodilegge di Valdegamberi per indire il referendum il sei ottobre duemilaTREDICI !! come fai tornar indietro nel tempo !!!?!?! ma daiiii

  7. Roberto says:

    Guardate che Zaia alla stampa estera ha detto che: “la vera partita è il FEDERALISMO e riportare a virtuosità il Paese con costi standard. 21 mld di euro veneti restino sul territorio”

    Ma a che gioco sta giocando Zaia???!!
    Ma voi gli credete ancora????

  8. PierV says:

    per i Veneti la vera patria è il Veneto e non l’italia occupatrice.
    E’ in corso la riscossa del popolo Veneto.
    Un fatto storico, collettivo di portata grandiosa rispetto al quale le beghe teatrali inconcludenti furbesche italiane cui ci avevano abituato spariscono polverizzate nel nulla.
    Viva il Veneto libero!

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