Zaia: il modello Nord-Est è finito, lo dico da leghista

FONTE ORIGINALE: www.linkiesta.it di Marco Alfieri

«Fine del modello produttivo tipico del Nordest»; «la politica che rischia di morire di overdose mediatica e di troppi talk show»; «la difficoltà degli amministratori nel parlare un linguaggio di verità ai cittadini»; «la demagogia passata del Carroccio» e «il grillismo che occupa lo spazio lasciato colpevolmente libero dai partiti, Lega compresa…».

Il governatore del Veneto, Luca Zaia, parla con Linkiesta.it a ruota libera, libero da vincoli elettorali di breve scadenza. Zaia non corre alle politiche e da molti mesi guarda i fatti di casa sua e della politica nazionale con circospezione quasi catartica. Sornione, certo, come lo sono spesso i politici veneti. Ma critico, se non autocritico. Per qualcuno è in fase riflessiva, per altri il suo vero tratto è sempre stato quello di un democristiano 2.0 capace di consensi e entrature più larghe del perimetro già vasto padano, erede dei vecchi “dogi” scudocrociati. Dunque furbo, realista e dialogante per antropologia.«Molto più semplicemente – abbozza – non mi piace tutta questa overdose. Vedo in giro troppi colleghi che vivono solo e ossessivamente di politica. Siamo circondati da gente patologica…»

Addirittura! Dice così perchè le cose vanno male per la Lega. Il suo non è un modo di mettere le mani avanti?
Guardate io non sono in campo. Non sto facendo direttamente campagna elettorale. Faccio l’amministratore di una grande regione e constato alcune cose. Per questo vi dico che alla gente non interessa il colore politico, le ideologie sono superate. Vogliono capire se davanti a loro, nel palazzo, ci sono persone che fanno le cose con passione e impegno oppure se la politica è diventata, appunto, una patologia.

Cosa intende esattamente per patologia?
La mia impressione è che troppa gente abbia deciso di curarsi e auto-curarsi con la politica. Sempre in televisione, una cena via l’altra come in un pellegrinaggio continuo. Idee, promesse e numeri vengono bruciati all’istante, formula usa e getta. Se il mio medico tenesse aperto l’ambulatorio h24 non penserei che sia un buon medico. Ogni tanto bisogna staccare, dare fiato al pensiero. Lo si vede anche in campagna elettorale dove continuamente alimentiamo questi miti. Bisognerebbe invece tornare coi piedi per terra, se non vogliamo passare velocemente dall’adulazione e i trionfi di Piazza Venezia alle impiccagioni di piazzale Loreto.

Zaia il suo ragionamento è quasi da oblio. La metafora Piazza Venezia-Piazzale Loreto immagino si riferisca anche al suo partito che non se la passa molto bene, dopo gli scandali e le promesse mancate al governo del paese. Beppe Grillo, il movimento di Oscar Giannino e, in parte, la Lista Monti, secondo i sondaggi starebbero succhiando la vostra base elettorale. Almeno un artigiano su cinque, tradizionale riserva indiana del Carroccio, questa volta sceglierà M5S mentre le rilevazioni vi danno al 4% nazionale, incollati ad Ambrosoli in Lombardia e intorno al 10% in Veneto, la vostra tradizionale Vandea. Non basta. Gli esperti di Lega dicono che potremmo essere alla vigilia di una resa dei conti interna, tra veneti e lombardi e a sua volta tra gli stessi lighisti…
Piano, non corriamo, il voto è l’unica cosa che conta in democrazia. Non fermiamoci ai sondaggi. Il mio discorso si riferisce a tutti i partiti, nessuno escluso. All’intera ‘Casta’, come la chiamate voi giornalisti. Prendiamo ad esempio i talk show.

Prendiamoli
Prima c’era Porta a Porta di Bruno Vespa, la terza Camera del Parlamento. Adesso quel modello è esondato, ogni sera 2-3 diversi contenitori con 25-30 politici che a rotazione, novelle soubrette, si concedono alle ospitate, fanno passerella. Se mi passate una metafora clinica: è come quando fai sport che liberi le endorfine e droghi in un certo senso i tuoi neuroni. Non puoi più smettere perchè se lo fai il tuo fisico va in crisi. In politica sta succedendo lo stesso: abbiamo abituato i cittadini a questa invasione mediatica, a questi continui rilanci e promesse e teatrini, e adesso ti si presenta il conto tutto insieme. C’è forse ancora qualcuno interessato alla buona amministrazione?

Forse perchè di buona amministrazione se ne vede poca in giro…
Non sono d’accordo. Il problema è che questo paese va riportato ai fondamentali, come si fa nelle aziende sane, dove conta il bilancio, la produzione, lo stato patrimoniale. Invece siamo tutti appesi allo stile smart dell’amministratore delegato e al circo mediatico.

Zaia mica starà diventando grillino? Basta talk show, basta teatrino politico…
Mannò. Però non penso che chi vota Grillo sia un babbeo o un antipolitico, anzi. Il M5S va preso sul serio, sancisce il fallimento di qualcuno e in politica i vuoti si riempiono sempre. A dirla tutta il consenso al M5S mi fa paradossalmente ben sperare perché vedo cittadini ancora attenti alle dinamiche rivoluzionarie, di riforma dell’intero sistema. Quindi recuperabili alla causa.

Ci credo! Pescano moltissimo dal vostro bacino deluso. Molto consenso era il vostro. Siete andati al governo e vi siete romanizzati, dicono i vostri critici…
Grillo pesca non solo da noi, ma in tutto l’arco politico. Non credo oggi sia utile fare classificazioni o strumentalizzare, occorre ragionare. Il vero rischio del grillismo è piuttosto un altro: la demagogia fine a se stessa. E ve lo dice uno che appartiene orgogliosamente ad un partito che in passato ne ha fatta tanta di demagogia.

Altroché, Zaia. Ampolle, Dio Po, riti celtici, parlamenti padani, ministeri a Monza, la fissa della secessione. In questi anni se ne sono viste tante…
Certe ritualità le conoscete tutti, non c’è bisogno di tornarci. In passato sono stato contestato perchè ho detto: facciamo poche battaglie chiare, realistiche, ma fino in fondo. Adesso abbiamo la proposta di trattenere il 75% di tasse sul territorio. Finalmente è una proposta fattibile e chiara, portiamola a casa. Continuare ad alzare l’asticella spesso ha galvanizzato i cittadini, la base, ma era sbagliato. Per questo il cambio di rotta della scorsa primavera era inevitabile.

Ma la gente non sembra percepirlo. Bossi è sempre lì che ambisce a tornare in prima fila, gli scandali mai sopiti, Maroni che non svetta per leadership, la delusione per il ritorno della Lega con Berlusconi…
Io sono tutti i giorni in mezzo alla gente, non ho complessi di inferiorità, misuro però tutte le difficoltà di raccontare ai cittadini le cose come stanno, usando un linguaggio di verità. Grillo dice cose simpatiche, affabula, ma spesso sono cose in libertà. Non hanno riscontri. Prendiamo l’economia del nostro territorio, sul punto vorrei essere chiaro.

In che senso l’economia?
Non esiste più il modello nordest, dal punto di vista della produzione non siamo più competitivi. Paghiamo strutturalmente il conto della nostra Grecia, che è il sud Italia, paghiamo lo scotto di dover competere con lavoratori cinesi che costano cinque euro al giorno o con gli indiani che ne costano uno, ma quando due gruppi simbolo come Benetton ed Electrolux decidono di tagliare posti di lavoro e rimodellare il loro business, significa qualcosa in più: si sta chiudendo un capitolo della nostra storia fatto di operosità, ingegno e creatività. Qualche giorno fa l’ho definita una doccia fredda. Adesso mi verrebbe da dire ‘cronaca di una morte annunciata’. In passato questi due gruppi hanno dato vita ad un tessuto produttivo unico, creando un vero distretto industriale dando lavoro a laboratori artigiani poi diventati floride aziende. D’ora in avanti sarà diverso…

Anche il neo presidente di Confindustria Veneto, Roberto Zuccato, ieri ha detto che “il Nordest come l’abbiamo conosciuto, non c’è più. Il nostro modello rischia di diventare obsoleto.” Il modello di subfornitura di beni tradizionali che ha fatto grande il Nordest con i mercati globali mostra la corda. Serve un nuovo inizio, una manifattura digitale e terziarizzata, più investimenti, più valore aggiunto e meno bancocentrismo.
Queste cose dobbiamo cominciare a dirle con lucidità alla gente. Dobbiamo fare scelte per programmare il futuro tutti insieme, solo che non è facile con 700 aziende venete costrette ad andare in Carinzia, dove la tassazione è al 25% e non c’è burocrazia. Il cittadino è come di fronte a due medici: uno che dice non fare le analisi, non hai niente, è tutta colpa della casta o delle caste; e un altro che dice voglio farti fare un ceck up per capire cosa non funziona, meglio prevenire per curare. Secondo voi la gente a chi è portata istintivamente a credere?

Al primo medico, ovvio…
Questo è il vero nodo tra noi e Grillo. Il dramma non è che prenderà il 20-25% in Veneto, in fondo è finito un ciclo, ci può stare, ma che non è propositivo. Non lancia un progetto di governo quale che sia. Questo lo trovo inquietante. Lo dico da amministratore obbligato al realismo della politica, dei bilanci, delle competenze che hai o non hai, dovendo rispondere tutti i giorni alla gente.
Però per quindici anni il forzaleghismo è stato egemone a Roma. Promesse a mille e pochi risultati. Per molti è frustrante. E’ come se aveste allevato la serpe in seno Grillo. Nella storia arriva sempre qualcuno più demagogo di te…
La Lega può avere la colpa di aver fatto molti proclami ma in assemblea di condominio voti e conti per i millesimi che hai. Se in una regione come il Veneto abbiamo preso poco più del 20% alle scorse Politiche vuol dire che quasi 8 cittadini su 10 non credevano al nostro progetto. Voglio anche ricordare che nonostante questo abbiamo lasciato al governo Monti il meccanismo dei costi standard bello pronto da applicare, ma niente. Se avessimo esteso il benchmark Veneto a tutte le regioni italiane, il risparmio sarebbe stato di 28 miliardi. Più dell’Imu. Che senso ha tassare cittadini e imprese quando lasci gli spreconi indisturbati?

A proposito di Monti. Proprio in Veneto la sua lista potrebbe andare bene. La Lega ha posizioni molto critiche sul governo del professore. È davvero tutto da buttare?
Non avevo e non ho pregiudizi su Monti, non trovo intelligente scartare tutto a priori. Il premier aveva davanti una grande opportunità: approfittare dell’emergenza per dare una risanata a questo paese. Ma noto che dopo 15 mesi un pasto in ospedale al sud continua a costare 10 volte tanto che al nord…
 

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3 Comments

  1. Vittorio Strada says:

    Caro Zaia, la questione politica del Veneto è una sola: INDIPENDENZA!
    Il resto è solo l’agonia di una società di fabbriche che chiudono, di imprenditori che si suicidano, di gente che emigra.
    Troviamoci tutti a Venezia, sabato 16 febbraio, perché solo sostenendo questa battaglia di libertà possiamo avere un futuro.
    Il resto è aria fritta e politichese.

  2. Francesco says:

    Pietoso. E pensare che credevamo in te. Cuore zero.

    • Miki says:

      Zaia l’è un volpone. Come Gentilini-Uber-Alles che 6 mesi fa diceva “noo ma la secesion! Dovemo fare il federalismo per il bene di questo paese” (!)
      Adesso,ma guarda un po’, è tornato Gentilini-Uber-Alles
      “Tolleranza doppio zero! Prima i Veneti! Niente campi nomadi a Treviso! Le-ga-li-tà! E naturalmente: Veneto Libero!”
      Zaia sta solo aspettando che la smettano di farsi le scarpe tra Bossiani e …federali (in tutti i sensi)
      Se poi qualche infame italiota spinge per indire un referendum indipendentista ADESSO… bè sarà infame italiota ma non scemo: sta ai veri secessionisti non cascarci con tutte le scarpe.

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