Zaia a l’Indipendenza: referendum, via scozzese per il Veneto

zaia incazzaodi STEFANIA PIAZZO – Orgoglio veneto. Anzi, prima il Veneto. E anche di più. Perché, ti spiega Luca Zaia, loro in fine dei conti, i veneti, il referendum lo avranno, lo faranno e Roma non lo fermerà. La consultazione di Venezia   sarà ufficiale, autorizzata, piccolo piccolissimo passo verso l’autonomia. Ma il primo nella storia. “Lo buttiamo via?” ti chiede il governatore…

Insomma, mentre  l’arcipelago indipendentista scalpita, scalcia perché vorrebbe di più, Zaia pianta la sua bandiera che rivendica, politicamente, l’accesso ad un percorso himalaiano: diciamo che intravede il primo campo base.

Ma prima di illustrare la strada, il governatore si ferma un momento e torna su un’altra vicenda, quella della procura di Brescia, che ha indicato la Regione Veneto come parte lesa nel processo  del tanko dei Serenissimi nel 2014.

Governatore, come vi ponete davanti a questa indicazione del magistrato? Vi sentite parte lesa?

“Non c’entriamo nulla in questa vicenda processuale, e non potrebbe essere che così. Vorrei ricordare che dopo quell’ondata di arresti, noi e la nostra gente andammo a riempire la piazza di Verona per contestare quanto accaduto. Ci fu un movimento d’opinione che alzò la voce, e noi eravamo in prima linea. Certo, queste prese di posizione vengono percepite in modo positivo ma c’è chi vede sempre e comunque la politica che vuole cavalcare gli eventi per fini elettorali”.

La verità di Zaia qual è?

“La verità è che noi con coerenza restiamo di quell’opinione. E quindi le decisioni della procura di Brescia non ci riguardano. Tuttavia inviterei pubblicamente quelli che si divertono ad andare in giro con la convocazione dell’udienza della procura, di evitare di sostenere che la Regione Veneto si sia costituita parte civile! Ne siamo estranei, è il magistrato ad averci indicato, a suo parere, parte offesa. Se ci chiederanno un parere, diremo che non ci sentiamo lesi. Voglio poi scagionare lindipendenzanuova.com, che ha fatto il suo dovere, facendo giustamente cronaca. Il problema è chi va in giro con queste carte e approfitta della buona fede facendo credere ai cittadini che la Regione Veneto si costituisca contro qualcuno”.zaia-referendum

Non crede sia un episodio che scaturisce anche da un risentimento che attraversa una parte dell’ambiente indipendentista? Cioè una sorta di contrapposizione che pare insanabile tra la politica come istituzione e alcuni ambiti della protesta indipendentista?

“Esatto, io partirei proprio da qui. Questa è la dimostrazione che la rivoluzione che vogliamo fare, rivoluzione che io chiamo gandhiana, se cioè vogliamo cambiare le cose, non la possiamo fare con la guerra “tra poveri”. Chi aveva in mano quella carta della procura, e quindi anche capace di intendere e di volere, a che pro, anziché sparare contro Roma, continua a sparare contro i veneti? La storia dell’indipendentismo, dell’autonomismo, del federalismo, è una storia, costellata negli ultimi decenni, di una guerra tra poveri che non serve a nulla. E’ più facile trovare sui social, sulla rete, un post contro un leghista, un autonomista o contro un fratello veneto, che contro Roma. E’ più facile trovare un attacco contro un compagno, che ha magari idee diverse – ma che combatte contro il sistema – piuttosto che contro Roma stessa. E’ una cosa che trovo  inaudita”.

E’ un invito all’unità, governatore, ad un serrare le fila?

“Non ho nessun retro pensiero e nessuna velleità, rispetto le idee di tutti, ma se andiamo avanti di questo passo, Roma continua a ridere. A me sembra che il nemico non sia Roma ma che, piuttosto, il nemico del Veneto sia il Veneto”.

La Regione che lei governa sta per entrare in un momento cruciale, quello dell’atteso referendum sull’autonomia (differenziata). Lei ci gioca la credibilità del suo mandato.  Le aspettative sono fondate?

“Siccome siete un giornale serio e so che la gente del nostro mondo vi segue, vi dico che se oggi Zaia parla del referendum sull’autonomia non lo fa perché c’è la campagna elettorale. Il Veneto, per la prima volta nella storia, ha vinto una battaglia che è andata sino davanti alla Corte Costituzionale. E la Corte, nero su bianco, ha sentenziato che “Sì, i veneti possono celebrare il referendum”.veneto zaia

Avevate approvato due leggi, una “spinta” e una “prudente”…

“Il 19 giugno 2014, ricordo che vennero fatte due leggi in Regione, una sul binario dell’indipendenza e l’altra sul binario dell’autonomia. In ogni caso, per fare il referendum, ripassiamo un po’ di educazione civica, ci vuole una legge, e lo dico perché c’è in giro ancora qualcuno che è convinto che per fare un referendum basti un gazebo. Mah! Lo dico con orgoglio che abbiamo approvato due leggi, anche quella sull’indipendenza.   Il governo queste due leggi ce le ha impugnate, noi le abbiamo difese con i denti, io ho lasciato spazio anche a chi non era incaricato dalla Regione di dire la sua, non ho custodito gelosamente la difesa, ho lasciato la difesa volutamente aperta. Nel luglio 2015, vinciamo sul referendum per l’autonomia”.

Ottenuto il referendum, qual è la successiva fase politica?

“Il primo passo è negoziare i quesiti. Poi si negozia il progetto. Quindi, in questa fase dobbiamo negoziare  i quesiti riferiti al progetto, che per noi è il modello Trento e Bolzano”.

Governatore, mi dica la verità, avete abbandonato l’idea dell’indipendenza?

“Non l’abbiamo abbandonata. Ma dobbiamo ricordare che il Veneto ha avuto dalla Corte Costituzionale quella bocciatura che ciclicamente viene presentata in Spagna anche ai catalani. Allora, i catalani, spesso per animare la polemica, sono  presi come elemento modello di virtuosità per l’indipendenza rispetto al Veneto. Ma non è politicamente corretto”.scozia

E questo non lo digerisce, governatore?

“Io ricordo i volantini “Artur Mas sa fare il governatore, Zaia no”. Allora, mi ritengo indipendentista, se si andasse a votare per l’indipendenza voterei Sì. Però rispetto alla Catalogna dobbiamo precisare un paio di “cose”: intanto i catalani hanno una storia indipendentista di 80 anni, quindi più lunga rispetto alla nostra; i catalani hanno annunciato un referendum nel novembre 2014 che poi non si è celebrato. O meglio, si è celebrata una consultazione volontaria senza alcun effetto giuridico. E’ talmente imminente il prossimo referendum in Catalogna tanto da essere stato annunciato nel 2018!”.

Insomma, l’indipendenza è una strada più impervia del previsto?

“I catalani, per carità, sono e restano un faro, ma guardi quanta strada per arrivare all’indipendenza. Quindi, finiamola a casa nostra con questa guerra tra poveri. La Regione del Veneto non sa forse come fare per arrivare all’indipendenza? Allora chi si sente così bravo e migliore di noi, vada a spiegarlo anche ai fratelli catalani come fare per avere un referendum sull’indipendenza”.

Zaia, è soddisfatto a metà o per intero?

“Soddisfatto in pieno perché  abbiamo portato a casa  il referendum. E’ consultivo, sono d’accordo che non delibera nulla ma ha un effetto politico e, piaccia o non piaccia, porta i veneti a votare e a contarci. Per la prima volta portiamo il nostro popolo a votare in un referendum ufficiale che apre al percorso verso l’autonomia. L’autonomista sa che è un percorso per l’autonomia, l’indipendentista comunque potrà monetizzare il fatto che il 90 per cento dei veneti avrà votato sì. Io trovo assurdo chi afferma che farà un comitato per il NO al referendum. Non si comprende che sarebbe stupido non celebrare questo referendum? “.scozia

Zaia, lei si sente più scozzese o catalano in questo difficile  processo di libertà?

“C’è solo una realtà in Europa che ha celebrato un referendum indipendentista, ed è la Scozia. Ma la Scozia l’ha fatto passando prima per la devolution, per l’autonomia. Io la chiamo la via scozzese…  Forse sarò uno che non ci capisce molto ma mi pare che la Scozia si sia portata a casa l’autonomia e in seguito un referendum per l’indipendenza. E nessuno può dire che la Scozia non abbia celebrato ufficialmente il suo referendum”.

Quale governo, a Roma, concederà l’autonomia?

“Il governo, sostanzialmente, non l’ha voluta perché ci ha impugnato la legge… Ma oggi la Corte ci dà ragione e ci dice che possiamo indire il referendum. Ovvio che la strada è lunga, in salita, ma se i veneti vanno in massa a votare, tutti i temi indipendenza, autonomia, federalismo spinto, federalismo fiscale, geometria variabile… sono temi che riprendono quota. Si potrà dire: “Vedete i veneti?”. Quindi non capisco perché qualche indipendentista ritenga che non è giusto consultare i veneti”.

Forse è un vizio italico?

“Si è deboli se ci attacchiamo tra di noi, non quando attacchiamo Roma. L’indipendenza non è l’autonomia, certo, ma in Scozia non si cannibalizzano tra loro. Dirottiamo tutta l’energia dove serve, impariamo anche dagli scozzesi”.

Riforme, articolo 116, nuove competenze?

“Noi andremo a votare per un referendum in autunno, sulla riforma Boschi, sulle clausole di supremazia statale, che toglie alle regioni a statuto speciale l’applicazione dei costi standard, toglie competenze a cascata… La nostra Costituzione è stata approvata nel ’48, negli stessi anni della Germania, con la differenza che i tedeschi sono andati avanti, hanno fatto il federalismo, hanno riscattato l’Est…. Il nostro modello non è la Grecia ma la Germania, eppure il modello dell’Italia è la Grecia. Oggi però dobbiamo fare passi, pur millimetrici, ma sempre su terreno solido, che non ci fa indietreggiare. E’ pur vero che, anche se a molti non piace, davanti all’approvazione di un referendum ufficiale, con i seggi e gli scrutatori, questa è un’opportunità storica, che apre un varco”.renzi etrusco

Quando si voterà? C’è già una data?

“Non andiamo, in questa fase, a negoziare le competenze. Negoziamo, come spiegato, i quesiti. La Corte ci ha autorizzato un quesito generico, “volete voi veneti l’autonomia…?”. Ebbene, adesso possiamo inserire nel negoziato: volete voi la sanità, volete voi l’autonomia sulla scuola, sul demanio… Descrivere cioè nel progetto di essere come Trento e Bolzano. Il mio sogno è quello di andare in election day con il referendum di Roma”.

Election day come possibilità remota o troverete la quadra con Renzi e Alfano sulla data?

“Non è una possibilità remota. Se c’è la volontà politica ci riusciamo. Perché è anche un governo che ci manda a referendum sulle trivelle, e non in election day, spendendo 300 milioni di euro in più. Però si mettano il cuore in pace a Roma sul referendum per l’autonomia del Veneto. Ci possono mandare anche in un sottoscala a votare, ma i veneti ci vanno tutti a votare”.

 

 

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13 Comments

  1. Giancarlo says:

    Nel 1784, la Repubblica di Venezia fu il primo stato a riconoscere l’indipendenza degli Stati Uniti d’America. Poi nel 1786 venne a Venezia una delegazione composta da Thomas Moore, Benjamin Franklin e Thomas Jefferson per copiare le leggi della Serenissima ed adottarle, con le dovute modifiche e correzioni, e inserirle nella loro Costituzione. Costituzione che è ancora in vigore in quel Paese.
    Ecco basta questo per qualificare coloro che fecero la costituzione italiota senza mai guardare oltre il proprio naso, non solo, ma si guardarono bene dal citare sui libri di testo delle scuole italiote un fatto così importante dal punto di vista storico, ma anche giuridico, stabilito quanto sopra riportato.
    Dunque questa è una delle vie da percorrere. Chiedere agli U.S.A la reciprocità di riconoscimento.
    Non ci sono parole per descrivere con quale determinazione lo stato italiano ha voluto soggiogare noi Veneti ma non potrà continuare a farlo in eterno.
    La BCE proprio oggi ha detto che l’italia è a rischio anche con la flessibilità che gli viene concessa !?!
    Ma no ?!! Guarda caso quello che continuo a dire che è solo questione di tempo il DEFAULT “definitivo” dell’italia…comincia a delinearsi qualche conferma.
    W la libertà di tutti i popoli che sono stati sottomessi con le guerre sporche e colonialistiche dei Vari Napoleone, Savoia, Hilter , Mussolini, ed oggi i vari governi illegittimi italiani che anche la consulta ha dichiarato incostituzionali. Ecco questa è l’Italia che non rispetta più niente e nessuno per l’unico interesse della casta politica e di tutte le altre.
    WSM

  2. Francesco says:

    Spero quanto dice Zaia sia vero e ci sia una vera volontà all’indipendenza e non solo una sceneggiata per tenerci buoni.

  3. caterina says:

    via scozzese… eh già! altro non si poteva aspettarci da uno come Zaia che ha bisogno sempre di essere “autorizzato”… il massimo esponente del veneto Signor SI…
    In Scozia cioè Inghilterra dove la democrazia è un concetto radicato e praticato, da Londra è partito il riconoscimento per gli scozzesi del diritto di pronunciarsi e stabilendo la data per il loro referendum, salvo poi ovvi interventi, Regina compresa, per cercare di orientarne l’esito…
    Roma non è Londra, povero Zaia…se uno non ce l’ha dentro di sé il concetto di Indipendenza, sarà sempre lì ad accodarsi dietro il potere, che peraltro gli riempie anche la tasca…
    Non ha stoffa da leader il nostro, è bravo a fare il ministro dell’agricoltura, il gregario nella Lega, ma ahimè non a guidare i Veneti verso la libertà… infatti, al massimo si batte per l’autonomia, che vuol sempre dire essere legati a mamma Roma, non avendo né l’orgoglio né l’immaginazione che un Veneto deve avere per non essere più “schiavo di Roma”.
    Fin che si cinge di tricolore e lo rappresenta non se la sente… non può… così fa solo fumo e continua a fare il doppio gioco ingannando i Veneti… quelli che gli credono!…
    Purtroppo però, dato il punto a cui i Veneti con le loro gambe sono arrivati, si documentino coloro che gli vanno dietro, il signore ora fa solo danni…

    • Stefania says:

      Il governatore non ha bisogno di difensori d’ufficio, e il nostro giornale non intende fare questo. Tuttavia vorremmo che le critiche fossero costruttive. Demolire chi sta in alto è semplice, è come fare il tiro al piccione. Proviamo a superare questa fase del risentimento, della critica perenne, per andare oltre. E chiediamoci: quali margini ci sono, oggi, nei numeri, per capovolgere la situazione verso l’immediata indipendenza? Il processo è lungo, gli uomini e le donne, nessuno escluso, sono imperfetti. Questo non significa però che non vi siano margini per correggere il tiro. Altrimenti si rischia di restare il circolo della briscola indipendentista. Divisi e inutili alla meta, sempre più lontana.

      • caterina says:

        Stefania, se criticare chi è in alto è facile, denigrare chi è in basso lo è ancora di più… e in basso è il Popolo Veneto che in duemilionitrecentomilaepassa si è già espresso con un Plebiscito doppiamente certificato in forma internazionale, e non si può proprio dire che è il circolo della briscola…
        chi oggi fa parte del potere vorrebbe farlo credere magari ignorandolo fin che può, già tanto ha sempre pronto a chiamata chi dovrebbe far informazione…
        davvero imparziale? beh… , mi scusi…sono delusa!

        • Stefania says:

          Caterina, non confonda la critica, il dissenso, con la denigrazione. Né con la piaggeria verso il potere da parte di chi scrive e “modera”, fa diciamo così, da arbitro tra le parti. Francamente, la mia storia professionale dice esattamente l’opposto quanto al portare avanti le proprie idee. L’importante è uscire dalla critica continua. L’anima indipendentista, mi passi il termine, incazzata a vita con la Lega, ha sempre trovato spazio su queste colonne, io stessa non mi sono tirata indietro nel fare analisi pungenti verso il corso leghista. Ma essere indipendentisti vuol dire essere prima indipendenti da certe logiche per cui “chi non la pensa come me” appena parla deve essere oggetto di accuse. Plebiscito non è il circolo della briscola, non ho scritto questo su di voi. Siccome lei comprende bene, sa che cosa voglio dire. E’ talmente alta la litigiosità e il frazionamento dell’anima indipendentista, che il rischio è quello di contare come il due di coppe. Se prima non si fa sistema insieme, le energie sane lavorano a vuoto.

          • Marco (*) says:

            E invece sì, quelli del Plebiscito sono proprio il circolo della briscola. Avrebbero potuto proprio usare i gazebo e la piattaforma virtuale per organizzare delle partite di briscola tra veneti, avrebbero fatto più bella figura che non con quella pagliacciata: i due milioni e passa di voti sono talmente veritieri che non sono riusciti nemmeno a raccogliere poche migliaia di firme per concorrere alle elezioni regionali, pensa te che roba! E poi un altro circolo della briscola è quello rappresentato dai politicanti leghisti e di altre formazioni politiche che cavalcano la secessione andando a braccetto con ‘Forza Italia!’ e con i ‘Fratelli d’Italia’, e che adesso, dopo la secessione, la devolution, il federalismo fiscale, quello a geometria variabile, macroregioni varie, ecc., ripiegano sull’autonomia di Trento e Bolzano, sapendo benissimo che non è ottenibile e che a Roma se ne sbatteranno altamente anche di un consenso al referendum del 100%.

            • Stefania says:

              Chi si mette in gioco, a prescindere dai risultati, ha sempre tutta la mia stima. Non ritengo Plebiscito una gara di carte, ma la difficoltà di organizzare in democrazia una partecipazione elettorale, dimostra che allora non è poi così semplice, per chiunque, tradurre in presenza istituzionale un’idea, per difenderla e realizzarla. Questo mi fa ribadire che unire le forze è necessario, disperderle non porta al risultato.

  4. Giancarlo says:

    Un referedum sull’autonomia del Veneto non porterà alcuna soluzione.
    Ricordiamoci che siamo in italia dove qualsiasi cosa va alle calende greche.
    Ricordiamoci che in italia i referendum di qualsiasi tema
    Va bene ho capito che sono censurato !!
    Fine messaggio

  5. Fil de fer says:

    Una soluzione c’è. Il governo di roma dichiara il Veneto regione indipendente ed autonoma e il giorno dopo convoca a roma i rappresentanti indipendentisti e ci si accorda come fare .
    Il fare è semplice, roma per due anni rinuncia ai 20 miliardi di surplus del Veneto e li cerca nei meandri e nei cassetti dei conti pubblici. Si mantiene in piedi nel Veneto l’apparato statale così com’è adesso ed il Veneto abbassa immediatamente le tasse, l’iva etc…etc… usufruendo dei 20 milairdi.
    Il Veneto concede a roma un aiuto per non più di 10 anni calcolato sul maggior PIL che il Veneto produrrebbe sganciato da roma. Nel frattempo l’italia si da da fare per arrivare in 10 anni a fare a meno di quell’aiuto che noi ci impegneremmo a dare.
    Il Veneto ( in pratica indipendente ma anche zona franca) in due anni riuscirebbe a procurarsi quel PIL in più per aiutare roma e dopo i 10 anni usufruirebbe esso stesso di questo surplus per beneficiare i propri cittadini di un benessere che in italia ce lo sogneremmo a vita.
    Fine del programma.
    Se qualcuno non ci crede è perché o manca il coraggio a credere in qualche cosa di veramente fattibile oppure è in mala fede e preferisce rimanere così sino al DEFAULT finale dell’italia che per il momento è pilotato….ma arriverà il giorno che finirà tutto.
    Altre soluzioni che roma vorrà inventarsi saranno tutte fallimentari. Amen !
    WSM

  6. Giancarlo says:

    Capisco tutti, ma capisco più di tutti me stesso.
    Non voglio pensare alla mala fede di qualcuno o di tanti, ma resta il fatto che coloro che dicono di essere favorevoli prima all’autonomia del Veneto e dopo, forse, chissà, all’indipendenza, ebbene dicono già tutto.
    Quello che non capisco è come mai da quando Plebiscito.eu ha fatto un referendum sull’indipendenza e ha portato a casa un risultato eclatante e certificato ben due volte……allora, solo allora qualcuno si è mosso.
    Ricordo a me stesso ma anche a tutti voi che leggete che ZAIA ha giurato fedeltà alla repubblica italiota e quindi qualcuno mi dice come fa a tradire un tale giuramento???
    Se lo tradisse si qualificherebbe come persona non degna di fiducia o no ?!
    Si afferma che è un primo passo….e dopo ? A forza di piccoli passi non si arriverà mai da nessuna parte.
    Ricordiamoci tutti che siamo in italia, mica in un altro paese. Qui le cose vanno per le calende greche e poi figuriamoci….dove trova l’italia i soldi se il Veneto dovesse tenersi l’80-90% delle tasse come accade in Alto Adige ??? Le intenzioni sembrano oneste, ma irraggiungibili.
    Quanti Veneti voteranno a favore dell’autonomia, ben sapendo che si seppellisce l’indipendenza?
    A questo gioco io non credo perché è palese che si tratta di un’altra manovra degli italioti per mettere a tacere la voglia di indipendenza dei Veneti. Non posso inoltre dimenticare che ZAIA è un leghista.
    La Lega a suo tempo con Bossi a Venezia mise in archivio l’indipendenza del Veneto e si inventò il federalismo, altra soluzione andata poi in archivio anche questa.
    Voglio fare il profeta. Anche se il referendum sull’autonomia del Veneto venisse fatto e vincesse….tempo qualche semestre ed anch’esso andrebbe in archivio.
    Per chi ha la memoria corta, quando qualcosa o qualcuno persevera in tali atteggiamenti per me non merita ancora fiducia. Se un indipendentista fosse diventato “governatore del Veneto” vi dico cosa avrebbe fatto: Si sarebbe dimesso immediatamente senza prestare alcun giuramento all’italia e avrebbe dichiarato seduta stante l’indipendenza e l’occupazione della sede regionale e del Veneto tutto.
    Avrebbe avuto un seguito……milionario !!
    Ma, c’è un ma,…..sapete qual è ?…indovinate ?
    Ma si tratta della CAREGA !!! Si tratta dello stipendio !!! Si tratta di non perdere il proprio status.
    Beh, ecco con gente che siede nelle istituzioni italiote e porta avanti un cambiamento minimo per non cambiare nulla, non se ne fa di niente !!
    Veneto contro Veneto ? Ma perché ZAIA non va a perorare miglior causa a roma dicendo che il VENETO chiederà aiuto a tutte le istituzioni internazionali circa l’autodeterminazione del POPOLO VENETO ?!!
    Per il momento l’italia è chiamata a rispondere alla Corte di Giustizia dei diritti dell’uomo sulle accuse mosse da una persona che di queste cose se ne intende e staremo a vedere chi arriva per primo alla meta dell’indipendenza. Gli U.S.A. sappiamo che stanno cambiando atteggiamento su questi argomenti e quindi…. lasciamo fare a ZAIA quello che lui ritiene “possibile”, altri vanno avanti per un’altra strada molto più concreta ed incisiva e vedremo chi vince le olimpiadi dell’indipendenza del Veneto.
    Circa l’autonomia è un’altra farsa all’italiana !
    WSM

  7. Marco (*) says:

    Evidentemente Zaia non sa che la ‘via scozzese’ non è praticabile dal Veneto, per il semplice motivo che la Scozia è uno stato, mentre il Veneto è solo un ufficio periferico dell’Italia. Non lo sa Zaia e non lo sanno, evidentemente, nemmeno i tanti veneti che sono andati a votare per lui e la lega. La Scozia può fare quello che vuole perchè è uno stato confederato: le nazioni costitutive del Regno Unito di Gran Bretagna e Ulster, sono, nella sostanza, degli stati confederati, inseriti in un ordinamento che non vieta loro di separarsi. La Scozia non è una regione amministrativa che vuole separarsi dall’Inghilterra, come tanti disinformati credono, ma è, appunto, uno stato. Se poi Zaia è convinto che il Veneto possa ottenere più autonomia, addirittura al livello delle province autonome di Trento e Bolzano, allora siamo messi proprio male: sono vane illusioni che servono a cavalcare il consenso elettorale, come quello indipendentista del referendum per la secessione, che non può essere ottenuta con metodi pacifici e nel rispetto dell’ordinamento italiano. E così Zaia vuole convincere i Veneti che saranno loro a determinare quanti tributi trattenere sul proprio territorio (in base a quale legge, poi, Zaia non lo ha mai specificato). D’altronde anni e anni di balle e sparate elettorali non sono serviti ai veneti per capire che il loro voto serve solo a ingrassare i partiti con i rimborsi elettorali e a mettere qualcuno ben pagato su una carega in consiglio regionale. La verità, che non porta voti, ma che qualcuno di serio dovrebbe dire ai veneti, è che il livello di autonomia della regione è quello che è adesso, e se dovesse cambiare col tempo, cambierà in meno, e non in più. Ma mi pare di capire che nessun veneto sia disposto a passare alle maniere forti, ed allora, in nome della ‘democrazia’ degli occupanti, è giusto subire tutto.

  8. Ric says:

    Di Zaia ce ne vorrebbero tanti , uomo giusto ed equilibrato perciò forte ed autorevole ; attraverso ciò affermare legittimitá valoriale è convincente e perciò più utile .
    È questa una lunga marcia stile gandiana che abbraccia una filosofia di paziente costruzione intimistica orientaleggiante che fa scuola e fa il paio alla paziente e laboriosa struttura costruttiva delle nostre antiche tradizioni contadine ed artigianali di padri e nonni che facevano scuola come le botteghe rinascimentali dei maestri d’arte . Valori come disciplina, perseveranza , rispetto , obbedienza , non sgorgavano spontaneamente ma , il sentiment percepito , induceva alla ragionevolezza della pazienza nell’aspettare il risultato come conseguenza di patimento e sacrificio sulla via di un fine supremo che s’inverava ed esaltava l’implicita grandezza.
    Aspettare allora non rappresentava rassegnazione ma fiducia profonda , quel credo che “imbalsamava” intere generazioni senza il minimo accenno di fruizione immediata del fine ma con la felicitá esistenziale di una fattualitá di prospettiva che rende la vita un progetto non solo degno ma logico. Da qui il nostalgico “stavamo meglio quando stavamo peggio”.
    Questo in sostanza è il vulnus , non allora la regola del gioco che si modernizza , piuttosto il cambio di paradigma avulso dalla trasversalitá del contest : l’idem sentire è soprattutto cultura adattiva evolutiva all’apprendimento con annesse istanze sentimentali come cibo dell’anima . La distruzione è una negazione dell’impianto sopra descritto con leve nel “modernismo” acritico , insulso ed usa acceleratori di tempo e spazio per intrigare le anime belle a farsi l’idea sbagliata nell’illudersi di essere sulla strada giusta.
    Maneggiare artificialmente è facile e condizionare , oggi più di ieri , è un gioco da ragazzi ;
    è spaventoso quanto un contemporaneo non abbia spirito critico , capacitá di tenuta pur avendo accesso al metaracconto virtual del potenziale esponenziale che offrirebbe la modernitá .
    Peccato che sia polarizzata la realtá quindi , ecco il salto da riflessione, il tempo di attesa non capitalizza un valore in divenire come una scelta d’indipendenza difficile ma “costruibile” , appunto perchè non rappresenta la fatica legittima al superamento di opportunitá in abito da lavoro ma la patologia del fine.
    Il fine di chi ti darebbe legittimitá allo strumento referendario si consegna credibile affidando al popolo una chiave di lettura , ma cela la seconda chiave che apre di fatto il successo alla negazione e lo status di frustrante inerme apatia , cioè togliendoti tutte le forze ed entusiasmi indipendentisti.
    I referendum valgono quando i consultati appartengono al denominatore comune , come minimo gene- antropologico ; la territorialitá bastava un tempo oggi no .

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