Wallace, la morte di un uomo. La nascita di un mito

KONICA MINOLTA DIGITAL CAMERAdi PAOLO GULISANO –  23 agosto 1305. A Londra viene torturato e assassinato il patriota scozzese William Wallace, colpevole di aver lottato per difendere la sua Scozia, di aver combattuto per la sua libertà. Quel giorno, tra le risa sguaiate della plebaglia che assiste al macello dell’eroe e il compiacimento soddisfatto dei governanti inglesi, muore un uomo, ma nasce un mito. Di lì a pochi anni, i patrioti
scozzesi che hanno deciso di seguire fino in fondo l’esempio del loro antico comandante, riporteranno una vittoria clamorosa e decisiva nella Battaglia di Bannockburn.

La Scozia era una nazione libera, al cospetto di Dio e degli uomini. 700 anni sono passati, e a Glasgow, Edimburgo, Stirling, in tutta la Scozia verrà ricordato il sacrificio supremo di Wallace. Un personaggio storico, un mito, un simbolo, per gli scozzesi e per tutti gli autonomisti. Ricordarlo è giusto, magari con le parole del grande poeta nazionale scozzese Robert Burns, che a fine Settecento scriveva questi versi: «Al nome di Wallace quale sangue scozzese non può ribollire con primaverile piena! Spesso i nostri padri intrepidi hanno marciato al fianco di Wallace, sempre avanzando, calzati di rosso sangue, o tinti di colore glorioso!».

Se in anni recenti è andato aumentando l’interesse per questa piccola e antica nazione del Nord dell’Europa, interesse culturale, storico,
artistico, turistico, politico, e si parla sempre più spesso di Scozia, molto lo si deve anche a questa grande figura, la cui epica è stata grandiosamente raffigurata nel film Braveheart di Mel Gibson, che seppe dare al suo Paese il desiderio di combattere per l’indipendenza e la libertà. La terra ai tempi di Wallace era rimasta senza un re e senza un erede, apparentemente abbandonata dal favore divino e lasciata alle ambizioni degli uomini: per evitare una guerra civile di tutti contro tutti venne richiesto dagli stessi notabili scozzesi l’intervento, in qualità di mediatore, del potente vicino, il re d’Inghilterra Edoardo, sovrano abile, intelligente, spietato.

Egli intervenne secondo la lettera delle leggi medievali, che regolavano le dispute di natura legale, tra le quali le divergenze dinastiche e feudali. Edoardo venne dunque legittimamente chiamato a fare da arbitro tra i pretendenti alla corona scozzese. Tuttavia la sua mente astuta concepì la clausola che il regno di Scozia, come tale, era da considerarsi ormai sotto la sua sovranità.

Scrive, con la sua consueta arguzia e lungimiranza, G.K.Chesterton nella sua A Short History of England: «Probabilmente egli non arrivò mai a intuire quale forza avesse chiamato in vita e si fosse messo contro, anche perché una tale forza non aveva ancora un nome. Noi la chiamiamo “nazionalismo”. La Scozia resistette, e le avventure di un cavaliere di nome William Wallace ben presto dovevano dotare questa forza di certe leggende che sono molto più importanti della stessa storia. Fu allora che i preti cattolici della Scozia diventarono il partito patriottico e anti-inglese; atteggiamento che poi dovevano conservare anche durante tutta la Riforma.

Wallace fu preso e giustiziato, ma il ferro era già rovente sul fuoco. (…) Edoardo si vantò di essere stato “il martello degli scozzesi”. Era un epitaffio che diceva il vero, ma in un senso opposto alla sua intenzione: Edoardo fu il martello degli scozzesi, non perché li schiacciò, ma perché li fece. In effetti, egli li percosse sull’incudine e li forgiò a guisa di spada». Scozia e Inghilterra cessarono dunque di essere due Stati in reciproci rapporti feudali: nasceva il senso di essere nazione, fondata su una storia e su una fede.

(da “Il Federalismo”, direttore responsabile Stefania Piazzo)

 

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