Voto alla bavarese, mentre avanza l’antieuro

di GIULIO ARRIGHINI e ROBERTO BERNARDELLI*

A botta calda, l’affermazione in Baviera della Csu è una bella ipoteca sul federalismo forte e a velocità molto variabile della Germania. Ma la stampa dimentica che i sondaggi danno al 4% per cento, speriamo confermato e rafforzato magari, il partito antieuro, Alternativa per la Germania, che si presenterà alle prossime elezioni. Questo è il dato di fatto sui cui ragionare per la Merkel. E per i partiti italiani che fanno finta di nulla e vedono solo i dati della Csu. Sarà una presenza per rompere, non per vincere, quella di Alternativa per la Germania.

Fa comodo non parlarne, fa più comodo pensare alle elezioni del 22 settembre prossimo secondo schemi e proiezioni superficiali e nulla più. Mentre scriviamo non sono stati ancora resi poi noti i dati di un’altra formazione politica, Bayernpartei, la Baviera ce la fa da sola. Questa formazione di vecchia data, nata nel 1946, è tornata a farsi sentire spingendo l’acceleratore sul malessere che vede da sempre la Baviera in campo per rivendicare maggiori spazi di autonomia. Ma non solo. Il suo ritorno ha costretto la Csu a marcare maggiormente il territorio, per recuperare i consensi perduti stando attaccata alla sottana della Merkel. In Italia, ci ricorda qualcosa!?

Con qualunque risultato, per Bayernpartei, sarà comunque un successo. Tuttavia leggiamo: “La CSU trionfa in Baviera. Ottima notizia. Congratulazioni a Seehofer, riconfermato per il buon governo della regione. Esempio da seguire”. Lo scrive su Twitter il segretario della Lega Nord e governatore della Lombardia.

Da seguire? Prego, la Lombardia almeno copi, visti i risultati magri e scarni di sette mesi di attività poltronificatrice del Pirellone e le vacue promesse macroregionali.

Di euro la Lega non parla più, eppure è il tema dominante e oscurato dai media italiani, delle elezioni tedesche.

E’ rimasto il feticcio dell’immigrazione a fare da controfigura ad una politica per il Nord che non c’è più.

Il punto di svolta di questa tornata elettorale è l’euro, non bisogna allontanarsi da questo fatto. E l’avanzata degli antimerkel spiega che la Germania è un paese a sovranità limitata e che gli elettori lo hanno capito.

Lo avevamo già scritto su queste colonne, ma avrà un suo perché se persino un economista di sinistra, la sinistra perdente, aveva pubblicato in tempi insospettabili, tre anni fa, «Deutschland schafft sich ab», la Germania si liquida da sé, dedicato all’inutilità dannosa dell’immigrazione. Ma non solo.

E’ il vero spettro della cancelliera.  Tanto che grazie alla sua ostilità, l’autore Teo Sarrazin se ne è dovuto andare dall’Spd.  Dai oggi dai domani… la Merkel della moneta unica scricchiola, soprattutto dopo che ha preso piede, vedi il voto bavarese, la posizione più volte sostenuta dall’ex presidente di confindustria tedescaliberale Olaf Henkel, per l’uscita dall’euro unico, per un doppio binario monetario, un euro del Nord e uno del sud. Un ritorno, in sostanza, anche ad un marco forte. Pure Sarrazin ha sposato questa linea, pubblicando il libro «Europa braucht den Euro nicht». L’Europa non ha bisogno dell’Euro.

Non sfugge: l’Europa e non solo la Germania. Quindi, se la Merkel non è la Germania e l’euro non è l’Europa, che futuro attende l’Europa? Il sottotitolo:  «Come un pensiero politico illusorio ci ha portato alla crisi». Scriveva di recente Giuseppe Reguzzoni, giornalista ed editorialista pratico di questioni teutoniche: “Ecco, appunto: non è con i principi che ce l’ha, ma con le illusioni spacciate per principi, da chi, molto in mala fede, ha deciso di avviare quest’ultima fase del nuovo ordine mondiale facendo leva sulla retorica dell’unità a tutti i costi. In internet non è difficile trovare un filmato-intervista a Mario Monti, il premier incaricato di “salvare” l’Italia, in cui l’ex commissario Europeo, e consulente di Goldman Sachs, ci spiega bellamente come le crisi siano necessarie per attuare dei trasferimenti di sovranità all’Europa e come in certi momenti occorra anche provocarle. Pensiero politico illusorio: lo specchietto per le allodole (ma forse sarebbe meglio parlare di piccioni) fatto luccicare per farci credere che basti la moneta unica per fare l’Europa. Tutto è moneta per i banchieri e gli usurai, ma poi la realtà, implacabile, li smentisce. Il rischio del fallimento di interi Stati dell’Unione, la disoccupazione dilagante, la recessione ormai a livelli drammatici, stanno demolendo l’idea “monetaria” dell’Europa. Non è vero, come ha detto Frau Merkel, che «se fallisce l’Euro, fallisce l’Europa». Certamente fallisce “questa” Europa, ben diversa da quella che i suoi fondatori vollero dopo le rovine della seconda guerra mondiale”.

Insomma, c’è molto e altro di più dietro l’esito del voto bavarese.  Se pensiamo solo alla Csu, stiamo freschi.

*segretario e presidente Indipendenza Lombarda

 

 

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2 Comments

  1. nomenade says:

    mmm…
    paragoni presi al 50%.
    Il Bayernpartei é un partito indipendentista perché la Baviera potrebbe ( e lo é stato) una nazione a parte.
    La loro lamentela sui soldi mandati verso gli altri länder é un piagnisteo rispetto a quello che paga la Lombardia.
    3,5 miliardi di €….all´anno….
    La loro lottá é anche molto culturale,sono gli unici cattolici comunuque.
    Aggiungerei che le puttanate di slogan anti-immigrazione lette sui poster della lega in questi anni,in baviera non ci sono.
    La lotta piú forte fatta in questi anni dal Bayern Partei é stata quella sul fumo nei locali…e loro erano favorevoli.
    Sarrazin é stato cacciato per il solito troppo zelo del mondo politico tedesco…ha detto la veritá…la sua…ma ha dimenticato migliaia di persone che si sono fatte il culo per far si che si potessero integrare anche moooolti stranieri e ce l´hanno fatta.
    I länder cicala é verissimo che non sono paragonabili a Sicilia ecc…lí in pochi hanno mangiato i soldi arrivati dall´ovest e le infrastutture sono state costruite.
    Quando é iniziata la crisi,il governo tedesco ha dato subito soldi alle aziende per non rimanere indietro…

    Detto ció…il cartello a destra dice:”Perché la Baviera puó farcela anche da sola”…nessun slogan anti questi/quelli/neri/gialli/rossi…”siamo tutti bavaresi che ti piaccia o no…l´importante é volerlo,per noi é meglio”
    Sarebbe utile prendere lezioni anche di grafica e slogan dai tedeschi…

  2. Diego Tagliabue says:

    C’è tanto di discutibile in questo articolo.

    1) La Bayernpartei non è, a priori, aniteuro. Mette semplicemente sullo stesso piano i versamenti bavaresi verso gli altri Länder (cicale) e quelli verso i Paesi-cicala della UE.

    2) La CSU ha, già molto prima dell’inizio ufficiale della campagna elettorale, fatto una campagna rivolta verso i Bavaresi con sentimenti separatisti. Il libro di Wilfried Scharnagl (La Baviera può farcela anche da sola) fa pate di questa campagna.
    Il motivo è chiaro: fermare l’esodo dell’ala “destra” (per favore non confondetela con le destre di parametri fallitaglioti) verso Freie Wähler e Bayernpartei.
    Lo stesso metodo è stato adottato dalla CDU con il gruppo “Aktion Linkstrend stoppen” (Azione fermare la tendenza a sinistra), volto a recuperare i voti di chi simpatizza per “Alternative für Deutschland” (Alternativa per la Germania), il nuovo partito per il Nord-Euro.

    La strategia della CSU ha avuto successo: i Freie Wähler si sono fermati a quota 8,5% e la Bayernpartei non ha superato lo sbarramento al 5%, non accedendo, quindi, al parlamento bavarese.

    Una cosa è certa: sia la Bayernpartei che Alternative für Deutschland non sono “antieuro” tour court e non auspicano l’uscita della Baviera o della Germania dall’Eurozona, bensì l’allontanamento degli Stati-cicala (i PIGS) dall’Eurozona.

    La parola d’ordine, già propagata negli ultimi anni da Hans-Olaf Henkel (ex presidente della confindustria) e Dirk Müller (esperto di borsa e finanze, meglio noto come “Mr. DAX”), si chiama “Kerneuropa” – “nocciolo europeo” – e indica geograficamente/politicamente l’Europa Centrale, con propaggini verso la Scandinavia.

    Eh sì, perché proprio Svezia e Danimarca sarebbero favorevoli a un’unione monetaria senza PIGS.

    L’unica differenza sostanziale tra i due partiti sopra citati (per quanto riguarda questioni prettamente economico-finanziarie) è che la Bayernpartei vorrebbe un raggruppamento di Stati europei più piccoli: anche la Repubblica Federale di Germania va troppo stretta ai separatisti bavaresi.

    La CSU ha un vantaggio oggettivo: la Baviera ha un bilancio pareggiato, la disoccupazione più bassa della Germania (e di altri Paesi europei) e si avvia verso l’azzeramento del debito.
    Provate a fare una campagna elettorale contro la CSU, dicendo che “va tutto male”, che “sono necessarie misure correttive immediate” ecc.
    I risultati si vedono dopo le urne.

    Chiaramente, però, la situazione non cambia: continuerà la politica dei pasti gratis per i PIGS e, in Germania, per i Länder-cicala (comunque non paragonabili a Sicilia & Co.).
    Il problema dei PIGS, però, è prima di tutto di carattere strutturale.
    È relativamente facile costringere un Land-cicala a fare tagli e a ristrutturare la spesa pubblica, mentre è praticamente impossibile imporre certe riforme alla Grecia o a determinate regioni di Fallitaglia.
    La conseguenza: ogni centesimo versato in quei Paesi e in quelle regioni finirà a foraggiare le solite misure di creazione di lavoro (inutile): Arbeitsbeschaffungsmaßnahmen, degne dello statalismo più becero.

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