Referendum? Sì! Per tagliare stipendi e pensioni a voi politici

di GIUSEPPE REGUZZONIquirinale02

L’ignoranza non ha confini e non si può contingentare. SuI referendum svizzeri ne sentiamo di tutti i colori. Vi ricordate quello sugli stranieri? Si lesse che  la Svizzera si era spaccata in due sull’abrogazione della legge sull’immigrazione, che era stato votato il divieto d’ingresso per gli stranieri, che gli Svizzeri avevano deciso di introdurre i contingenti per gli stranieri comunitari, che «Ginevra ora mette a rischio gli accordi con l’UE» (Kyenge). E, invece, gli Svizzeri non hanno né votato né abrogato alcuna legge, ma impegnato il loro governo a regolamentare gli accessi dei cittadini stranieri, anche comunitari, il che altro non è se non affermare il primato del popolo sul governo, con un atto che è eminentemente politico e, più precisamente di indirizzo.

Loro, almeno, possono farlo. La Costituzione «più bella del mondo» esclude la possibilità per i cittadini italiani di dire la loro sui temi di politica estera e in materia fiscale. L’Italia, grazie al meccanismo complesso dei trattati internazionali, potrebbe trovarsi in guerra, senza essere aggredita da nessuno, solo per ubbidire alle solite Logge, che vengono prima di un popolo a sovranità limitata, al massimo chiamato a scegliere tra la padella e la brace.

È già successo, nel lontano 1915, quando la guerra fu decisa, senza il voto di un Parlamento, già di per sé poco rapresentativo, dal massone Sidney Sonnino con il Patto di Londra. In piccolo sta succedendo con una serie assai lunga di missioni di peace keeping, che altro non sono che supporto minoritario ai disegni imperiali di qualcun altro. Questo è uno Stato al guinzaglio, con cittadini liberi di fare e pensare nei limiti che il Padrone concede loro.

Gli Svizzeri, in passato, si sono aumentati e ridotti tasse e stipendi con referendum, cantonali e federali. Questo significa essere un popolo, pur con quattro lingue e tre confessioni religiose. Da noi non si può.
Come voterebbero i pur malmessi cittadini italiani, se potessero impegnare il “loro” governo con un referendum del tipo: volete voi che indennità parlamentari e stipendi dei boiardi di stato, oltre alle relative pensioni, non siano superiori a tre volte lo stipendio medio di un cittadino italiano? Sì o No? Oppure: volete voi dimezzare i costi del Quirinale? Sì o No?
E nulla diciamo sulla possibilità di autodeterminazione politica delle nostre terre e di quelle soggette al Governo italiano solo in forza di trattati internazionali, perché siamo tanto liberi, nella «Costituzione più bella del mondo», da rischiare l’ergastolo o l’accusa di vilipendio.

Una democrazia è forte quando non teme né il confronto né di essere messa in discussione. Un sistema politico è forte quando è sostenuto da cittadini liberi e consapevoli. La libertà è possibilità di decidere. Sì o No. Decidere, che è cosa diversa dallo scegliere tra le possibilità che il Potere offre. Decidere, che anche la possibilità di rovesciare il tavolo.

La libertà è decisione ed è consapevolezza. Aveva ragione il compagno Brecht (che i suoi discepoli, oggi alleati con i poteri forti, non leggono più): il peggiore alleato della schiavitù è l’ignoranza. E per inciso, compagna ex Ministro, la capitale della Confederazione Svizzera non è Ginevra, ma Berna …

 

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One Comment

  1. roul da Brivio says:

    Aveva ragione Brecht. Chissà se in uno dei suoi scritti, in fondo a qualche cassetto non rovistato, si parla anche del modo migliore per combattere l’ignoranza, e vincerla. Se ci sia qualche indicazione per indurre gli individui alla ragione. Lo stivale si è quasi completamente terronizzato. Quarant’anni di socio/clero/comunismo l’hanno gradualmente privato di ogni forma di reazione positiva, libertaria. E’ già iniziata la corsa dei lemming. Ma i lemming non sono intelligenti, almeno non tanto quanto gli uomini. Perché allora questi ultimi si comportano come loro ? Ecco, forse Brecht aveva la risposta, ma è andata smarrita. Peccato.

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