Volevano far saltare la base di Ghedi. Siamo a Brescia, tutto sotto…. controllo!

di GIULIO ARRIGHINIghedi

E’ a dir poco agghiacciante la cronaca nera bresciana. Quando se ne parla, si tratta o di terrorismo islamico o di scarcerazioni di presunti terroristi. O di terroristi poi scarcerati. Insomma, una terra sotto controllo, ombelico dell’estremismo. Culla della sinistra chic che governa. Ma tranquilli, non è successo niente.

Il Colosseo, il Duomo di Milano, autostrade, stazioni e fermate della metropolitana, l’Expo, la polizia, i carabinieri. E, soprattutto, la base militare di Ghedi, nel bresciano. Lassad Briki, nato il 12 febbraio 1980 a Kairouan in Tunisia, e Muhammad Waqas, nato il 16 agosto 1988 a Gujirat in Pakistan, entrambi operai, erano perfettamente integrati nel nostro Paese. Parlavano italiano tra loro, ma studiavano da terroristi. La polizia di Milano li ha arrestati ieri mattina a Brescia con l’accusa di associazione con finalità di terrorismo anche internazionale o di eversione dell’ordine democratico, di “adesione e partecipazione all’organizzazione terroristica denominata Stato islamico”, ha precisato il procuratore aggiunto antiterrorismo Maurizio Romanelli. “Siamo nelle vostre strade, l’Isis è tra voi”, scrivevano sui foglietti fotografati con lo sfondo di alcuni luoghi simbolo del nostro Paese postati su twitter all’account “Islamic_State_in_Rom”. Sul profilo figurava anche la spiaggia tunisina di Sousse, teatro dell’attentato rivendicato dall’Isis. Secondo gli inquirenti, i due, che non avevano una preparazione militare, si erano per ora limitati a scaricare dalla rete un “manuale per Mujaheddin in Occiente”.

Il tunisino Lassaad Briki, arrestato oggi assieme ad un pakistano per terrorismo internazionale, avrebbe “incontrato” nel suo Paese “soggetti sicuramente contigui agli attentati commessi in Tunisia”. E’ quanto scrive il gip di Milano Elisabetta Meyer nell’ordinanza di custodia cautelare spiegando che l’uomo è arrivato “in patria appena un giorno prima del massacro di Sousse”, dove il 26 giugno scorso in spiaggia sono state uccise 38 persone.

 

Ma tranquillo, a Brescia è tutto sotto controllo.

Sempre stando all’ordinanza del gip, Briki sarebbe partito dall’Italia per andare in Tunisia per incontrare i suoi familiari per il Ramadan, lo scorso 24 giugno. Nel suo Paese d’origine il tunisino, come si legge negli atti, “ha continuato incessantemente la navigazione web su siti jihadisti ed ha contattato in chat ed incontrato soggetti sicuramente contigui agli attentati commessi in Tunisia”. Viene riportata, infatti, una chat di facebook del 28 giugno scorso classificata come “telematica attiva di Briki” e nella quale, tra le altre cose, tale Farid May dice a Li Mei, che sarebbe Briki, “ci sono troppi servizi (…) dobbiamo aspettarti in un posto vicino”. E poi ancora: “Io adesso faccio i calcoli per ogni passo (…) Bardo la conosci”, con un probabile riferimento alla precedente strage del museo del Bardo e a un possibile “incontro” tra i due. Il 3 luglio scorso, tra l’altro, “il localizzatore Gps collegato all’intercettazione telematica, collocava l’indagato Briki a Sousse, ovvero la localita’ della strage” e “contestualmente venivano captati alcuni screenshot relativi a foto scattate da Briki” sulla spiaggia, qualche giorno dopo il massacro.

I bresciani stiano tranquilli, mai si è parlato di terrorismo a casa loro. O forse no.

http://www.lindipendenzanuova.com/terrorismo-brescia-il-tribunale-del-riesame-riscarcera-reclutava-per-lisis-no-vendeva-noccioline/

http://www.lindipendenzanuova.com/il-nord-dellisis-como-brescia-massa-carrara-marocchino-scarcerato-dai-giudici-rastrellava-per-la-jhad/

 

 

Segretario Indipendenza Lombarda

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