Vogliamo ricordare l’occupazione di Cipro

nicosia ciprodi ROMANO BRACALINI –     Cipro, l’isola di Venere – secondo la mitologia a uso turistico – è l’ultima frontiera di due mondi ostili, il rimasuglio dell’orgoglio imperiale che ha fatto il suo tempo, ma non ha del tutto rinfoderato la scimitarra. Quest’isola bella e sofferente, a causa di una geografia arcigna che l’ha frapposta nei secoli all’urto sanguinoso degli eserciti, nella lotta mortale tra la croce e la mezzaluna, ha finito per diventare una metafora della secolare aspirazione turca alla conquista. Qui è il suo ultimo approdo fuori dei confini naturali. Qui si erge l’ultimo muro d’Europa e la storia pare essersi fermata, annichilita, davanti a questo quadro ingiallito della memoria e la mente torna a quel fragoroso luglio di 30 anni fa, quando nel cielo limpido apparvero le sagome nere dell’invasore.

 

L’esercito turco presentatosi in forze bombardò Nicosia, la capitale. I paracadutisti turchi, neri come la notte, occuparono i villaggi della parte nord-orientale dell’isola, e come nei pogrom più crudeli migliaia di greco-ciprioti catturati sparirono e da allora non se ne ha più notizia. Oltre 200.000 persone furono costrette ad abbandonare la parte settentrionale dell’isola lasciandosi alle spalle case, beni e affetti familiari. I profughi si ammassarono nelle periferie di Nicosia, Limassol, Larnaka. Furono commesse atrocità che i cartelli greco- ciprioti documentano con scene raccapriccianti nella terra di nessuno che separa le due zone rivali. Fu l’epilogo scontato di un precario equilibrio che durava da troppo tempo ed era prevedibile, prima o poi, l’esplosione d’odio che covava sotto la cenere.

 

Da Cipro, posta sulla rotta dei dominatori, erano passati tutti: micenei, fenici, egiziani, assiri, persiani. Ai romani successero i bizantini
e i musulmani. Riccardo Cuor di Leone tentò di conquistarla durante le Crociate; i veneziani ci riuscirono tre secoli dopo spodestati ben presto dall’Impero ottomano, la cui cupidigia li portava fatalmente sulle rotte d’Occidente. I turchi rimasero trecento anni a Cipro, importandovi una stabile colonia di immigrati turchi dal continente per equilibrare l’elemento greco autoctono predominante.
Al culmine del suo declino l’Impero ottomano cedette l’isola alla Gran Bretagna che nel 1925 ne fece una colonia e una munita fortezza a guardia del Mediterraneo orientale. I greco-ciprioti cominciarono a complottare e a sognare l’autodeterminazione e infine l’unione (Esosis) alla Grecia. I turco-ciprioti, che si opponevano a questo disegno, ebbero rassicurazioni dalla Turchia che vegliava in armi. Nel 1960 la Gran Bretagna concesse l’indipendenza a Cipro. L’arcivescovo greco Makarios venne eletto presidente e il turco Kukuk vicepresidente.

 

Makarios stabilì intese sempre più strette con Atene, intese che misero in allarme la minoranza turca. La violenza esplose nell’isola. Il colpo di Stato in Grecia e l’avvento della dittatura dei colonnelli nel 1967 mise fine al breve sogno dell’Enosis, perché neppure i più ferventi filogreci volevano l’unione con un regime repressivo. Ma il Governo greco, indifferente alla volontà dei ciprioti, con un colpo di mano depose l’arcivesco Makarios e lo sostituì con un presidente fantoccio. Era ciò che la Turchia aspettava per intervenire militarmente a “tutela del diritto dei turco-ciprioti”. Un terzo dell’isola venne occupato. I grecociprioti, incolpevoli, si diedero alla fuga disordinata per scampare alla vendetta e al massacro. Nel 1983 i turco-ciprioti, protetti dalle baionette turche, proclamarono uno Stato separato chiamandolo Repubblica turca di Cipro riconosciuta come stato sovrano solo dalla Turchia che mantiene sull’isola un forte contingente militare.

 

La Repubblica greco-cipriota fa parte dal primo maggio 2004 della Ue. In pratica la Turchia confina già con l’Europa, basterà spingere l’uscio e sarà fatta. Ma come sarà possibile sorvolare su questo affronto al diritto internazionale? L’Europa pare non darsene pena. Dal 1974 la Turchia ha cominciato la “turchizzazione” a tappe forzate dell’isola sotto il suo controllo. Le chiese sono state trasformate in moschee e ogni traccia della storia antica cancellata per non smentire la nuova vulgata ufficiale. A Larnaka invece, nella parte greca, le moschee sono state rispettate e i musulmani rimasti possono frequentarle senza timore. Con l’invasione turca l’equilibro demografico è
stato stravolto con l’arrivo di quasi 80.000 turchi dalla madrepatria. Il nome della linea di demarcazione si chiama “Attila” e forse non c’è bisogno di spiegare il recondito significato.

 

Un contingente Onu occupa una zona cuscinetto interdetta ai due gruppi in un paesaggio spettrale di case distrutte, villaggi e miniere di rame abbandonati e torrette di avvistamento. I caschi blu, a Cipro come a Gallarate, ignorano le ragioni dell’odio, non sanno nulla del dramma quotidiano, vigilano senza capire. Non sono i soli. L’Europa che si unisce con avanzi di regimi autoritari assiste impassibile al dramma cipriota. Ogni tanto greci e turchi si sparano. Un ottimo auspicio per l’Europa che verrà. I greco-ciprioti hanno rifiutato la riunificazione dell’isola. I turchi la vorrebbero ma non hanno fatto molto per meritarla. Il muro di Cipro è stato sostituito dalla frontiera europea forse più permeabile alle lusinghe di Ankara. Ma la questione insoluta di Cipro ci offre un motivo in più per
dubitare. Le due Repubbliche non potrebbero essere più diverse. Quella greco-cipriota è nella parte più ricca a sud dell’isola, inondata di valuta pregiata del turismo di massa. La parte turca, poverissima e decrepita come una vecchia cartolina del traballante impero, si regge sui proventi di traffici illeciti, sul contrabbando e sul riciclaggio di denaro sporco e ora fiorirà anche il commercio dell’immigrazione clandestina; basta saper nuotare e sei in Europa.

 

Ma Ankara conta di arrivarci con le carte in regola portandosi dietro questa sbrindellata repubblica del grimaldello. Mentre a Bruxelles si chiacchiera, ogni sabato un gruppo di donne vestite di nero arriva nella piazza principale di Nicosia e sosta per ore in silenzio davanti all’Hotel Ledra Palace dov’è c’è un check point, unica breccia di un muro invalicabile di cavalli di frisia e sacchetti di sabbia. Portano al collo le foto dei familiari scomparsi 30 anni fa. Nessuno finora ha dato una risposta.

(da “Il Federalismo”, direttore responsabile Stefania Piazzo)

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One Comment

  1. Matteo da Brescia says:

    Ricordiamo anche la figura eroica di Marcantonio Bragadin, che a Famagosta trovò il martirio. Estremo e disumano sacrificio (fu scuoiato vivo dai turchi) che rese tuttavia possibile la successiva vittoria a Lepanto di tutta l’Europa libera e cristiana sotto il sapiente comando dalla Serenissima.
    W San Marco! https://it.wikipedia.org/wiki/Marcantonio_Bragadin_(generale)

    Matteo da Brescia

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