VOGLIAMO O NO PRODURRE GAS CON NUOVE TECNOLOGIE?

di FRANCESCO FORMENTI

In questi giorni di freddo polare, dove abbiamo assistito impotenti al blocco dei trasporti ed alle numerose disgrazie che hanno colpito indistintamente imprese e cittadini, l’unico settore che prospera ed aumenta i propri utili è quello energetico.

E’ solo di pochi giorni fa l’articolo della redazione de l’Indipendenza in cui si mettevano in evidenza gli alti ritorni economici, sia degli investimenti che dei guadagni, nel settore energetico derivato dall’uso del gas.

La tecnologia corrente per l’approvvigionamento del gas è ormai giunta al capolinea e sopravvive solo ed esclusivamente in funzione degli enormi guadagni economici e dei ritorni politici ancora più importanti che realizzano i pochi detentori di questo bene.

Orbene il problema della produzione del gas non sembrerebbe insormontabile, ci affrancherebbe finalmente dalle catene dei signori dell’energia e risolveremmo anche tanti problemi ambientali ed ecologici dovuti all’estrazione, alla lavorazione ed al trasporto di queste sostanze.

Se solo utilizzassimo nuove tecnologie già in essere potremmo produrre noi stessi quel quantitativo di gas indispensabile per le nostre necessità ed oltre.

Illustri ricercatori da tempo hanno messo a punto impianti di produzione di gas con ottimi risultati, uno, magnegas, usa come materia prima i liquami organici inquinanti, mentre un altro, gas di Brown, lo  estrae direttamente dall’acqua.

A questo punto è innegabile che qui da noi le risorse e le materie prime non mancano (di cacca ed acqua ne abbiamo in abbondanza); pertanto mi chiedo se non sia ora di affrontare queste tematiche in modo serio e puntuale, perché, se vogliamo uscire da questa crisi economica che ci sta distruggendo, il primo passo oltre all’indipendenza da questo paese deve necessariamente passare per l’indipendenza energetica.

 

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One Comment

  1. ingenuo39 says:

    Proporrei di fare uno di questi impianti dalle parti Roma, visto che da quelle parti ci sono tanti politici, ministeri e affari collaterali che mangiano per tutti noi, la materia prima non mancherebbe mai anzi quella che avanza la si potrebbe esportare. Come risorsa ci sarebbe da pensarci, no?

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