Vizi piemontesi… trasversali: firme false per Regione Piemonte, ora Pd sotto inchiesta

RASSEGNA STAMPAstamoa

di MASSIMILIANO PEGGIO
TORINO
Ci sarebbero già i primi indagati nell’inchiesta sulle presunte irregolarità della lista regionale «Chiamparino Presidente» e quelle delle circoscrizioni provinciali «Monviso» e «Pd» denunciate lo scorso luglio dall’europarlamentare Mario Borghezio con un esposto presentato in procura. Nel mirino dei magistrati, almeno come atto dovuto, sono finiti alcuni «autenticatori» delle firme, incaricati di certificare la correttezza delle adesioni a favore delle liste.

Firme clonate
L’inchiesta, sviluppata in pochi mesi dai pm Patrizia Caputo e Stefano Demontis, è giunta ormai ad un punto di svolta. Dopo aver raccolto le testimonianze di alcune decine di sottoscrittori, la procura ha disposto una serie di consulenze ad esperti calligrafi per valutare la «ripetitività» di certi tratti riscontrati in più firme, come evidenziato nell’esposto di Borghezio, in cui ha ipotizzato i reati di falso ideologico, abuso d’ufficio, falso in atto pubblico in relazione. Errori di compilazione? Semplici leggerezze? Alcuni firmatari, sentiti a verbale nelle settimane scorse, pur avendo confermato di essere militanti del Pd, avrebbero disconosciuto le proprie firme, o negato di aver sottoscritto il modulo nel luogo certificato in calce. Altri invece avrebbero confermato l’autenticità delle firme.

Ma è emersa anche l’ipotesi che le irregolarità sarebbero state favorite dalla «clonazione» di elenchi o sottoscrizioni raccolte in occasione di altri eventi elettorali, ad esempio nelle consultazioni primarie del partito. Il tempo stringe. Completati gli accertamenti tecnici, toccherà ai magistrati valutare l’esito delle indagini ed eventualmente formalizzare le contestazioni. Magari anticipando anche l’udienza fissata per il prossimo 6 novembre di fronte al tribunale amministrativo del Piemonte, cui si è rivolta la leghista Patrizia Borgarello chiedendo l’annullamento delle elezioni regionali, replicando le denunce del collega Borghezio.

I precedenti
Il punto dolente è sempre lo stesso: «gli ufficiali certificatori», per lo più amministratori locali, devono garantire la correttezza delle procedure. Sia certificando il luogo della raccolta delle firme, sia l’identità del sottoscrittore. Già altri esponenti politici, in passato, a causa delle loro «leggerezze» più o meno articolate, sono incappati nelle maglie della giustizia, con l’accusa di aver violato le norme elettorali. Come Michele Giovine, Caterina Romeo ed Erika Faienza del Pd, Marco Silvestro dei Pensionati per Bresso, Luigina Staunovo. Non a caso, nella loro denuncia, i leghisti hanno ribadito che «l’ufficiale certificatore necessariamente è tenuto a svolgere nella delicata funzione che compie… ne discende come immediata conseguenza la invalidità radicale… delle certificazioni».
Democratici nel caos
Un’altra tegola giudiziaria rischia di abbattersi sul Pd piemontese, dopo il colpo di scena dei giorni scorsi sugli indagati eccellenti «ripescati» per i rimborsi regionali (l’assessore regionale al bilancio Aldo Reschigna e il segretario regionale Davide Gariglio) e il rinvio a giudizio per abuso d’ufficio dell’ex assessore comunale Alessandro Altamura, presidente provinciale del partito, coinvolto nell’inchiesta sui Murazzi.

www.lastampa.it

 

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3 Comments

  1. Dan says:

    Già la firma falsa è una porcheria ma quella clonata vuol dire che sono state presentate niente po po di meno che delle fotocopie autenticate.
    Ma è logico che in un contesto del genere si possano accettare delle fotocopie ?

  2. Ezzelino says:

    Più che di Piemonte possiamo ormai purtroppo parlare di un distaccamento duo siciliano

  3. loris54 says:

    sinistri maledetti !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

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