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VIVA LA GRANDE NAZIONE CATALANA E ANCHE QUELLA PADANA

di SERGIO SALVI
A proposito di Catalogna (perchè il nostro giornale scrive Catalunya mentre non scrive London e Paris o Alba per Scozia?), bisogna stare ben attenti alla trappola delle regioni che sono l’espediente degli stati per affermare il loro centralismo di base e non un loro contraltare cui affidare un destino diverso dei popoli, più vicino ai loro territori reali. Auspicare una “Europa delle regioni” significa infatti lasciare al loro ruolo comunque subalterno intere comunità di popoli che hanno diritto a un rango diverso, omologo a quello degli stati. Diventare cioè, stati (almeno fino a quando esisteranno gli stati). Ciò che in italiano si chiama “regione”, in Germania si chiama “Land”, in Spagna “comunità autonoma”, in Olanda “provincia”, in Polonia “voivodato”. Tanto basta a farci entrare nel problema dal punto di vista terminologico. Aggiungerò che ho recentemente avuto qualche problema alla “regione cardiaca”. Attenti alle parole che usiamo, dunque. Conscio dei trabocchetti del vocabolario, sostengo abitualmente che la Toscana è una “nazione” mentre l’Italia è soltanto una “regione” (dell’Europa meridionale o, a scelta, del Mediterraneo settentrionale: molti stati formano, ad esempio, ed è opinione comune, la “regione medio-orientale”, punto critico del panorama internazionale). Il Medio Oriente comprende molti stati e una sola regione e non è uno stato con tante regioni al suo interno. sono i trabocchetti del dizionario a giustificare questo paradosso.
Torniamo alla Catalogna: essa si è orgogliosamente definita, recentemente, nel suo nuovo statuto, “nazione” e non “regione”, anche se ha dovuto farlo nascondendo questa definizione tra le pieghe degli articoli causa la feroce opposizione di Madrid. Comunque l’ha fatto. Tra gli autonomisti-indipendentisti nostrani c’è invece una grande paura ideologica ad usare il termine “nazione”, al punto di ritenerlo superato, ottocentesco, sconveniente. E si usano al suo posto parole che sono, a ben vedere, addirittura settecentesche. Tra le quali l’abusatissimo “popolo” inteso in questa eccezione (ma Volk in tedesco e narad in russo sono sinonimi di nazione).
La Lega, pessimo esempio di amministrazione verbale del patrimonio politico, chiama, sia pure in sordina, “nazioni” le regioni istituite dalla repubblica italiana, che sono creazioni artificiali e maliziose. E chiama pertanto “nazionali” le sue segreterie “regionali”. Si è limitata, unico sforzo in proposito, a riconoscere, a parole, una Romagna distinta dall’Emilia e un Friuli separato da Trieste. Ma non riconosce, facciamo un esempio, la falsa piemontesità di Novara lombarda e di Novi Ligure (viva i Savoia!). La Lega, giocando con le parole e giocando sporco, non ha mai sostenuto l’esistenza di una “nazione padana” come un tutto culturale e linguistico, sia pure formata da “varianti”, ma distinta da quei complessi sistemi di varianti che si chiamano senza vergogna “nazione toscana”, “nazione centromeridionale”, “nazione sarda”, “nazione friulana”, “nazione francese”, “nazione slovena”, addirittura “nazione catalana”. In questo momento, la Lega si vergogna anche del termine “Padania”, la sua più felice intuizione, che pure compare inequivocabilmente sul suo statuto, e rilancia in sua vece il termine “Nord” operando una certa confusione: in ambito internazionale, e non provinciale, sono infatti Nord l’Artide, la Groenlandia e la Lapponia. E non la Lombardia. Maroni si gode il fresco all’ombra dei campanili del Varesotto, felice che sorgano a nord di quelli di Afragola e non sa nulla di quelli di Reykjavik o anche soltanto di Zurigo. Se dicesse, per essere preciso, “Nord dell’Italia” svelerebbe infatti il suo gioco: la Padania subalterna ad una presunta identità italiana. così gli ha insegnato la scuola di stato e non sa liberarsi d questa abitudine.
Torniamo alla Catalogna. Il politico avveduto deve sempre tenere distinta la Catalogna-regione dalla Catalogna-nazione. Nella distrettuazione imposta da Madrid esiste una “comunità autonoma” denominata Catalogna che ha una personalità giuridica propria, circoscritta da confini precisi entro i quali esercita i propri poteri riconosciuti dalla costituzione. e può esprimere i suoi intenti politici in termini politico-istituzionali. Si tratta del territorio tradizionale di ciò che fu detto Principato per distinguerlo dal regno di Aragona: un congiunto di contee legate al conte di Barcellona, che divenne nel 1137 re di Aragona fidanzandosi con l’erede di quel trono, la vezzosa Petronilla. E l’Aragona era un paese castiglianizzato dove non si parlava catalano. La Catalogna di allora era quel piccolo territorio, imperniato su Barcellona (la Catalunya Vella), dove, ad opera della conquista franca che ebbe ragione della precedente conquista musulmana, nacque una lingua neo-latina originale: il catalano. Soltanto nel 1149 venne conquistata, dal conte-re di Barcellona, la Catalunya Nova, l’altra metà del Principato quale si rileva oggi e costituisce la Catalogna-regione.
Ma l’espansione catalana continuò implacabile insieme all’impianto della lingua catalana: nel 1229 furono conquistate le Baleari, nel 1238 il regno musulmano di Valenza, che mantenne il proprio status formale anche se venne ripopolato da catalani puri e duri (esclusa la frangia sudorientale affidata agli aragonesi). Il conte di Barcellona (principe di Catalogna) era anche re di Aragona e di Valenza.
Purtroppo, nel 1275, il conte-re Giacomo il Conquistatore divise il suo regno tra i due figli: al primogenito Pietro diede la grande parte del Principato, l’Aragona e Valenza; al secondogenito Giacomo il nord del Principato (il Rossiglione) e le Baleari formando il nuovo regno di Maiorca, con capitale a Perpignano (questo regno per fortuna si estinse nel 1349).
Cominciò così, quando l’etnia catalana era già formata, la divisione giuridica e amministrativa delle terre catalane, la cui nefasta influenza si sconta oggi.
Trascuriamo l’espansione occitanica, e quella mediterranea, dei conti-re di Barcellona, che divennero conti di Provenza, re di Sardegna e Corsica, re di Sicilia e di Napoli, duchi di grandi territori in Grecia durante le crociate; senza però convertire tutti questi loro nuovi sudditi alla lingua catalana.
Rimaniamo nel nostro discorso, ancorati al territorio della nazione catalana che, a causa della annessione spagnola e al centralismo che ne seguì si è trovata divisa in tre entità separate: la Catalogna propriamente detta, le Baleari e Valenza. In più c’è il principato indipendente di Andorra. Ma non basta: la Catalogna propriamente detta, cioè il Principato, ha perduto, nel 1659, con la guerra dei Pirenei, la sua parte settentrionale passata alla Francia, e alla fine dell’Ottocento, la sua frangia occidentale passata alla regione di Aragona per volontà di Madrid. Per fortuna, la morte di Franco ha impedito nuove mutilazioni e accorpamenti già in programma, progettati dai tecnocrati di Madrid (omologhi della Fondazione Agnelli: ricordate la sua proposta di riforma?). Non ha però permesso la ricostituzione unitaria delle terre catalane. Le “regioni” (comunità autoctone) sono diventate (o rimaste) tre: Catalogna propriamente detta, Valenza e Baleari, ognuna dotata di una propria autorità di governo che si chiama Generalità. Soltanto la prima, che ha mantenuto (o riconquistato) il nome storico collettivo, passa così, agli occhi del mondo, come l’unica Catalogna esistente. Il suo vigoroso movimento per l’indipendenza ha però proseliti anche nelle altre regioni catalane, sia pure in misura assai più ridotta, per evidenti ragioni storico-amministrative: forte nelle Baleari, più sotterraneo ma sensibile a Valenza e nella Catalogna francese. Comunque, questa coscienza nazionale unitaria esiste, così come esiste un’unica lingua catalana, ufficiale nella Catalogna propriamente detta, a Valenza (dove assume prudentemente il nome di valenzano) e nelle Baleari. I diversi e molteplici dialetti catalani sono stati infatti unificati nel 1931-32 attraverso il cosiddetto Congresso delle Norme cui parteciparono intellettuali e istituzioni di tutte le regioni di lingua catalana e si svolse a Castelló, nel paese valenzano, decidendo il varo di una koiné oggi perfettamente operante.
La lotta politica dei catalani è dunque una lotta nazionale e non regionale e trascende i confini della Catalunya estricta. I padani dovrebbero uniformarsi a questo esempio e recuperare il tempo perduto nelle diatribe tra veneti e lombardi (omologhe a quelle tra barcellonesi e valenzani) ritrovando una unità profonda che si nasconde dietro troppe facciate. Per colpa di una ignoranza imperdonabile, di una mitografia irresponsabile, di un particolarismo ingiustificabile (economicamente, culturalmente e politicamente), di un realismo stolto. La lingua padana esiste, resta il nocciolo duro della nazionalità che se non ha ancora tenuto il suo Congresso delle Norme. È perlata meno del catalano ma assai più dell’ebraico alla vigilia della creazione dello Stato di Israele. Viva la nazione padana! E viva, ovviamente, la grande nazione catalana.

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35 Responses to “VIVA LA GRANDE NAZIONE CATALANA E ANCHE QUELLA PADANA” Subscribe

  1. vito 18 settembre 2013 at 5:40 pm #

    Il meridione è stato costretto con metodi simili a quelli che usavano i nazisti ad accettare l’unità, e dopo aver fatto questo paese col sangue e le banche dei meridionali, costretti milioni di meridionali ad emigrare, rendendo il 3 paese più ricco d’Europa uno dei più poveri, seminato il germe della mafia, inquinato le terre di rifiuti tossi delle grandi industrie del nord…. dopo tutto questo e tanto altro, dopo 150 anni si riparla di ridividersi? ma che facciamo giochi da bambini? avete voluto l’ITALIA e mo ve la tenete!!!! PS: ridare indietro con gli interessi quello che è stato rubato e poi parlare di secessione? leggete un bel libro di Pino Aprile che apre gli occhi sulla storia di questo paese :)

  2. guru 16 novembre 2012 at 6:59 pm #

    Perchè si è potuto dire da sempre “il mezzogiorno d’italia”, ( come un altra entità oltre allo stato), e da questo instaurare un comportamento (sia in campo economico che culturale) razzista, tutto a favore del mezzogiorno, ed invece guarda caso non si può neanche pronunciare la parola Padania ? Eppure la parte che sta al di fuori del mezzogiorno, fuori dalla parte mediterronea del paese, quella che lo stato ha usato come una colonia da spremere, esiste da molto prima dell’italia.
    La creata lo stato definendone i confini col fatto che da lì in poi si dave di più e non si riceveva.
    Guarda caso il mezzogiorno che è il sud italia ha contato politicamente creando l’assistenzialismo, e invece secondo loro, il nord italia non deve essere unito, non deve esistere con una propria definizione, così NON DEVE CONTARE ! DEve essere usato e basta.
    IO dico che adesso è ora di non frasi puiù sfruttare eprendere in giro, ma è ora di autogovernarsi e dare un autonomia a tutta la parte del paese che ha origini, mentalità, cultura ed economia dim tipo europeo.
    Quindi ben venga una nazione indipendente del nord italia.

  3. Fabr8tto 5 novembre 2012 at 6:44 pm #

    Detto che Novi Ligure non è di parlata ligure, e le forti influenze genovesi che ospita nella lingua locale sono prevalentemente di natura lessicale, non si capisce perchè le annessioni forzose degli antichi Re di Catalogna automaticamente producano la nazione catalana, e viceversa le successive, e assai più durature, menomazioni dell’integrità catalana non producano mai una nuova identità e confluiscano sempre, a distanza di secoli, nell’entità di Catalogna. Non esiste un momento inziale delle etnie da cui tutto si possa far partire, perchè anche quando gli antichi Liguri, per trattare del più remoto popolo della penisola, si insediarono a cavallo delle Alpi occidentali, ed un bel po’ a cavallo, dato che arrivarono alle Apuane, e a Bergamo, e a Trento, e nel Lazio, e in Calabria, non è che si insediassero nel nulla: a loro volta scacciarono o assorbirono popolazioni preesistenti. Le identità mutano con il variare della politica e la Catalogna e quella che oggi è amministrativamente, senz’altri ammennicoli. A Valencia c’è un debole movimento autonomista che rivendica la tutela del valenzano, non del catalano, e se uno va a Perpignano con l’intento di ascoltare il catalano deve addentrarsi un bel po’ nella campagna, e non è detto che trovi ancora molti parlanti (in linea, d’altronde, con la costante politica dello stato francese in materia).

  4. alessandro 2 novembre 2012 at 8:43 pm #

    Sono nato al Sud Italia e sono cresciuto con una mentalità europista, mai parlato per esempio dialetto sebbene riesca a comprendere tutto. Sono un Ingegnere e ho sempre adorato la lingua inglese, principalmente perchè comune denominatore agli Stati europei. Essendo emigrato in Germania viste le scase opportunità in Italia (sia nord ch sud) ho maturato anche il concett di federalismo pertanto vorrei vedere un’europa dei popoli autodeterminati. Non nascondo che gioirei alla nascita della “Padania” perchè è un popolo diverso da qllo meridionale (ciò non significa migliore o peggiore) semplicemente diverso. Così come un meridionale è diverso per un settentrionale. E’ tutto relatvo. Anche tra meridionali. Vedi i campani… Peccato che i rappresentanti del Popolo padano abbiano pensato ai loro squallidi interessi aveno tratto insegnamento dal peggior Premier della Storia d’Italia… neanche ai tempi del fascismo.
    Leggerò attentamente questo gionale on line. Nel tempo libero leggo rivste federaliste. E’ normale? lascio giudicare a.. me stesso!

  5. Luciano 23 ottobre 2012 at 3:32 pm #

    ho letto un sacco di commenti pro e contro, io non sono ne pro ne contro e sono agnostico, ma la padania esiste, esiste perchè ben delimitata geologicamente e economicamente inoltre la gente ha una visione della vita sufficentemente comune. se non vi sta bene chiamatela pure Polentonia che probabilmente più gli si addice ma il fatto che esista una comunità geopolitica in questo luogo è certo, con buona pace della oramai completamente decerebrata intellettualità italiana.

  6. Marco 22 ottobre 2012 at 7:28 pm #

    Il Padano e i suoi dialetti: “La lingua del mi” di Sergio Salvi

    http://www.lindipendenzanuova.com/patriottismo-linguistico-e-lingua-del-mi/

  7. Carlo 21 ottobre 2012 at 5:30 pm #

    Il Federalismo che abbia come madre la xenofobia é un grave errore sociale e culturale. Il Federalismo come movimento di opposizione al Potere Centralizzato é invece l’alternativa responsabile che consente di amministrare, secondo l’impegno svolto da una comunità, le risorse di una zona geografica.
    Non si possono paragonare le necessita, potenzialità e la realtà di una città come Torino con quelle di una città come Alessandria. A sua volta, Alessandria detiene esigenze e risorse diverse da quelle di Acqui Terme.
    Lo stesso si puó dire di ogni città in ogni regione.
    Il Federalismo espresso come autonomia e forse un modo adeguato ( fra tanti altri) per ottenere una libertà ed un benessere sociale.

  8. Angelo 21 ottobre 2012 at 10:40 am #

    Io sono PADANO, mi sento PADANO e ne sono fiero.
    Sono altresì convinto che questa nazione sia troppo lunga e perciò vicina a due culture troppo differenti ovvero come il cristianesimo e l’estremismo islamico non raggiungeranno mai un accordo! Tracciamo un drastico confine tra le due culture e tutto assumerà una spetto reale.
    Non intendo entrare in polemica con alcuno e non risponderò a nessuna provocazione.
    Aquila nun captat muscas.

    PRIMA IL NORD!

    • Davide 22 ottobre 2012 at 11:14 am #

      1. la padania non esiste
      2. se dici prima il nord riconosci ed accetti di fare parte di un’entità più grande (l’italia).
      3. il latino te lo puoi risparmiare

      • matteo montanari 17 novembre 2012 at 7:57 pm #

        si al massimo il lumbard, ma il latino non lo concedo nemmeno io…..

  9. Culitto Salvatore 20 ottobre 2012 at 1:55 pm #

    la padania non esiste non è mai esistita e mai esisterà, si potrebbe parlare di triveneto ma non di padania

    • luigi bandiera 20 ottobre 2012 at 7:02 pm #

      Beh, visto che si puo’ proporre io proporrei di fare una BANANìA.

      Non esisteva l’italia e non esisteva la padania… quindi andiamo per la BANANìA…

      Una proposta vale l’altra, o no…

      Eh ke kax…

      • toscano redini 21 ottobre 2012 at 10:17 am #

        Nemmeno l’italia esiste (se non nelle menti di que’maiali che hanno tutto l’interesse a farla esistere), eppure son 150 anni che rompete i coglioni con questa fola inventata dalla massoneria anglo-sassone… vai, informati, per es., su chi era e che faceva certo J.P.Vieusseux…

        • Culitto Salvatore 22 ottobre 2012 at 12:33 pm #

          in primo luogo non ho accennato all’italia,ho semplice fatto notare come la padania non esista ne in qualità di identità nazionale ne geograficamente, l’italia esiste geograficamente, è una penisola delimitata a nord da una catena montuosa, o confini geografici sono ben definiti, ha una sua storia ben definita a differenza delle moltitudini di nazioni europee e non, ha anche le sue realtà locali certo, ma dire che l’italia non esista mi sembra una fesseria,non funziona, non lo ha mai fatto questo si, non è mai stata considerata tale di governanti (che hanno sempre considerato il sud colonie) ma un identità nazionale esiste, labile fievole ma esiste…come mai fino a qualche anno fa quando la moneta girava (anni 80) le magagne politiche erano private (non erano di dominio pubblico) gli abitanti della penisola si definivano orgogliosamente “italiani” e adesso no? l’itali del dopoguerra era (ed è ancora) una elle principali potenze economiche mondiali, un italia disastrata che si rialzò…gli italiani erano orgogliosi di definirsi tali, pure gli emigranti che creavano i circoli italiani (in australi sono oltre 1.000 tutti finanziati da roma…) insomma quando c’era da essere fieri eravamo tutti italiani ora che non va più bene l’italia non esiste…fa piacere sentirlo, fa piacere capire quanto siano ipocriti tutti gli ITALIANI

          • fabio ghidotti 23 ottobre 2012 at 2:27 pm #

            ripassa la geografia, ignorante!
            “una penisola delimitata a nord da una catena montuosa…” Sei impazzito?
            Mi spieghi cosa delimita a nord la Grecia, che è una penisola montuosa, dai successivi territori montuosi albanese e macedone?
            Cosa delimita a sud la Danimarca, che è una penisola pianeggiante, dalla successiva pianura che è già Germania?
            La penisola ha sempre come confine geografico (convenzionale) la linea dell’istmo, cioè quella che sarebbe la linea di costa se la penisola non esistesse. Cosa ci sia oltre questa linea, è ininfluente.
            Pretendere di trovare una giustificazione oggettiva ai confini di uno stato è già di per sè delirante (è ciò che per es. ha portato il regno d’Italia ad annettersi il Sudtirolo, cioè un territirio tedesco, alla faccia delll’unità degli “italiani”).
            Qui c’è addirittura il tentativo di giustificarsi con la violazione di una regola universale…
            .

  10. pietro 20 ottobre 2012 at 1:03 pm #

    Signor Salvi, spesso le sue analisi sono piene di approssimazioni…ad esempio non esiste nessuna “nazione francese” all’interno del territorio dello stato italiano, ma semmai “francoprovenzale” o “arpitana”.
    Cosi come il Veneto non fa parte della nazione “padana” che pure esiste (l’area linguistica gallo-italica), ma è nazione a sè stante.
    Mi permetta ma su queste tematiche Gilberto Oneto è molto più preciso e obiettivo.
    Saluti

    • Marco 20 ottobre 2012 at 4:05 pm #

      Lei che dà dell’approssimativo a Sergio Salvi ha letto almeno uno dei suoi libri?

  11. Alberto Pento 20 ottobre 2012 at 12:07 pm #

    A questo mondo c’è di tutto, ma proprio di tutto:
    c’è che si crede Napoleone, chi Giulio Cesare, chi italiano figlio di un romano e chi padano … io mi accontento di essere soltanto quesllo che la natura e la storia mi hanno fatto veneto ed europeo.

    • Alberto Pento 20 ottobre 2012 at 12:13 pm #

      Caro Salvi
      auguri per il tuo cuore, consolati pensando a quello di Pannella che anche se mezzo artificiale lo fa andare come un treno tanti anni e lo porterà sulla soglia dei cento anni, ci scommetto.
      Tra le tante cose che hai detto sulla Padania l’unica che mi sento di condividere è quella sull’esistenza della lingua padana he altro non è che quella italiana.
      Auguri ancora da un veneto assolutamente non padano.

      • toscano redini 21 ottobre 2012 at 10:27 am #

        Sicuro che si tratti di lingua italiana?

        L’ ILIADE IN TOSCANO – Giacomo Casanova
        Non solo seduttore
        Tra le pieghe dell’avventuriero e del tombeur de femmes, ecco il Giacomo Casanova traduttore, il fine intellettuale europeo che tra il 1775 e il 1778 fa stampare in tre volumi dal tipografo veneziano Modesto Fenzo «L’Iliade di Omero in idioma toscano». Offuscata per secoli dalla «Storia della mia vita», l’opera arriva ora in libreria grazie a Editoria Universitaria Venezia di Albert Gardin.
        «Sono pagine di straordinaria bravura; lezione di vita e di poesia», scrive Mario Geymonat, nella prefazione del volume, introdotto da una nota di Massimo Cacciari.
        ……………. omissis ……..
        QN, LA NAZIONE, mer 27 febbraio 2008, p. 32

        • Alberto Pento 21 ottobre 2012 at 6:59 pm #

          Mi sapresti dire quale altra “lingua unitaria, franca o koinè” ha espresso l’area padana (e padano-veneta) in questi ultimi duemila anni ?

          • toscano redini 21 ottobre 2012 at 11:16 pm #

            Non lo so né mi interessa sapere; non è affar mio…
            A me preme sottolineare che la cosiddetta lingua italiana non è altro che un’etichetta fasulla appiccicata abusivamente sulla lingua toscana secondo il principio, questo sì, italiano:
            “Il tutto s’è ridotto, a parer mio,
            come disse un poeta di Mugello,
            lévati di costì! ci vo’ sta’ io”
            Giuseppe Giusti.

            • Culitto Salvatore 22 ottobre 2012 at 12:45 pm #

              lingua italiana applicata come etichetta della lingua toscana??
              in base a cosa esattamente? a parte l’opera di dante definita la prima opera in una lingua italiana (perchè non era latino), di base il toscano non ha nulla a che vedere con l’italiano, ad esempio i toscani che battono sulla correttezza e sulla loro (presunta) abilità di coniugare i verbi di coniugazioni non ne azzeccano mai una, l’italiano è ben diverso dal toscano (tra l’altro poco comprensibile) si utilizza una forma “italianizzata” del lombardo e del romano, altro che toscano…(l’unico toscano viene fumato ed è pure un tantino scadente)

              inoltre qualcuno mi sa dire cosa sarebbe questa lingua padana? il triveneto avendo una storia ha avuto una lingua, ma la lombardia, il piemonte che hanno a che vedere con essi, perchè parlare di lingua padana quando gli attuali dialetti sono derivazioni dal veneziano? (venezia città sugli scogli, chi è nato la potrebbe definirsi scoglio-nato?:-) )

              • Riccardo 31 ottobre 2012 at 2:29 am #

                Culitto fatti curare, ma da uno bravo.

          • Gian 28 ottobre 2012 at 6:09 pm #

            la Koiné Lombardo Veneta nel 1200, koiné riconosciuta da tutta la linguistica internazionale ormai da decenni e che sempre dalla linguistica internazionale era considerata come un’embrione di lingua nazionale che poi non si è evoluta ulteriormente perchè schiacciata dal successo letterario del toscano, così come non si è evoluto l’occitano schiacciato dal francese dei conquistatori.

            il problema più grande degli autonomisti è di non essere informati su queste importantissime tematiche.

  12. luigi bandiera 20 ottobre 2012 at 11:47 am #

    Carissimo Sergio hai ragione da vendere.

    Come la dieta mediterranea che va dalle Alpi alle Piramidi.

    Cioe’ nel deserto si magna come nelle Dolomiti.

    E la penisola italiana..??

    Proprio un imbroglio tipico talibano. (In Afghanistan ci sono i talebani, qua da noi i talibani. Ci vuole tanta pazienza).

    E sarebbe lunga davvero a raccontarla tutta.

    Grazie e buona fine settimana

  13. Davide 20 ottobre 2012 at 11:10 am #

    Io sono Veneto, la mia nazione è il Veneto. Se dovessi combattere per l’indipendenza, lo farei per l’indipendenza del Veneto.

    E a proposito… presto il Veneto tornerà indipendente, con buona pace dei teorici della padania.

    Detto questo, auguro a tutti i popoli d’europa di slegarsi dagli stati in cui sono ingabbiati, per tornare a delle realtà più adeguate… specialmente quelli della penisola italiana.

    • Marco 20 ottobre 2012 at 4:02 pm #

      Ma da che parte ti è entrato nella testa che i padanisti siano sfavorevoli all’indipendenza del Veneto?
      Ben venga!

      • Davide 22 ottobre 2012 at 11:08 am #

        La lega nord ha sempre sostenuto la necessità di mantenere “l’unità del Nord”.

        Repubblica Veneta e Padania sono due progetti incompatibili.

        Semplicemente i fautori della Padania, vogliono che il Veneto ne faccia parte. Cosa che i Veneti non vogliono.

  14. Salvo 20 ottobre 2012 at 9:53 am #

    Ma ancora a parlare di padania siete?rinnegate la lega e continuate a usare i loro simboli (fasulli)?

    Vi vantate della vostra storia?bene, Rivendicatela!…non gridate “padania! padania!” che tanto vi prendono tutti in giro, non solo in italia, e non sarete mai credibili.

    Prendetelo come un consiglio…nessuna polemica.

    • Vittore Vantini 20 ottobre 2012 at 11:05 am #

      Veramente è la Lega che ha rinnegato abbondantemente se stessa e che non ha raggiunto alcuno dei traguardi sbandierati.
      Chiamiamola come vogliamo (Padania – Repubblica del Nord – Repubblica di S.Marco, ecc), ma di fatto le differenze tra Nord, Centro e Sud sono macroscopiche. Suggerisci tu un nome e datti da fare! (criticare è troppo facile).

    • Marco 20 ottobre 2012 at 11:55 am #

      Consigli da te?
      Se ti riconoscessi un minimo di intelligenza e di onestà intellettuale ti consiglierei io di approfondire il contributo di Sergio Salvi attraverso la lettura dei suoi libri, ma tu vieni qua solo per provocare e per scrivere le tue stupidaggini (direi che il tuo fine è quello di runnovare quotidianamente un ruolo parassitario, rispetto al sito); quello che non ti sta bene non lo “vedi” neanche.

    • Aquele Abraço 20 ottobre 2012 at 12:06 pm #

      Invece di dare consigli, occupati della tua itaglia, che ne ha bisogno.

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