Vite parallele, dal caso Baraldini a Regeni

cermis2di GIANLUIGI LOMBARDI CERRI – Mi scusi il grande Plutarco, ma la tentazione di mettere a confronto due vite diverse dei giorni nostri è troppo grande  anche perché le implicazioni politiche sono fondamentali.

Silvia Baraldini 

Si è recata in USA attivando un movimento rivoluzionario nettamente fuori Legge. Polizia e Giudici, che in America non appoggiano, come in Italia, partiti politici, e non sfoggiano ideologie,  l’hanno presa, processata e condannata a 40 anni di galera. E la galera, in USA, la si fa tutta, senza sconti. Apriti cielo! In Italia dove i sinistri sono autorizzati anche a fare legalmente la rivoluzione si sono ribellati e hanno scatenato i loro Ministri . Che fare? Semplice! Poiché c’era in ballo la “piccola” questione di una ventina di morti uccisi da una manovra fatta per scommessa da un aereo militare americano, ecco allora subito pronta la merce di scambio.

Rinunciare al processo pur di avere indietro un galeotto che, come pensano i sinistri, vale ben più di venti cialtroni di cittadini morti anche se non se l’erano andata a cercare. Finalmente libera la Baraldini !

E’ stata ricevuta all’aeroporto niente di meno che da un Ministro, in pompa magna come fosse stato un eroe tornato dal fronte dopo duri, vittoriosi combattimenti, e liberata subito dopo, contravvenendo alle garanzie fornite agli americani, con la solita (solita in Italia) interpretazione delle Leggi ad uso degli amici.

La buona Silvia, tuttavia , che era stata dichiarata “in punto di morte per una gravissima malattia” essendo tuttora viva e vegeta (e non essendo io Vauro,  ne sono proprio contento) “ha da campà”. E allora ecco che le fu proposto un posto pubblico. Vive beata e tranquilla e così pure vivono beati e tranquilli i piloti americani che, per una evidente scommessa, hanno ammazzato venti pacifici cittadini. Unici ad aver pagato per non aver fatto assolutamente nulla  i poveri morti ormai abbondantemente dimenticati.

Giulio Regeni

Studente di Scienze Sociali presso l’Università di Cambridge per sviluppare un certo studio di specializzazione: Studio sulle Relazioni Sindacali. Se uno deve studiare il comportamento psicologico dei cammelli quale è il posto più indicato? Semplice, l’Alaska! Ecco quindi che il buon Giulio viene inviato in uno Stato dove le relazioni sindacali sono considerate alla stregua di una invasione di cimici. Stato, per di più, in mano ad una dittatura che aveva da poco tempo domato col ferro e col fuoco, una rivolta. Partita proprio dai sindacati. Chi ha sollecitato Regeni ad andare nella tana del leone? Un gruppetto di docenti dell’ultrasinistra di Cambridge abituati a vivere con le terga al caldo? “Vai aventi tu che a me viene da ridere !” Il buon Giulio obbediente va con la chiara sensazione, più volte espressa, di essere caduto in una trappola.

E la sensazione si traduce subito in realtà in quanto i servizi segreti egiziani lo tengono di pista con ogni mezzo.

Vista l’insistenza del buon Giulio a rimanere, dato che un qualunque normale cittadino avrebbe preso il primo aereo con una qualsiasi destinazione in Europa, i servizi segreti  hanno sospettato un diretto coinvolgimento con il movimento rivoluzionario e lo hanno beccato e torturato per far emergere i nomi. Apriti cielo anche qui !

I Marò tenuti senza processo bloccati in India possono rimanere dove si trovano per non guastare i rapporti politico-commerciali, mentre per Regeni no!

Per Regeni si può giungere a “conseguenze corrispondenti alla gravità del fatto”. A Gentilò,  che fai, andrai a spezzare le reni all’Egitto?

Dato i risultati del precedente mussoliniano non te lo consiglio. Ma  qui vadano pure in malora i rapporti politico-commerciali. Questo è il magnifico quadro da cui emerge una certezza. Chiunque venga ammazzato in un paese straniero, occorre domandarsi anzitutto quale è la sua fede politica. Se è di destra o, addirittura apolitico, non conta niente. Vedi anche i due lavoratori recentemente uccisi in Libia. La risposta pronta è che sono andati in un paese sconsigliato dal Ministero degli esteri. Se invece è dichiaratamente di sinistra allora le cose cambiano. Poiché chi ha rischiato in “nome del popolo” va difeso costi quello che costi. Sempre, naturalmente , non con il rischio di chi lo difende, ma dei soliti cittadini che in nome della ideologia devono pagare con il sorriso e l’indignazione sulle labbra, e, soprattutto, a loro spese.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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2 Comments

  1. lombardi-cerri says:

    Da che mondo è mondo torturare è sempre stata una operazione complessa e faticosa.
    I “semplici nemici” è sempre stato più comodo ammazzarli rapidamente, senza strascichi.
    Il fatto che sia stato torturato e, senza dubbi, dalla polizia egiziana ha dimostrato, subito, che Regeni non era un giovincello squinternato, ma un saldo componente di un sistema antigovernativo.
    La tortura ha infatti funzionato perchè, subito dopo, sono stati fatti arresti in massa.
    Nessuna intenzione di voler dare un giudizio etico, ma neanche quello di voler coprire , con un velo di santità i sinistroidi.
    “Vogliamo la verità” hanno scritto e ripetuto le anime belle . Già sin dai primi momenti quando la verità era scritta nelle stelle a caratteri cubitali.

  2. Padano says:

    Regeni è stato quasi certamente ammazzato dalla polizia egiziana (o al più, da paramilitari collaterali alla polizia).
    Il governo italiano cerca in tutti i modi di far emergere questo segreto di pulcinella.
    In Italia, invece, la polizia ha la possibilità, garantita dalla magistratura, di ammazzare cittadini inermi ed innocenti con la certezza dell’impunità.

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