Vitalizi… indipendenti. Una mezza verità è una bugia intera

 

gazzetta ufficiale veneto plebiscito

di ENZO TRENTIN – La “sentenza aristotelica” afferma che l’uomo è un animale politico. Però:

 

  1. Come possiamo dare fiducia a certi leader politici (il termine “leader” è qui usato con estrema circospezione), e ai loro partiti sedicenti indipendentisti (degli altri non ci occuperemo considerandoli: partitocrazia), quando non conosciamo con chiarezza i contenuti della loro proposta politica?
  2. Che tipo di foedus, trattato, accordo, contratto, convenzione, patto sociale, o quant’altro affine instaurerebbero una volta ottenuta l’autodeterminazione?
  3. Senza la conoscenza di questi contenuti, come può esserci fiducia in essi?

 

Per il mondo greco, logos e polis dovevano sempre coincidere. Stare insieme. Altrimenti l’uomo non è uomo. Non è autenticamente uomo se non vive nella polis. Non è uomo se non vive insieme agli altri attraverso l’esercizio della politica, e del logos (inteso come parola, come comunicazione) che ne è alla base.

 

Il principale punto di contestazione del filosofo, è l’autenticità della parola. “Può la parola, può il linguaggio – chiede dubbioso il filosofo ai propri allievi – costituirsi come la manifestazione dell’Essere? In quanto parola non è soggetta al fraintendimento, alla menzogna e alla chiacchiera, elementi della vita inautentica”?

 

Se prendiamo per buone queste premesse non è possibile accettare il linguaggio dei politici, né il politically correct, né il machiavellismo in base alla quale un governante pur di raggiungere il fine che si è proposto può servirsi di qualsiasi espediente, indipendentemente da ogni considerazione di carattere morale.

Che necessità ha di essere amorale la “sovranità popolare”, ovvero il “populus sibi princeps” (il popolo principe di se stesso)? Ossia l’arte di gestire una società di uomini liberi sottomessi solo alle leggi che essi stessi si danno? Si può essere più democratici? È corretto pretendere la garanzia di strumenti di check and balance (controllo e bilanciamento reciproco)?

 

Scrive Mario Giordano nella “Introduzione” [Dedicato ad Aurora, che dovrà lavorare fino al 2064] del libro «Vampiri» © 2017 Mondadori Libri S.p.A. – Milano: «Nel settembre 2016, pochi mesi dopo che a casa tua era arrivata la lettera dell’Inps, in un’altra casa è arrivata un’altra lettera, dal sapore molto diverso. Dalla Toscana alla Puglia: un Consigliere regionale ha avuto il via libera per andare in pensione a 55 anni con un assegno di 5020 euro lordi al mese in virtù dei suoi 8 anni di lavoro (lavoro: si fa per dire). Ora mi chiedo: come può lo stesso Stato, a distanza di poco tempo mandare due lettere così? Come può concedere a un Consigliere regionale la pensione a 55 anni, mentre pretende che una parrucchiera lavori fin oltre i 75? Come può pagare a lui la pensione dopo 8 anni di lavoro (lavoro: si fa per dire), mentre da te ne pretende 58? Fra l’altro, tieniti forte cara Aurora, anche dal punto di vista economico c’è una bella differenza: a lui bastano 8 anni per maturare una pensione da 5020 euro lordi. Tu ne devi lavorare 58 per maturare una pensione da 1288 euro lordi. Meno di 1000 euro netti.»

 

Mario Giordano pur elencando un’infinita serie di nefandezze politiche, non ricorda la legge regionale 4/2012 della Regione Veneto, la quale ha stabilito che: «a decorrere dalla decima legislatura è abolito l’istituto dell’assegno vitalizio; è abolito l’istituto dell’assegno di reversibilità». Vale a dire che le pensioni e i vitalizi riconosciuti ai Consiglieri delle nove legislazioni precedenti rimarranno in essere. Chi eletto dopo tale legge non avrà diritto alla “pensione”. Tuttavia: «Ai consiglieri che abbiano versato i contributi per almeno un quinquennio viene invece riconosciuta la facoltà di rinunciare definitivamente all’assegno vitalizio: resta però il diritto a riscuotere l’assegno di fine mandato, e ottenere la restituzione dei contributi versati.

 

Alcuni hanno rinunciato al vitalizio, https://zaiaperilveneto.wordpress.com/page/8/ e hanno comunque incassato diverse decine di migliaia di Euro. Uno di tali rinunciatari ha fatto la campagna elettorale alle regionali del 2015, dichiarando Urbi et Orbi, che lui meritava d’essere eletto per perseguire l’indipendenza, perché – tra l’altro – a differenza di tutti gli altri (ma non è stato il solo a rinunciare), lui non aveva “approfittato” dei privilegi. La mezza verità, di comodo, gli fruttò 55.760 voti, pari al 2,52 %, e nessuna carica istituzionale.

 

Un altro esempio di manifestazione dell’Essere, secondo il filosofo, la ritroviamo nella “parola che non è soggetta al fraintendimento, alla menzogna e alla chiacchiera, elementi della vita inautentica”.

Stralciamo un brano della Risoluzione N. 19 – Dichiarazione ed Enunciazione dei Principi e Valori della Sovranità e del Futuro Politico del Veneto. Presentata il 3 maggio 2016 dal Consigliere Antonio Guadagnini al Consiglio Regionale Veneto:
«dichiara inoltre che il futuro politico collettivo del Popolo veneto avviene in conformità ai seguenti principi:
http://www.consiglioveneto.it/crvportal/attisp/RIS/Anno_2016/RIS_0019/testo_presentato.html

SOVRANITÀ – Ogni cittadino è in qualsiasi momento titolare del potere di decidere le forme di governo dalle quali farsi governare, potere che viene esercitato collettivamente attraverso le istituzioni pubbliche che lo rappresentano» Lo Statuto del Veneto recita: “Il Consiglio regionale è l’organo di rappresentanza democratica del popolo veneto”.

 

Questa non è nemmeno una mezza verità, è un artificio, uno svuotamento semantico, una perdita di valore significativo della democrazia. La forma di governo in cui il potere viene esercitato dal popolo, e dove i rappresentanti sono solo dei semplici fiduciari delegati, non i “sovrani”. Si tratta di un altro enunciato privo di sostanza democratica, analogo al Comma 2, dell’Art. 1, della Costituzione italiana: «La sovranità appartiene al popolo…» che però difficilmente la esercita. In questo caso, più che mai, le elezioni servono solo a designare i “padroni” che, “attraverso le istituzioni” saranno legittimati a deliberare anche contro la cosiddetta “sovranità popolare”. Qui un brano dello spettacolare intervento  del giudice Piercamillo Davigo che annienta il sistema dei partiti:  https://www.youtube.com/watch?v=de6bJuYajcA

Come dar torto, dunque, a Mark Twain laddove scriveva: «Se votare facesse qualche differenza non ce lo lascerebbero fare»?  La constatazione più sobria che si può rilevare sull’operato politico di questi “rappresentanti”, è che appartengono a una cultura politica “altra”, e pseudo-democratica.

 

Del resto, e per esempio, il Governo mediante l’azione dei parlamentari veneti non s’è mai spaventato, perché i singoli partiti avocano ciascuno a sé l’impegno di incalzare il Governo, costringendo i parlamentari veneti (e non solo loro) ad uniformarsi alle direttive delle segreterie. Tutti i partiti sono sempre smaniosi di confrontarsi, di contrastarsi, di scavalcarsi su qualsiasi questione ed in qualsiasi modo. Non mostrano perciò alcuna propensione a far causa comune, neanche in via del tutto eccezionale. D’altra parte, essi seguono principi troppo contrastanti perché possa essere concertata una qualsiasi azione unitaria. Lo slancio che porta i singoli uomini politici ad emergere è conferito da un’ambizione personale sfrenata, solo in pochi casi disgiunta da personale interesse, ragion per cui il fine ultimo rimane recluso nel recinto teorico del cosiddetto “bene comune”. È anche utile sottolineare che il nostro esserci come cittadini, la nostra esistenza, come la nostra soggettività d’altra parte, non sono elementi a-storici: ma sempre connessi alla temporalità, all’hic et nunc (qui e ora) in cui agiamo. E l’agire dei vari partiti indipendentisti non ha prodotto, ad oggi, nulla di elettoralmente significativo.

 

Anche i sedicenti governi e/o autogoverni, tutti reclamati in nome del popolo veneto, non hanno finora indicato nessun modello per cui valga la pena di valutarli. I loro sedicenti Parlamenti non sono stati eletti per mezzo della cosiddetta sovranità popolare. Sono privi di qualsiasi apparato statale come di un monopolio della forza (la tanto citata – spesso a sproposito – Catalogna dispone dei Mossos d’Esquadra o Policia de la Generalidad). La loro esistenza è poco più che formale. I loro ministri e le decisioni da essi prese non hanno alcuna ripercussione sui territori formalmente rivendicati, e hanno persino una scarsa influenza sulle decisioni dei sedicenti partiti indipendentisti.

È pur vero che la storia ci dice che altri governi erano in queste condizioni; ma almeno questi godevano dell’appoggio internazionale. Si pensi ai governi dei Paesi europei occupati dal nazi-fascismo che nel 1940 si rifugiarono a Londra.

 

Tutto ciò malgrado che, secondo alcuni sondaggi, esista una maggioranza silenziosa di abitanti in Veneto favorevole a trovare una soluzione che la svincoli dalla corruzione, e dalle inefficienze dello Stato italiano. Insomma la loro esistenza non richiama alcun credito, sembra una barzelletta che non fa ridere, ed anzi rischia di ridicolizzare le istanze di autodeterminazione.

 

Del loro fallimento c’è chi incolpa la mancanza di risorse economiche, ed è pur vero che per nobile che sia, non v’è causa capace di prosperare se non viene sponsorizzata. Tuttavia Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella nel libro «La Casta» scrivono: «Il patron della Parmalat Calisto Tanzi, invece, ha avuto politicamente più amanti di Caterina di Russia. E ha finanziato, mettendo i soldi a carico dei risparmiatori, larghissima parte delle forze politiche. Alla luce del sole e anche di nascosto. Secondo la procura di Parma, scrivono in Onorevoli wanted Peter Gomez e Marco Travaglio, «è sicuro che Calisto Tanzi a partire dal 1993 abbia fatto uscire dalle esangui casse del gruppo Parmalat almeno 12 milioni di euro per finanziare illecitamente “membri del Parlamento nazionale, consiglieri regionali, provinciali e comunali, presidenti, segretari e direttori politici e amministrativi dei partiti”. E altrettanto sicuro è che tutto questo denaro non sia stato speso per semplice amicizia. Collecchio foraggiava la politica per avere a disposizione le persone giuste a cui rivolgersi nel momento del bisogno.»

Insomma, nemmeno il cane scodinzola per niente!

 

Non bastassero i finanziamenti più o meno occulti, i politicanti hanno teorizzato e ottenuto il finanziamento pubblico ai partiti. I senatori diessini Cesare Salvi e Massimo Villone nel libro «Il costo della democrazia», scrivono: «Nel solo 2005 sono stati pagati ai partiti, a titolo di rimborso per le spese elettorali, oltre 196 milioni di euro che sono stati suddivisi tra ben 81 partiti o liste. Ottantuno liste! Uno più vorace dell’altro.» Nessuno si sogna di bollare le critiche come demagogiche: «Quando i partiti si fanno casta di professionisti, la principale campagna anti-partiti viene dai partiti stessi.»

 

Del resto i “nuovi” partiti indipendentisti, o sedicenti tali, sembra somiglino a quelli della Prima e Seconda Repubblica. Con qualche dovuta eccezione, non hanno una vita democratica al loro interno. Non promuovono la partecipazione. Sono oligarchie. Partiti personali formati da qualche manciata di “aficionados. Senza società e senza territorio. Non ci è nota alcuna proposta di nuovo assetto istituzionale che contenga una democrazia formale, in cui le istituzioni democratiche e i criteri di uguaglianza si realizzano sul piano giuridico e politico. C’è, al contrario, un ossessivo richiamo a Leggi e Trattati internazionali fatti propri dall’Italia, le cui magniloquenti dichiarazioni sono acquisite “letteralmente”, ignorando che i politicanti hanno tutto l’interesse ad “interpretarle” a proprio comodo. E soprattutto ignorando che non esiste la giustizia, perché il “potere” eroga la “propria” giustizia.

 

A conferma della mancanza di progettualità che andiamo constatando c’è il fatto che proposte o indicazioni di principio sono formulate da semplici cittadini svincolati dall’attivismo partitico. Esempio: Davide Lovat scrive tra l’altro: http://www.lindipendenzanuova.com/i-politici-hanno-perso-lanima-lindipendenza-da-cesare-per-loro-e-solo-un-fatto-economico/#comments  «…solo rompendo radicalmente con i valori dello Stato occupante, solo se si vuole edificare uno Stato completamente, o fortemente, diverso da quello da cui ci si stacca, può legittimarsi la rivendicazione indipendentista. Si deve giungere a dire “meglio avere le pezze al culo da indipendenti che nuotare nell’oro da concittadini”, perché non sono i soldi la questione essenziale del patto di convivenza civile […] l’effettivo esercizio della sovranità dei popoli che, per essere riconosciuti come tali, devono avere un comune sentire fatto di memorie, sentimenti, usi e costumi, credenze e altare, ethos (i valori morali) ed ethnos (l’ascendenza, l’appartenenza e la discendenza), lingua e radicamento nel territorio, nell’ambiente, nella venerazione dei morti, il tutto riunito in una simbologia a tutti riconoscibile, fatta di feste e riti comunitari. Fuori da queste caratteristiche un popolo non è tale. Per esserlo, deve saper sostituire i simboli dello Stato occupante con simboli propri e diversi, perché un popolo senza simboli non è un popolo, ma solo un’accozzaglia di individui dispersi, senza dignità né nome.»

 

Come nota positiva da contrapporre a tanto sconforto, esistono delle potenzialità mondiali per trovare sostegno economico e appoggio politico ad un nuovo progetto istituzionale. I veneti autoctoni possono contare sul potenziale espresso dalle comunità venete sparse ai quattro angoli del globo. Solo per citare un caso: ci sono molti veneti che parlano Il talian (o veneto brasiliano) che è usato da circa 500.000 persone come prima lingua, e complessivamente da quattro milioni di persone negli Stati brasiliani.

 

Da qualche tempo s’è costituita la fondazione Venetian Ambassadors, un’organizzazione internazionale non-profit con sede a Londra – http://venetianambassadors.org/italian/casa/ – che promuove l’immagine, il lavoro e gli interessi dei cittadini veneti nel mondo. In vista del Referendum della Regione Veneto del 22 ottobre 2017, ha organizzato a Verona, per martedì 19 settembre 2017, un Maxi-convegno internazionale al quale parteciperanno illustri ospiti del mondo della politica, della cultura, dell’economia. https://www.eventbrite.co.uk/e/autonomia-del-veneto-cosa-significa-tickets-36618760699

Tra le altre cose, essa ha da tempo in elaborazione un Libro Bianco che mette in risalto le aspettative dei veneti, e propone alcune soluzioni. Tale strumento, che ovviamente è in continua implementazione, potrebbe già ora costituire la base per l’elaborazione di una proposta istituzionale per l’indipendenza della nuova Repubblica di San Marco.

 

Venetian Ambassadors, con questi progetti potrebbe presto avviare una campagna di crowdfunding. Ovvero una raccolta di fondi, per lo più tramite Internet, attraverso piccoli contributi di gruppi di veneti che risiedono all’estero che condividono un progetto comune di nuovo assetto istituzionale, e che intendono soprattutto sostenere un’idea innovativa per riacquistare le libertà autenticamente democratiche.

 

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One Comment

  1. caterina says:

    Interessante approfondimento su democrazia vera e democrazia tradita dai politici… col finale speranzoso che un veneto transfuga in Scozia ora riprovi la strada che nel 2014 lo ha deluso nelle sue ambizioni, perché i Veneti hanno preferito seguire quella autogestita e geniale e pragmaticamente funzionale proposta da Plebiscito.eu….
    Si sta andando avanti con questa che ci ha portato da subito alla Dichiarazione di Indipendenza.. e alla sua attuazione in itinere… approfondire andando sul sito… io intanto che non ho più l’età per modernizzarmi mi sono già procurata la carta d’identità rilasciatami dalla Repubblica Veneta con la quale non andrò in paradiso ma sicuramente in molti stati che già la riconoscono…..
    Qui tutti zitti e mosca!… ci sono troppi interessi e ambizioni da non disturbare…

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