Vita surrogata, sogno americano come le armi?

vitellodi MARCELLO RICCI – Sul Corriere della Sera nei giorni scorsi, in prima pagina, di taglio basso è comparso un articolo inchiesta dal titolo:  “Così ho scelto una madre surrogata”.  Una fredda cronaca di come si affitta un utero per allocarvi un embrione fecondato in una  clinica a Santa Monica in California.  E’ un esaustivo  prezzario, c’è il costo di tutto, dall’ovulo allo spermatozoo, sino al contenitore biologico e anche  il servizio di poter ritirare il prodotto finito  dopo la maturazione se impegni diversi non consentono ai committenti di essere presenti al parto.  Previste tutte le garanzie, compreso i ripensamento espresso dal diritto di far abortire la portatrice.

La giornalista è riuscita a non far trapelare attraverso le parole scritte l’indegnità del tutto, che però emerge prepotentemente dall’elenco stesso dei fatti . Non personaggi in cerca d’autore, ma dannati che violano con ogni singola azione la sacralità della vita.  Decidere di far nascere un essere umano commissionando tutto come per una merce industriale e esercitare il diritto di sopprimerlo  se gli umori  mutano.  Anche questo è nel sogno americano oltre le armi per tutti?   Per completare il quadro degli orrori un cenno alla responsabilità dei medici. Per realizzare il “programma” occorre l’opera di tecnici che certamente hanno studiato, ma non hanno il minimo senso morale  e ignorano il giuramento d’Ippocrate

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