VINO ESPORTATO IN CINA. ANCHE LA COLDIRETTI ESULTA

di GIORGIO FIDENATO

È di ieri la notizia che l’export vinicolo italiano ha superato la quota di 4 miliardi di euro e che in questo panorama, che ha visto aumentare le esportazioni di vino di un +13% rispetto al 2010, una fetta importante è dovuta al notevole aumento delle esportazioni verso la Cina, che ha fatto segnare un +80%.

Ironia della sorte, a far uscire queste notizie è stata la Coldiretti, cioè l’associazione più rappresentativa del mondo agricolo italiano, che negli ultimi anni si è fatta riconoscere dall’opinione pubblica come la paladina dei prodotti a “km zero”, oltre per via dei feroci attacchi alle importazioni di produzioni agricole, in special modo quelle provenienti dalla stessa Cina.

Questa notizia la dice lunga sulla demagogia e sulla falsità delle rivendicazioni della Coldiretti, sbugiardate dai fatti. Di fronte ai dati di cui sopra, riportati da tutta la stampa, non possiamo fare altro che dire quanto sia ipocrita la campagna “ecologista” dell’associazione di cui sopra. Ve lo immaginate cosa succederebbe se veramente venissero posti dei dazi all’importazione delle produzioni cinesi? Io si: immediata sarebbe la ritorsione sulle esportazioni di vino verso Pechino. Vi pare che la Coldiretti, al di là di quello che pomposamente reclama, si prodigherà per far istituire dei dazi alle importazioni di prodotti agricoli cinesi? Penso che non serva alcuna risposta.

Questa notizia, però, offre un’altra banale verità. Certo è banale per chi condivide i principi economici della scuola austriaca di economia, non certo per gli innumerevoli statal-nazionalisti in salsa italiana. Infatti, negli anni passati abbiamo assistito alle numerose prese di posizione contrarie allo strapotere commerciale della Cina, che si spingevano fino alle conseguenze di chiedere l’istituzione di dazi nei confronti della stessa per salvaguardare l’industria locale, messa in pericolo, a loro dire, dalla vigorosa ed aggressiva concorrenza cinese. Mi ricordo che anche un partito del Nord, che era nato come forza rivoluzionaria e liberista, si era convertito al più bieco nazional-protezionismo. Io cercavo di spiegare – inutilmente – che gli scambi commerciali non sono mai a somma zero, cioè che non era vero che le produzioni cinesi portavano via spazio alle produzioni italiane (o che ciò poteva accadere in parte), ma alla fine gli scambi avrebbero favorito un’ulteriore espansione della ricchezza, grazie all’innovazione. Proprio come dimostrano i dati pomposamente lanciati ieri dalla Coldiretti a proposito di vino.

Questi dati, questi fatti, dimostrano che è proprio successo quello che io andavo predicando. Infatti, poiché in Cina, grazie agli scambi commerciali con il mondo intero, è aumentata la ricchezza, anche i cinesi, avendo maggiori disponibilità di denaro (sono circa 500 milioni i cinesi che oggi hanno un potere d’acquisto simile al nostro), hanno cominciato ad apprezzare il buon vino nostrano. Solo così si può spiegare il motivo dell’aumento delle nostre esportazioni verso quel paese.

Ergo, se domani per miopia politico-economica dovessero trovare applicazione le idee protezioniste dei leghisti, in un attimo i cinesi smetterebbero di acquistare vino, ma anche tutti gli altri prodotti agro-alimentari, oltreché Ferrari, abiti di lusso, prodotti di alta qualità manifatturiera italiana.

Non mi sto inventando nulla di nuovo, basterebbe leggersi un economista francese dell’Ottocento, tale Frédéric Bastiat, che ci ha insegnato, che laddove non passano le merci, alla fine passeranno i cannoni. Meglio continuare ad inviare bottiglie di Refosco e Barolo, no?

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3 Comments

  1. Celux1 says:

    Non è proprio detto che succeda una ritorsione a chi applica dazi per difendersi; lo posso dire da profondo conoscitore de Brasile; dove i dazi sono una regola. Chi compra vino italiano e Ferrari, lo continuerà a fare anche se costa il doppio, perchè cerca lo status, quindi il prezzo ha un valore relativo. Applicare i dazi su prodotti che entrano in regime di dumping e di grande consumo, è invece una difesa della propria industria, che soffre, che rispetta le norme, che ha una tassazione assurda. Ricordo che lo stato cinese restituisce il 17% di tasse a tutto ciò che viene esportato.

  2. claudio casalini says:

    GRILLO SEI UNA FACCIA DI M…. TOGLI LA CENSURA DAL BLOG

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