Vince l’identità di Sappada, ma non è tutto oro quel che luccica

INDIPENDENZA VENETAriceviamo e pubblichiamo 

Sappada se ne va da Belluno e dal Veneto.

Per prima la considerazione meno importante, quella personale: mi spiace. Come bellunese la vivo come un pezzo della mia terra che se ne va. E’ certamente un sentimento e come tale irrazionale, ma anche schietto.

Le considerazioni di tipo politico sono ben altra cosa e non intendo nasconderle in equilibrismi retorici che appartengono ad altri.

Da indipendentista sono soddisfatto dell’ascolto che si sta dando alle legittime rivendicazioni di un territorio e della sua gente.

Tuttavia mi chiedo se l’orizzonte da Plodn sia abbastanza ampio. Si vede un miglioramento, ma credo non la soluzione.

Due conti: 700.000 euro all’anno è il mancato introito per il gabelliere italico sul quale si basava il placet governativo. E’ il valore economico del passaggio delle 616 famiglie del comune al regime di autonomia regionale del Friul: 1136 euro all’anno, meno di 100 euro al mese. Siamo sulla falsa riga degli 80 euro di Renzi e certamente la Serracchiani non metterà sul piatto ulteriori danari.

Quindi? Abbiamo ottenuto la vittoria dei valori identitari, ma solo il tempo ci dirà se sarà vittoria vera col miglioramento della qualità di vita dei Sappadini.

Il secondo risultato politico è l’abbattimento di una pietra d’angolo, sulla quale potrebbero franare i tre fronti delle Dolomiti bellunesi: Friul, Trentino e Sudtirol.

Sprezzanti e con la deferenza dei maggiordomi, i governanti italiani (sia a Roma che a Venezia) pilotano i destini della mia terra, incuranti delle incessanti e strutturate richieste delle terre alte.

Si muovono senza ascoltare, non sanno che programmare l’aumento delle tasse: il solo rincaro IVA sul pellet vale per i bellunesi un maggior esborso di quasi 5 milioni di euro al’anno!

A questi italici giannizzeri mi opporrò finchè saranno fuori dalla mia terra perché, se Italia significa difficoltà in tutto il Veneto, per le Dolomiti bellunesi significa morte.  Oggi più di ieri e domani peggio.

Quanto a Sappada, quando tornerà nel Veneto assieme al suo Friul, sarà accolta festosamente, come è giusto che sia.

Per ora, sinceramente, gute Fahrt.

 

Massimo Vidori

Canton Dolomiti, Indipendenza Veneta

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5 Comments

  1. caterina says:

    abbiate fiducia che noi Veneti sicuramente arriveremo all’indipendenza da Roma, peraltro l’abbiamo già dichiarata ed ora ci stiamo dando da fare per attuarla…
    Avrete sempre la porta aperta se vorrete ritornare a farne parte perché la terra è nostra, cioè di noi che vi abitiamo e resistiamo alle lusinghe di andarcene… ci libereremo in tempi brevi ormai dagli artigli romani che arrivano tramite i carrieristi politici nostrani fino a queste nostre zone, a loro estranee e care solo a chi vi abita e ne difende la vita in territori stupendi e aspri che ci appartengono in contiguità coi nostri vicini…

  2. Walter Zanier says:

    “Quando a Sappada, quando tornerà nel Veneto insieme al suo Friuli..”
    Non ho ben capito cosa intende il sig. Vidori. Per quale motivo in Friuli, insieme a Sappada, dovrebbe tornare (??) N E L Veneto?
    Il Friul non è mai stato N E L Veneto, ma è stato annesso dalla Repubblica di Venezia (come del resto ha fatto dopo l’Italia annettendo sia Veneto che il Friuli).
    Io mi auguro che il Veneto e il Friuli si liberino dell’Italia e si federalizzino, ma ognuno padrone a casa propria, due cantoni insomma.

    • Paolo says:

      Metà Friuli fino a Pontebba apparteneva alla Serenissima, l’altra metà, la parte orientale era conglobata nel regno Austro-Ungarico. Ovviamente la scuola tutto questo non insegna!

  3. FIL DE FER says:

    Bene, Sappada passa al Friuli.
    Se roma non ci concede l’autonomia completa come da costituzione, anche noi passiamo sotto l’A,ADIGE e il FRIULI……il precedente è stato creato !!!
    WSM

    P.S. La regione Veneto non esisterebbe più, in compenso saremmo più liberi e con più soldi………(!??) Mah?

  4. Paolo says:

    Io sono friulano e l’autonomia che abbiamo è solo sulla carta. Quando vivevo in Canada tutte le assunzioni pubbliche venivano tramite l’ufficio di collocamento della zona, qui vengono fatte a concorso nazionale. Là le scuole insegnavano prima la storia della propria regione e poi il sistema federale, da noi tutto il contrario. Se loro ci credono che da noi avranno un’avvenire migliore, auguri!

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