Vietato diventare come Zapata. Prima rivoluzionari, poi cadregari

zapatadi GILBERTO ONETO – I banditi di strada “normali” puntano la pistola o un coltello e intimano: «O la borsa, o la vita!». Se la prendono e se ne vanno. Quelli più educati (sui rotocalchi li chiamano “gentiluomini”) dopo ringraziano e se ne vanno. Ci sono però anche banditi sadici, che costringono le vittime a elaborate acrobazie per consegnare loro i soldi, si inventano micraniose forme di pagamento, e non ringraziano. La Repubblica italiana appartiene a quest’ultima genia ma riesce anche a fare di peggio. Punisce chi ha commesso qualche errore nel consegnare la borsa, incrudelisce se la forma di pagamento non è stata rispettata alla lettera, e ritorna anche dieci anni dopo a infierire se, rovistando fra le carte, sospetta che il malcapitato non si sia fatto rapinare con le modalità prescritte.

 

In questi giorni alcune amministrazioni provinciali stanno graziosamente comunicando per lettera a tutti i cittadini che dal nuovo anno dovranno non solo fare revisionare la propria caldaia da una ditta specializzata e, soprattutto, autorizzata (non è una novità) ma anche pagare un “bollino verde” che attesti l’avvenuta ispezione. Chi non lo fa, rischia una “Sanzione per mancata manutenzione” che va da 516,46 Euro a 2.528,28 euro. Serve fare alcune considerazioni. La prima riguarda il motivo per cui la Repubblica debba mettere il naso nelle condizioni di pulizia delle nostre caldaie. Lo fa – sono certo che ci verrebbe risposto – per il nostro bene e la nostra sicurezza: prima
o poi verrà anche a controllare le condizioni dei forni e delle lavatrici, se pentole e posate siano state ripulite bene e se ci laviamo dietro le orecchie tutte le mattine. La seconda considerazione riguarda i numeri: sono anni che l’euro è entrato in vigore e la Repubblica continua a ragionare in lire e a tradurre gli importi.

L’ultima cosa riguarda il macchinoso ambaradan che viene messo in piedi: lavora l’installatore, lavora chi effettua la verifica tecnica, e lavorano (si fa per dire) anche gli ispettori provinciali e il personale che in un ufficio arioso registrerà bollini e sanzioni. E poi si dice che la Repubblica non si dia da fare per creare posti di lavoro!
Quella del “Bollino verde” non è la sola trovata degli ultimi anni. Il genio dell’italica burocrazia si è infatti di recente inventato anche il “Bollino blu”, quello che si deve fare tutti gli anni per evitare di morire avvelenati dall’ossido di carbonio sotto la galleria del Monte Bianco; ha creato un elegante giubbetto arancione che – purché regolarmente omologato – ci trasforma tutti in agenti della polizia stradale austriaca (anche senza Rex) ogni volta che scendiamo dalla macchina e ci evita i colpi di freddo; ancora per gli automobilisti, ha deciso che si debba viaggiare con i fari sempre accesi per aumentare il numero di insetti spiattellati sui fanali e con ciò diminuire la necessità di impiego di pesticidi nei campi; ha rivisto gli estimi catastali costringendo milioni di poveretti a estenuanti maratone aritmetiche che anche i più complicati test per il Q.I. evitano per l’eccessiva complicatezza. Queste e molte altre novità si aggiungono a prodezze più consolidate, come il bollo per l’auto, il canone televisivo, il casco sui motorini, le patenti obbligatorie forse anche per i monopattini, i condoni di ogni genere, le cartelle esattoriali pazze (del tipo “Mettiamo importi bassi, così – pur di levarsi dai piedi la scocciatura – tanti pagano senza protestare»), i bolli sul passaporto (una originalità
unica al mondo), gli autovelox dietro l’angolo per acchiappare i pirati dei 56 chilometri all’ora, i ticket, le scadenze che vanno e vengono, ma non ce ne sono mai due che coincidono, la fantasia nell’inventare modalità di estorsione (i conti correnti postali, le cifre da arrotondare al centesimo superiore, il modello F24, le ottocentesche marche da bollo con importi che non esistono, il Red, il Mav), le tasse, le sovrattasse, le addizionali, e tutti gli altri patriottici marchingegni.

Quando, tanti anni fa, la Lega ha cominciato la sua battaglia, alcune di queste diavolerie e sopraffazioni c’erano già ed era proprio sulla dichiarata avversione a tutto questo che ha costruito il suo consenso iniziale. Oggi tutti questi accidenti si sono moltiplicati e sono cresciuti. Allora c’erano solo gli italiani a sparare addosso, a scippare e a portar via le case popolari e i posti alla nostra gente: oggi si
sono aggiunte anche legioni di extracomunitari. Allora c’era una legge elettorale che garantiva rappresentatività anche alle minoranze: oggi collegi uninominali, secondi turni e sbarramenti impediscono l’organizzazione del dissenso popolare. Allora c’era – sia pur oppressa – ancora vitalità economica e produttiva: oggi l’euro, le norme comunitarie e la concorrenza straniera stanno uccidendo la nostra economia.

Allora la nostra gente aveva la voglia di ribellarsi: oggi sembra rassegnata. In un vecchio film il ventenne Marlon Brando faceva la parte di un Emiliano Zapata dall’aria poco credibilmente orientale. La storia iniziava con Zapata che veniva individuato dal dittatore di turno
per l’irruenza con cui sosteneva le proprie ragioni. Anni dopo Zapata si ritrova nella stessa situazione a parti invertite: lui è il capo che si sta comportando allo stesso modo con un giovane contestatore. Ha come un flash e ne resta sconvolto. La lezione è però tonificante e nel film, Zapata-Brando, che si era fatto irretire dalle blandizie e dai vantaggi del potere, pianta il palazzo e torna fuori a fare il capo dei
ribelli che combattono le ingiustizie e chiedono la libertà del popolo. La Lega è Zapata e il nostro popolo è
sempre più oppresso.

(da “Il Federalismo”, anno 2005, direttore responsabile Stefania Piazzo)

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