Video-inchiesta: ci sono migliaia di uffici vuoti a Milano

di ROBERTO SCHENA

Interi palazzi vuoti, interi grattacieli non utilizzati, migliaia di vani a uso commerciale lasciati vacanti da anni, vie deserte: così si presenta Milano in questo video di esplorazione urbana che pone più di una domanda. E’ un chiaro indizio di bolla immobiliare.

Le riprese sono state effettuate soprattutto nella zona sud-ovest della città, in zona Navigli-Lorenteggio-Bisceglie e presenta una situazione ancora parziale della desertificazione, in atto anche in altre aree della città. Prego chi dovesse visionare questo documento di segnalarle qui situazioni simili di sua conoscenza.

Questo processo di desertificazione delle aree commerciali è in atto da tempo e risale a un periodo antecedente la crisi mondiale iniziata nel 2008.

Si sono costruiti uffici e sono state rilasciate licenze edilizie “a rotta di collo” senza studiare il fabbisogno reale della metropoli. Rimane solo da chiedersi che senso abbia continua a costruirne ovunque: a Porta Nuova e in zona Fiera sono spuntati come funghi bellissimi grattacieli come se fossimo a Shanghai o a Canton. Nessuno sa se e come saranno riempiti e in quale quadro di sviluppo economico, tenendo conto dei molti vuoti in parte documentati da presente video.

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8 Comments

  1. Sandrone says:

    Metà delle palazzine uffici e dei capannoni nel bacino padano sono vuoti ed abbandonati.

    Eppure qualcuno costruisce ancora…

    Ormai è chiaro! Dietro ogni betoniera che gira c’è una coppola ed una lupara.

  2. pippogigi says:

    Il perché è chiaro: i comuni incassano gli oneri di urbanizzazione e altri oneri (tassa rifiuti, IMU) sugli immobili commerciali, quindi hanno tutto l’interesse che aree agricole fertilissime vengano trasformate in zone industriali o commerciali, non importa se vuote. Questi immobili appartengono poi in gran parte a banche ed assicurazioni, se un domani una società di revisione seria le obbligasse a metterle a bilancio al prezzo di mercato (e non quello storico) molte banche, tra carta straccia-titoli di stato ed immobili a valore dimezzato fallirebbero immediatamente.
    La cosa curiosa è quegli immobili rimangono sfitti, evidentemente a fronte di una scarsa richiesta a causa della crisi, i canoni d’affitto richiesti rimangono ante-crisi. Probabilmente l’unica funzione è quelli di essere a garanzia di prestiti bancari.
    Ma queste cose non accadono solo a Milano.
    A Savona, nella zona portuale, di fronte a dove partono le navi da crociera esiste l’orribile Torre Fuksas di proprietà degli Orsero, quelli della pubblicità della frutta. E’ una palazzina residenziale. Da anni, molti anni, se uno passa di sera vede 4/5 luce accese, praticamente gli unici appartamenti venduti ed abitati. Gli altri? Come fa una società costruttrice a non fallire con tutte le spese condominiali e le tasse degli appartamenti invenduti, con le spese sostenute e non rientrate con le vendite? Poi si scopre che nello scandalo dei soldi facili concessi dalla Carige, rientravano gli Orsero tra i beneficiari.

  3. marco preioni says:

    Rilevo con preoccupazione il fatto che un argomento importante come quello esposto da Roberto Schena sull’ eccesso di cementificazione della Padania abbia ricevuto fino ad ora solo 4 commenti. Ciò significa che i lettori della Indipendenza, che tanta attenzione prestano ai temi sociali della politica parlata, siano “padani con la coda di paglia” quando si tratta di ragionare sulle vere cause del degrado sociale a morale della Padania e della ormai impossibile sostenibilità di qualsiasi proposta secessiva dall’ Italia.
    La Lega Nord, che all’ esordio aveva attratto tutti i padani di “sangue e suolo”, dopo alcuni anni di confusione di temi sacri e profani, ha imboccato la deriva berlusconiana che vedeva solo il suolo (…nel senso materiale del terreno agricolo da urbanizzare).
    Temo che chi auspichi l’ indipendenza invocando il “padroni a casa nostra” abbia di mira solo la “casa” … nel senso materiale del proposito di cemetificare dappertutto dove si vuole, senza limiti … senza “burocrazia”.
    Forse andrebbe chiarito quale libertà si voglia per la Padania.
    Per me è Padania libera … dal cemento !
    Marco Preioni

  4. Albert Nextein says:

    Se i costruttori ed i proprietari di tali patrimoni immobiliari non hanno le spalle più che forti, falliranno.
    I costi e le tasse corrono.
    E nessuno può dire se e quando ci sarà sviluppo economico.

  5. Dan says:

    A questo video, molto interessante, mancano due cosette che potrebbero aiutare a capire meglio tante cose.

    1° – Dovrebbero mettere una cartina della zona interessata dalle riprese, segnare prima in verde i palazzi degli uffici e delle attività commerciali e poi ricolorare in rosso tutti quelli sfitti. Si avrebbe un effetto “varicella” molto di impatto.

    2° – Spiegare a dei profani perchè un palazzo di uffici vuoto difficilmente tornerà a riempirsi. Un solo affittuario finisce che deve pagarsi le spese di manutenzione di tutto l’eco mostro come spiegava uno speciale di qualche anno fa sulla speculazione edilizia in cina ?

  6. gigi says:

    UFFICI VUOTI?

    sono i capitali riciclati dalla mafia a milano,altrimenti chi potrebbe sopportare i costi di capitali presi a prestito dalle banche.
    Bisogna dire che questi capitali arrivati a Milano sono gli unici in questo momento ad effettuare investimenti e creare lavoro nei cantieri edili.
    Stimolano la domanda in tutte le industrie collegate al settore costruzioni,cemento,ferro,legno,latewrizi,vetro,pitture e vernici,macchineutensilie movimento terra,trasporti ecc.

    • L'incensurato says:

      Quindi sono dei benefattori.. Grillettamente rispondo che l’età della pietra non è finita per carenza di pietre.
      Traduco: se migliaia di imbianchini,muratori,colorifici non servono a niente forse è il caso di riconvertirli,cambiare mestè. Tanto più che sono attività che richiedono immigrazione dall’est Europa (quando va bene) o dal sud Latina (quando va male).

  7. Paolo says:

    milano, città da terzo mondo come qualità della vita. Molto meglio abitare in un paesino di montagna.

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