Via Dio e poi i santi dal calendario: Londra apre il varco all’Isis

di STEFANIA PIAZZOmanoscritto

Londra avrà anche vinto la battaglia per l’unità contro la Scozia, ma ha perso da 12 anni quella contro l’islam. Non gira voce, è un dato di fatto. Il politicamente corretto ha prepotentemente fatto strada nella capitale dell’attentato dell’11 marzo, oggi ancora sotto scacco per le minacce dell’Isis. La Gran Bretagna del terrorismo di seconda e terza generazione se ne fotte delle tradizioni antiche che, proprio grazie ai propri monaci evangelizzatori, diedero un imprimatur decisivo al calendario cristiano, al criterio della datazione prima e dopo Cristo. Già dal 2002, un anno dopo la lezione delle Torri Gemelle, alla faccia della storia, il “before Christ” (b.C.) è diventato “before Common era” (b.C.e.), mentre “anno Domini” (a.D.) è diventato “Common era” (C.e.). Così non si possono infastidire i mussulmani. E si è visto.

Chi ha avuto l’opportunità di studiare un po’ di paleografia, specialmente quella latina, sa che è indispensabile conoscere a menadito i sistemi di datazione nel corso dei secoli. Qualsiasi trattato, qualsiasi documento antico deve essere tradotto anche davanti alle sigle che rappresentano, a seconda dei tempi e delle culture, una datazione. E’ una disciplina chiave per ricostruire ciò che la storia ci tramanda. Per millenni lo studio della cronologia è un passaggio indispensabile per sapere dove ci troviamo, chi siamo. Oggi, il politicamente corretto, sdogana la trasparenza, ovvero il nulla, della parola. Come dare una mano di colore coprente e neutro ad un tavolo al quale si sono susseguite migliaia di generazioni a raccontare la propria identità, con un linguaggio comune condiviso (per i più curiosi è consigliato l’impareggiabile libercolo di Ettore Falconi, “Elementi di cronologia e cronografia”, per decriptare qualsiasi data e prendere coscienza di come la datazione rispecchiasse le origini europee).

Nell’VIII secolo fu Beda il Venerabile, dall’isola britannica, a tirare le fila delle regole della cronologia e a fissare il nostro tempo secondo le attuali scansioni, soprattutto per i nomi che fanno da cardine al calcolo delle stagioni umane, mai disgiunte da quelle spirituali.

Era condiviso da tutti che la nascita di Cristo rappresentasse uno degli eventi più rivoluzionari di tutti i tempi, e Beda non trovò ostacoli nell’uniformare i calcoli e a mettere tutti d’accordo. L’Europa era cristiana, ci si stava avvicinando al Mille, al secolo delle grandi cattedrali romaniche e gotiche.

Ma oggi le chiese ospitano le moschee, gli oratori pure, gli imam vengono accolti nei centri pastorali per fare ecumenismo tranne poi scoprire che la moschea di Cremona, una a caso, ospitava terroristi e l’imam pure.

Oggi si celebrano più festività laiche che cristiane. Si celebra lo Stato in tutte le sue opzioni: per l’unità, per la bandiera, per l’esercito, per la liberazione, per la vittoria del ’15-18, per la parata ai fori imperiali. Dopo l’editto di Costantino, non dimentichiamolo, furono soppresse le festività ritenute troppo pagane, quelle che idolatravano la Roma imperiale. Oggi sappiamo come è andata. E ora non ci resta che aspettare che anche il calendario subisca le trasformazioni del perbenismo culturale, che apre al neutro, all’essere eunuchi della storia. Al resto ci pensa l’Isis.

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