Tutte le ragioni per cui i lombardi preferiscono essere pecore

di GIACOMO CONSALEZ

Con le righe che seguono, vorrei rispondere all’ottimo articolo comparso su l’Indipendeza di ieri, a firma di Andrea Paganella. Vorrei darvi qui la mia modesta e personale prospettiva circa le ragioni per le quali la Lombardia (con le altre regioni padano-alpine) è l’unico territorio ad alta densità industriale e a tecnologia avanzata, invaso dalle truppe di occupazione di una satrapia terzomondista stracciona, e oggetto consenziente di rapina ed estorsione sistematica da parte di essa. E neppue la miseria a cui questa sottomissione ci sta portando è sufficiente a spingerci alla rivolta.

Sono un genetista. Conosco i meccanismi che regolano l’evoluzione delle specie. Le attitudini dei popoli vengono plasmate nei secoli da pressioni esercitate dall’ambiente. La nostra schiavitù inizia ben prima del XV secolo. Molto prima di allora la pianura padana era Italia annonaria, istituita dalla riforma di Costantino il Grande (324), cioè procacciatrice di cibo per i lussi sfrenati del basso impero romano, che muoveva i primi passi dai tempi di Diocleziano. Non so quale fu il “primum movens” della nostra acquiescenza verso i dominatori, forse l’individualismo, forse la mancanza di una tradizione scritta, ma credo di poter dire che una inveterata accettazione del sopruso seleziona alcuni “caratteri ereditari” che alla lunga conferiscono maggiore adattabilità all’ambiente nel corso di molte generazioni, soppiantando nel genoma di gran parte della popolazione altri caratteri più rischiosi e meno favorevoli per l’individuo nel suo tentativo di adattarsi ad un ambiente ostile e percepito come immodificabile.

Tra questi:
1- la “codardia”, il “servilismo”, che serve a stare bassi e non esporsi agli strali dei dominatori, di fronte ai quali ci si sente soli, privi del sostegno della propria comunità sparpagliata in mille fazioni contrapposte;
2- l'”individualismo”, che porta a coltivare interessi personali, seppur sacri, a discapito di interessi comunitari, mentre è solo la compattezza e il desiderio di giustizia di una comunità coesa, cementata da fratellanza e lealtà, a poter contrastare gli abusi di un potere calato da fuori e dall’alto;
3- l'”opportunismo”, che aiuta a cogliere le occasioni offerte dalla prosternazione verso i potenti, in barba a qualunque senso di giustizia, equità, merito. Nel “familismo” e nel “nepotismo”, il lombardo non ha nulla da invidiare al meridionale;
4- l'”ipocrisia”, che serve a mascherare la propria vile acquiescenza, spacciandola per entusiastico sostegno e devozione convinta verso i potenti;
5- Il “sospetto” verso i princìpi generali e verso chi se ne fa portatore. L’indifferenza sprezzante nei confronti degli intellettuali, e la devozione nei confronti dei capipopolo cialtroni, bifolchi e arroganti, non importa quanto questi siano pericolosi e forieri di immani disgrazie (si vedano in tal senso gli ometti di Predappio e di Arcore);
6- la tendenza a “sbarcare il lunario quotidiano” e la inerente avversione verso qualsiasi forma di “pensiero astratto”, incluso quello rivolto a modificare a proprio vantaggio i rapporti tra il potere dei cittadini e quello dei governanti; inclusa qualunque considerazione dell’impatto che il proprio operare avrà sull’ambiente circostante e sulla qualità di vita delle future generazioni (vedasi la distesa di cemento solcata da fiumi di schiuma tossica che si riversano nel “sacro Po”);
7- la “cupidigia”, che consente allo schiavo di addivenire al rango di “meteco”, ma non di uomo libero, e di scalare gradini di riconoscibilità sociale in un contesto in cui lo sfoggio della ricchezza materiale è la sola forma di riscatto e visibilità possibile;
8- la “tracotanza” di colui il quale, emerso con l’intrigo e la sottomissione, disprezza chi non è stato capace di fare altrettanto ed ha continuato a vivere solo del proprio onesto lavoro;
9- la “fedeltà di scuderia” che spinge a schierarsi ideologicamente o partiticamente per farsi forti del sostegno del gruppo precostituito, dell’obbligazione politica Migliana, anziché discutere spassionatamente, lucidamente e “contrattualmente” dei singoli problemi e delle singole questioni emergenti. Fedeli al capo, al partito, a dispetto dei santi. A dispetto dei tradimenti, delle cialtronerie, delle menzogne, delle malversazioni e delle porcherie più sonanti. E con dovizia di giustificazioni morali.

Questi sono i tratti che io leggo nei miei corregionari lombardi, e che vivo sulla mia pelle da che sono nato e cresciuto qui da genitori autoctoni. La domanda che personalmente mi pongo è quanta “plasticità” vi sia sul piano evoluzionistico per correggere queste bassezze e queste debolezze. In che misura i cittadini lombardi, cimentandosi con sé stessi e con lo spettro di un avvenire di secoli bui, possano volersi riscattare dalla propria atavica, millenaria condizione, trovando coraggio e volontà di reagire.

Per me, indipendentista, uno sprone forte in questa direzione viene dal fatto che dal giorno infausto in cui abbiamo steso tappeti rossi alle armate piemontesi, abbiamo delegato in bianco il nostro destino a modelli sociali nettamente peggiori dei nostri, cosa che non era necessariamente vera ai tempi della dominazione asburgica. Mentre la nostra acquiescenza verso i tiranni è impareggiabile in negativo, la nostra capacità di gestire la cosa pubblica con sensatezza e attenzione ai bisogni della gente è di gran lunga superiore a quella di altre realtà peninsulari, benché la spregevole classe dirigente lombarda degli ultimi 30 anni non ne stia certo dando prova.

Su questo occorre far leva per costruire un sogno di libertà. Le pecore non fanno la rivolta fiscale. I popoli che si riscattano sì, e fanno anche molto di più per perseguire la felicità e il benessere proprio e dei propri figli. È triste dirlo, ma la strada è lunga e la meta la raggiungeranno forse i nostri nipoti, certamente non noi. Ma qualunque scorciatoia porta agli elmi cornuti e ai figli d’arte albanesi.

Occorre pazienza, impegno e fede nei nostri ovini preferiti. Oppure facciamo le valigie, perché potrebbe anche non valerne la pena. Dopo tutto la Lombardia di oggi, con la gente che la popola, è solo un lembo di terra che ci evita di tenere i piedi a mollo nell’Adriatico. Ci sono altri lembi di terra dove cercare un po’ di serenità, pur con tutti i rimpianti.

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44 Comments

  1. lancillotto says:

    L’ultimo capoverso è duro come la disamina che conclude, ma è anche un pungolo per iniziare un percorso nuovo. Il Padano vero è sempre propositivo, anche nella descrizione della catastrofe più nera.

    La conclusione è logica e può far male, ma è vera verità. Fa ancora più male, ed è da stupidi masochisti, rimanere per tutta la vita in un luogo perduto e in decomposizione, che ti castra e ti inibisce fisicamente e psicologicamente, anche se quella fosse la tua terra. Non c’è motivo per rimanere in un luogo che ti uccide lentamente.
    O si combatte, o si cerca la felicità altrove. Non c’è la terza via per l’uomo libero. La terza via è l’infelicità, la prosternazione, la vergogna dell’ovile e delle bastonate quotidiane del pastore.
    Meglio la morte.

    Nel contesto complessivo, non mi trovo molto d’accordo sul punto 6, che a mio modo di vedere non è un difetto di programmazione peculiare dei popoli padani, (più di altri vicini forse) ma è più una conseguenza dell’ammollo coattivo nel brodo composto da tutti gli altri.

    • Giacomo says:

      grazie del commento. Io temo invece che il punto 6 sia PARTICOLARMENTE MARCATO nei lombardi, sia per l’indifferenza allo sfascio ambientale che per l’ostilità al pensiero astratto.

      Concordo con te: o si combatte o si tolgono le tende. Lamentarsi è poco decoroso.

      • Grazie Giacomo condivido tutto ciò che hai scritto.
        Ad ogni punto dell’articolo ho potuto identificare almeno due o tre persone lombarde che conosco.
        È questa la realtà che dobbiamo ribaltare, lottare ci renderà almeno più liberi dentro.

  2. Gian says:

    no, andarsene mai, non è un’ipotesi neppure da prendere in considerazione, questa è la nostra terra. l’abbiamo costruita palmo a palmo e ci sono sepolti i nostri antenati, nel mio caso anche mio padre e mio fratello.
    io resto qui e sono consapevole che la svizzera è a un tiro di schioppo e che i lombardi e i padani come me spesso sono dei bigoli. Ma non tutti sono così, personalmente ho il sangue che bolle nelle vene e la voglia di combattere fino all’ultimo è il mio pane. come vedi tanti lombardi sono così, ma non tutti e neppure tu sei una pecora senò non avresti scritto questo pezzo… ci serve solo una elite di gente in gamba che traini il resto, le pecore, che essendo pecore prima o poi seguiranno!!!! per questo è fondamentale che non litighiamo tra noi.

  3. giuseppe S says:

    Tutto questo vale pure per la Romagna.
    Mi chiedo, dove è finito il “buon sangue romagnolo?.
    Gli antichi dicevano che ognuno è il risultato delle sue azioni, questo vale anche per i popoli, cioè si raccoglie quello che si “semina”.
    Unica speranza, che la “crisi” faccia aprire gli occhi a qualcuno.
    C’è un proverbio che dice, non tutto il male viene per nuocere. Speriamo.

    • liugi says:

      I Romagnoli, quando si chiamavano ancora Senoni, erano riusciti persino a saccheggiare Roma e per poco non l’hanno distrutta. Nonostante cinquecento anni di dominazione papale non si sono mai italianizzati linguisticamente, rimanendo ben distanti da laziali, umbri e marchigiani. Tutt’oggi in Romagna c’è un senso di identità molto forte. Peccato che si esprima più nel vino rosso e nelle barzellette con l’accento simpatico piuttosto che in progetti autonomisti.

  4. Francesco says:

    articolo MAGISTRALE. Mi sono ritrovato nelle idee espresse e vissute sulla mia pelle per 35 anni, fino al viaggio solo andata in Brasile. Non ho fiducia in cambiamenti a breve termine.

  5. Castagno12 says:

    Una nota per la gente che “pensa con terrore che se l’Italia dovesse andare a pezzi, non avrebbe più la pensione”

    Ceki e slovacchi si sono civilmente separati, Giovanni Paolo II ha benedetto la loro scelta, i due nuovi Stati non sono andati a pezzi, anzi !
    Attualmente (e già da tempo) l’italia “unita” è veramente a pezzi, il tutto senza la Secessione.

    Con questa, al Nord le pensioni continuerebbero ad essere pagate perchè i soldi non sono di Roma, ma arrivano a Roma quasi tutti da qui.
    In quanto al Sud, per decenni ha ricevuto, dal Nord, vagonate di soldi: sono finiti sciolti nell’acido ?
    Il Sud è produttivo, ha tante attività e molte di queste hanno utili milionari (in euro), una ricchezza per tutti se “si iscrivono alla Camera di Commercio” !
    Perchè al Sud dovrebbero temere di non ricevere la pensione ?

    Riguardo al Federalismo, è impensabile una realizzazione avente per contraenti Nord e Sud.
    Sarbbe già una impresa realizzarlo e mantenerlo fra Piemonte, Lombardia, Veneto, Liguria ed Emilia-Romagna. La Toscana si vuole fare il Granducato.

    Comunque, stiamo qui a disquisire, a scrivere, a leggere, ma in quanto a fatti concreti e ad una doverosa ribellione, NEBBIA !
    I tremebondi, i mollicci hanno paura di tutto, ma del botto finale NO !
    I gestori del Governo Mondiale possono procedere tranquilli.

    .

  6. Leonardo says:

    Io, anzichè individualismo avrei detto “particularismo”, di matrice guicciardiniana. Ma tant’è…

  7. Castagno12 says:

    All’ottima analisi di Giacomo Consalez, aggiungo altre cause che hanno portato i residenti in Lombardia a perdere l’istinto di autodifesa e quello di sopravvivenza.

    1) Quando ad una popolazione si aggiunge un numero limitato di soggetti di altra provenienza, è possibile la loro integrazione (parlo di soggetti italiani).
    Se il numero di questi è eccessivo, la popolazione ricevente si dissolve e la mescolanza eterogenea toglie compattezza e determinazione per gli interessi comuni.

    2) La “centralina” (cioè il cervello) dei più ha ridotto la sua efficienza a causa dell’azione sinergica di:
    – alimentazione scorretta
    – prodotti OGM (tollerano generosi trattamenti chimici)
    – eccessiva presenza di bromo negli alimenti: cementifica il grasso presente nel corpo ed ostacola l’invio delle sostanze nutritive …..là dove devono andare.
    Lo vedete, si o no, il continuo aumento di chiappe voluminose il cui grasso non può essere sciolto ?
    – inquinamento elettromagnetico (cellulari, cordless, ecc.)
    – Scie Chimiche (aerosol tossici).
    – e la lista potrebbe continuare.

    3) Circa un anno fa, avevo preparato e distribuito due scritti dal titolo “Fluoro 1” e “Fluoro 2” (indicando le fonti delle informazioni)

    Dal primo, ricopio:
    “…Soprattutto bisogna stare in guardia contro l’intossicazione da fluoruro di sodio che è particolarmente insidiosa. Questo TOSSICO DEL CERVELLO lo troviamo nell’acqua potabile fluorurata o anche nel trattamento, a base di fluoro, cui il dentista sottopone i nostri denti.
    Già dagli anni ’30 scienziati di chiara fama hanno ammesso che i fluoruro di sodio danneggia una determinata area del cervello.
    Si tratta dell’area dove hanno sede la nostra volontà e la nostra autonomia. Il fluoruro di sodio intacca la nostra volontà e, alla lunga, la paralizza. L’uomo fluorurato perde così la sua volontà di resistere al dominio e al controllo dall’esterno, in definitiva la propria libertà, perchè non è più in grado di difendersi. Questo fenomeno si verifica non solo nella vita privata, ma tocca, ovviamente, anche AUTORITA’, STATO, ecc. ….
    A nostro parere andrebbe proibita ogni fluorizzazione dell’acqua potabile e dei dentifrici, così come la distribuzione di pasticche al fluoro NEI GIARDINI D’INFANZIA ….. “.

    Le varie cause che danneggiano il cervello, spiegano ma non giustificano la rassegnazione e l’indolenza (il fatalismo rinunciatario).
    Un uomo, aggredito e danneggiato, reagisce per tempo alle prime avvisaglie, NON SI ADEGUA !
    Invece i residenti in Lombardia, come quelli di altre Regioni produttive, hanno fatto di tutto per non farsi rispettare dai loro dipendenti, I POLITICI, che hanno approfittato alla grande: ci hanno anche refilato il PROGETTO MONDIALISTA.
    E la Lombardia tollera tutto: CHE “BELLA” POPOLAZIONE !

  8. Mauro Cella says:

    Per come la vedo io i problemi sono solo due.

    Il primo è la paura. Di questo Stato c’è veramente da averne. Da Equitalia fino ai burocrati del Comune, ogni branca dello Stato può letteralmente ridurvi in rovina senza troppo sforzo. Certo, se siete onesti la Giustizia vi darà ragione (coi suoi tempi) ed uscirete dal tribunale vittoriosi e a testa alta… ma in mutande. Avete provato anche solo a fare mandare una diffida da un avvocato? Avete provato a vedere le parcelle non dico di un principe del foro ma di un avvocato appena appena in gamba? Faceva bene Papa Pio VII a ricordare ai suoi sudditi che la giustizia non è di questo mondo ma dell’Altro…

    Il secondo è invece la quantità di Lombardi che mangiano il pane dello Stato. Parliamoci chiaro: nessun conquistatore ed invasore ha mai potuto mantenere a lungo il dominio su una data area senza la collaborazione di almeno una parte della popolazione locale. Dall’impero romano in Gallia fino agli USA in Afghanistan, passando per l’impero carolingio nella Lombardia storica e l’impero britannico in India… tutti hanno potuto contare su capi locali disposti a sottomettersi in cambio di un buon tornaconto personale e su fette della popolazione pronte a supportarli per un piatto di minestra e una pagnotta.
    In Lombardia è così, che ci piaccia o no. Quante imprese, grandi o piccole, vivono sui contributi ed i regolamenti che emanano da Roma? Quanta gente pensa con terrore che se l’Italia dovesse andare a pezzi non avrebbe più la pensione? Quanti caperonzoli pensano che in caso di secessione la loro poltroncina sicura sparirebbe? Quanti dipendenti pubblici (lombardi) pensano che se le cose cambiassero dovrebbero veramente mettersi al servizio della comunità per giustificare la propria esistenza? Senza di loro il sistema Roma non avrebbe la presa che ha su di noi. Saremmo solo dei sudditti oppressi e i sudditti oppressi prima o poi, per impauriti e “codardi” che siano, si ribellano.

    A mò di postilla aggiungo una cosetta che Consalez ha trascurato, non a torto, ovvero sia il sintetico “sentimento patriotico” o, come dice Gilberto Oneto “il fare fare gli Italiani”. Quanto sia profondo il sentimento patriotico lo abbiamo nei giorni passati durante i campionati europei di calcio: mi è stato riferito che, nel momento in cui i tifosi “patriotici” hanno capito che di possibilità di vittoria la loro squadra ne aveva poche, hanno iniziato a tornare a casa. Questa è la profondità dell’amor di patria che da Scalfàro in poi hanno tentato di farci credere fosse la strada del futuro.

  9. Albert1 says:

    Analisi che si può tranquillamente estendere al Piemonte. Qui, poi, vi sono vere e proprie forme di schizofrenia: molti corregionali si lamentano tutto il giorno dello stivale, ma se uno propone qualcosa di vagamente indipendentista ecco che parte il disco rotto della stantia retorica made in Napolitano!

  10. sandro Migotto says:

    l’analisi che Lei ha fatto, pur con qualche piccola differenza derivante dalle diverse storie, e’ adattabile tranquillamente al Veneto. Adirittura nel Veneto, dove forte e’ il sentimento di appartenenza e forti sono le idee indipendentiste, quando questo Stato ladro ordina, il Veneto a testa bassa bestemmia e paga, vedi le battaglie fatte per il canone Rai, l’IMU etc. E’ triste da dire, ma sto scoprendo un Veneto senza palle.

    Non nego che da tempo mi sto organizzando per andare a vivere all’estero. come tanti do’ tempo e quel che posso alla causa. Ma non sara’ ancora per molto. E non avro’ alcun rimpianto.

  11. LUCANO says:

    L’approccio “genetista” al problema ha un sapore vagamente mengheliano.
    Piuttosto l’autore domentica che dall’iluminismo in poi, tutto cio’ che c’è stato e c’è di politico in Italia è nato a Milano ed a visto come protagonisti indiscussi, dei poltici milanesi (altro che pecore!)

    • Giacomo Consalez says:

      Mengheliano è un termine molto caro a coloro che non sanno nulla di genetica né tantomento di evoluzione. In questo caso poi rivela che lei non ha capito nulla di quanto scrivo. Le rimando il suo apprezzamento stile boomerang.

      Da anni sostengo che i lombardi vengono penalizzati dalla propria classe dirigente, che annovera alcuni tra i personaggi più discutibili e meno rappresentativi della cittadinanza che li elegge. Noi purtroppo soffriamo di una perniciosa fascinazione per gli avanzi di galera e per gli scemi di casa, purché guasconi e spregiudicati, e regolarmente li eleggiamo perché perseguano il proprio potere personale difendendo interessi diversi e distanti dai nostri. E perché ci imbarazzino con la loro condotta. Dalla Lucania questo forse non traspare, ma c’è una distanza abissale tra noi e i nostri rappresentanti. Comunque commenti come il suo potrebbero aiutarci a trovare maggiore unità contro chi ci è ostile a priori, e avversa la nostra libertà come la peste, dunque avanti così!

      • LUCANO says:

        Premesso che non sono ostile, nè avverso la libertà di chicchesia, nè a priori e nè a posteriori, Le faccio dei nomi: Turati; Marcora, Martinazzoli….avanzi di galera?? scemi di casa???

        • Giacomo Consalez says:

          • Turati, un inchino all’unico socialista che avversò senza tentennamenti l’unificazione dell’italia.

          • Martinazzoli? on spauresg, come l’avrebbe definito il nostro unico grande politico della storia moderna, Carlo Cattaneo.

          • Marcora Giuseppe o Giovanni? Radicale o democristiano?

  12. Dan says:

    Il problema molto semplicemente consiste nel fatto che la gente non scatta fino a quando non viene toccata nel personale.
    Stamattina sulla Stampa c’è un trafiletto dove, i vacanzieri liguri hanno scatenato una mezza rivolta perchè è scattato uno sciopero senza preavviso che ha fatto sparire le carrozze per tornare in città, lasciandone pochissime, colme come un bus indiano.
    E’ toccato a loro allora si sono scatenati ma se fosse toccato ad altri, pazienza.
    Prendiamo anche il caso di quel bombarolo a Brindisi: tutti gli danno addosso perchè ha fatto saltare quelle ragazze ma nessuno ha provato a mettersi nei suoi panni ed a provare a capire cosa avrebbe fatto se si fosse trovato cornuto e mazziato da tutti, dai clienti che lo truffavano per milioni, alla “giustizia” che si diverte a fare l’esatto opposto del suo scopo originale.

    E’ per questo, prendendo a modello il chiagne e fotti al contrario dell’imu, che mi auguro di cuore che monti raddoppi o addirittura triplichi le aliquote della prossima rata.Voglio vedere scattare i pignoramenti, voglio vedere la gente finire in mezzo ad una strada. Loro, non il vicino.
    Voglio vederli provare personalmente gli effetti del loro lassismo, così saranno finalmente costretti a scoppiare

    • Marty says:

      Vero, lasciando perdere il bombarolo per il resto sarebbe meritato finire in strada a rovistare nei bidoni dei banchieri e dei politici.
      Ma molti sono così ignoranti che anche in quella situazione se gli lanciassero una bandierina triculore si metterebbero a sventolarla non capendo la relazione tra quella e la loro situazione.

  13. Pope says:

    perchè limitare le responsabilità ai 2 ometti citati ? forse che un Mortadella che ci ha svenduti all’EU può restare sulla Torre ? e chi ci ha messo in mano a un governo non eletto da nessuno ? e chi firma patti scellerati come quello di Marrakesh o di Lisbona ? dimentichiamo le cessioni di sovranità che negli anni abbiamo subito a nostra insaputa e senza il nostro consenso ? si, lo so, ne convengo, siamo delle pecore, le pecore non fanno la rivolta fiscale né si scelgono il pastore e tantomeno il cane, alcune però si trasformano talvolta in lupi e io sono impaziente

    • Giacomo Consalez says:

      Pope, Prodi non è lombardo, dunque non l’ho citato, ma è in fondo alle mi classifiche di gradimento. Non ho citato neppure Penati, per questioni di basso cabotaggio. E molti altri da entrambe le sponde senza distinzioni.

  14. Daniele Roscia says:

    Apprendo e leggo che Giacomo Consalez si dichiara indipendentista, sarebbe opportuno che lo stesso declinasse la suo posizione nei dettagli, ed in particolar modo la sua proposta per la Lombardia.

      • Giacomo Consalez says:

        Ripeto ad nauseam che parlo di federalismo in quanto ordinamento della società che vogliamo costruire FUORI dall’italia, non attaccati all’italia.

        • Salvo says:

          L’italia che si vuole separare dall’Italia…

          L’Italia è proprio Roma e il Nord, vale a dire le aree privilegiate dallo Stato.

          • X says:

            Il Nord area privilegiata dallo Stato? Sì, ha il privilegio di farsi derubare!

            • Salvo says:

              Poverini, sono morti di fame…mah!

              • liugi says:

                In una cosa voi meridionali avete ragione: fare l’imprenditore (onesto) al Sud deve essere peggio di farlo nelle regioni settentrionali. Per questo stimo enormemente quei pochissimi imprenditori meridionali che ho la fortuna di conoscere.

          • Unione Cisalpina says:

            Salvo… non c’è nulla “d’akkuistare” ma solo da vendere … sei impegnato a trattenerle kon tutte le tue forze eh … ma non x amore … sai ke se ce ne andiamo, kome speriamo presto akkada, x voi saranno mazzi duri ! 😀

            dovrete lavorare veramente kuesto è il vostro dramma … basta imbrogli, kuestue e piengerie … lavorare…

          • Heinrich says:

            “L’italia che si vuole separare dall’Italia…
            L’Italia è proprio Roma e il Nord, vale a dire le aree privilegiate dallo Stato.”

            Veramente se c’è qualcuno che sta vivendo di parassitismo di Stato, almeno negli ultimi 50 anni, è proprio il centro-sud.

            E non tiriamo fuori la solita manfrina del “Sud derubato” (dai Piemontesi, n.d.r.), perché dopo aver rubato e devastato tantissimo (nessuno lo nega) il Sud, è altrettanto vero che dal secondo dopoguerra sono stati versati innumerevoli miliardi a fondo perduto nella “cassa del mezzogiorno”, che se fossero stati investiti avrebbero ripagato 100 volte i danni causati dall’invasione sabauda.

            Voi, ed i vostri politici, invece, ve li siete sperperati…quindi finiamola con questo ipocrita pianto isterico sul sud derubato, perché sono almeno 50 anni che dal nord vi arrivano ogni anno miliardi su miliardi “aggratis” che di fatto spariscono non si sa dove e voi continuate sempre a piangere miseria.

            Noi non abbiamo nessuna “cassa per il nord” ed a noi nessuno regala miliardi, però secondo voi noi siamo “ricchi per grazia di dio” ed “obbligati” a mantenervi…mo basta, la pacchia DEVE finire.

            • Salvo says:

              Coraggio, sei sulla buona strada!(vedi il Sud derubato dopo l’unità d’italia).

              Ti manca un tassello:vedi, la Cassa del Mezzogiorno corrispondeva max all’1% del PIL(quindi non era chissà cosa)…una CASSA STRAORDINARIA che serviva a costruire cose ORDINARIE(anche opere di urbanizzazione), cose che al Nord erano già belle è fatte (coi soldi di tutti,ovviamente).

              Al di là del magna magna, che è veramente una delle cose che ci accomuna un po’ tutti…vada a vedere cosa è stato fatto in Germania dopo l’unificazione, e faccia un confronto.

              In realtà è il Sud che mantiene il Nord:il residuo fiscale è solo una minima parte di quanto il Nord ciuccia dal Sud.

              • Ugo says:

                Guarda che queste tue “obiezioni” su questo sito sono state già abbondantemente superate. Sei rimasto indietro. Noi siamo parecchio avanti e pensiamo di riappropriarci del nostro destino di popolo “europeo”, culturalmente e mentalmente.
                Voi Sud restate lì a fare quelli che “si mantengono benissimo da soli”.
                Noi guardiamo a un mondo dove se hai un problema c’é sempre qualcuno preparato a risolvertelo, non in un mondo di m…a dove se hai un problema ti devi arrangiare e pagare sempre.

              • oppio 49 says:

                ma te a lavorare invece di rompere i coglioni, non ci vai mai? ma chi ti vuole piattola ambulante. falla tu la secessione, ti aiutiamo anche a pagare i debiti che avete fatto negli ultimi 50 anni. MA ‘NDI FORA DA LE BALE. sarete ricchi, senza nessuno che vi sfrutta e costruirete una magnifica società mafiosa visto che è uno dei pochi articoli che producete ed esportate. andate, la festa è finita.
                одат, партијата е над

              • NicoBS says:

                Leggere Salvo è spettacolare. Il residuo fiscale del sud AHAHAHAHAH un po’ come dire il profumo della merda.

        • Heinrich says:

          una Lombardia Stato federale sul modello svizzero quindi…il migliore dei mondi possibili.

  15. Domenico Galluzzo says:

    L’analisi è perfetta. E l’ultimo paragrafo ne è la conclusione logica. Non vale più la pena di darsi da fare per questa gente. Lo stato di abulia in cui si sono lasciati cacciare è irreversibile. Fuori di qui, ma via dall’europa, l’aria è sicuramente migliore, quanto meno non è ammorbata da monti, napolitani e compagnia cantante

    • Io credo che in fondo gli uomini non siano molto diversi fra loro e che quello che Giacomo ha scritto sui lombardi sia valido per gli abitanti di tutte le regioni italiane. Oltre ai vantaggi economici e politici che il federalismo indubbiamente offre, a me uno sta a cuore in modo particolare: il fatto che la sua natura CONTRATTUALE stimoli, anzi COSTRINGA, gli individui, siano essi del nord o del sud, a esercitate, a usare la COSCIENZA per superare le differenze che li separano e stabilire accordi RECIPROCAMENTE vantaggiosi per i contraenti. La legge federale, infatti, è sempre ed unicamente un CONTRATTO di natura politica fra CITTADINI SOVRANI E INDIPENDENTI. Solo all’interno di questa logica, come federalista, posso considerare l’indipendenza. Rivendicarla senza avere ben chiaro l’imperativo categorico CONTRATTUALE del federalismo, per me non è né moralmente, né culturalmente accettabile, perché non porterebbe ad altro risultato che ripristinare l’esistente in tempi più o meno lunghi. Ma quanti conoscono la natura CONTRATTUALE del federalismo oltre a Giacomo? Sarei proprio curioso di scoprirlo.

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