VIA AL VERTICE UE PER VOTARE IL “FISCAL COMPACT”

di CARLO CAGLIANI

Al via il vertice dell’Unione europea con un’agenda leggera, come ha detto il presidente della Commissione Ue Josè Barroso. I leader che oggi e domani si riuniranno a Bruxelles parleranno perlopiù di crescita e si dedicheranno alla firma del “fiscal compact”, il nuovo accorso che dovrebbe serrare i ranghi dei bilanci dei paesi dell’Ue.

Del fondo salva-Stati Esm silenzio, in modo da dare alla Germania, ancora contraria, qualche altra settimana di riflessione. La Grecia è invece lasciata all’Eurogruppo dei ministri delle finanze che si riunisce poco prima del summit per fare il punto sugli aiuti con Atene. Senza il secondo pacchetto di aiuti ci sarebbe stato un impatto brutale su Atene con effetti di contagio diretti anche per la Spagna e per l’Italia. Così almeno la pensa Mario Monti. Il secondo pacchetto è soggetto però a verifiche continue: oggi la prima, con l’Eurogruppo che deve valutare l’impegno di Atene sulle riforme che la Ue le ha chiesto e la reazione dei privati all’accordo di swap dei titoli. La seconda, prima di metà marzo, per poter finalmente sbloccare la prima tranche di aiuti il 20 marzo prossimo.

Silenzio, dicevamo, sul fondo “salva-stati”. La Germania non è pronta per discuterne, la Merkel preferisce continuare a sondare il suo elettorato, assai sensibile ai continui salvataggi a cui è chiamata la Germania. Discussione cancellata dunque. Monti, Junker e Barroso sperano che entro marzo la cancelliera tedesca sciolga la riserva.

Infine, i leader Ue si concentreranno sulle misure per lo sviluppo, partendo anche dalle proposte contenute nella lettera che 13 Paesi, tra cui l’Italia, hanno inviato a Bruxelles la scorsa settimana. Completamento del mercato unico e rilancio dell’occupazione i capitoli che certamente articoleranno le conclusioni del summit. venerdì è prevista la firma del ‘patto di bilanciò, appesantita dalla decisione dell’Irlanda di tenere un referendum prima della ratifica, con il rischio che venga bocciato come avvenne per il Trattato di Lisbona. Dal fiscal compact sono fuori solo Gran Bretagna e Repubblica Ceca. E in Irlanda, c’è chi ha proposto un referendum per decidere se aderire o meno.

Nonostante Monti insista sulla bontà dei conti italiani (oggi ha addirittura sostenuto che lo spread tra btp e bund non crescerà più), qualche dubbio è lecito, considerato che la recessione è solo iniziata. Per certo, però, sappiamo che la Spagna ha già rimesso mano al portafoglio: “Il più difficile deve ancora venire”, aveva avvertito a fine dicembre Mariano Rajoy, annunciando una fulminea prima manovra da 15 miliardi. Ieri, inoltre, è stato reso noto il pesante sforamento del deficit 2011 ereditato dal suo predecessore Josè Luis Zapatero, all’8,51% invece del 6% promesso alla Ue. La situazione del Paese è “quantomeno difficile”, ha ammesso il primo ministro spagnolo, nel primo intervento dopo la pubblicazione dei dati 2011. Per rispettare gli impegni presi dal suo predecessore con l’Ue la Spagna dovrebbe scendere al 4,4% a fine anno, il che significa una manovra complessiva da circa 45 miliardi, pari al 4% del Pil.  Si farà? Rajoy è stato evasivo: “Faremo uno sforzo di riduzione del deficit per tutto quello che possiamo”. Cavare sangue dalle rape sarà dura e l’incubo greco aleggia su tutto il Mediterraneo.

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2 Comments

  1. Andrea says:

    Il fiscal compact è la nostra fine. Speriamo che gli amici Irlandesi ci salvino cassandolo, visto che a noi non solo è impedito di votarlo, ma addirittura di sapere che esiste!

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