Vertice UE – America Latina: sì all’alleanza ma coi piedi di piombo

di ALEXIS ARGUELLO

Conclusione sottotono per il vertice di Unione Europea e Comunita’ degli Stati dell’America Latina e i Caraibi (Celac) chiusosi oggi con una dichiarazione comune a favore del libero scambio e contro il protezionismo ma con visibili differenze d’approccio che probabilmente si espliciteranno nel vertice della sola Celac, che si aprira’ immediatamente dopo. Riflettendo lo spirito della dichiarazione finale, approvata all’unanimita’, il presidente cileno Sebastian Pinera ha sottolineato che ”abbiamo deciso di creare una vera alleanza per promuove la crescita, creare piu’ e migliori posti di lavoro e migliorare le qualita’ di vita dei nostri popoli”. Gli ha fatto eco il presidente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, che ha segnalato che ”il futuro appartiene alla cooperazione e all’integrazione biregionale” perché ”le nostre due regioni sono del tutto consapevoli della loro interdipendenza” per lavorare a favore di maggiori investimenti, sviluppo sostenibile, giustizia sociale e rispetto dei diritti umani.

Dietro questa facciata di unanimita’, pero’, si sono registrate chiare divergenze su questioni di primo piano, come la garanzia di sicurezza giuridica degli investimenti o lo spinoso problema delle negoziazioni per un trattato di libero scambio fra l’Ue e il Mercosur. Il Venezuela e’ riuscito a eliminare una frase del documento finale, attenuando la richiesta della sicurezza giuridica con una menzione alla sovranita’ nazionale dei singoli paesi, il che e’ stato salutato come ”una vittoria anticolonialista” dal presidente boliviano, Evo Morales. Lo stesso Morales ha criticato il fatto che il vertice si sia svolto con riunioni a porte chiuse -”come se ci fosse qualcosa da nascondere ai nostri popoli”- e ha stigmatizzato la cosiddetta ”economia verde”, sostenendo che non e’ altro che una nuova forma di colonialismo che nasconde ”la mercantilizzazione delle nostre risorse”.

In quanto all’accordo Ue-Mercsur, la presidente Cristina Fernandez de Kirchner ha avvertito che ”la trattativa con l’Ue non puo’ svolgersi in base ai parametri fissati del 2004” perche’ ”ci sono paesi con uno sviluppo industriale emergente, e dall’altra parte lo sviluppo consolidato dell’Ue, e bisogna tenere conto di queste asimmetrie”, rimandando la discussione all’ultimo trimestre del 2013. La presidente brasiliana, Dilma Rousseff, e’ dovuta partire anticipatamente dopo la strage nella discoteca di Santa Maria, mentre il presidente venezuelano, Hugo Chavez, dal suo letto di malato all’Avana avrebbe inviato una ”lettera scritta in inchiostro rosso” al vertice di Santiago, attraverso il suo vice, Nicolas Maduro. Il condizionale è d’obbligo, dato che sulle reali condizioni del caudillo esistono solo informazioni da fonti ufficiali, dettate di volta in volta dai gerarchi vicini al presidente.

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