Verso dove? Verso Monti? Basta con lo scialbo regionalismo

di STEFANO BRUNO GALLI

Due anni fa, nel 2010, nasceva l’associazione «Verso Nord». L’iniziativa era promossa dall’ex sindaco di Venezia Massimo Cacciari, dal costituzionalista dell’università di Padova Mario Bertolissi, dal segretario della Cgia di Mestre Giuseppe Bortolussi, dal senatore – ex Pd – Maurizio Fistarol, dall’ex portavoce del presidente veneto Galan Franco Miracco, dall’ex capogruppo leghista alla Camera Alessandro Cè, solo per fare qualche nome. L’associazione si coagulava attorno a un Manifesto, articolato in dieci punti, in cui si illustrava la «nuova offerta politica» per il Nord. L’agenda delle priorità prevedeva: Stato minimo, riforma federale e riforma del welfare. «Lo Stato – era scritto nel Manifesto – potrà garantire una protezione sociale adeguata soltanto se sarà capace di sradicare ogni spreco nelle pubbliche amministrazioni centrali e periferiche, riformando radicalmente in senso federalista tutto l’apparato pubblico».

Il Manifesto sottolineava la necessità di garantire la sicurezza e l’incolumità dei cittadini e di combattere ogni forma di illegalità. Prevedeva anche una riforma della giustizia, soprattutto civile, e fiscale per garantire equità. «Il ripianamento del deficit dello Stato deve essere finanziato con i risparmi di spesa e con le maggiori entrate derivanti dalla crescita economica. La lotta all’evasione deve invece essere utilizzata esclusivamente per abbassare le imposte a chi già le paga». I fondatori di «Verso Nord» si dichiaravano amici di chi fa impresa e ne rilevavano il valore sociale. Auspicavano «un piano di sostegno selettivo alle imprese, soprattutto a quelle più piccole, che investono in ricerca ed innovazione, che si aggregano per aumentare la loro competitività, che affrontano con coraggio le sfide dei mercati internazionali». Individuavano nella concorrenza e nel merito dei valori imprescindibili e sostenevano la necessità di abbattere i muri del privilegio e della precarietà per i giovani che entrano nel mondo del lavoro. E si schieravano a favore di un’immigrazione nell’ambito della legalità.

Scrivevano che il federalismo si configura come la forma istituzionale che consente maggiormente di coniugare, in modo efficiente e giusto, il principio della responsabilità e quello della sussidiarietà. E servirebbe al Sud per andare oltre la cultura dell’assistenzialismo. Ma anche al Nord per realizzare una rete infrastrutturale finalizzata allo sviluppo e alla crescita del sistema economico e produttivo.

Sospendiamo ogni giudizio in merito a un modello di federalismo sussidiario e solidaristico che guarda al Sud. E altre amenità del genere. Nei giorni scorsi è arrivato l’endorsement – come si dice adesso – di «Verso Nord» in favore di Mario Monti: l’«Agenda Monti» presenta delle indiscutibili affinità con il Manifesto dell’associazione. Dopo Italia Futura di Montezemolo e le forze raggruppate attorno al Terzo Polo – in pratica i rottami della vecchia «Balena bianca», il proverbiale nemico del Nord – ecco che arriva il significativo sostegno di quelli di «Verso Nord». Il comunicato parla chiaro: «Ritroviamo nell’Agenda Monti, gran parte dei temi affrontati da Verso Nord negli ultimi due anni e mezzo: lo Stato più leggero, la lotta alla spesa pubblica improduttiva e alla corruzione, l’apertura della società italiana al merito e alla competenza, la lotta a ogni forma di criminalità. Questo documento è davvero un ottimo inizio».

E il Nord? E la Questione settentrionale, che oggi è più aperta che mai? Mario Monti è il più grande nemico del Nord che sia mai esistito. A lui – e solo a lui – è imputabile un inasprimento inaccettabile e insostenibile della vessazione fiscale, che ha ridotto le famiglie del Nord sul lastrico e ha costretto le imprese a chiudere. I dati ci dicono che oggi abbassano definitivamente la saracinesca circa un migliaio di imprese al giorno. E il governo di Monti se ne è fregato. Così come non si è preoccupato del federalismo, poiché sarebbe stata una «gran perdita di tempo». Ha riabilitato il più ottuso centralismo burocratico, negando il principio costituzionale dell’autonomia. Nella sua «Agenda» c’è davvero troppo Stato, compreso quel modello di economia sociale di mercato che ha già fatto sin troppi danni ai tempi della Dc e della Prima repubblica. E che trasforma il libero mercato in un simulacro del socialismo reale, caratterizzato com’è dalla presenza invadente dello Stato nell’economia e nella società.

È del tutto evidente – salta agli occhi anche al più sprovveduto dei lettori – che una larga parte degli auspici di «Verso Nord» vengono trascurati, quando non vilipesi e calpestati dall’«Agenda Monti». A cominciare dalla lotta all’evasione – che carica tutto il peso della fiscalità sul Nord – e dagli strumenti per la crescita della piccola e media impresa che costituisce l’ossatura del sistema economico e produttivo del Nord. Per non parlare degli harakiri politici e delle contorsioni ideologiche individuali. Cacciari è uscito dal Pd sbattendo la porta perché i democratici di Bersani non ne volevano sapere di mettere la Questione settentrionale al centro dell’agenda politica. Bortolussi viene spesso ripreso anche su queste pagine perché la Cgia lancia grida allarmistiche e mette sistematicamente a nudo le azioni del governo contro il sistema economico e produttivo e contro le famiglie del Nord. Alessandro Cè abbandonò la Lega dopo un paio d’anni di aspre lotte finalizzate alla demolizione del sistema di potere formigoniano che gravava sulla sanità lombarda. E adesso si trova di fianco al «Celeste» nel sostenere Monti e la sua «Agenda», insieme con Albertini e Ambrosoli. No comment.

La morale è una sola. La Questione settentrionale, per i tratti di estrema gravità che la caratterizzano oggi, è una cosa seria. Molto seria. Non è possibile che la pressione fiscale corrente sia passata dal trenta per cento del 1980 al 42,7% del 2008. E gli ultimi dati ci dicono che, mettendo in conto anche il sommerso (quantificabile nel 17,5% del Pil), la pressione fiscale effettiva ha raggiunto livelli spaventosi. Non è del 45%, bensì è il 55%, come sostengono la Cgia, l’Ufficio studi di Confcommercio e quello di Confindustria. Danimarca e Svezia, due paesi organizzati secondo un modello di welfare molto invasivo e servizi pubblici efficienti, hanno una pressione fiscale rispettivamente del 48,6% e del 48%. Per tali ragioni la frattura fra Nord e Sud va ampliandosi, visto che l’evasione fiscale in Lombardia si assesta attorno al 12%, mentre in Calabria è oltre l’85%. Questi sono i termini che spiegano e legittimano il ricorso alla rivolta fiscale, perché – in talune circostanze, quando si supera una certa soglia – non obbedire diventa un «dovere morale», come sosteneva Gianfranco Miglio.

Siamo reduci da anni in cui ci hanno venduto per federalismo lo scialbo regionalismo – deliberatamente concepito in funzione antifederalista – della Fondazione Agnelli e del Cnel; anni in cui ogni disegno di federalizzazione – per ragioni di opportunità politica – è stato ridimensionato e annacquato; anni in cui la scomposizione della Questione settentrionale in tanti Nord era finalizzata a depotenziarne la forza ideologica e politica, quando il Nord si presenta come una realtà sicuramente non omogenea dal punto di vista produttivo, ma indubbiamente organica dal punto di vista della leadership economica e della vessazione fiscale. Basta, la misura è colma. Bisogna andare oltre questi approcci per risolverla una volta per tutte, nel segno dell’autonomia politica e amministrativa, intesa come non-dipendenza dallo Stato centrale. Anche da Mario Monti e dai fantasmi della vecchia Dc. Ma quelli di «Verso Nord» non lo capiranno mai.

Print Friendly, PDF & Email

Related Posts

21 Comments

  1. Aphace says:

    Mi scusi tanto sior Galli,ma da dove prende le info che Cè va con la 3° repubblica???Che appoggi Monti e Albertini??
    Ma lei che tipo di droghe usa?Io se fossi il Cè la denuncerei per calunia,ma siccome voi giornalisti siete una castina censurate e non pubblicate mai la verità per far si che il popoletto beve tutto e voi cosa voi pagati volete che voti.Credo che lei abbia preso una sola la verità è che il verso nord lombardia non stà nè con monti &C nè tantomeno con pdl lega ecc ecc per concludere Bortolussi è uscito da molto e non condivide più gli ex amici veneti.Io credo che per la lombardia voterò per Cè che andra solo.Chi scommette? pochi voti ma sani per il resto FK

  2. Teresa says:

    Questo si che è un articolo veramente e seriamente, consapevolmente NORDISTA!
    Complimenti, sarebbe bello che Galli scrivesse più spesso sull’Indipendenza!

  3. lory says:

    verso nord è solo porcheria

  4. Albert Nextein says:

    Verso il nord non conta un cazzo.
    E’ formata da personaggi obsoleti.
    I soliti opportunisti senza né arte e né parte.

  5. lucano says:

    Bisogna andare oltre questi approcci per risolverla una volta per tutte, nel segno dell’autonomia politica e amministrativa, intesa come non-dipendenza dallo Stato centrale…
    ma chi c’è in qs benedetto stato centrale??
    lI professore trascura il fatto che TUTTA la classe dirigente e i centri di potere in Italia sono al nord, che i CdA delle grandi banche i grando giornali i mezzi di informazione sono al nord e sono composti da settentriionali, così come i gruppi dirigenti dei grandi partiti. Meridionali sono solo bidelli carabinieri e impiegati postali.
    E allora contrattate con chi? cs sarebbe l’autonomia politica amminstrativa? la secessione? E fatela!!!!!!!!! cs sono queste mezzi concetti? è inutile sfogarsi al pc nessuni al sud si taglierebbe le vene niente e nessuno e’ indispensabile

    • wow says:

      Le scalate si fanno un passo alla volta.
      Il prossimo passo è a fine febbraio perciò vediamo di non sbagliare. scelgo fra tutti colui che mi propone un percorso preciso ….almeno in Lombardia
      e non penso che non sarà faticoso raggiungere anche un solo obbiettivo del programma

  6. Veritas says:

    Eppure, solo due-tre anni fa, anche il presidente Napolitano parlava spesso di “questione settentrionale” da risolvere. Da un presidente ci si dovrebbe pur aspettare un po’ di coerenza. Invece, silenzio assoluto.
    Non si è neanche accorto dei suicidi i di tanti piccoli e medi imprenditori del Nord.

  7. tere says:

    Cari Indipendentisti, invece di dividerci su marginali dettagli non sarebbe più costruttivo creare un FRONTE UNITARIO INDIPENDENTISTA che riunisca tutti coloro che almeno condividano 10 punti essenziali ?
    Il ns scopo non è abbattere il sistema ? Dobbiamo proprio lasciare che lo faccia solo il M5S e, non c’è modo di inglobarlo/coinvolgerlo in qualche modo per affrontare almeno le questioni principali .
    Altrimenti si evidenzia la volontà di ciascun gruppo di rimanere isolati, autoreferenti e…. inuti numericamente parlando. ciao

  8. tere says:

    Domenico Galluzzo guarda solo il TG1
    Perchè non vieni alle ns feste della Leganord che organizziamo su tutto il territorio in tutte le stagioni ?
    Sei tu che non ti informi a sufficienza e non sai neppure che il Nord esiste ed è vivo – Prova ad uscire di casa qualche volta.
    Sono le persone pessimiste come te che ci porteranno alla rovina, ache più dei politici.

    VIVA IL NORD !

  9. lombard says:

    Si con questa gente si va proprio verso il nord… dell’Africa però

  10. carmine says:

    SUI CORSI PROFESSIONALI C è TANTO DA DIRE.SE NE SONO FREGATI TUTTI,NON SI CAPIVA CHE NON SI COMBINAVA NIENTE CHE ERA TUTTO UN BLEFF E NON SI CONCLUDEVA NIENTE COME IN TUTTE LE COSE CHE SI FANNO IN QUESTA NOSTRA ITALIA NE VEDONO BENE SOLO CHI ARRIVA ALLE POLTRONE E SE LE INCOLLANO AL DERETANO E GUAI A STACCARSENE. MA POSSIBILE CHE NESSUN O QUALCUNO PROVI VERGOGNA E SI DIMETTA E LASCIARE POSTO A HA UN Pò DI DIGNITà . MA LA PAROLA NON L ‘HA CONOSCE PIU’ NESSUNO NESSUNO…. CON TUTTI QUEI SORRISINI BEFFARDI CHE CI FANNO INTENDERE VI PRENDIAMO PER I FONDELLI, E NOI SIAMO SEMPRE QUA A LA FACCIA VOSTRA.POVERA ITALIA ,ANCHE LORO ANDRANNO NELLA FOSSA.

  11. Domenico Galluzzo says:

    Peccato che la lega il nord se lo sia dimenticato molto tempo fa

  12. Ferruccio says:

    Tanti auguri di buon anno al presidente di
    Europolis Lombardia Stefano Bruno Galli
    da parte di…… Ferruccio e signora.

  13. elio says:

    Vi rammento che nel 2006 ci fu un referendum costituzionale bocciato dagli italiani, http://it.wikipedia.org/wiki/Referendum_costituzionale_del_2006_in_Italia, come avrà votato Cacciari?

Leave a Comment