Verona: c’era una volta Fieracavalli, oggi babele wurstel e crauti

di ROBERTO BERNARDELLI*

C’era una volta Fieracavalli, a Verona. C’era una volta la rassegna più bella d’Europa, dove il cavallo era il protagonista di un amore e di una relazione millenaria con l’uomo. Oggi Fieracavalli è diventata la succursale di un McDonald’s. Una relazione tra una pizza e la cucina tipica. Panini, chioschi, birra da spillare. Una sagra, una festa dell’Unità e dell’Amicizia, un pendolo di odori di wurstel e crauti, galoppatoi culinari in cui ti siedi per mangiare e bere, per passare da un cannolo siciliano ad un tagliere di speck, poche fettine a modica cifra svenante.

Un parcheggio a un chilometro, 10 euro grazie. Un ingresso, 23 euro, grazie. Una birra e un panino in piedi, se bastano 15 euro, se hai fame te ne vanno almeno 30. Per una famiglia in visita a vedere i cavallini, o meglio la fiera dei mercanti di tutt’altro, occorre fare un mutuo. Più che una fabbrica di selezione equina e di esposizione per tecnici, Fieracavalli si è trasformata in bancarella di peperoni, cipolle e pupazzi ricordo, di giacche in pelle e cinture, di maglioni e scarponcini da tempo libero. Una Babele. Potrebbero darle ormai un altro nome.

Pazienza se il cavallo e l’equitazione fanno solo da contorno stallatico, se ci sono i convegni per gli addetti ai lavori infognati un po’ qua e un po’ là. Il cavallo è un business per il contorno mangereccio che genera, per la spettacolarità della salsiccia più lunga del vicino, per il buttero che diventa ristorante, per la transumanza che diventa fila alla cassa.

Una volta era fiore all’occhiello come una delle fiere che qualificava il nostro Nord, che lo rendeva capace di specializzarsi in un ambito che non è per pochi ma anche intelligentemente “di massa”, per la grande capacità dell’equitazione e del suo mondo di affascinare e avvicinare i giovani, le famiglie, ingentilendo il tempo libero, le vacanze e la nostra cultura con un mondo che non è un menù a prezzo fisso.

Oggi Fieracavalli è una gita nel girarrosto, nella porchetta col pomo in bocca, si galoppa verso le patatine da un padiglione all’altro. Verona, la città degli innamorati del fast food, ha declinato la propria vocazione verso il taglio della porchetta, preferendo il peperone e la grigliata mista all’universo del mondo dell’equitazione capace di qualificare una rassegna non per la quantità di odori di cibo e per la mercanzia esposta, cinese o poco global si fa per dire, quanto piuttosto per chi i cavalli li ama, li conosce e, magari, ci va anche a cavallo. Invece, Fieracavalli si è trasformata in una vetrina di gastronomia cara impestata, di cucina da battaglione, un bicchiere di rosso un euro oppure una bottiglia uno stipendio.

C’era una volta la Fiera che tutti ci invidiavano, adesso non si capisce che differenza passi tra i baracchini lungo la strada, panini-piadine-tavola fredda-bibite, e quelli che riempiono e sovrastano i cavalli e i cavalieri. Almeno però la prossima volta ci fermeremo sulla provinciale a farci fare la piadina con la porchetta: prezzo modico, si risparmia tempo e strada, parcheggio e ingresso. Per i vedere i cavalli si va su internet o fuori dall’Italia, dove le fiere, come a Lione, sono fiere davvero e non una Babele per il pullman in gita.

*presidente Indipendenza Lombarda

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17 Comments

  1. L'incensurato says:

    Ecco chi vedrei moolto bene segretario della Lega Nord. Altro che Salvini patriota!

  2. Lucio Chiavegato says:

    bene litighiamo ancora tra Veneto e Lombardia, bene bene. Avanti alla fiera del IO SON MEGLIO DI ME .
    nel frattempo RomaGode.

  3. luigi bandiera says:

    Direi che ormai tutto sta cambiando: lo vogliamo noi..!!!

    La famiglia: distrutta.

    La religione: distrutta.

    La societa’ (educata e rispettosa): distrutta.

    Le sagre paesane: distrutte.

    Le FIERE: distrutte.

    La scuola: distrutta.

    Lo stato: uno e indivisibile. (bastava distruggere solo lui)

    Dai, siamo in piena SODOMA e GOMORRA..!!

    Quando ero all’ospedale dissi ai parenti in visita: quando saremo morti e messi nella cassa medesima, non ci metteranno piu’ la corona per il Santo Rosario, ma ci legheranno tra le mani un cellulare.

    Poi ci si mette anche il comune, oggi mano lunga dello stato, che vuole che io sia italiano sulle scritte nella mia lapide. Oh, scusate, nella sua lapide. E’ tutto dello stato, lo sapevate..?

    Ora poi ci invadono oltre che con le persone di ogni eta’ e miseria… con films di mafia… ma per spot pubblicitario o per sfotterci..?

    Vedete mai un film sul mondo dei settentrionali..??

    Beh, fin che gli imprenditori cantano l’inno mamelucolo come fossero in chiesa a cantare il Padre Nostro… hai voglia che cambi qualcosa in questo bel paese lunare.

    Quindi..??

    Nessuna meraviglia…

    Ah, adesso che mi torna in mente, anche la fiera piu’ antica dei veneti (S. Lucia) e siamo intorno al 1350° anno circa di edizione, non e’ piu’ la stessa… spariti i contadini e il loro mondo sono spariti tutti gli addetti ai lavori ad essi adiacenti. Quindi cavalli, maniscalco e marangoni per le carrozze e i carri; Vacche, mungitori e ecc..

    Il mondo e’ andato cosi’ troppo in fretta e noi siamo cresciuti MALE e nel CAOS.

    Oggi si palpa il degrado su tutti i fronti.
    Non invento mai nulla..!

    continua

  4. ingenuo39 says:

    Sarebbe giusto parlare di tutte le fiere e sagre di tutti i tipi e partiti non solo in Italia ma nel mondo, servono esclusivamente a fare soldi, vedi fiera del ciclo, fiera campionaria, salone dell’ auto, fiera del Levante, ecc.- Perchè parlare solo di Fieracavalli? Grazie

  5. Ogni giorno che passa il Veneto assomiglia di più all’itaGlia, liberiamoci subito…

  6. Paolo, condivido Bernardelli, 20 anni fa visitai Fieracavalli e già allora mi stupii del caravanserraglio di bancarelle degne solo di un mercato rionale, il cavallo era il contorno del mercanteggiare becero.
    Non mi stupirei di trovaci oggi qualche banchetto che offre carne di cavallo alla griglia.

  7. Paolo says:

    Un pessimo articolo, solamente perchè milano vuole avere ed organizzare la Fiera dei Cavalli di Verona. Un altro buon motivo per l’indipendenza: far smettere le ingerenze milanesi nel Veneto.

    • il brambi says:

      Io non ho visto la fiera caro Paolo, ma pensare che Milano voglia comandare anche in Veneto partendo dalla fiera cavalli è davvero un pensiero misero ed ignorante.
      A Verona avete il sindaco più democristiano della lega e credete di avere ancora qualche chance per trovare l’indipendenza da qualche parte?
      Sveglia Paolo, che in Veneto di equini dalle orecchie lunghe e dalla vista corta mi sa che ce ne sono troppi.

  8. Paolo says:

    Da uno che è presidente dell’indipendenza lombarda mi viene da dire solamente: ma pensa alla tua Lumbardia che noi Veneti pensiamo al nostro Veneto.

    • Trasea Peto says:

      El ga raxon invese! Fieracavalli xe na merdada al’italiana fata par ciavar skei e basta. No ghe xe gnente de veneto so sta fiera e se i’a faxese Mian o Torin la sarìa na merda isteso. I veneti dai bei cavai? Gnente. I veneti ke vendarìa anca so mare pur de eser senpre insima come l’ojo e meterse in mostra. Kisà ke la sare sta fiera ke la fà pecà.

      • Paolo says:

        Bravi, denigrate il Veneto, così dopo schiavi di roma saremo anche servi di milano.

        • Trasea Peto says:

          Te sì xà servo de Mian.

          A mi me intaresa dei veneti.
          De l’Ente Regione Veneto penso soeo ke i sie tuti italiani e quindi no i pol parlar par mi parké mi l’unica roba ke ghe posso dir xe ke i se cope trandose xo da un buron.

    • L'incensurato says:

      Sbagli. Perchè Bernardelli è prima di tutto una persona onesta,indipendentista, nonchè un buon osservatore…
      Se ha detto che ha visto un putt. naio forse è il caso di preoccuparsi invece di fare gli orgogliosi “ad minchiam” (avrebbe detto Scoglio).

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