Ventimiglia, l’Europa come nella prima guerra mondiale

di BENEDETTA BAIOCCHIprima_guerra_mondiale325

Cosa centrano i migranti sugli scogli con la prima guerra mondiale? Purtroppo tutto. Perché sono l’ultimo e più moderno residuo delle trincee della prima guerra mondiale. E non perché sia in atto una guerra tra l’Italia e la Francia e la Germania, ma piuttosto perché il germe di questo disastro epocale e mondiale, sta proprio nell’Europa che impose attraverso una mobilitazione totale, indiscussa e condivisa con la forza della persuasione mediatica, la condivisione di una guerra imposta dall’alto, di una politica imposta senza consensi. Di decisioni inappellabili, come il trattato di Dublino, che è lì sugli scogli di Ventimiglia a ricordarci come questa mobilitazione totale abbia annebbiato le coscienze e condotto milioni di cittadini d’Europa a non capire esattamente su quali scogli sarebbero andati a incagliarsi. Come l’Europa imposta senza referendum, con i trattati decisi senza volontà popolare ma solo e grazie ad una mobilitazione totale delle masse, facendole aderire ad un progetto misterioso ma ineluttabile: l’unione forzata degli stati, la deriva bancaria, la sottomissione dei paesi deboli attraverso il loro debito.

Nella storia le mobilitazioni sono state sempre generali, unioni militari, alleanze militari, in cui tutti gli strati della popolazione partecipavano alla battaglia, schiavi compresi (vedi i romani dopo la sconfitta a Canne, che LI arruolarono per rafforzare le truppe). Poi furono solo gli eserciti a organizzarsi mentre le popolazioni civili facevano altro. Il salto di qualità avvenne quando le mobilitazioni divennero ideologiche, come le guerre napoleoniche, spacciate come esportazione di una rivoluzione o, anche, nelle guerre d’indipendenza italiane. Spacciate per liberatorie. La popolazione era coinvolta per la leva obbligatoria o per l’esazione fiscale. Ma l’ulteriore sviluppo della mobilitazione, che era rimasta diciamo così, generale, per diventare totale, fu con la prima guerra mondiale, paradigma dei nostri odierni cancri spacciati per democratici.

L’organizzazione della guerra prevedeva le braccia strategiche in trincea, il resto della popolazione specializzato nelle fabbriche, nella sanità. Mondo civile e militare si fondono, la mobilitazione è totale, tutti sono in guerra. Tutti la sostengono. Tutti la ritengono giusta e necessaria. Di più: la mobilitazione civile diventa astensione consensuale da quella armata (come ricorda bene Giuseppe Reguzzoni nel suo scritto “1914-2014: 28 luglio, la mobilitazione dell’uomo macchina”, pubblicato per ilSussidiario.net, ndr).

Una premonizione, una intuizione che Ernst Junger espose nel 1930 in “La mobilitazione totale”, spiegata appunto “non come misura da eseguire, ma qualcosa che si compie da sè; essa è, in guerra e in pace, l’espressione della legge misteriosa e inesorabile a cui ci consegna l’età delle masse e delle macchine “.  Cittadini automi. Vi ci ritrovate? Altro che…

Ma più che il potere finanziario, economico o militare, ad essere il propulsore della mobilitazione totale è la persuasione, “la disponibilità alla mobilitazione”, scriveva Junger. E la prima guerra mondiale lo fu. La più partecipata, la più celebre, la prima a chiamarsi non per nulla appunto, mondiale.

La mobilitazione totale come “nuova religione civile della libertà e del progresso”. Mobilitati da una moneta unica, mobilitati da trattati unici, mobilitati dalla religione dell’Europa unita in cui pochi decidono, e neanche sappiamo chi, per tutti gli altri.

Ventimiglia non è il governo Renzi che non ha le palle. Né la Lega che cresce sull’onda del disagio sociale dei cittadini esasperati. Questo è quanto galleggia in superficie. Tutto il resto, viene da lontano, dai mortai e dai nidi di mitragliatrice che falciavano chi voleva riprendersi l’Ortigara. Forse, anche chi fa politica e propaganda da una parte o dall’altra, dovrebbe ricordare che questa egemonia politica ebbe la meglio grazie ad una egemonia culturale. Non bastano i social network e le battaglie sui fatti di cronaca quotidiani per governare, Serve avere coscienza del destino. Questi partiti ne hanno consapevolezza?

 

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