Venezuela, siamo a 10 morti. E la protesta contro Maduro continua

di REDAZIONE

Resta altissima la tensione in Venezuela. Sono migliaia le persone in strada, stremate dalla crisi economica e sul piede di guerra contro il presidente Nicolas Maduro. Il bilancio è salito a 10 vittime e di decine di feriti.  La condanna degli Stati Uniti  Dal Segretario di Stato americano John Kerry è arrivata una dura condanna “all”uso della forza da parte del governo contro i cittadini è inaccettabile e servirà solo ad aumentare i rischi di violenza”.

Arriva inaspettata la proposta di Maduro: dopo le critiche dei giorni scorsi arriva l’invito a “colloqui diretti” La duplice strategia di Maduro Maduro ha annunciato che gli agenti del Servizio Bolivariano di Intelligence Nazionale (Sebin) che hanno sparato contro i manifestanti davanti alla Procura nazionale di Caracas lo scorso 12 febbraio sono stati arrestati, mentre le autorità hanno aperto un’inchiesta sulla presenza sul luogo di civili armati. In parallelo, come ultima ritorsione,  dopo aver inviato la Guardia Nazionale contro i manifestanti, Maduro ha minacciato di tagliare le forniture di benzina in alcune aree centro della protesta e di sospendere i diritti costituzionali nella regione di Tachira, dove si sono registrati gli scontri più duri. San Cristobal, capitale della regione, è infatti oltre a Caracas una delle città dove gli studenti sono scesi in piazza. Ancora censura: senza visto quattro reporter della Cnn Il governo del Venezuela ha ritirato le credenziali a quattro giornalisti della Cnn, dopo che il presidente Nicolas Maduro aveva criticato la copertura delle proteste antigovernative nel Paese da parte dell’emittente, accusata di portare avanti una campagna per far cadere il governo socialista. La settimana scorsa le autorita venezuelane avevano sospeso per gli stessi motivi le trasmissioni dell’emittente colombiana Ntn24.

I manifestanti: in piazza per chiedere la liberazione di Lopez Ieri a Caracas i manifestanti sono scesi in piazza anche per chiedere la liberazione di uno dei leader dell’opposizione Leopoldo Lopez, in carcere dopo essersi consegnato spontaneamente alla giustizia. Un gesto per chiedere che venga aperta un’inchiesta sulle violenze in cui sono morte tre persone. Ed intanto si moltiplicano le denunce dei manifestanti contro la polizia, per violenze, aggressioni e stupri. A Caracas sono scesi in piazza anche i chavisti, rispondendo all’appello di Maduro, per esprimere il loro appoggio a una “soluzione pacifica dei conflitti, della pace e della vita” , ma sopratutto per denunciare le proteste dell’opposizione e degli studenti, definendole “golpismo fascista”. Le ragioni della protesta Le proteste sono scoppiate  a Caracas, dove centinaia di studenti sono scesi in piazza per protestare contro l’alto tasso di criminalita, l’inflazione che continua a salire e la carenza di beni di prima necessità, in un paese ricco di petrolio. Una protesta che poi si è diffusa in tutto il paese, diventando una manifestazione antigovernativa che non coinvolge più solo gli studenti.  (RaiNews)

 

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One Comment

  1. Dan says:

    Dunque dunque dunque…

    Supponendo vere le ipotesi che le proteste in venezuela come la rivolta ucraina sono spinte da forze esterne, cosa avrebbero sostanzialmente da guadagnarci i burattinai ?

    Lato Venezuela. Gli unici a guadagnarci sarebbero gli stati uniti: nuova guerra e possibilità di mettere le mani sulle riserve petrolifere.

    Lato Ucraina. Pare che la russia sia pesantemente esposta con i prestiti quindi se capita qualcosa sarebbe una bella botta finanziaria verso putin. Questo di per se non credo giustificherebbe una guerra perchè tanto la Ue è e rimane asfittica, non funziona a livello di sistema, quindi rimanderebbe solamente la fine. Fossi al posto di Putin glieli lascerei gli ucraini occidentali, anzi glieli darei con un vassoio di cioccolatini, così immigrano in forze da noi ed implodiamo ancora prima. Se però, l’ucraina possedesse riserve naturali sue, allora il discorso si farebbe diverso e sarebbe simile a quello del Venezuela.

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