Venezia 15/09 – Non servono 20 punti di programma ma uno solo: Basta Roma!

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di Roberto Bernardelli –  Di certo gli eventi scozzesi e catalani avevano scaldato gli animi di chi sperava in una Padania un giorno libera, dopo però, aggiungiamo noi, che Salvini e Borghezio avranno liberato il Sud, e Roma, da questo Stato. Che colpevolizza intanto, in modo “cinico e abile”,  trasferendo tutti i mali del mondo nelle autonomie locali. Brutte, cattive e spendaccione.

La Lega un tempo aveva più anime. Quella federalista che vuole penetrare al Sud per fare della questione della giustizia sociale una bandiera di tutti, e quindi farne bottino elettorale; poi c’era l’anima macroregionale, trasnazionale, comunale, regionalista, con forti spinte in Veneto, dove però lo sfarinamento indipendentista è drammatico; poi quella padanista, che non vuole lasciare il passo e che rilancia le proprie ragioni.

Il collante del nuovo corso è stato il populismo e la destra estrema. Ma non era piuttosto necessario un patto diverso? L’idea di Nord, di territorio padano, oggi, più che nelle bandiere e nei legami tradizionali, “essa si identifica con un territorio altamente produttivo… in un distretto economico che deve affrontare la crisi globale… e gravato dalla zavorra dello Stato italiano”, aveva scritto Oneto anni fa.

“L’impossibilità di costruire vere autonomie senza dove mettere pesantemente mano all’assetto generale costituisce il punto di totale diversità della situazione italiana rispetto a tutti gli altri casi europei. Questo non può non condizionare il disegno di espansione nazionale del nuovo corso leghista e lo obbliga a un’impostazione che non ammette ambiguità né timori: deve strutturare un progetto di separazione dolce”.

La separazione della Lega dal Nord, ma Oneto non lo aveva previsto.

Il Nord si è trovato senza una casa comune. Senza un progetto. Senza un’idea politica che non fosse solo quella di fermare gli sbarchi come unica ragione sociale di una presenza politica e di rappresentanza.

Per questo, Grande Nord torna a Venezia. Lo fa per ricordare che c’è una via d’uscita, una alternativa a un quadro politico fermo al dopoguerra, agli schemi che si ripetono legislatura dopo legistaltura. Vogliamo l’autonomia dei nostri territori. Rivogliamo tornare in gioco e avere questo come solo punto di trattative. Non ce ne servono 20, 24, 30. Un solo. Nord libero.

 

 

 

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2 Comments

  1. giancarlo RODEGHER says:

    Infatti servono i voti per poter cambiare qualcosa in questo Paese.
    Se ancora molti elettori del nord votano il partito dei terroni, cioè il PD allora vuol dire o che non hanno capito nulla o che gli sta bene tutto quanto.
    Sino a che il Nord non avrà la maggioranza alle camere ” aspetta e spera che già l’ora si avvicina il default”!!
    Se non altro SALVINI ha dimostrato che servono tanti voti per dare al Nord quella libertà d’azione senza la quale siamo tutti destinati a soccombere sotto un debito pubblico ormai pesantissimo.
    Il fallimento dei governi vari succedutisi nel tempo è acclarato dalla montagna di debiti accumulati e mi fanno ridere coloro che votando il M5S ed il PD sperano nell’insperabile.
    Andremo in malora e con essa noi del Veneto potremo finalmente mandare al diavolo questo Paese inconcludente, mafioso e ormai al capo linea storico. Ne abbiamo viste di tutti i colori ma che la costituzione permetta di governare a coloro che perdono le elezioni è sotto gli occhi di tutti.
    La Costituzione costituisce il vero bandolo della matassa. Deve essere ristrutturata dalle fondamenta per renderla più moderna e confacente ai tempi. La vecchia Signora come la chiamo io ha troppe rughe e i segni del tempo sono evidenti. I politici hanno la responsabilità anche su questo di non fare nulla o troppo poco per renderla accettabile dal Popolo e sentirla propria. Così com’è fa solo danni anche perché in molti articoli non trova la corrispondenza nella realtà. I politici meridionali o come li chiama giustamente Feltri i terroni, noi siamo i polentoni, non vogliono cambiare il loro modo di fare politica e quindi sono loro i colpevoli del disastro prossimo futuro. i stanno mettendo un mattone sull’altro e prima o poi una guerra civile, magari senza spargimento di sangue ma di qualcosa d’altro arriverà. Dopo non si venga a dire che non si poteva prevedere o prevenire. Il disgusto per i politici è arrivato al massimo e di conseguenza anche la loro delegittimazione come pure per i partiti vere ditte o botteghe di interessi di casta.
    WSM

  2. caterina says:

    non serve l’autonomia che si va a “chiedere” a Roma che non ce la darà mai!…Basta ricordarsi noi Veneti che abbiamo già la Dichiarazione di Indipendenza in tasca, che ha avuto tutti gli avalli dalla commissione europea di controllo di regolarità del referendum ad hoc che abbiamo fatto nell’ottobre del 2014 e andare avanti per quella strada…purtroppo nostri politici locali permettendo!!! ed è dura per loro rinunciare alle laute retribuzioni che oggi ricevono da Roma, si fa per dire, perché sempre soldi delle nostre tasse sono… Potrebbero tranquillizzarsi se li rassicuriamo in merito, perché una pensione forse se la sono già pagata loro stessi, si fa per dire… come tutti noi che siamo già pensionati per età… Il bilancio attuale veneto ha un surplus di tasse pagate a Roma di diciassette miliardi… per cui il problema non si pone.. Basta decidere tranquillizzando tutti, compresa anche Roma, che qualcosa continuerà a ricevere per nostra generosità!

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