Venezia 15/09 – La svolta nazionalista: vuoto di scuola e di cultura per togliere l’identità ai popoli

cataloniadi Monica Rizzi  – Per fare le rivoluzioni, servono gli eserciti. Soprattutto la consapevolezza di sè. Si impara a casa, si apprende a scuola. Ma senza cultura e istruzione che apre alla storia della propria appartenenza, il riconoscersi in un popolo, non c’è futuro che tenga. E’ così che si sbriciolano gli Stati. E’ così, diversamente se la greppia è piena di conoscenza e sapere, che ne nascono di nuovi, forti del coraggio di chi non accetta di essere omologato con la forza, con le guerre, con i plebisciti farsa.

La Padania non è nata proprio perché la consapevolezza non è mai entrata nel percorso di una cultura aperta alla riscoperta delle origini. Il Nord, se si preferisce il termine geografico cardinale, ha lo stesso destino. Possiamo dire che il fallimento culturale di un progetto è passato innazitutto dal vuoto progettuale della formazione, a cui la Lega non ha mai guardato con sufficiente attenzione. Istruzione, scuola, università non appartengono al progetto leghista. La Lega ne è allergica. Nel senso di smantellamento del loro status quo, di rinnovamento delle loro massonerie, dei loro centri di potere, ideologico innanzitutto. La Lega sulla scuola ha abdicato. E il Nord non ha mai avuto quel “premio” di maggioranza che gli spettava per il ruolo sociale di traino del motore nazionale. A rimorchio della cultura degli altri. La sinistra invece non è allergica, infatti governa.

Questa è la principale ragione del fallimento del progetto padano. Zero scuola zero titoli. A maggior ragione ora con la svolta nazionalista di Salvini, la scuola va bene così com’è. Omogenea, uguale per tutti. Difficile pensare ad una selezione della classe dirigente diversa dall’attuale. E’ la fine di tutto. Perché tutto, prima, passa dalla conoscenza.

Un interessante monito era arrivato tempo fa nel corso di una intervista di Catalogna Radio al teologo vaticano Krzysztof Charamsa, membro della Congregazione per la dottrina della fede, in visita a Barcellona.

Si leggeva che la Chiesa sta dalla parte dell’autodeterminazione dei popoli. L’unità a tutti i costi non è un bene morale. La Chiesa sta, a quanto si legge, anche con i catalani. Strano, anche perché di osanna da parte dei vescovi spagnoli non se ne erano forse sentiti. Poi, il teologo citava alcuni casi di legittima autodeterminazione. Quella, storica, degli Usa, poi la Scozia…, la Jugoslavia, la Catalogna e la Padania. Ma si soffermava proprio sulla Padania. Della Catalogna si sa che c’è la consapevolezza di una storia, di una identità, di una cultura, di una lingua.

Il Nord, la Padania, ha esigenze e ragioni preminentemente economiche, affermava il teologo. Non ha un’unità culturale tale da potersi erigere a nazione e quindi secedere. Gli diamo torto? La Lombardia, che ha aperto le porte a Napoleone e poi ai Savoia, infine a tutti i governi a cui la sua borghesia si è genuflessa o vi ha fatto accordi, non è altro che un volgo perduto come scriveva Manzoni. E non ha una classe dirigente che sappia rincorrere i ministri Prina di turno. Il Veneto poteva, alle ultime elezioni regionali, eleggere più di un consigliere ma è riuscito nell’impresa di raccogliere 100mila voti, divisi, e un solo consigliere regionale indipendentista. Ora la Lombardia si appresta a votare il referendum consultivo sull’autonomia differenziata.

Ma a differenziarsi sono subito le posizioni politiche. Il mondo indipendentista si fraziona sul metodo e sulla squadra. Insomma, che si può aspettare da un osservatore internazionale che parla per conto della Chiesa, il più importante stato estero, e che non è l’ultimo arrivato? La storia politica del Nord ci dice che non ha una classe politica coraggiosa e determinata e che l’amore per la propria identità è scaduto nella passione per altre ambizioni personali e politiche.

Forse la Lombardia, diciamo al gentile teologo, non è una nazione con un popolo cosciente di essere tale, ma essere saccheggiati e subire senza chiederne mai conto a nessuno sarebbe un grave peccato. La libertà non si acquisisce solo perché c’è una lingua comune. Che dovrebbero dire gli Usa? Liberarsi da un oppressore è un diritto inalienabile, e l’autodeterminazione non si eredita solo per cultura e storia. Ma anche per residuo fiscale. Poi, la storia c’è. Due Italie, e un Nord, o che lo si chiami come si vuole, che è certificato da Svimez, Istat, Bocconi e chi più ne ha più ne metta, con esigenze e bisogni diversi dal resto del Paese. Come per la Catalogna.

Quel che è certo è che le affermazioni della Chiesa sulla Padania, devono indurre a far riflettere la classe politica. “Non esistete, siete silenti”, sta dicendo lo stato più piccolo e più importante del mondo. Può un referendum come quello sull’autonomia lombarda, spezzare l’incantesimo?

Ed ecco il riassunto dell’intervista.

La dottrina della fede cristiana include il diritto di autoderminazione. Lo ha detto a Catalogna Radio il teologo ufficiale della Congregazione per la Dottrina della Fede in Vaticano, Krzysztof Charamsa, in visita a Barcellona. Membro della Congregazione per la Dottrina della Fede e  della Commissione Teologica Internazionale, Charamsa ha seguito la situazione politica in Spagna e Catalogna e si sarebbe espresso molto criticamente verso la posizione adottata dalla Conferenza Episcopale Spagnola quando affermò che partecipare al processo del N-9 fosse stato imprudente e inaccettabile.

Ed ecco un breve riassunto del colloquio radiofonico a cura del sito http://cristians.cat/.

La dottrina sociale cattolica difende il diritto all’autodeterminazione?

“Sì, la Chiesa dopo il Vaticano II ritiene che l’autodeterminazione è un diritto umano e  diritto delle nazioni all’indipendenza. Pace significa anche avere il diritto all’indipendenza.

La Conferenza Episcopale ha detto che la necessità di difendere l’unità dello Stato, è  morale.

“Si tratta di un valore cristiano, il 9 novembre ho visto la coda dei catalani al voto, ho visto il dolore e la sofferenza dei credenti…”.

Il Vaticano è informato di quello che sta succedendo qui? Il Papa è informato?

“Sono personalmente informato e il papa è certamente informato. Non so quanta coscienza c’è in Italia, magari dopo il 27 settembre la questione tornerà alla ribalta, per una casa comune in Europa”.

Il papa interverrà nel caso di scontro tra catalani e spagnoli?

“Papa Francesco parla sempre secondo la dottrina sociale della Chiesa, e penso che come ha detto in un’intervista, conflitti e divisioni preoccup. Questo è il caso una nazione che lotta per l’indipendenza, ma l’autodeterminazione va studiata caso per caso. Ecco cinque esempi: gli Stati Uniti, Scozia, Jugoslavia, Catalogna, La Padania. La Padania come paese indipendente sarebbe meglio finanziariamente indipendente all’interno di uno Stato, come è il caso della Catalogna. Ma ci si chiede se la Padania è conforme a tutti gli elementi necessari per avere una identità nazionale: Catalogna ha elementi chiari quali la storia, la cultura, la lingua, la letteratura, l’identità. Elementi necessari per giustificare una lotta per l’indipendenza e il cristiano ha il dovere di patriottismo per sostenere il diritto di decidere per l’autodeterminazione”.

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3 Comments

  1. giancarlo RODEGHER says:

    Noi nel Veneto stiamo già facendo lezioni di lingua Veneta e in futuro anche sulla nostra storia.
    Visto che lo Stato ci ignora, noi ignoriamo lui e ce la suoniamo e cantiamo senza in suo ” aiutooooo”.
    Per il resto concordo pienamente sulle analisi espresse ed aggiungo che solo l’Italia volutamente e scientemente ignora i Popoli italici e le loro peculiarità. Solo l’impero romano è nella storia nelle scuole.
    E…poi quelli della sinistra amano le diversità…..quelle straniere….ma non quelle di casa propria.
    Perché i Veneti sono diversi dagli italiani ma li si ignora o li si combatte solo perché hanno paura che alziamo la testa . Denuncio che l’Italia si è profittata spudoratamente del famoso plebiscito e che le nazioni europee che dovevano vigilare sulla regolarità dello stesso non lo hanno fatto.
    Basti pensare che le Venezie entrarono nel Regno d’Italia dei Savoia due giorni prima che il plebiscito venisse fatto. Poi plebiscito e non referendum…..perché ?????
    Insomma le solite porcherie italiane…con il bene placido di Francia, Inghilterra, quando l’Austria nel trattato di Pace di Vienna aveva chiaramente scritto i diritti del Popolo Veneto in merito al passaggio all’Italia.
    Tutto scritto nero su bianco ed Ettore Beggiato ha documentato nei sui libri molto chiaramente.
    WSM
    WSM

  2. caterina says:

    l’appiattimento culturale sul nulla, negando le specificità storiche dei popoli di questa penisola è il delitto più grave anche se incruento prodotto da centosessant’anni sulla popolazione diventata italiota per necessità politiche pervicaci e ottuse romanocentriche, che per reggersi continua a vessare i sudditi privandoli via via di ogni energia e mortificando ogni anelito alla rinascita… privati di orgoglio e conoscenza noi poveri spettatori siamo ridotti a guardare per tv le squallide vicende dei poltronari, con la beffa di averli anche eletti… reagiamo almeno non votandoli mai più! disertare le urne in massa se ne avessimo l’occasione, e speriamo presto anche se ne dubito perché già lo sospettano, sarebbe l’unica via che ci è rimasta per farci sentire.

  3. Giorgio says:

    Brava Monica, complimenti, ottima precisazione, ma perchè la scuola non la facciamo noi, con voi illustrissimi e preparati docenti, che pubblicate magnifici articoli ed insegnamenti su questo giornale.
    Organizziamo corsi e studi mirati a preparare il popolo, purtroppo mediamente carente di nozioni di politica intelligente , specie quella federalista autonomista o indipendentista, atta a risolvere seriamente le varie problematiche che, tutti questi governi inconcludenti ed instabili, non riescono e non riusciranno mai ad attuare.

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