Venexit, da Roma o dai politici che promettono la luna?

 

venexitdi ENZO TRENTIN – Questa volta speculeremo su un agile pamphlet recentemente messo in vendita, a prezzo di affezione, abbinato al quotidiano Libero del 5 luglio 2017, ma che comunque si può acquistare a 6 euro: VENEXIT, scritto dal veronese Giuliano Zulin e dal padovano Matteo Mion, con gli interventi di Vittorio Feltri e Luca Zaia, ed altri ancora. Al momento in cui scriviamo non abbiamo notizia se l’analogo pamphlet che tratta della Lombardia è già uscito. Altrimenti è questione di giorni.

 

Diciamo subito che appare come un’abile e ben orchestrata operazione di Dizinformacja tramutatasi in un endorsement che, se non è direttamente ispirata dal Governatore Zaia, certo ne prende tutte le sembianze considerato che si confessa sin dalla prima pagina che è edito da: Editori del Veneto, marchio gentilmente concesso da Valter Basso, di Martellago (VE). Il titolo VENEXIT che vorrebbe scimmiotare BREXIT, ossia la secessione della Gran Bretagna dalla Ue, è sostanzialmente disatteso, perché gli accenni all’indipendenza del Veneto sono pochi e sbiaditi, mentre con le argomentazioni valide per l’indipendenza è esaltato l’obbiettivo della autonomia che dovrebbe ottenersi a seguito del grande afflusso di votanti al referendum del 22 ottobre. Referendum sulla cui debole o nulla efficacia sono tutti d’accordo, e ciò nonostante si punta alla massima affluenza al voto di cui più avanti daremo una chiave di lettura.

 

Diamo atto ai due giornalisti di Libero che firmano l’opera di cavarsela egregiamente. In particolare Matteo Mion, [http://matteomion.com/il-libro/] che pur collaboratore del quotidiano, di professione fa l’avvocato. I suoi interventi, molto stringati su una o al massimo due pagine, arrivano subito al nocciolo e, a meno di essere prevenuti, sono condivisibili. Tutte le argomentazioni sviluppate sono a giustificazione dell’indipendenza del Veneto, ma sono strumentalmente utilizzate per promuovere l’autonomia.

 

Intervengono anche altri giornalisti, che con stili ed argomenti diversi, mantengono, ognuno in un paio di pagine, la liaison officer. Il tutto con uno stile agile e piacevole. Chi, invece, emette una nota “stridente” sono i tre personaggi politici che intervengono nell’opera.

Del primo nulla diremo essendo un personaggio che almeno dal 1987 vive come un tax consumers, che ovviamente è a carico dei taxpayers che abitano l’inferno fiscale italiano. È molto noto per aver iniziato come autonomista e federalista, per poi diventare indipendentista per ritornare ora a sostenere la causa autonomista.

L’altro personaggio politico  è Roberto Ciambetti, con  13 pagine d’intervento. Il più ampio di tutti. Il contributo vorrebbe essere una specie di Lectio Magistralis dove citando brani di più libri ed altrettanti autori si profonda in innumerevoli citazioni, con esempi di vera democrazia. Dati i limiti di un articolo giornalistico, estrapoleremo e commenteremo solo questa parte: «Abbiamo vissuto, e stiamo vivendo, una rivoluzione senza pari, davanti alla quale il ruolo degli stati e delle Istituzioni democratiche sembrano via via appannarsi, diventare marginali rispetto ai presunti motori della società. In questo scenario va inserita la crisi degli istituti della rappresentanza, dai partiti alle organizzazioni sindacali, la delegittimazione dei decisori pubblici».

 

A seguito di tale presa di coscienza, il comune cittadino si aspetterebbe dall’attuale Presidente del consiglio della Regione Veneto che, per quanto in suo potere, qualcosa cercasse di fare. Ma non sembra sia così. Infatti il 20 novembre 2015 da parte di un nutrito gruppo di associazioni che persegue la democrazia diretta, sono state depositate in Regione Veneto due petizioni per richiedere al Consiglio Regionale Veneto più democrazia, ossia:  eliminare il quorum dai referendum e di inserire nuovi strumenti di partecipazione popolare nello Statuto Regionale. Si veda qui:

https://piudemocraziavenezia.wordpress.com/?s=petizioni&submit=Cerca . Lo stesso sito non dà alcuna indicazione sull’esito di tali petizioni, che spetta al predetto Presidente porre alla discussione del consiglio regionale.

 

Malgrado ciò, gli stessi soggetti promotori della democrazia diretta insistono con una Proposta di legge popolare sulla democrazia diretta in Regione Veneto. Si veda qui:

https://piudemocraziavenezia.wordpress.com/ . Senza lo strumento richiesto – sostengono – è impossibile esercitare il diritto alla partecipazione, perché è irragionevole pensare che qualunque cittadino possa andare ogni giorno a guardare il sito web della Regione o del Consiglio (entrambi ne hanno uno apposito), che oltretutto non sono aggiornati in tempo reale.

 

 

La risposta del Presidente Roberto Ciambetti è stata un “ni”:

Ipse dixit: «…In questo scenario va inserita la crisi degli istituti della rappresentanza, dai partiti alle organizzazioni sindacali, la delegittimazione dei decisori pubblici». Ovvero l’ha detto egli stesso: Roberto Ciambetti. È possibile che si stia posizionando per sostituire Luca Zaia alla Regione?venexit2

 

 

L’Idea del Governatore Luca Zaia è invece questa: «Il Veneto fa la storia e si prenderà lo spazio di autonomia che gli spetta. […]  e lo diranno i veneti chiamati a pronunciarsi con un referendum consultivo per dar forza alla nostra trattativa col Governo e conquistare ulteriori spazi di autonomia, forti di quei 20 miliardi di residuo fiscale che ogni anno vengono sottratti al territorio dallo Stato per non essere più resi in servizi ai cittadini».

 

In realtà, secondo la CGIA di Venezia-Mestre [(http://www.cgiamestre.com/articoli/22230 ] il Veneto, invece, presenta da alcuni anni un saldo positivo di circa 18 miliardi di euro che si traduce in 3.733 euro conferiti da ciascun residente. Ma Zaia imperterrito prosegue: «Cosa faremmo con una maggiore autonomia, trattenendo cioè parte del residuo fiscale di 21 miliardi (Ndr: i miliardi da 20 sono diventati 21), è presto detto. Più servizi sanitari, più cure, più prestazioni e a costi inferiori per i nostri malati. Il trasferimento alla Regione della gestione del personale scolastico a tutela per gli studenti, cui vanno garantiti gli insegnanti fin dal primo giorno di lezione. Maggiori competenze alla Protezione civile e più fondi per il Piano di tutela del suolo che abbiamo intrapreso nel 2010 dopo la grande alluvione, La gestione diretta di tutte le risorse, le funzioni amministrative e i fondi statali che si ritiene possano essere amministrati a livello locale in modo migliore e più attento allo sviluppo del territorio; la tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali; il coordinamento della finanza pubblica nel sostegno alle imprese; la previdenza complementare e le aziende di credito a carattere regionale; la produzione, il trasporto e la distribuzione dell’energia; le opere pubbliche; le scuole paritarie».

 

Questi intendimenti rimandano alla mente un aforisma del fu Giulio Andreotti: “le promesse politiche sono cambiali che non hanno scadenza”. Infatti il Governatore Zaia ha dato molte prove dei suoi ripensamenti. Per esempio, prima ha cercato d’imporre una tassa sulla pedemontana Veneta, poi l’ha ritirata. Ha recentemente vietato le vaccinazioni, per poi fare marcia indietro su imposizione del governo. E ci fermiamo qui perché in questa sede può bastare.

 

venexit3Insomma, i gravami per il cittadino veneto non cambieranno, perché si aspira a sostituire una classe politica romana, con l’omologa veneta. I veneti nella gestione delle loro risorse sottratte coercitivamente dal fisco non c’entreranno per nulla. Il démos, “popolo” e krátos, “potere” uguale democrazia, non sarà esercitata. Né sono ipotizzati gli istituti di democrazia diretta attraverso i quali si possa bilanciare il potere dei “delegati” con la volontà del “popolo sovrano”. Si veda sopra a proposito delle Petizioni depositate.

 

Ecco perché gli attuali rappresentanti in Regione assomigliano alla figura dello zio Tom. Sono lontani mille miglia dagli omologhi catalani. Gente disposta a rischiare la galera. Sono degli zio Tom che non fa il ribelle, e non capeggia rivolte. Egli è uno schiavo privilegiato, perché uomo di fiducia del suo padrone, sceglie di rimanere con il suo padrone e comprende che la decisione di venderlo era stata dettata dalla necessità. E quando zio Tom diverrà uno schiavo come gli altri, questo lo porterà alla morte.

 

Proviamo, allora, a guardare la questione con un’altra ottica: Luca Zaia è un candidato, con molte chance, alla carica di Presidente del Consiglio dei Ministri. Perché insiste tanto per avere un massiccio afflusso di votanti il referendum consultivo del 22 ottobre, se non per rafforzare le sue chance, grazie al suo charm, all’ambita carica di Premier? Il suo sguardo è più orientato alle terre che furono della Serenissima, o alle sponde del Tevere?

 

Sul bergamasco (già terra della Serenissima) Vittorio Feltri, non c’interessa valutare la sua fede autonomista o federalista. Di quel grande professionista che tutti riconoscono, osserviamo che nella “nicchia” di mercato indipendentista ha trovato una strada per incrementare le vendite del suo quotidiano. Altrimenti perché allegare il pamphlet? Rileviamo solo una sua dichiarazione contenente nel libretto: «Eviterò di usare la parola “federalismo”. È consumata. […] ha lo stesso fascino di una caramella succhiata da Bossi e poi passata a Prodi, com’è in effetti successo». E su questa affermazione i federalisti si sono scatenati in Facebook.

 

VENEXIT si conclude con un intervento del Vicedirettore di Libero Giuliano Zulin (già militante della LN), dove tra l’altro scrive: «In Veneto? Se rimanesse in Italia, sarebbe ora di studiare una strategia, come fece Margareth Thatcher negli anni ’80 nel Regno Unito. Investimenti infrastrutturali sulla banda larga (ci sono ancora parecchie zone della Regione che hanno una connessione da preistoria) e creazione di una zona franca attorno a Venezia. Via la vecchia Marghera: la capitale della Serenissima ha l’obbligo di tornare centro europeo degli affari. Una City mondiale, dove la finanza (arabi, russi, americani ed europei) possa incontrare le eccellenze del manifatturiero e aumentare la competitività veneta.

            Un Veneto indipendente non può inoltre prescindere da una nuova giustizia. Pubblici ministeri eletti dal popolo, che si impegnino contro i reati più odiati dai cittadini. Più responsabilità e meno politica, per tornare a quel concetto di giustizia serenissima, che non risparmiava alcuno.

            E poi, non abbiamo paura di dircelo: ridisegnamo anche gli strumenti democratici. Referendum sì, elezioni no. Giusto chiedere, previa raccolta firme di 300mila persone almeno, il parere dei cittadini su qualsiasi argomento, non come la nostra costituzione che vieta di sentire il parere popolare su trattati internazionali e materie fiscali. Dove sta scritto? Democrazia diretta, senza più partiti, ormai sorpassati. Per mille anni Venezia è stata guidata dal patriziato. Che non guadagnava soldi dalle cariche pubbliche e aveva come unico interesse il bene della serenissima. I patrizi di adesso sono gli imprenditori: gente che, chi più chi meno, non gode per le crisi e nemmeno se la gente si lamenta.

            Che senso ha votare gente che poi, anche per colpa di altri, non può più fare gli interessi degli elettori?» […] «Forse molti veneti non hanno mai creduto nell’autonomia perché nessuno ha mai tracciato un quadro di cosa fare dopo l’indipendenza. Perché secedere? Nessuno può avere un’idea precisa di come sarebbe il Veneto indipendente, ma in questo libro abbiamo pensato di introdurre spunti e riflessioni».

 

Ecco… perché aspettare il “dopo” l’indipendenza? Gli elettori come possono dare la loro fiducia ad un progetto istituzionale che verrà? Perché non creare subito un think tank? Un gruppo di esperti impegnato nell’analisi e nella soluzione di problemi complessi, specie in campo economico, e politico. Le personalità non mancano. Il predominio nella vita pubblica di individui o gruppi finanziari che, grazie alla disponibilità di enormi capitali, sono in grado d’influenzare in maniera determinante gli indirizzi politici possono essere ridimensionati solo dall’esercizio della democrazia diretta. Dov’è questo progetto?

 

 

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One Comment

  1. caterina says:

    Tutto quel che qui si dice di ipotetico e di necessario qualcuno lo sta facendo, avendo il mandato di quella stragrande maggioranza dei Veneti che nel 2014 ha votato SI all’indipendenza nonostante il silenzio tombale dei media pubblici e finanziati coi nostri soldi… E come hanno fatto? Siamo moderni noi, ragazzi! La tecnologia aiuta e serve, a superlati usare! Andate a vedere come si sta procedendo sul sito di Plebiscito.eu… anche su Facebook …

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