Veneto, un referendum che arriva da lontano

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di ETTORE BEGGIATO – “Il governo centrale di Roma, questo governo di filibustieri, di ladri e camorristi organizzati, non si accorgerà di noi se non ci decideremo a far da noi”. E ancora… “Ora basta! Il problema veneto è così acuto che noi da oggi predicheremo la ribellione dei veneti. Cittadini, non paghiamo le tasse, non riconosciamo il governo centrale di Roma, cacciamo via i prefetti, tratteniamo l’ammontare delle imposte dirette nel Veneto”: parole infuocate che arrivano dalla Marca Trevigiana ma non sono di Luca Zaia, bensì di un parlamentare veneto, Guido Bergamo, repubblicano eletto a Montebelluna che negli anni venti denunciava una situazione pesantissima, tentando di dar vita a un “Comitato interpartitico di parlamentari veneti per l’autonomia regionale”.

In quegli stessi anni, Luigi Luzzatti, già presidente del Consiglio dei Ministri, nato a Venezia e docente all’Università di Padova, giurista ed economista di grande spessore, manifestava al suo successore Vittorio Emanuele Orlando il 7 febbraio 1919 il  timore che in Italia potesse sorgere “un’Irlanda Veneta, mutando i paesi più patriottici e più sobri nel chiedere, in ribelli della disperazione”, siamo nel 1919 e la rivoluzione irlandese porterà alla nascita dell’Irlanda libera e  repubblicana: il timore di quanto stava succedendo nel Veneto  doveva essere, ai massimi livelli istituzionali,  veramente molto forte.

Con l’avvento al potere del fascismo le istanze del popolo veneto vengono messe a tacere, ma già il 12 giugno 1945, appena finita la seconda guerra mondiale, il ministero dell’Interno chiede lumi alla Prefettura di Venezia su “persone che tendano a una autonomia integrale del Veneto e alla costituzione di una Repubblica di San Marco”; in quei mesi nasce anche  l’associazione “San Marco par forza” che nel programma prevede nei primi punti:

Autonomia e indipendenza di tutte le terre di San Marco. Ricollegarsi con le tradizioni e i costumi della nostra vecchia e gloriosa Serenissima  e riesumare la sua sapiente forma di governo, riformandola e adattandola ai tempi moderni.

Niente separatismi. L’Italia è e deve restare unita, però ci facciamo promotori affinché si organizzi politicamente in una “Confederazione di Repubbliche o Regioni” come per esempio la Svizzera.

Qualche anno più tardi troviamo  il MARV (Movimento Autonomo Regionalista Veneto) alleato del più conosciuto MARP (Movimento Autonomista Regionale Padano) che nel programma prevedeva ”l’istituzione della regione veneta, l’estensione delle forme di autogoverno locale con l’attribuzione agli enti locali di funzioni oggi centralizzate in organismi burocratici, la soppressione dell’istituto prefettizio.”

Nel 1970  nascono le regioni a statuto ordinario, e lo statuto della nostra Regione all’articolo 2 recita. “L’autogoverno del popolo veneto si attua in forme rispondenti alle caratteristiche e alle tradizioni della sua storia”: una dichiarazione di identità e di appartenenza fortissima, in nessun altro statuto si parla di “popolo”.

E come non ricordare nel 1983 il successo della Liga Veneta, il primo movimento autonomista di una regione a statuto ordinario che riesce a far eleggere i suoi rappresentanti al parlamento italiano.

E ancora, nel 1991 facevo parte di quel  Consiglio Regionale che, praticamente all’unanimità, si pronunciò per l’indizione di un “Referendum consultivo in merito alla presentazione di proposta di legge statale per la modifica di disposizioni costituzionali concernenti l’ordinamento delle Regioni” e che ci fu bocciato dal governo di Roma per due volte.

Tutto questo per dire, e ho tralasciato fondamentali momenti della nostra storia, penso alla rivoluzione veneta del 1848 che portò alla rinascita della Repubblica Veneta, come il referendum del 22 ottobre rappresenti la naturale continuità con tante battaglie, con tante lotte  e  spero vivamente che   una massiccia partecipazione al voto possa dare continuità alla mai sopita aspirazione dei veneti all’autogoverno.

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3 Comments

  1. g.vigni says:

    Riporto qui il mio commento da me postato su miglioverde:

    :Egregio, quello che Lei così ben descrive per me , dolorosamente, non è per nulla esaltante od incoraggiante. Mi spiego: forse conoscendo la mentalità del veneto, anche per averla sperimentata in qualità di secondo presidente LIFE di TV, tutti i volonterosi conati, di pochi, che Lei elenca, in 150 anni non hanno portato a niente. Ecco perchè do al veneto del “suddito”. Tutte le altre rivoluzioni, motti , etc…. sono nate ed esplose con tempi preparatori ed attuativi, estremamente più veloci. E’ UNA TRAGEDIA CHE SI MENI IL CAN PER L’AIA DA 150 ANNI . Ciononostante continuo la mia battaglia per far sì che il suddito finalmente s’incazzi.
    Tirem innanz,
    G. Vigni ( meteco lariano, in veneto da quasi mezzo secolo)

  2. cristian says:

    Spero non sia una dimenticanza intenzionale, ma nemmeno un cenno dell’insurrezione del 9 maggio 1997 ?

  3. caterina says:

    …solo che l’autogoverno esiste se si è indipendenti da Roma, cioè fuori dalla cappa centralista a cui nulla può sfuggire e continua a soffocare anche con la forza ogni aspirazione alla libertà…esempi purtroppo ne abbiamo molti in questi ultimi anni con carcere e repressioni, e saranno ricordati un domani come nostri eroi…
    Il Popolo Veneto si è già espresso in massa nella primavere del 2014, e sicuramente non si accontenterà di un’autonomia farlocca che si presenta sempre più come un’adesione leghista nostrana… Un Popolo mortificato continua ad esserlo con questa ultima mossa, che sulla carta sarà vincente ma resterà sulla carta come ci hanno già detto da Roma…
    Un Popolo che ha coscienza di sé e conserva l’orgoglio di esserlo non chiede ma fa….e i politici nostrani guardino piuttosto ai pari grado catalani e imparino cosa significa rappresentare un popolo, senza soppesare i propri personali interessi e soggiacere alle proprie paure per la loro mancanza di coraggio e la loro ristretta visione del futuro… Non è da Veneti veri, che sopravvivono per la loro intraprendenza e sono stimati nel mondo, dovunque!.

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