Veneto, plebiscito digitale, ne discute la commissione regionale

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

In tutto il mondo indipendentista emerge una grande soddisfazione per l’esito della riunione di ieri della 1° Commissione Regionale Affari Istituzionali e per il mandato conferito al presidente Costantino Toniolo, che apre la strada al Plebiscito Digitale per l’indipendenza del Veneto, la cui organizzazione è già ampiamente avviata dal comitato referendario Plebiscito.eu / Plebiscito2013. L’indizione della Votazione Elettronica completa il percorso aperto con l’approvazione della Risoluzione 44/2012 da parte della Regione Veneto e delle centinaia di Comuni del Veneto che hanno approvato il percorso referendario.

La consultazione digitale per l’indipendenza si terrà il prossimo 16 febbraio. Tutti i cittadini del Veneto potranno quindi votare dalle ore 7 alle ore 22 esprimendosi sul seguente quesito referendario:  “VUOI CHE IL VENETO DIVENTI UNA REPUBBLICA FEDERALE INDIPENDENTE E SOVRANA?” votando con un Sì, oppure con un No. Ogni elettore veneto riceverà a casa un proprio codice segreto e personale che dovrà conservare per poter votare.

Si potrà votare via internet, usando un qualsiasi computer o dispositivo mobile, collegandosi al sito internet www.plebiscito.eu. I cittadini che non hanno dimestichezza con il mezzo informatico potranno votare al telefono chiamando il numero 0423-40.20.16.

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8 Comments

  1. TO MARE LA CONTA GIUSTA !!! says:

    Un referendum è indetto per esprimere la volontà di un popolo.
    Ma quale popolo sarebbe qualificato per pronunciarsi su un’ipotesi di indipendenza della Regione “Veneto”?
    Nello Stato italiano il popolo è unico: quello “italiano” e una scelta su un destino particolare della Regione “Veneto”, parte inscindibile dello Stato italiano, deve dunque riguardare tutto il popolo italiano, nella sua interezza e non soltanto gli abitanti della Regione “Veneto”.
    Se così non fosse, ogni altra parte dello Stato italiano potrebbe procedere in senso secessionista, scomponendo, sgrettolando l’unità dell’Italia, l’integrità del Popolo “italiano”.
    Gli abitanti della Regione “Veneto” non hanno uno statuts diverso dagli altri italiani, né meno diritti né più diritti.
    E allora perché avrebbero diritto a decidere da soli su una questione di interesse generale? Essi non hanno uno status particolare, non hanno nessun riconoscimento particolare, né hanno mai fatto nulla per acquisirlo.
    La Regione “Veneto” non rappresenta il “popolo veneto” ma gli abitanti della Regione italiana denominata “Veneto”. Non ha dunque nessun titolo per prendere decisioni superiori alle sue delimitate competenze amministrative.
    Proporre alla Regione un referendum sull’indipendenza resta solo una furbata politica per eccitare la fantasia dei Veneti, illudendoli di aver conservato il loro status originario di cittadini veneti. Non è così! I Veneti sono stati defraudati della loro cittadinanza e “convertiti” di prepotenza in soggetti di chi li ha occupati.
    La Regione “Veneto” non è il portavoce dei Veneti come i “kapò” non erano i portavoce degli Ebrei internati.
    Per parlare in nome del Popolo Veneto bisogna rivendicare e riappropriarsi del proprio status di cittadini veneti, di cittadinanza veneta (registrazione all’anagrafe veneta, sostegno alle libere istituzioni venete autoricostituite, ecc.).
    Un passaggio fondamentale che i movimenti venetisti saltano per guadagnarsi o assicurarsi il loro opportunistico vassallaggio da Roma che ai suoi “kapò” riserverà sempre un piatto di avanzi in più.
    https://www.facebook.com/FAQIndipendenzaveneta?fref=ts

    • ale says:

      to mare tea ga conta sbaglia in italia ghe xe el popolo veneto,siciliano,sardo e tanti altri.
      prova andare in sicilia e urlare questa xe ea me terra i te prende a calci in culo e i fa ben magari dopo te te svegli mona
      ale

  2. Aquele Abraço says:

    IL PERCORSO IN SINTESI DELLE ELEZIONI ELETTRONICHE IN BRASILE

    Creazione di un data base informatizzato unico degli elettori (iniziata nel 1986 e terminata nel 1994).
    Installazione di un parco informatizzato per il Tribunale Elettorale Superiore e i tribunali elettorali regionali e implementazione di una rete digitale dedicata (intranet) di trasmissione dati che collega il parco suddetto (1994).
    Installazione di un iniziale parco di urne elettroniche nel 1996 quando, in occasione delle elezioni municipali, un terzo dell’elettorato brasiliano votò attraverso l’urna elettronica.
    Informatizzazione totale nelle elezioni comunali del 2000 e ampliamento del parco di urne elettroniche in maniera da soddisfare la crescita dell’elettorato brasiliano.
    Nel 2002 il voto tornò stampato (l’elettore doveva solo fare un controllo visuale del voto, senza aver contatto con la sua versione stampata che, se confermata nel monitor dall’elettore, era automaticamente depositata in un’urna sigillata). Questo sistema mostrò un’estrema varietà di problemi che consigliarono di ritornare nel 2003 alla sola registrazione digitale del voto.
    Nel 2008 il Tribunale Superiore Elettorale elaborò un progetto pilota d’identificazione biometrica degli elettori brasiliani e nel 2010 erano stati registrati biometricamente attraverso le impronte digitali più di un milione di elettori.
    L’urna elettronica è un microcomputer di uso specifico per le elezioni, con le seguenti caratteristiche: resistente, di piccole dimensioni, leggero, con autonomia energetica e sistemi di sicurezza. La sicurezza è data: dalla firma digitale che fa uso di tecniche criptografiche e garantisce che il programma originario non sia stato modificato; dal sunto criptografico digitale o hash che garantisce l’integrità dei dati registrati; dai sistemi anti intrusione grazie cui qualsiasi attacco dall’esterno al sistema operativo dell’urna causa un effetto domino che la blocca rendendo impossibile la produzione di risultati.
    Due terminali costituiscono l’urna elettronica: il terminale dello scrutatore, dove l’elettore è identificato e autorizzato a votare (su alcuni modelli di urna, l’identità è verificata attraverso sistemi biometrici) e il terminale elettore, dove è registrato numericamente il voto.
    Il terminale dello scrutatore ha un tastierino numerico, dove va inserito il numero identificativo del certificato elettorale e un display a cristalli liquidi, dove appare il nome dell’elettore, se appartiene a quel seggio e ha diritto di voto. Prima dell’abilitazione, nelle urne dotate d’identificazione biometrica, l’identità dell’elettore è convalidata elettronicamente dall’urna stessa. Così un elettore non può votare per un altro.
    Il voto elettronico registra solo l’indicazione che l’elettore ha già votato. Attraverso il processamento interno e altri meccanismi di sicurezza, non vi è alcuna possibilità di controllare su quale candidato un elettore abbia votato, in osservanza alla Costituzione Federale brasiliana, che determina la segretezza del voto. E’ presente il tasto “Correggi” e “In bianco” per chi optasse la scheda bianca.
    Tre piccoli segnali visivi (LED) aiutano lo scrutatore del seggio, informandolo se il terminale è disponibile per l’elettore, se questo ha già completato il suo voto e se l’urna elettronica stia funzionando connessa alla rete elettrica o alla batteria interna.
    Anche il terminale dell’elettore ha una tastiera numerica con cui è registrato il voto e un display a cristalli liquidi dove appaiono messaggi che guidano l’elettore nella registrazione del suo voto.
    Qualunque problema avvenga con l’urna elettronica durante la votazione, saranno adottate le procedure di emergenza per porvi rimedio inclusa la sostituzione dell’urna.
    All’apertura delle elezioni, quando l’urna elettronica è accesa, alla presenza degli scrutatori e dei rappresentanti dei partiti politici, in ogni sezione elettorale è emesso un rapporto dall’urna chiamato “azzeramento” che testifica che in essa tutti i candidati sono registrati con zero voti.
    Alla fine delle elezioni i dati registrati contenuti in flash card sono registrati criptograficamente in una pendrive che viene portata nel luogo in cui avviene la trasmissione dei dati al tribunale regionale. Il software delle urne elettroniche è lo stesso in tutto il Brasile. Se esistono tracce digitali di broglio, l’urna sarà annullata. I voti sono immagazzinati anche in una memoria interna all’urna che, anche spenta, emette un’allerta di errore se qualcuno tentasse di alterare i voti.
    Lo spoglio dei voti avviene con un clic attraverso la stampa di alcune copie dei risultati, firmate dal presidente del seggio e dai rappresentanti dei partiti, portanti l’indicazione della sezione elettorale, dell’urna, del numero dei votanti e del risultato dei voti per candidato e simbolo. Una copia dei risultati è subito affissa in un posto visibile della sezione e le altre consegnate agli organi di pertinenza. Dopo la stampa dei bollettini d’urna, in un pendrive (o dischetto) sono caricati in forma crittografata e firmati digitalmente i dati dell’urna. Quando questi pendrive sono portati al server centrale, prima di tutto è verificata la firma digitale. Se questa è valida, è garantito che quel risultato è stato generato da un’urna elettronica preparata per quella sezione elettorale. Se si riscontrano incoerenze (come divergenza tra il totale dei voti e quello dei votanti) o una firma non valida, il risultato dell’urna è scartato automaticamente.
    E’ possibile verificare il corretto funzionamento del sistema di votazione elettronica prima, durante e dopo le votazioni da parte dei partiti, dell’Ordine degli Avvocati del Brasile e del Ministero Pubblico.
    In conclusione, considerando quante precauzioni richieda una votazione elettronica offline per essere legale, appare piuttosto evidente come un plebiscito online non avrebbe alcun valore giuridico (questo era scontato) e un valore statistico abbastanza discutibile. Facciamolo pure, ma facciamo, se possibile, anche quello che potrebbe essere indetto dal Consiglio Regionale Veneto, visto che ora anche i consiglieri di Forza Italia sembrano favorevoli a esso. Se passasse (e il suo esito sarebbe, secondo molti, favorevole all’indipendenza del Veneto) il suo impatto avrebbe tutt’altra valenza rispetto al plebiscito online.

  3. Alfio Beggio says:

    Il rischio Web anche se c’è è nulla rispetto alle manipolazioni successive.
    “Veneto repubblica federale indipendente” è una parola grossa, manca il contenuto, le garanzie, le persone!
    Così a caso, sarebbe come uno dei cantoni svizzeri?
    O come l’autonomia del Trentino?
    O come la Catalogna?
    E le persone che ne sarebbero a capo avrebbero pari dignità degli elvetici?
    O dei tedeschi?
    E lo statuto quale sarebbe?
    E le ruberie come lo sono ora?
    Ci sarebbe anche Zaia?
    Troppe domande senza risposta.
    Alfio Beggio

  4. mr1981 says:

    La sicurezza assoluta non esiste nemmeno per il voto tradizionale, ma gli attuali sistemi di voto online sono troppo vulnerabili al malware. I cittadini non possono verificare se il proprio voto è stato registrato e conteggiato correttamente, sono obbligati a fidarsi completamente del comitato referendario, che ovviamente è molto di parte. Le manipolazioni possono avvenire anche durante la trasmissione dei dati, i sistemi attuali non consentono all’elettore di ritracciare tutto il percorso del proprio voto, dato che i computer utilizzati per il voto online si trovano fuori dalla sfera di controllo delle autorità preposte agli scrutini. E non tutti i votanti hanno le conoscenze tecnologiche per accorgersi dell’intrusione nel proprio computer di programmi maligni che possono violare la segretezza del voto, alterarlo o anche annullarlo.

    • Silvio Decaduto says:

      Evvai con le paranoie!
      Non dico che sia impossibile quanto hai scritto, ma sicuramente è molto improbabile.

      Ma lo sapevate che con una mina copiativa nascosta sotto le unghie si possono invalidare miglia di schede al momento dello scrutinio?
      SAPEVATELO!

      • mr1981 says:

        Sì, lo sapevo, era il tipico broglio elettorale che veniva insegnato alle Botteghe Oscure (non per invalidare le schede, ma per modificare le schede bianche intercettate)! Ho fatto il rappresentante di lista a Castelnuovo di Porto scoprendo imbrogli legati alla lista Udc (Emiddio Bulla/Mauro Poggia), quindi penso di avere molta più esperienza e non considerare tutto paranoia come l’italiota medio! Anche alle ultime elezioni nella circoscrizione estero ci sono state molte irregolarità, ma chi se ne frega vero, tanto erano a favore del csx (una deputata siede alla camera senza averne il diritto, messa lì dai sindacati)!

  5. marchioro silvano says:

    approvo anche la linea intrapresa dalla Catalogna

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