Quella Veneta è una Nazione. Ma può esserlo anche quella Padana

FRANCESCO MARIO AGNOLI

Mi permetto di intervenire nel dibattito fra Ettore Beggiato e Sergio Romano a proposito di  Padania  e di Nazione Veneta, soprattutto per chiarire alcuni concetti chiave, in particolare quello di Nazione, che tanto Beggiato quanto Romano conoscono benissimo, ma sui quali quest’ultimo tende a sorvolare evidentemente per comodità di tesi. Si tratta in realtà di un concetto ormai definitivamente recepito tanto  dalla scienza giuridica quanto da quella politica. Lo riprendo da un saggio dell’avvocato  Alessio Morosin sull’autodeterminazione, di prossima pubblicazione, secondo il quale  il concetto di Nazione esprime il valore identitario di un gruppo omogeneo (gens o popolo) e non va confuso con quello di Stato. Questo è un ente eventuale e posteriore, che  può nascere, ma anche non nascere (appunto per questo “eventuale”) dalla Nazione. Esistono, difatti, Stati plurinazionali e, soprattutto, Nazioni senza Stato, come implicitamente, ma necessariamente riconosciuto dalla Carta delle Nazioni Unite là dove proclama il diritto dei popoli  all’autodeterminazione.

La Nazione e il Popolo (il demos del linguaggio greco) sostanzialmente coincidono e trovano il loro preliminare  riconoscimento in se stessi, ovvero intorno a fattori che caratterizzano e uniscono i suoi soggetti e conseguentemente identificano  la Comunità, perché comunità è, appunto, la Nazione.

Nel mondo antico e fino a tutto il   Medioevo (e fino a pochi anni fa per la Nazione ebraica) non occorreva niente di più per identificare una Nazione. Nessuno all’epoca dubitava dell’esistenza di una Nazione Gota o di una Nazione Longobarda anche quando questi popoli  si muovevano con un lungo percorso di anni  sulle strade dell’Asia  e dell’Europa senza mai insediarsi  stabilmente in un posto determinato.  In seguito si è aggiunto anche il requisito di un territorio, sicché la Nazione è una Comunità insediata su un determinato territorio. Ciò  tuttavia non comporta nemmeno oggi che quel territorio sia soggetto alla sovranità della Nazione, che può, quindi, risiedervi senza avere dato luogo ad un proprio Stato o per avere delegato ad altri l’esercizio della sovranità o per avere subito l’esercizio del potere sovrano da parte di uno Stato a lei estraneo.

Oggi, soprattutto da parte di chi  mira a limitare al massimo o addirittura ad  escludere l’esercizio del diritto all’autodeterminazione, si parla molto  di  Nazioni storiche. La definizione è accettabile se sta semplicemente ad indicare che una determinata Nazione  si è consolidata nel tempo e ha un suo posto ben preciso nella storia del genere umano. Risulta invece del tutto inaccettabile  se lo si utilizza, come troppo spesso avviene,  per esprimere l’esigenza che quella data  Comunità per essere Nazione  abbia esercitato o addirittura continui ad esercitare la sovranità sul territorio nel quale risiede, sia, quindi, una Nazione-Stato (l’inversione dei termini  rispetto alla formula abituale Stato-Nazione, è ovviamente voluta). In ogni caso l’espressione Nazioni storiche, anche se correttamente usata, non deve fare dimenticare che il dato indispensabile perché si abbia Nazione è il proprio autonomo, interno riconoscimento.

Così come è possibile che una Nazione muoia (nessuna cosa umana è eterna), è, quindi, possibile che nascano Nazioni nuove se genti in precedenza divise si scoprono partecipi (la storia e la natura sono in  continuo movimento e divenire) di un comune sentire, decidono di valorizzare i loro comuni caratteri identitari e si uniscono intorno a fattori che diventano caratteristici della Comunità che si è così formata. Niente nella storia e nel diritto internazionale impedisce  la nascita di nuove Nazioni, in precedenza inesistenti non solo come Stati, ma anche  come Nazioni. Potrebbe essere il caso della Padania. Non è detto che lo sia, ma certamente sono assolutamente risibili le motivazioni che vorrebbero escludere l’esistenza o la nascita di una Nazione Padana per il semplice fatto che la gens padana non si è mai data, nella sua totalità,  un proprio Stato sovrano.

Ancora più risibili e per altro totalmente pretestuose le argomentazioni di chi vorrebbe escludere l’esistenza di  una Nazione Veneta solo perché la Repubblica di San Marco si è formata attorno alla città di Venezia attraverso un processo che ha conosciuto (esattamente come è avvenuto non solo per quasi tutte le attuali Nazioni, ma per tutti gli attuali Stati) volontarie dedizioni e guerre di conquista.  O perché  non tutti i Veneti insorsero in armi a difendere la loro Nazione ai tempi della guerra di Cambrai (quando, per l’esattezza, fu uno spontaneo moto di popolo a salvare la Repubblica) o dell’invasione napoleonica, o perché una parte della nobiltà di Terraferma aspirava a liberarsi  del governo veneziano, che l’aveva privata delle sue prerogative feudali.

L’esistenza della Nazione Veneta, che oltre tutto ha esercitato la sovranità  per 1100 anni sul proprio territorio, è talmente indiscutibile che  il 13 dicembre 1815, nel celebrare il ritorno sulla basilica di San Marco  della quadriga, rapinata dall’infame Napoleone, Francesco I° d’Austria (che avrebbe avuto tutto l’interesse a sostenere il contrario) si rivolse alla Veneta Nazione  in una testimonianza di rispetto e affezione (parole sue). Quindi, che la Nazione Veneta, Nazione storica, sia esistita nessuno può metterlo in dubbio. Se oggi esista ancora possono dirlo, non qualche professore, giornalista o politico, ma soltanto i Veneti attraverso il loro comune sentire.

Infine, se il direttore mi consente  un po’ di auto-promozione, mi permetto di proporre  ai lettori dell’Indipendenza desiderosi di conoscere  quale furono davvero  le reazioni degli abitanti  delle principali città del Veneto e della Lombardia Veneta (che non è il Lombardo-Veneto) all’invasione napoleonica, due miei libri (editi entrambi dal “Cerchio”, con sede in Rimini, Le Pasque  Veronesi(questo in realtà potrebbe anche essere esaurito e in attesa di ristampa), e, soprattutto Napoleone e la fine di Venezia (certamente disponibile)  che narra, sulla  base di rigorose documentazione storica, le vicende e le reazioni delle  città più direttamente coinvolte.

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28 Comments

  1. Sandrino Speri says:

    Benito Mussolini:”Niente fuori dello Stato,al di sopra dello Stato,contro lo Stato.Tutto allo Stato,per lo Stato,entro lo Stato”. E’ la mistica dello stato e della ragion di stato che non esistevano nella Serenissima per-sistono nello stato stragista-mafioso.Francesco M. Agnoli dopo averci con chiarezza spiegato la differenza fra stato e nazione,non procede oltre,e non ci dice che in Italia i due termini sono sempre stati fatti coincidere tanto che anche oggi il codice Rocco,che ne è lo specchio giuridico,è quasi integralmente in vigore.La Costituzione Italiana,che qualcuno definisce la più bella del mondo,include nei suoi articoli i Patti Lateranensi vale a dire che,mentre la dichiara,pone limiti alla sua sovranità. La Carta delle Nazioni Unite e la Conferenza di Helsinki ,entrambe firmate dallo stato italiano,dicono che ogni essere umano ha diritti innati,quindi inviolabili e imprescrittibili,come il diritto all’esistenza,all’identità,all’autodeterminazione.Questi stessi diritti vengono anche riconosciuti alle comunità umane chiamate popoli.Dunque individui e popoli sono i detentori dei diritti e della sovranità originaria ,non gli stati,la cui sovranità è considerata derivata.E in questo senso ogni popolo e ogni nazione sono titolari di diritti inalienabili e imprescrittibili.Da ciò consegue che, in caso di contrasto fra diritti umani internazionalmente riconosciuti e diritto degli stati, sono i primi a prevalere e non i secondi ,che sono sovrastrutture di potere rispetto alle strutture originarie che sono cittadini e popoli..Ma chi sono i popoli?Così l’O.N.U. definisce i popoli :un gruppo di esseri umani che hanno in comune alcune o tutte le seguenti caratteristiche:una tradizione comune,una identità etnica,una omogeneità culturale,una omogeneità linguistica,affinità religiose,una vita economica comune.Noi Veneti queste caratteristiche le abbiamo tutte. Questo gruppo di persone per essere identificato come popolo deve anche avere coscienza e volontà di esserlo.Dalla Carta delle nazioni unite “Tutti i popoli hanno diritto all’autodeterminazione.In virtù di questo diritto essi decidono liberamente del loro statuto politico e perseguono liberamente il loro sviluppo…” H.Gros Espiell rimarca che,ma avvocati e giudici tendono a ignorarlo,che il diritto all’autodeterminazione ha una “virtualità permanente”,finchè c’è popolo c’è questo diritto.E sopratutto questo ius cogens prevale per chi l’ha sottoscritto,sulle rispettive costituzioni.

    • “La Carta delle Nazioni Unite e la Conferenza di Helsinki ,entrambe firmate dallo stato italiano,dicono che ogni essere umano ha diritti innati,quindi inviolabili e imprescrittibili,come il diritto all’esistenza,all’identità,all’autodeterminazione. Questi stessi diritti vengono anche riconosciuti alle comunità umane chiamate popoli. Dunque individui e popoli sono i detentori dei diritti e della sovranità originaria, non gli stati, la cui sovranità è considerata derivata. E in questo senso ogni popolo e ogni nazione sono titolari di diritti inalienabili e imprescrittibili. Da ciò consegue che, in caso di contrasto fra diritti umani internazionalmente riconosciuti e diritto degli stati, sono i primi a prevalere e non i secondi, che sono sovrastrutture di potere rispetto alle strutture originarie che sono cittadini e popoli”.
      È TUTTO GIUSTO QUELLO CHE SCRIVI. Ma personalmente ritengo che per minimizzare il rischio che ogni nazione sia alla fine sopraffatta dal rispettivo Stato, l’entità massima “di tipo condominiale” ammissibile non debba superare quell’insieme di quartieri (o contrade) chiamato Comune. Ciò non toglie poi che più Comuni di una stessa nazione (veneta, piuttosto che toscana) non possano collaborare tra loro in reciproca libertà.

    • Tito Livio says:

      Per il diritto internazionale hanno diritto all’autodeterminazione quei popoli sottoposti a dominio razzista. Oltre al principio in questione, che non si applica a noi veneti, c’è anche quello dell’integrità territoriale degli Stati, consiglio di leggere qui:

      http://epistemes.org/2008/02/21/indipendenza-kosovo-e-diritto-internazionale/

      • mv1297 says:

        allora per te la Costituzione italiana deve essere Bibbia, e nulla potrebbe cambiare secondo il diktat dell’una ed indivisibile. carissimo, poiché chiunque pretende che dobbiamo uniformarci ad una Carta costituzionale, sappi che quella carta vale niente, per il semplice fatto che i popoli italici non l’hanno mai potuto votare, cosa che invece altre cosiddette democrazie hanno avuto l’accortezza di renderla legale.
        per cui, te e tutti quelli che si arrampicano sugli specchi per giustificare la non legittimità di un Veneto indipendente, dovrebbero prima guardare sulla non legittimità di quella carta.
        eppoi, scusami, dici che non siamo sottoposti a razzismo? a me sembra proprio di sì…. ed aggiungerei continuamente rapinati.
        Molte ma veramente molte le ragioni per dire bye bye all’Italia.
        Stame ben.

  2. halnovemila says:

    Giusta la definizione di Nazione come “qualcosa” che non necessariamente corrisponde con Stato.
    Detto però cosa una Nazione non è (non è uno stato) rimane da definire che cos’è.
    La nazione è un “popolo”… e che cos’è un popolo?
    Un popolo è una nazione…
    ok, abbiamo capito che la parola popolo in sè non spiega cosa sia una Nazione semmai ne è un sinonimo.
    Il problema nel definire, circoscrivere, cosa sia e chi sia parte di un popolo è in termini sia quantitativi che qualitativi.
    Di sicuro un popolo è un insieme a cui appartengono una moltitudine di individui che condividono una stessa cultura (tradizioni e valori).
    Problema numero uno: una moltitudine, a quante persone corrisponde? c’è un numero, una soglia al di sotto della quale un insieme di persone non costituisce più una moltitudine ma un “gruppo”
    Problema numero due: cos’è la cultura? in una comunità per quanto omogenea ci sono molti individui che riconoscono e perpetuano le tradizioni, ma altre che le ignorano o le avversano, e lo stesso dicasi per i “valori”; e ci sono persone che riconoscono alcune tradizioni e valori ma non altre.
    Queste persone, che comunque vivono all’interno della comunità, fanno parte del popolo? sono parte della nazione? Contribuiscono al conteggio di quella moltitudine requisito quantitativo per la definizione di Nazione?
    Il problema non è da sottovalutare perchè è sostanzialmente irrisolvibile dato che le parole in sè non danno risposte.
    Parole come nazione, a differenza di stato, si riferiscono a qualcosa che senz’altro esiste ma che nessuno è in grado di definire con precisione; un po’ come le parole “giusto” e “sbagliato”, “bene” e “male”, “bello” e “brutto”… che ognuno sa esattamente attribuire per certo a questo o a quello, ma che sempre, portano con sè una certa dose di incertezza che poi si “scopre” quando si devono giudicare certe situazioni che sono forse una cosa o forse l’altra.
    Questa riflessione mi fa venire in mente per analogia la parola “setta”.
    La libertà di fede è sancita dalla Costituzione…
    ma cosè una religione?
    è una fede professata da una moltitudine di persone?
    Quante?
    Noi tutti sappiamo che esistono le sette… non sono esse gruppi di persone che si riconoscono nella stessa fede?
    Ma il loro numero, è la quantità, la “insufficiente diffusione”, “popolarità” che le riduce alla definizione di sette.
    I Cristiani, i seguaci di Cristo, all’inizio, erano essi stessi membri di una setta, la setta dei Cristiani
    Si potrebbe oggi dire che i cristiani siano membri di una setta?
    Qual’è la soglia quantitativa che segna il passaggio da comunità a nazione? da setta a confessione religiosa?
    Non lo sa nessuno… di certo di fronte ad una causa per il riconoscimento di questo o quel diritto, un giudice dovrebbe essere chiamata a quantificare ciò che non è mai stato quantificato.
    Mi domando e a volte mi lascia andare ad immaginare cosa succederebbe se un gruppo di persone, così come i primi Cristiani raccolti attorno a Gesù, si trovassero tutte d’accordo nel definire una loro “fede” nella quale “è giusto” tenere per sè tutto più quanto possibile, la beneficenza deve essere solo un atto individuale, e la comunione dei beni non è consentita se non tramite un patto di sangue tra i sodali.
    Ovviamente tale fede non sarebbe compatibile con il sistema fiscale dello stato (in particolare quello italiano) ma la costituzione (art. 19) tutela “il diritto di professare liberamente la propria fede religiosa”… libertà che, in quel caso, verrebbe negata dall’azione di prelievo coatto per via di imposizioni previste da leggi tributaria dello stato, le quali leggi hanno un grado gerarchico inferiore al precetto costituzionale che ha “forza maggiore”.
    Ovviamente il conflitto si consumerebbe davanti alla corte costituzionale i cui giudici dovranno stabilire cos’è una “fede religiosa” e se questo gruppo di persone di sedicenti fedeli possono veramente essere considerati tali o solamente seguaci di una setta che non merita le tutele previste dalla costituzione…
    bel dilemma eh?
    Chi vuole provare? 😉

    • Tito Livio says:

      Ottimo pensiero, per molti Nazione= lingua parlata ma in alcuni contesti non ha senso. Per altri la Nazione = popolo ma come ha detto lei cos’è un popolo? è possibile definire popolo ? un insieme di persone che condivide gli stessi valori? oggi è molto debole come argomentazione.
      Nazione= comunità con una storia comune, qui forse ci si avvicina ma il punto non è necessariamente la lingua, la cultura , la religione ma le esperienze comuni vissute in epoche precedenti e che hanno cementato lo spirito nazionale. La Svizzera è una Nazione ma è composta da persone che parlano lingue diverse , appartengono a confessioni (cristiane) diverse, per secoli si sono fatti la guerra tra loro e paradossalmente è a causa di questo che si è cementato lo spirito nazionale. L’Italia non è Nazione certamente ma da veneto non riesco propio a vedere una nazione veneta, ok parlemo a stesa lengua , c’è stata per qualche secolo la Serenissima ma in quel periodo (tranne pochi casi) non si è formato un sentimento veneto ma solo veneziano (quindi Venezia) se non ricordo male negli atti del governo veneziano la terraferma era divisa in Nazioni: bergamasca, bresciana, padovana, vicentina, veronese ecc ecc insomma non c’è stata assimilazione perchè Venezia era la dominante e la politica grossa la facevano li, la terraferma era autonoma/ separata dalla Laguna.

      • daniele quaglia says:

        direi che la Svizzera non è una nazione ma un’entità politica, uno Stato che confèdera più Nazioni, almeno quattro

        • Tito Livio says:

          Peccato che loro, pur diversi, si considerino una Nazione per la loro Storia comune che paradossalmente è stata piena di contrasti e scontri lunghi secoli.

  3. Garbin says:

    Viva San Marco

  4. Salice triestino says:

    Ottimo articolo, tocca concetti fondamentali, che se non compresi, rischiano di far comparire commenti tipo quello scritto da Tito Livio (primo commento qui sotto).

    E riguardo ai cavalli di Venezia, simpatico il resoconto in questo vecchio libro a pagina 212: http://books.google.it/books?id=S64OAAAAQAAJ&pg=PA212#v=onepage&q&f=false

    • Tito Livio says:

      Che concetti? i soliti 1100 anni di storia? che per la terraferma sono meno della metà? il fatto che Venezia non si fidò mai della Terraferma? vogliamo parlare di Scipione Maffei? vogliamo ricordare che Venezia non si è mai sentita una Nazione ma una città Stato? Venezia fu un esperienza notevole sotto molti aspetti ma mitizzarla come si fa spesso non ha alcun senso e sopratutto continuare a sostenere l’assurdità che il Veneto (attuale Regione) sia una Nazione per via della Serenissima, si parla veneto ma la lingua non è l’unico elemento per poter parlare di Nazione. Quello di Venezia è un mito, se si vuole l’indipendenza dallo stato italione le strade da perseguire sono altre. Poi non ho mai capito quali sono i confini di questa nostra nassion veneta….basso rodigino (parlano ferrarese), chioggia? (lingua incomprensibile anche per me veneto) il friuli? mah…

      • Salice triestino says:

        Non hai proprio capito nulla, la tua risposta parte in quarta senza nemmeno toccare ciò che intendevo.
        Con “Nazione” si intende qualcosa che non ha confini, cosa che invece ha lo Stato.

  5. Aquele Abraço says:

    Sono fossili della storia umana, mentre il popolo veneto è ben vivo!

  6. L’importante è che nell’una nell’altra diventino … uno Stato 🙂

  7. Tito Livio says:

    E chi difende la Nazione euganea? poveri euganei sono stati spodestati dagli antichi veneti! non è giusto! ma vogliamo parlare della Nazione dell’Homo Sapiens che ha cancellato i Cro Magnon?

    • Trasea Peto says:

      maria vergine te sì pezo de un italian.
      Dove xe ke te vè picarte? Par mi l’idea de nasion come la xe vista da 250 ani xe na merda totae, ma un comento del genere de soito el vien fora dai napoetani sçeti ke vive inte’e Venesie e i rogna parké no i xe boni de zmisiarse co i veneti…

      • Tito Livio says:

        A mi saria pezo de un talian? certo parchè cavarse dai maroni el nasionalismo spicciolo talian pa sostituirlo co uno novo in salsa venexiana saria un gran cambiamento ciò! sia mai che un veneto nol rajona in un serto modo sennò l’è un talian (o pezo un teron!). Forse go ascendense terone e no me so oncora smisià coa a Nasion veneta, sarà sicuramente cussì, ero ciò?

        • Trasea Peto says:

          “Par mi l’idea de nasion come la xe vista da 250 ani xe na merda totae” = nasionaizmo veneto de uncò merda totae parké el xe de fondo conpagno al nasionaizmi talian e a tuti staltri nasionaizmi.

    • Pietro says:

      questa è una cretinata dato che gli euganei sono stati conquistati e assorbiti dai Veneti, che da 3000 anni si chiamano cosi…che ti piaccia o meno

    • erik says:

      Scusa scusa?? I Cro Magnon avrebbero cancellato i Sapiens?? ahahha
      I cro magnon sono sapiens caro mio, e caso mai sono stati la causa dell’estinzione dei Neanderthal.

      Rinnovo l’invito, invece di continuare a sparare cazzare in questa sede, si metta a studiare.

    • Aquele Abraço says:

      Comunque, per saperne di più, consulta un buon archeologo, magari Indiana Jones.

      • Tito Livio says:

        Ma su cari miei un po’ di elasticità mentale, comunque è vero non intendevo Cro Magnon ma Neanderthal.
        Comunque resta il fatto che sta menata delle Nazioni ha rotto i maroni oramai, non volete capire che sono miti romantici ottocenteschi?

    • claudio says:

      Ma lei ha capito il concetto che l’articolo esprime?

    • Frà says:

      Làsa lì de béar la Pedavena, valà!

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