Veneto libero, ecco una proposta di Costituzione

di PAOLO BERNARDINI

Entro il 31 marzo di quest’anno vorrei essere in grado di presentare al pubblico il mio personale progetto di Costituzione per il Veneto libero, ovvero per la III Repubblica Veneta, terza in quanto ve ne fu una che ebbe una durata di 1100 anni circa, ed una seconda che invece sopravvisse appena un anno e mezzo.

In nessuno dei due casi si ebbe una costituzione, ma nel primo caso il diritto pubblico fu organizzato attraverso una stratificazione legislativa (che prese il nome di “costituzione” alla stessa maniera in cui esiste una “costituzione” inglese o israeliana, concrezione di norme organizzative di diritto pubblico stratificate nel tempo), mentre nel secondo, effimero caso, il governo si diede certo un’organizzazione, poi mutata a seconda del rapido cambiamento di circostanze, ma nella speranza di essere, nelle parole di Daniele Manin, una tessera di una futura Italia, una scelta disastrosa visto il comportamento pavido dell’alleato sabaudo. Ma conviene riportare, in tutta la loro terribile, infausta contraddittorietà, le parole dello stesso Manin, onde si abbia un’idea chiara delle intenzioni subito manifeste:

“Noi siamo liberi, e possiamo doppiamente gloriarci di esserlo, giacché lo siamo senza aver versato goccia né del nostro sangue né di quello dei nostri fratelli; perché io considero come tali tutti gli uomini. Ma non basta aver abbattuto l’antico governo; bisogna altresì sostituirne uno nuovo, e il più adatto ci sembra quello della Repubblica, che rammenti le glorie passate, migliorato dalle libertà presenti. Con questo non intendiamo già di separarci dai nostri fratelli italiani, ma anzi formeremo uno di que’ centri, che dovranno servire alla fusione successiva e poco a poco di quest’Italia in un sol tutto. Viva dunque la Repubblica! Viva la libertà! Viva San Marco!”.

Quante contraddizioni, che sarà necessario evitare nella fase costituente della III Repubblica! Niente “fusioni successive”. Almeno dal mio punto di vista. Ora… CONTINUA A LEGGERE QUI.

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12 Comments

  1. PAOLO BERNARDINI el scrive:

    Entro il 31 marzo di quest’anno vorrei essere in grado di presentare al pubblico il mio personale progetto di Costituzione per il Veneto libero, ovvero per la III Repubblica Veneta, terza in quanto ve ne fu una che ebbe una durata di 1100 anni circa, ed una seconda che invece sopravvisse appena un anno e mezzo. …

    Gràsie e en canvio a ghe faso sta fraderna noda de s’ciaremento:

    “Ła Repiovega Veneta ła ga 650 ani e no 1100; xe ła Repiovega pì el Dogado ke ła ga suparxò 1100 ani.”

    http://www.filarveneto.eu/forum/viewforum.php?f=137

    • caterina says:

      a parer mio quando si parla della durata della Serenissima, è un po’ come quando si parla dell’Impero Romano, che comprende sia l’epoca regia che quella repubblicana senza fare distinzione delle differenti forme ma alludendo solo al potere rappresentato sia da Roma che da Venezia…

      • 1) Li storeghi li fa distinsion tra la Roma repiovegana e l’enpero roman. Na repiovega no la xe on stato enperial co n’enperador, li xe do mondi dal tuto difarenti.
        Na monarkia no la xe na repiovega come ke n’omo lebaro no lè on s’ciavo. Lo stato roman repiovegan no se pol ciamarlo enpero; l’enpero el scuminsia co finise la repiovega, anca se co termena ona e scuminsia staltro ghe on sormonto tenporal.

        2) La storia de Venesia e de la Serenisima la xe na parte de la storia del Veneto o Venesia (come tera veneta e no lomè come çità).

        3) La storia veneta la ga anca altro da la storia de Venesia çità e Reipovega Veneta, ghe tuta la storia del Mexoevo veneto-xerman dei ducati e dei comuni, na storia glorioxa e longa ke la ga formà anca Venesia.
        Le istitusion comounali del Major e de Megnor Consejo le xe comouni a tute le çità venete e no le xe naseste a Venesia.

        Mi faso le distinsion, parké le me raixe le xe ente tuto el Veneto e no lomè a Venesia çità o entel Veneto lagounar.

        • caterina says:

          d’accordo…per niente siamo un popolo, el Popolo Veneto… anca mi che son del Cadore, da dove i fluitava i travi par le fondamenta de Venessia, ma son nasesta inte na sità che ancò la se ciama Vittorio (con rispeto parlando) e na volta l’era Theneda e Saraval…insomma ovunque i secoli hanno accumulato storia.

  2. Grazie a tutti per l’attenzione. Si tratta di un testo di 240 articoli. Entro il 31 marzo si Deus vult dovrei averla terminata.

    • luigi bandiera says:

      240 articoli??

      Ma se il PADRETERNO si e’ limitato a soli DIECI che era??

      Mi sa che si vuole superare l’italia.

      Speren ben…

      PSM

    • Albert Nextein says:

      Ho acquistato, anni fa un libro sulle costituzioni italiane.
      E’ una prima edizione del 1958 Edizioni di Comunità con sede in Milano. A cura di Acquarone – D’Addio – Negri.
      E’ interessante.
      Gli ho dato un’occhiata.
      La prima costituzione è quella di Bologna , del Dicembre 1796.
      Ha 273 articoli.
      Io non me ne intendo, ma penso possa trattarsi di un testo di un certo valore storico.

  3. Albert Nextein says:

    Sono curioso di leggerla.
    Mi pare una cosa fatta bene.
    Una traccia adeguata su cui discutere senza perdere tempo.

  4. CARLO BUTTI says:

    In somma: buttiamo via tutto, inni, bandiere, costituzioni; e mi sta benissimo. Però ci teniamo il peggio, lo Stato; e non mi sta per niente bene: che sia italiano, veneto, padano, svizzero, e chi più ne ha più ne metta. E’ quello il vero tabù da abbattere: il resto viene di conseguenza…

  5. Trasea Peto says:

    La Costituzione serve come Bibbia per chi non riconosce il bene dal male e il bello dal brutto.
    Non mi serve uno Stato divinità con i suoi 10 comandamenti.

  6. Rustego Piovan da Molin says:

    Articolo nùmaro 1: “La Costitusion Vèneta no la xe na leje divina e la pòl èsar metesta in discusion da i citaini tuti i xorni, in tuta la sò intierèsa”

    Articolo nùmaro 2: “No g’è cavedal, ma senterari de comuni indipendenti e che se dà na man ntel segno de la coperasion e colaborasion tìpeghe de ‘l pòvolo Vèneto”

    Artìcolo nùmaro 3: “La volontà de la dénte gà da èsar respetà, e ansi se gà da dimandarghe a éla tramite referendum vanti de aprovar na coalsiasi lèje che ghe intaresa, o che no la mete de inacordo tuti parvìa de i doli che la podarìa farghe a rancuni pitòsto che a staltri. La lèje, cofà la costitusion, la pol èsar metesta in discusion e canvià da i citaini tuti i xorni”

  7. luigi bandiera says:

    La cosiddetta costituzione italiana fu fatta su misura del nuovo stato KOMUNISTA.

    Nei testi della costituzione si legge bene che l’accento e’ KATTOKOMUNISTA.

    Ci sono tantissime belle parole e tanti diritti a tutti, perfino ai forestieri. Anzi. Ne hanno di piu’ i foresti che i naturali ingabbiati.

    Be, scrivere l’art. UNO deve essere stato un vero Kalvario… per quei Bi_forcuti. Per non dire bi_folchi.

    Basta leggere questo rigo per capirla: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.”

    Proseguendo ti vengono solo conati…

    La funzione della costituzione e’ quella di consolidare una dittatura. Infatti, tutte le leggi devono sottostare ad essa e non al POPOLO SOVRANO.

    Per cambiare poi un articolo… diventa un dramma, un eterno Kalvario.
    Quindi a che serve la costituzione se la repubblica e’ democratica, cioe’, e’ su base della volonta’ popolare..?

    E’ democratica, supposto sia il meglio che si possa avere per governare, nei fatti e non serve ENUNCIARLO: ne scriverlo e ne dichiararlo, per tutti gli appunti.

    Se il popolo vuole una cosa se la deve prendere. STOP.

    Invece, a dimostrazione della giustificata menzione dei BI_FORCUTI, la giustizia viene esercitata in nome del popolo che non sa nemmeno se il Tizio o il Caio in questione esiste.
    Si fanno scelte importanti senza chiedere nulla al POPOLO considerato massa ignorante tout court.

    Tutto e per davvero e’ da rifare.

    Speriamo che serva dirlo, ripeterlo, ma ne dubito molto visti gli andazzi..!

    …continua…

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