Veneto libero e indipendente. La storia dà ragione ad un popolo

 

di ROMANO BRACALINI –Il Veneto fu un losco bottino di guerra. L’Italia lo ebbe grazie alla mediazione francese tra Prussia ed Austria perché apparisse meno scandaloso il fatto che gli unici a trarre profitto dalla campagna del ’66 fossero gli italiani che, alleati dei prussiani, vincitori sul campo, erano stati sconfitti a Custoza e Lissa dagli austriaci. Bisognava dare al nuovo acquisto una parvenza di legittimità popolare, e il 21 ottobre si svolse il plebiscito con il quale si raggirò un’altra volta il popolo veneto. Già il nome, plebiscito, celava l’inganno: un risultato che si dava per scontato. E infatti su 647.426 votanti (su una popolazione di 2.603.009 abitanti) i voti contrari, secondo i dati ufficiali, “furono solamente 69”.
veneto isno titaly

La truffa era evidente. A lungo rimase vivo nel sentimento d’ogni veneto, il rammarico e l’umiliazione d’essere stati considerati poco più che merce di scambio. La Serenissima, San Marco, divennero riferimenti di nostalgia. Il Senato di Venezia parlava veneto, lingua d’uso della Repubblica e della letteratura. Annesso all’Italia, il Veneto divenne un territorio marginale, politicamente irrilevante, in cui la povertà diffusa costringeva gli abitanti all’emigrazione, come le plebi meridionali. I veneti erano chiamati “terroni del Nord”, si rideva dei veneti ubriaconi, le servette del cinema romano parlavano veneto, i pochi carabinieri settentrionali erano veneti. La stessa parlata veneta era oggetto di divertimento e di canzonatura.

Sotto l’Italia il Veneto decadde da ogni ruolo. La politica la facevano i piemontesi e i meridionali. Lombardi e veneti ne diffidavano. Il Veneto aveva conosciuto altre stagioni di decadenza e di abbandono. Dopo la caduta della Repubblica, Venezia cadeva a pezzi; sembrava destinata a morte sicura. I 3000 gondolieri si erano ridotti a un decimo. Si calcolava che i poveri fossero più di 10.000 su una popolazione che in pochi anni era scesa da 175.240 a 100.00 abitanti (l’antica nobiltà perduto ogni ruolo, s’era come eclissata). L’imperatore Francesco I d’Austria volle prendere qualche misura in suo favore e il 29 febbraio 1829 la dichiarò porto franco. In pochi anni Venezia rinacque. Il centro storico venne risanato anche per iniziativa dei proprietari di case, dei commercianti, degli imprenditori che avevano spinto l’amministrazione comunale ad ampliare, demolire, migliorare campi e strade, costruire ponti, interrare canali. Venne costruito il ponte ferroviario che collegava Venezia alla terraferma. La città ebbe l’illuminazione a gas e un nuovo macello nel sestiere di Cannaregio.

Fu l’Austria a intuire le straordinarie capacità d’attrazione della città, varando un programma di valorizzazione del patrimonio storico e artistico e incrementando il fenomeno nuovo del turismo di massa, che contribuì a risanare le casse pubbliche e a ridare nuovo impulso ai commerci. La vita di Venezia scorreva spensierata e allegra. Per il carnevale del 1848 arrivarono in città dai sessantamila ai settantamila forestieri; i caffè di piazza San Marco erano affollati, le divise bianche degli austriaci non costituivano alcun imbarazzo. Venezia austriaca non sarebbe sembrata più straniera di quella italiana. L’amministrazione, al contrario di quelle italiana, era efficiente e equa. Gli stessi avversari del governo erano costretti a riconoscere: “C’era uguaglianza dinanzi alla legge, uguaglianza nelle tassazioni, tolleranza universale e assenza di arbitrio”.

Il teatro La Fenice, dopo l’incendio del 1836, era stato ricostruito a tempo di record, e più bello di prima. Nel 1841, con la posa della prima pietra del ponte lagunare fra Venezia e la terraferma, 3600 metri su 333 archi, ebbero inizio i lavori della “Ferdinandea”, la ferrovia Milano-Venezia. Alla fine del 1842 venne inaugurato il primo tratto fra Padova e l’inizio della laguna, 65 minuti di percorso. Lo sviluppo della rete stradale rese più celere il servizio postale. Le poste nei territori soggetti all’Austria costituivano una privativa regia. La direzione generale delle poste era a Verona. Doveva venire l’Italia per rimpiangere l’Austria.

L’Italia fece peggio dappertutto, avendo l’aria di fare meglio degli antichi Stati. Si cancellarono secolari tradizioni, culture, identità, sotto il pretesto dell’uniformità nazionale. Si ottenne esattamente l’effetto opposto. Né il nuovo Stato apparve più dinamico e moderno. Ma i veneti, più di tutti, conservavano il ricordo della repubblica durata più a lungo. “Marco, Marco” era il grido di guerra della Serenissima; grido che insieme alla bandiera torna a ispirare l’antico sentimento di nazione.

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4 Comments

  1. Bracalini “si dimentica” (o forse non lo sa) del 1848 quando Venezia si rivoltò contro l’Austria e proclamò la Repubblica di San Marco https://it.wikipedia.org/wiki/Repubblica_di_San_Marco. Non è vero che i veneti erano per l’Austria e contro l’Italia; la realtà è che i veneti speravano che il dominio dei Savoia, non ancora sperimentato, fosse migliore di quello austriaco e francese già conosciuti; purtroppo la storia dimostrò che tale dominio fu invece peggiore di quello austriaco. Ma l’origine di tutte queste disgrazia è in buona parte responsabilità dei veneti stessi e in particolare dei veneziani che non seppero costruire per tempo, una nazione veneta e una repubblica di tutti i veneti trasformando i sudditi veneti in cittadini sovrani e quando l’Europa fu scossa dall’uragano Napoleone preferirono consegnare, da vigliacchi, la sovranità del Veneto e dei veneti alla Francia. Al blebiscito che era soltanto una consultazione formale senza alcuna sovranità politica, i veneti avrebbbeo potuto non andare a votare o votare NO, invece a stragrande maggioranza votaro Sì, un’alltra volta da vili o perché speravano che i Savoia portassero loro una vita migliore?

    • caterina says:

      io non credo che si tratti di stragrande maggioranza che va a votare parlando di qualche centinaia di migliaia di cui forse chissà quanti soldati travestiti…comunque con una consultazione pro forma… già tanto si sa che i giochi erano già fatti nei segreti di un albergo veneziano… che ci si poteva aspettare da un Napoleone? il terzo completò l’opera del primo. altro che garante degli interessi del popolo veneto com’era nelle intenzioni degli Asburgo…gli Asburgo lo rispettavano, ma i Bonaparte invece lo hanno sempre odiato… da corsi che fecero la scalata al potere servendosi di una Francia piena di odio e di invidia nei nostri confronti, con una Repubblica Veneta che ormai si era ritirata su se stessa in un panorama di potenze europee che si rafforzavano e ormai gestivano la scena politica…
      Oggi, dopo aver vissuto sulla sua pelle due guerre mondiali sotto il dominio di Roma il popolo Veneto dovrebbe aver capito che con non può aspettarsi niente da nessuno… e ritrovare in se stesso l’orgoglio per riemergere dalla schiavitù e disfarsi della maschera tricolorata.

  2. Antonio says:

    I veneti in italia secondo me non esistono piu come popolo sono italiani e pure convinti. Ci sono piccole sacche di resistenza ormai estinte. I veri discendenti del lonbardoveneto che sono partiti dopo lunita non hanno niente a che fare con quelli rimasti inpastati con il sistema. lo capito perche sono la. Meditate. W san marco e marco d’aviano e tanto altro.amen

  3. luigi bandiera says:

    Eh si, proprio cusi’ a xe ndada caro Romano, semo stai davero ciavai, se dixe spontaneamente.
    Se digo dai komunisti sicuro vegno riciama’ parche’ no i xe mai esistii. Deso po i xe tuti demoniokratisi. Kax, par che i se vergogne dei so pari e dee so mari. Traaltro i li pasa par pari e mari dea patria… ma de quaeo popoeo mo..?
    Ieri se iera serenissimi veneti, unquo taliani. Gnanca parenti semo podopo dime can ma no talian.
    La Talia, xe no stato komunista.
    Ghe xe el diriti coetivo e gnente queo parsonae.
    Difati, xe del di’ de deso, no i vol darghe ea legitima difesa al sitadin parche’ ga da esar eo stato a difendar el poro sitadin che prima e le ciapa, co nol more, e podopo riva forse ea poisia. E tuti a dir che manca omani nea poisia stesa.
    Manca l’educasion no i poisioti..!!
    Anca ea nostra cultura, almanco qua nel Veneto, che i ne ga desfa’.
    Pero’ bisogna dir che i ga troa’ anca teren fertie.
    I veneti xe poentoni, bonacioni e co i, par fin, dorme i pensa al laoro dei matina che cominsia presto.
    Tanti ga troa’ ea mana qua in Veneto co i veneti.
    Vegnara’ un di’ che se fara’ calcosa..?
    Speren e intant preghem.
    .
    Par tera
    Par mar
    W San Marko.

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