VENETO INDIPENDENTE: lo Stato e le sue forme

aristotele2 aristoteledi ENZO TRENTIN – Non ce ne voglia il lettore frettoloso, quello che esige soluzioni immediate o prêt-àporter, (“pronte da portare”, o “da usare”). È una cosa che abbiamo già sperimentato in passato, ma purtroppo non ha sortito alcun effetto. Essendo questo un articolo di speculazione politica, a questo tipo di lettore suggeriamo di fermarsi qui e dedicare ad altro la sua attenzione.

Questa volta intendiamo iniziare da un’opera di Niccolò Machiavelli: “Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio”. Una lunga elaborazione durata dal 1513 al 1519, anno della sua morte. Come molte altre opere di Machiavelli i “Discorsi” furono di pubblicazione postuma, avvenuta nel 1531 a cura del tipografo fiorentino Bernardo Giunti.

L’opera è dedicata a Zanobi Buondelmonti e a Cosimo Rucellai, due tra i maggiori esponenti degli Orti Oricellari a Firenze, dove si riunivano giovani aristocratici per discutere di politica, arte e letteratura. Oggi un sodalizio del genere lo chiameremmo: think tank, una cosa che a nostra conoscenza è del tutto assente nel panorama indipendentista veneto.

Niccolò Machiavelli sollecitava a tener presente: «Gli è facil cosa a chi esamina con diligenza le cose passate, prevedere in ogni republica le future e farvi quegli rimedi che dagli antichi sono stati usati, o non ne trovando degli usati, pensare de’ nuovi per la similitudine degli esempi.»

Ebbene, leggendo queste voci che ci giungono dal passato il nostro animo appare esacerbato. Mai come in questi ultimi decenni la scolarizzazione è stata così alta e generalizzata. Mai come ai nostri giorni – grazie alla tecnologia delle telecomunicazioni – al cittadino comune è stata data la possibilità di tenersi aggiornato. Oggi è interconnesso. E malgrado ciò viviamo il fenomeno dell’analfabetismo funzionale; ovvero l’incapacità di un individuo di usare in modo efficiente le abilità di lettura, scrittura e calcolo (in quest’ultimo caso: quello politico) nelle situazioni della vita quotidiana.

Sull’inadeguatezza politica di certo indipendentismo veneto c’è la constatazione che esso non ha, al momento in cui scriviamo, ancora prodotto una credibile e condivisa bozza di progetto istituzionale su cui basare le proprie rivendicazioni di autogoverno. Nemmeno lo sforzo di «esamina con diligenza le cose passate, prevedere in ogni republica le future e farvi quegli rimedi che dagli antichi sono stati usati…». Ovvero nemmeno l’imitazione si constata.

[inserire qui l’immagine e la didascalia di Aristotele] Secondo Aristotele lo Stato può avere differenti forme, ossia differenti costituzioni. La costituzione è «la struttura che dà ordine alla Città, stabilendo il funzionamento di tutte le cariche e soprattutto dell’autorità sovrana».

 

Ora, siccome il potere sovrano può essere esercitato:

1) da un uomo solo;

2) da pochi uomini;

3) dalla maggior parte;

 

e, inoltre, poiché chi governa può governare:

  1. a) secondo il bene comune;
  2. b) nel proprio privato interesse;

 

allora sono possibili tre forme di governo retto:

1a) monarchia;

2a) aristocrazia;

3a) «politìa»;

 

mentre le tre forme di governo corrotto sono:

1b) tirannide;

2b) oligarchia;

3b) democrazia.

Aristotele intende per “democrazia” un governo che, trascurando il bene comune, mira a favorire in maniera indebita gli interessi dei più poveri, e quindi, intende “democrazia” nel senso di “demagogia”. Egli precisa che l’errore in cui cade questa forma di governo demagogico consiste nel ritenere che, poiché tutti sono uguali nella libertà, tutti possano e debbano essere uguali anche in tutto il resto.

Aristotele afferma che in astratto sono migliori le prime due forme di governo, ma realisticamente ritiene che, in concreto, dati gli uomini così come sono, la forma migliore sia la “politìa”, che è sostanzialmente una costituzione che valorizza il ceto medio. Infatti la “politìa” è praticamente una via di mezzo fra oligarchia e la democrazia, o se si preferisce, una democrazia temperata dalla oligarchia, che ne assomma i pregi togliendone i difetti. Nella “politìa” si realizza una condizione di equilibrio tra le due classi dei ricchi e dei poveri e le sopraffazioni e gli scontri tra fazioni sono impedite in vista della solidarietà tra i componenti della città.

All’esame degli equilibri sociali, si accompagna in Aristotele l’analisi delle funzioni politiche.

 

Il filosofo distingue tre funzioni fondamentali, rispettivamente:

  • La deliberativa. Nelle costituzioni moderne è affidata all’organo legislativo, e all’esercizio della democrazia diretta.
  • L’esecutiva. Corrispondente all’esercizio effettivo del potere nei vari campi della vita cittadina.
  • La giudiziaria.

 

La ricerca di Aristotele riguarda:

  1. a) la partecipazione agli organismi politici dei cittadini appartenenti alle diverse classi sociali;
  2. b) i metodi per selezionare i membri dei diversi organismi;
  3. c) i rapporti intercorrenti tra i diversi organi.

[inserire qui l’immagine delle possibile forme di governo]

Anche in rapporto a questi problemi, Aristotele mostra di preferire assetti istituzionali e procedure che favoriscono l’equilibrato coinvolgimento di tutti i ceti sociali nella vita dello Stato. Così, per esempio, egli propone di associare, nella scelta dei magistrati, il criterio aristocratico dell’elezione (miglior garante, rispetto al sorteggio, del rigore morale e delle qualità personali del prescelto) con il criterio democratico della estensione a tutti i cittadini del diritto di eleggere e, per alcune cariche, di essere eletti (che assicura l’uguaglianza politica fra i cittadini e un ampio consenso al governo).

In ogni caso, prima deve essere elaborata la Costituzione delle singole unità indipendenti, e poiché molti parlano di voler imitare il sistema federale svizzero, potremmo prefigurare che tutto il costrutto istituzionale parta dall’indipendenza dei Comuni, che sono nati proprio nell’Italia centro-settentrionale intorno all’anno 1000. I Comuni possono federarsi con i Cantoni (più o meno le attuali Province), che a loro volta delegano una parte degli affari istituzionali alla confederazione.

Il tutto ovviamente ancorato all’effettivo, facile e tempestivo esercizio della sovranità popolare per mezzo degli strumenti della democrazia diretta: istanze, petizioni, referendum legislativi (i consultivi sono un furto di democrazia) senza quorum, iniziativa popolare di delibere e leggi, revoca di tutti gli eletti come di alcune figure dell’apparato burocratico. Si veda qui in proposito il recall election o elezione di richiamo [https://en.wikipedia.org/wiki/Recall_election]

Tralasciamo il sistema elettorale, una materia tutta da creare. Si potrebbe comunque imitare il sistema statunitense o svizzero, dove per esempio il candidato magistrato chiede il voto per perseguire determinati reati piuttosto che altri, ferma restando naturalmente la cosiddetta normale amministrazione.

La Costituzione della federazione è l’ultima cosa da redigere poiché dovrà prevedere le attribuzioni residue che non sono dei Cantoni e dei Comuni. Insomma è una piramide che sale dal basso: molti poteri ai Comuni, qualche potere ai Cantoni, poche residue attribuzioni alla federazione.

La cosa primaria è che con il sistema del ballottaggio, o sorteggio, sparisce la partitocrazia e la sua incessante conflittualità. Ad Atene, patria della democrazia, solo una parte dei rappresentanti del popolo era eletta, l’altra era tirata a sorte. [https://www.youtube.com/watch?v=KS9EMvbBq_U ] Come avverrà più tardi nella Repubblica di Venezia. Le elezioni sono solo uno degli esercizi della democrazia diretta.

Alla domanda chi sono i “ballotandi” o “sorteggiabili”, suggeriamo che i Comuni tengano un’apposita anagrafe. In teoria tutti possono accedere a tale anagrafe; tuttavia molti non sentendosi adeguati, o disponibili, non si iscriveranno per assumere incarichi pubblici (che dovrebbero essere equamente e non spropositatamente remunerati come in Italia); e a chi vuole iscriversi si potrebbe chiedere il superamento di un apposito esame per la verifica dell’adeguatezza ad assumere quell’incarico. Un po’ come avviene negli USA per ottenere quella cittadinanza.

Non spetta ad un articolo giornalistico, né a questa sede entrare nello specifico. Tuttavia appare evidente che se si creasse un apposito think tank, l’effervescente mondo indipendentista veneto potrebbe superare sia le polemiche che il frazionismo. Non quindi l’unione per un partito indipendentista che molti frettolosi analisti auspicano, ma l’unione su un progetto istituzionale.

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