Veneto indipendente, conquistare la mente e il cuore della gente

di ENZO TRENTIN

Alla marcia silenziosa di Montagnana (PD) di domenica 23 febbraio, hanno partecipato poco più di un centinaio di persone, quasi tutte sbandieranti il gonfalone di San Marco. Di contro sono apparsi anacronistici i circa 50 poliziotti in servizio d’ordine pubblico, tutti inappuntabilmente in assetto antisommossa. I marciatori silenziosi affermano di non appartenere a nessun partito politico.

Di converso gli indipendentisti veneti, con le loro sette formazioni partitico politiche, ognuna delle quali impossibilitata a vantare un seguito documentabilmente numeroso, non impensieriscono i tutori dell’ordine. Lo Stato può ben dimostrarsi “forte”. Verrà il giorno in cui gli indipendentisti veneti diverranno una realtà consistente, determinata e determinante ed allora i poteri reali metteranno in campo altre strategie. Appariranno come d’incanto formazioni antagoniste ed oggi “in sonno”. Si chiamino essi centri sociali, Black Bloc (Blocco Nero in italiano o Schwarzer Block in tedesco) o altro, tutti si caratterizzeranno per una tattica prevalentemente di stampo anarchico, dediti ad azioni di protesta spesso caratterizzate da atti vandalici, disordini e scontri con le forze dell’ordine per incolpare l’indipendentismo.

Tutto ciò va evitato. Abbiamo visto come sono andate le cosiddette “primavere arabe”. Dietro i rivoltosi quasi sempre ci sono stati i servizi d’intelligence occidentali. Tutti si sono sgolati nel rivendicare una maggiore e migliore democrazia. Quasi sempre dopo la protesta di piazza s’è instaurato un regime che di democratico non ha quasi nulla. Il disordine sociale è prevalso.

È necessario prendere coscienza che la nozione di obbligo predomina su quella di diritto, che le è relativa e subordinata. Un diritto non è efficace di per sé, ma solo attraverso l’obbligo corrispondente; l’adempimento effettivo di un diritto non viene da chi lo possiede, bensì dagli altri uomini che si riconoscono, nei suoi confronti, obbligati a qualcosa. L’obbligo è efficace allorché viene riconosciuto. L’obbligo, anche se non fosse riconosciuto da nessuno, non perderebbe nulla della pienezza del suo essere. Un diritto che non è riconosciuto da nessuno non vale molto. Non ha senso dire che gli uomini abbiano dei diritti e dei doveri a quelli corrispondenti. Queste parole esprimono solo differenti punti di vista. La loro relazione è quella da oggetto a soggetto. Un uomo, considerato di per se stesso, ha solo dei doveri, fra i quali si trovano certi doveri verso se stesso. Gli altri, considerati dal suo punto di vista, hanno solo dei diritti. A sua volta egli ha dei diritti quando è considerato dal punto di vista degli altri, che si riconoscono degli obblighi verso di lui. Un uomo, che fosse solo nell’universo, non avrebbe nessun diritto, ma avrebbe degli obblighi.

Se la storia insegnasse davvero qualcosa dovremmo rivolgere le nostre attenzioni alla nonviolenza. Sulla nonviolenza Mohandas K. Gandhi disse: «La mia fede nella nonviolenza è una forza estremamente attiva. Non lascia posto alla viltà e neppure alla debolezza. Vi è speranza che il violento diventi un giorno nonviolento, ma per il vile non ve n’è alcuna. Perciò ho detto più volte che se non sappiamo difendere noi stessi, le nostre donne e i nostri luoghi di culto con la forza della sofferenza, vale a dire con la nonviolenza, dobbiamo almeno, se siamo uomini, essere capaci di difendere tutto questo combattendo.
Rischierei mille volte la violenza piuttosto che la distruzione di tutto un popolo.
La mia nonviolenza non ammette che si fugga dal pericolo e si lascino i propri cari privi di protezione. Tra la violenza e una fuga vile, posso soltanto preferire la violenza alla viltà. Non posso predicare la nonviolenza ad un codardo più di quanto non possa indurre un cieco a godere di visioni piacevoli. La nonviolenza è il culmine del coraggio.
Non conoscendo la sostanza di cui è fatta la nonviolenza, molti hanno onestamente creduto che fuggire sempre dal pericolo fosse una virtù paragonabile a quella di opporre resistenza, soprattutto quando questa comportasse pericolo per la vita. Come insegnante di nonviolenza devo, per quanto mi è possibile, mettere in guardia da una credenza così meschina. La forza non viene dal vigore fisico. Viene da una volontà indomabile.»

Gandhi parla anche di coraggio. È la molla della vita, il coraggio. Accendemmo il fuoco perché avemmo coraggio. Uscimmo dalle caverne e piantammo il primo seme perché avemmo coraggio. Ci gettammo in acqua e poi in cielo perché avemmo coraggio. Inventammo le parole e i numeri, affrontammo le fatiche del pensiero, perché avemmo coraggio. La storia dell’uomo è innanzitutto e soprattutto una storia di coraggio: lo prova che senza il coraggio non si fa nulla, che se non si ha coraggio nemmeno l’intelligenza serve. E il coraggio ha molti volti: il volto della generosità, della vanità, della curiosità, della necessità, dell’orgoglio, dell’innocenza, dell’incoscienza, dell’odio, dell’allegria, della disperazione, della rabbia.

Dobbiamo allora avere il coraggio di riconoscere che coloro che sostengono che i partiti politici sono indice di democrazia mentono spudoratamente. Infatti, mentre i partiti politici hanno bisogno della democrazia, la democrazia non ha alcun bisogno dei partiti. La contrapposizione perennemente rissosa dei partiti non porta in sé alcun bene. Le lotte tra fazioni sono governate dal pensiero che fu ben formulato da un operaio, sindacalista e leader bolscevico, Mikhail Pavlovich Tomskij: «Un partito al potere e tutti gli altri in prigione». Così, anche per i partiti indipendentisti del paese di Arlecchino e Pulcinella, il totalitarismo è il peccato originale.

S’intende che se un gruppo più o meno numeroso di persone intende organizzarsi in partito politico, ciò è lecito. Quello che è inaccettabile che persone disinvoltamente ambiziose utilizzino un’associazione privata (tale è un partito politico) per l’occupazione sic et simpliciter dell’organizzazione sociale o dello Stato che una comunità si è data, per agire a favore di interessi che poco hanno a che fare con l’esercizio della libertà. Il discredito nei confronti dei partiti politici è antico. Non è un frutto di quello che viene folcloristicamente etichettato come antipolitica ma è la conseguenza del comportamento dei partiti che da strumento di partecipazione dei cittadini alla vita politica sono diventati “possessori” della vita politica alla quale i cittadini sono invitati quali spettatori.

Quando si parla di democrazia, spesso è ventilata la possibilità di una dittatura della maggioranza sulla minoranza. Fu Alexis de Tocqueville a coniare questa definizione nella sua opera più importante: «La democrazia in America», pubblicata in due parti, nel 1835 e nel 1840 dopo il suo ritorno in Francia. È quindi necessario fare una piccola ma significativa precisazione. Si è sempre insistito sul fatto di considerare il federalismo sotto il suo aspetto “contrattuale”. Ora tutti  sanno che il “contratto” in questione è politico e non sociale. La caratteristica fondamentale del “Contratto politico” è che è limitato ai singoli fatti, ed è stabilito sul procedimento democratico sulla base della mutualità (reciprocità) e della convenienza dei singoli partecipanti al voto. In questo modo la legge viene formata indipendentemente dalle convenienze elettorali dei partiti e delle persone che questi fanno eleggere, i cosiddetti rappresentanti. I cittadini, chiamati a scegliere sui fatti con i referendum, sono così svincolati dal legame ideologico e possono scegliere esclusivamente in base ai loro interessi ed alle loro aspettative di vita. La conseguenza di ciò è duplice: viene meno il potere dei partiti che vengono ridotti a fornitori di informazioni su ciò che è oggetto di volta in volta della singola scelta, e viene realizzata una forma di Stato e di governo sempre aderente alle attese ed agli interessi della maggioranza degli aventi diritto al voto che partecipano. Ora, essendo stabilita ed accettata dalla maggioranza a priori, la garanzia del procedimento democratico e variando in continuazione le persone che formano la maggioranza e la minoranza sui fatti limitati, non è neppure immaginabile l’esclusione della minoranza o il dominio assoluto della maggioranza, semplicemente perché verrebbe meno la garanzia del procedimento democratico che costituisce la base dell’eguaglianza e della libertà sulla quale si è originariamente fondata la società e lo Stato. Al contrario, nel regime difeso dai partiti, tale forma di garanzia non esiste.

Giusto per intenderci: nella rinunciataria politica di Charles De Gaulle sull’Algeria francese (1957-1962), c’è una frase che è rimasta nella storia: «Una volta che lo Stato e la Nazione abbiano scelto il loro cammino, il dovere dei militari è tracciato. All’infuori di questo solco, non vi sono, non possono esservi, se non soldati perduti.» Ora noi potremmo parafrasare De Gaulle in questo modo: «Una volta che i cittadini hanno democraticamente scelto il loro cammino, il loro “foedus” dello stare insieme nel comune interesse, il dovere dei politici è tracciato. All’infuori di questo solco, non vi sono, non possono esservi, se non dei politici perduti. E con essi i gabellieri, i poliziotti, i burocrati ed i soldati perduti.»

Proviamo invece ad immaginare dei politici indipendentisti lungimiranti, che spinti da autentico spirito civico, lascino le loro beghe, i loro contrasti, i loro meschini litigi per futili motivi, i loro impicci, fuori della porta, e attraverso una discussione pacata ed approfondita licenzino un progetto della sostanza di quanto viene diffuso da tempo in Scozia a responsabilità dello Scottish National Party.Bisogna farlo subito. Dopo l’auspicata indipendenza, nello scatenamento irresistibile degli appetiti individuali per la conquista del benessere o del potere, sarà assolutamente impossibile cominciare qualcosa. Bisogna farlo immediatamente. E incredibilmente urgente. Mancare questo momento vorrebbe dire incorrere in una responsabilità che è quasi un delitto. La storia della Costituzione del 1948 è lì a dimostrarlo.

Se da un lato dobbiamo prendere atto dell’irriformabilità dello Stato italiano, d’altro canto è necessario prefigurare un’architettura istituzionale che riporti i cittadini ad essere a capo degli ordinamenti. Vale a dire in grado di esercitare la vera democrazia dove il popolo è sovrano perché può deliberare le sue leggi o modificare o abrogare quelle esistenti, compresa la Costituzione. Emarginando la partitocrazia che ha realizzato la repubblica parlamentare, per confinare il potere legislativo e deliberativo nel Parlamento intossicando a tal punto il cervello della stragrande maggioranza dei cittadini, da far rifiutare a priori il principio che il popolo possa avere il Potere Legislativo o Deliberativo.

Una volta in possesso di un progetto istituzionale innovativo, gli indipendentisti dovrebbero assumersi il compito di andarlo ad  illustrare sin nelle più remote contrade, poiché solo dopo aver conquistato la mente ed il cuore della popolazione si potrà andare a consultarla con un referendum o un altro strumento deliberante, ed una volta ottenuta la maggioranza dei consensi, la secessione dall’inefficiente Stato italiano potrà essere dichiarata il giorno immediatamente successivo al pronunciamento della cosiddetta sovranità popolare.

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11 Comments

  1. Boniver says:

    Parole sante Trentin ..

    Zaia, Morosin, Busato, Guadagnini etc dovrebbero unirsi tutti nel Comitato per il Referendum per l’indipendenza del Veneto

    – invece si beccano o flirtano tra loro in vista delle prossime elezioni

    Comunque onore ai patrioti di Montagnana e a tutti coloro che si uniscono sotto la comune bandiera di S.Marco x la libertà!

    Stato Veneto
    (Verona)
    passaporto n.049

  2. Eugenio says:

    Leggendo questo Lungo e complicato articolo di Enzo Trentin ,prendo in Considerazione,che alla manifestazione Silensioza di Montagnana (PD) A partecipato un centinaio di manifestanti con il Gonfalone ,e questo lo trovo un segno positivo,che poi dicano di non appartenere a nessun Partito politico Indipendentista,è Grave ma d’altronde li capisco come si fa ad aderire ad uno dei dieci partito o movimenti Indipendentisti Veneti che pressapoco hanno lo stesso Programma politico?Quindi ne traggo le conclusioni che questi Manifestanti sono Indipendentisti Anarchici ,e la Storia ci insegna che l’Anarchia non porta da nessuna parte ,i Partiti piu’ Organizzati prenderanno il Soppravento.Guardando la Storia degli ultimi trenta anni chi a avuto l’Indipendenza se le presa con Una forte Organizzazione di stampo Nazional -Popolare , E parlo dei paesi dell’EST (tralasciando la Ceco-Slovacchia che è stata una cosa particolare e forse unica)Per quanto riguarda Nazione Sannita ,non a tutti i torti,ma è meglio che guardi a casa Sua,ovvero cosa fanno loro .

    • Michele De Vecchi says:

      Veramente affermano di non appartenere a nessun partito o movimento politico in generale, non solo indipendentista.
      Ed il fatto di non appartenere a nessun partito o movimento politico non significa necessariamente essere anarchici.
      Anarchia è non riconoscere alcuna legge, se non la propria; e le leggi possono benissimo esistere senza la presenza di partiti.

      Dobbiamo sempre ricordarci che il popolo è sovrano, non i partiti o movimenti politici. Qui si sta parlando di indipendenza; l’unica divisione dovrebbe essere fatta fra indipendentisti e nazionalisti, non fra rosso, blu, nero, verde, arancione, viola, ecc ecc …

      Se continuiamo a pensare alla classificazione in partiti o movimenti, non ne veniamo più fuori!!!!!!!

  3. luigi bandiera says:

    C’e’ poco da fare fin che abbiamo la propaganda trikogliona sempre davanti a noi.

    Visita di Renzi alla scuola Coletti multi etnica… tutti contenti a cantare la canzoncina mamelucola, razzista e schiavista.

    E’ dalla scuola che si parte, diceva lui…

    Appunto, se potessero comincerebbero dall’embrione.

    Si salvi chi puo’…

  4. Cesira says:

    Questo articolo di Trentin ha le giuste leve dell’esortazione costruttiva.Non mi piace per nulla invece il commento del signore campano di nazione sannita.Il Veneto non è solamente Padova con la sua infima amministrazione di sinistra.Voi sanniti cosa fate politicamente a parte proporci l’uomo d’oro con gentile consorte della vostra Ceppaloni?

  5. Dan says:

    >> Verrà il giorno in cui gli indipendentisti veneti…

    Verrà il giorno in cui i morti risorgeranno dalle tombe, il cielo si oscurerà, la luna si tingerà rosso sangue e la verità verrà svelata a tutti.

    Poi arriveranno i quattro cavalieri ed il resto non sarà più storia…

    Mille e non più mille, anzi no, duemila e non più duemila, anzi no, i pc c’hanno risparmiato il baco del millennio, facciamo tremila e non più tremila ?

    Intanto tranquilli, marcia pacifica, si continuano a pagare tutte le tasse, si continua a foraggiare lo stato ladro anche a costo di rimetterci del proprio e soprattutto cosa più grave farci rimettere i propri figli, che poi disturbate troppo i padroni…

    Qualcuno di voi ha provato a darsi fuoco in piazza ma in silenzio ? Visto che vi hanno ascoltato in molti fino adesso sia da parte delle istituzioni che da parte della gente potreste provare ad imitare lo stile dei bonzi in tibet.

    Il sognatore non ha bisogno di fatti, tanto ha già la pancia piena

  6. MIGOTTO SANDRO says:

    Giusto Trentin…… Poi spiegami come si sono resi indipendenti negli ultimi venti anni i nuovi Stati…. Con la domanda in marca da bollo a Barroso o all’ONU.

    Per quanto riguarda la nonviolenza di Gandhi, be’ faceva mettere gli indiani di fronte ai cannoni inglesi.. che sparavano ovviamente. Per nonviolenza probabilmente intendeva quella verso sé stesso.

    Oggi Zaia faceva gli onori di casa in quel di Treviso a Renzi, mentre a Belfast l’attuale Major ha vietato di esporre negli edifici pubblici la Union Jack. Questi sono i segni, le differenze….. A proposito, anche l’Irlanda del Nord indira’ il referendum per la piena indipendenza nel 2016……

  7. Nazione Sannita says:

    Non potete fare nessuna secessione perchè non avete le palle…a Padova vegri e arabi hanno il controllo della droga e della citta’…voi neanche fiatate per paura di prendervi delle coltellate islamiche. Lasciate la secessione a uiomini veri come i Kossovari…voi siete degli eunuchi !

  8. Parole sante:

    Una volta in possesso di un progetto istituzionale innovativo, gli indipendentisti dovrebbero assumersi il compito di andarlo ad illustrare sin nelle più remote contrade, poiché solo dopo aver conquistato la mente ed il cuore della popolazione si potrà andare a consultarla con un referendum o un altro strumento deliberante, ed una volta ottenuta la maggioranza dei consensi, la secessione dall’inefficiente Stato italiano potrà essere dichiarata il giorno immediatamente successivo al pronunciamento della cosiddetta sovranità popolare.

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