Veneto e Lombardia liberi dalla menzogna dei canoni letterari

di PAOLO L. BERNARDINI

Per comprendere le strategie, neppure troppo sottili, che lo Stato italiano unito, ed anzi tutti gli altri Stati, soprattutto la Germania, di più recente “unificazione”, hanno utilizzato e utilizzano per mantenere tali gli schiavi che sono i loro cittadini, merita, per me, particolare attenzione, la costruzione del “canone letterario”, ovvero quella finzione secondo cui vi sono autori che più di altri meritano di essere studiati nelle scuole, di ogni ordine e grado. Con l’eccezione forse dell’università, dove esiste forse un 10% di sapere critico insegnato a fronte del 100% di sapere dogmatico che viene inflitto ai bambini – “rapiti” ogni mattina da casa, direbbe Rothbard, per essere de-portati a scuola – eccezione che forse giustifica la percentuale pur minima di libertà che ancora utilizzano un buon numero di docenti.

Ora, si tratta di “quaestio vexata” quante altre mai. Ma occorre ritornarci, anche perché non accada che il Veneto, la Lombardia, e tutti gli altri stati liberi del futuro non cadano nel medesimo errore. Il canone letterario non è dato da nessuna ipotetica “primazia” di un autore su di un altro. L’invenzione dei “minori” è correlativa alla costruzione del “canone”. In quanto sapere dogmatico – ben incarnato dai guitti che recitano a memoria la Divina Commedia piuttosto che i Promessi Sposi – il “canone” non avrebbe neppure bisogno di maestri ed esegeti, ancor meno poi di questi ultimi che potrebbero minare il valore di questo o quest’altro autore “canonico”. Il canone lo fanno i cannoni. Cosa serve dunque il Maestro? E’ solo l’autorità costituita, deve incutere paura, non insegnare veramente. Da qui l’apparato di esami, che culmina nella sciagurata “maturità”: l’esame degli esami che licenzia il servo perfetto, addottrinato appunto in canoni sanciti da manuali, off line e on line ora, che deve sapere vita morte e miracoli dei GTT, i “grandi di tutti i tempi” come recitava il titolo di una collana di biografie popolari e illustrate che adornano ancora molte pareti borghesi, una festa di chiacchiere illustrate.

Per liquidare in fretta la questione delle scuole del futuro: quale canone? Non ci sarà nessun canone. Ma maestri in grado di insegnare il pensare critico, non quello dogmatico per il quale andrebbe bene un computer fornito di bacchetta, magari laser, per punire gli indisciplinati. Se andiamo analizzare la costruzione del canone letterario italiano, a partire da “padre Dante” fino ad oggi, smascheriamo fin troppo facilmente gli autori che si possono collocare negli anticipatori delle sorti magnifiche e progressive dell’Italia finalmente unita, con spudorata esclusione delle voci dissenzienti. Ma occorre anche indagare caso per caso. La mercificazione patriottica di un capolavoro come i “Promessi Sposi”, mostra bene la volontà di aggiogare Milano a Roma, come politicamente accade, ora soprattutto in cui attraverso un partito “milanese” e “lombardo” le redini del controllo romano sono state rafforzate. Il triangolo Torino-Roma-Milano, le “capital city” degli “Hunger Games” nostrani – la fame la soffriamo noi negli altri “distretti” – egemone, liberticida, e centralistico fino al midollo dal 1861 (si leggano i dispacci accorati degli industriali milanesi e torinesi a Roma del maggio 1898, che riuscirono nell’intento di far massacrare gli innocenti dal criminale Bava-Beccaris, poi insignito da onorificenze varie: non credo che tra i vertici della Lega e i palazzi romani si scambino, ora, e da trent’anni, messaggi diversi) ha imposto astutamente un canone “allotrio” rispetto a Roma, per far credere che la Milano del Manzoni, o la Toscana di Dante, avessero il loro spazio dovuto, nella misura in cui omaggiavano la ladrona laggiù. Ladrona davvero, perché ai suoi servi milanesi ha rubato la dignità, dando in cambio la possibilità di rubare.

Vero è che anche nella scelta vi sono considerazioni “buonistiche”, “pietistiche”, fintamente religiose. Si sarebbe potuto ad esempio sostituire a Manzoni Rovani (foto in alto) – “Cent’anni” è un capolavoro, splendidamente milanese e Rovani partecipò al risorgimento assai più del cauto Manzoni – ma non c’era la necessaria dose di buoni sentimenti, anche se Manzoni rovescia di certo la frase celebre di Gide, “è con i buoni sentimenti che si fa la cattiva letteratura”, applicabile perfettamente a De Amicis e compagnia. In qualche modo Rovani è meno addomesticabile. E che dire di Nievo? Le “Confessioni” sono un capolavoro assoluto, Nievo (foto a lato) fu il primo martire dell’Italia unita, ma troppe cose c’erano di inquietanti: innanzi tutto Venezia, vista nel suo bellissimo tramonto; poi la pretesa di vedere Venezia, giustamente, come la prima forza nazionale italiana, erede diretta di Roma (questione su cui converrà tornare); poi Nievo era un “enfant prodige” e in paese di vecchi satrapi, retto da anziani pervertiti, tradizionalmente, uno scrittore prodigioso morto neppure trentenne qualche inquietudine l’avrebbe pur data in classe. Meglio far studiare i poeti maledetti giovanissimi, ma francesi: “Noi queste cose mica le facciamo”.

In genere si entra nel canone quando si è sufficientemente patriottici – su qualche giornale italiano ho perfino letto una volta che Mameli non solo era grande poeta, ma perfino filosofo, il che è tutto dire, ma era articolo recente e ormai siamo nel festival della menzogna spudorata, del degrado assoluto – oppure sufficientemente fortunati, o entrambe le cose. Ma questo vale per ogni canone, anche quello musicale. Per i suoi legami con la politica e forse l’antisemitismo (che gli ha dato fama postuma e sinistra, ma comunque ahimè fama certamente) tutti onorano e ricordano Wagner, ma Richard Wetz era genio a lui pari. E ben pochi lo conoscono. Adoriamo Beethoven, a ragione. Ma provate ad ascoltare Ferdinand Ries. O Franz Lachner, o Joachim Raff o Johann Rufinatscha (foto a lato). O Hans Rott, meraviglioso. Nel canone, loro non ci sono. Si apriranno nuove dimensioni nell’apprezzamento della sinfonia ottocentesca, quando ci libereremo di cattivi canoni, di cattivissimi maestri ignoranti.

Nel Veneto del futuro si eseguirà certo Vivaldi. Ma magari si riscoprirà quel genio assoluto di Benedetto Marcello. Non esisteranno più i canoni, perché vi saranno maestri abbastanza intelligenti da rileggere e riscoprire quei “minori” minorati solo dai microcefali che li hanno definiti tali, peraltro dietro modesto compenso, per onorare patrie alla fine ingrate e tirchie.

La libertà farà riscoprire universi – di pensiero, di cultura, di arte – finora celati. La libertà si pone come orizzonte quello naturale. Fin dove riusciamo a vedere. E magari anche oltre.

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27 Comments

  1. caterina says:

    è così vero e sacrosanto quello che qui è detto,dall’Autore e dai commenti, che non resta che porsi la domanda: chi e come selezionerà in futuro gl’insegnanti da insediare nelle cattedre nella nostra scuola del futuro a cui affideremo i nostri figli, dalla prima infanzia alla maturità, perchè diventino uomini nella loro interezza, pensanti, consapevoli, desiderosi sempre di ricercare e di progredire, per se stessi e per la società…
    Siamo in una situazione dove spesso è la famiglia a mancare dei principi fondamentali ed ha essa stessa bisogno di supplenza… Il compito della scuola è enorme, ma se sarà impostata nella maniera giusta, le sue ricadute saranno non solo nella società futura ma già in quella attuale.
    Tutti noi dobbiamo tantissimo a figure che abbiamo incontrato dalle aule scolastiche, nel bene e nel male… ma pensando alla nuova Repubblica Veneta, vorrei che la scuola cessasse di essere lo stipendificio che è diventata, e fosse una gara permanente a chi sa trasmettere e dare di più alle generazioni future, studiando ed attuando i meccanismi per incentivarlo.

  2. Sandrino Speri says:

    Paolo voleva criticare Il “metodo del canone letterario” canone costruito con i cannoni nel senso delle scelte archetipe funzionali ad una educazione patriottica ma illiberale e fatta principalmente per indottrinare più che per educare:è una bella metafora della cultura italiana, ancorata all’attualismo gentiliano, che ancora oggi ci rassicura che solo il pensiero in atto è dialettica e sviluppo.E le conseguenze si vedono e lo sviluppo un pò meno.Capovolgendo i canoni si passa dalla metafisica alla fisica,dagli enunciati privi di senso al linguaggio empirico e verificabile dei dati e dei modelli matematici,propri della scuola anglosassone e del Circolo di Vienna.Queste scelte al di là delle sempre valide scelte soggettive che rimangono valide in ogni cultura potranno portare nella scuola italiana una ventata di pragmatismo legato al fare e all’agire tipici dell’empirismo.Non sarà facile,ma è possibile che si possa uscire dalla cantina sociale talibana assai presto se l’entusiasmo di Paolo,la fede di Davide,l’ironia di Luigi,le puntulizzazioni di Federico e Alberto continueranno ad accompagnarci in questo splendido viaggio verso la libertà.(Loris è un caso a parte).

  3. CARLO BUTTI says:

    Nel futuro Veneto indipendente si eseguiranno solo autori veneti? Bach, tanto per scegliere un nome a caso, non avrà cittadinanza perché fa parte del tanto famigerato canone, al punto da essere considerato da molti microcefali, fra cui chi scrive, come il più grande di tutti? “La biondina in gondoletta” ha forse lo stesso valore di “Gottes Zeit”? E quanto a Benedetto Marcello, l’aveva in grandissima stima il famigerato Verdi, dileggiato su questo giornale qualche tempo fa con argomenti risibili e storicamente falsi. Già, Verdi… Quello degli insopportabili cori patriottici… Vuoi metterlo con il comasco Lovati-Cazzulani? Sentire per credere. Professore,mi pare che nella Sua foga polemica le stia sparando un po’ troppo grosse.

  4. Giorgio da Casteo says:

    E’ nel giusto Loris Palmerini quando auspica una unione del Veneto con la Lombardia e io dico del ritorno di una grande regione (una macroregione ) comprensiva anche del Friuli e dello stato libero di Trieste.Non è la mia una nostalgica visione austriacante, anche se amo Venezia alla pari di Vienna, ma una fredda constatazione dopo i falliti tentativi referendari con la Regione nel 2013 in Veneto.
    Se saremo indipendenti (in primis il Veneto) il by-pass ci sara’ riconosciuto e dato dalle istituzioni internazionali le quali non possono disconoscere le grandi potenzialita’ dell’insieme delle tre regioni (porti,aereoporti,industrie,attivita’ turistiche e commerciali,strutture sanitarie e universitarie…) esistenti e non ancora del tutto sviluppate basti pensare alle deficienze delle reti dei trasporti interne. In una Europa, che auspico dei popoli, il confronto nel continente ed altrove sara’ con fortissime aree metropolitane (delle vere citta’-stato) . Intendiamoci,il Veneto ce la potrebbe fare anche da solo , ma ha tutt’ora un ambito amministrativo troppo risorgimentale,tracciato a tavolino, e che non lo aiuta.
    W San Marco

  5. Gio says:

    Bellissimo articolo. Però la fai un po’ fuori dal vaso quando dici che Richard Wetz è un genio pari a Richard Wagner 🙂

  6. vittorino says:

    I muri veri si possono abbattere, quelli che dimorano nello stato mentale di ognuno, sono incrollabili . . .

  7. eridanio says:

    Complimenti per le ragioni bene esposte dalle quali mi stuzzica una proposta.
    La lingua,
    la risultante della astrazione cognitiva dedicata alla comunicazione interpersonale è un processo spontaneo.

    Nessuno ha inventato questo o quell’idioma ed allo stesso tempo tutti hanno contribuito al suo evolvere.

    Nessuno può accampare diritti su canoni o stili ed allo stesso tempo tutti possono vivere una esperienza particolare, personale ed inopinabile.

    L’arte del novellare o sperimentare col linguaggio in ogni aspetto e finalità, ludica o meno, non dovrebbe suscitare più di tanta attenzione se non tra la cerchia degli interessati per professione o studio.

    Di certo l’amministrazione di uno stato ha bisogno di omogeneizzare una lingua quando è territorialmente più esteso di una comunità con una unica identità linguistica.
    Già questo la dice lunga sulle opzioni che si aprono.
    Oggi poi, con la mobilità di genti e culture, una “amministrazione” è di fatto in fuori gioco rispetto ai danti causa praticamente in ogni caso.

    Se la amministrazione fosse una entità a partecipazione volontaria potrebbe anche decidere di standardizzare, solo a fini istituzionali propri, la lingua di scambio delle comunicazioni rilevanti.
    Ma non lo è.
    Noi siam nati e cresciuti dentro uno stato ove tutte le nostre volontà sono governate e soggette a disciplina a priori. Viviamo in un gran collegio obbligatorio che si incarica, in cambio della nostra sudditanza, di tutti i fini che possiamo desiderare o potremmo solo immaginare. I giornali, incapaci di reggersi senza il contributo obbligatorio dei sudditi, ci raccontano addirittura quel che lo stato, attraverso la penna dell’illuminato vate periodista, ha deciso che noi possiamo aspirare di domandare per noi e per i nostri cari.

    Solo un idiota non comprenderebbe l’impossibilità materiale in cui incorre un ente che ambisse guidare i fini di ogni individuo con un qualche successo. Io non posso continuare senza denunciare la mia totale dissociazione da un ente che mi consenta perseguire i miei fini solo dopo aver contribuito per obbligo a fini di altri, spesso non condivisibili, con le mie risorse ed a mie insindacabili spese.
    Lo stato come lo conosciamo o anche pure come molti lo immaginano per il futuro non può accampare diritti sulla lingua e sull’insegnamento in generale.
    – Se un genitore dovesse occuparsi dell’insegnamento della prole, in primo luogo non dovrebbe pagare tasse o gabelle per questa libertà;
    – in secondo luogo si troverebbe col suo prossimo ad avere lo stesso problema;
    – in luoghi e tempi diversi ogni comunità di individui potrebbe dare risposte comuni ma volontarie a questo problema;
    – le risposte sarebbero proporzionate alle risorse che la sensibilità si una comunità riterrebbe adeguate;
    – sensibilità diverse produrrebbero esperienze diverse ed ogni miglior risultato tenderebbe ad emergere come esempio da seguire o servizio da acquistare;
    – la selezione e la pluralità di esperienze farebbe si che per ogni tasca o sensibilità ci sia un’offerta adeguata di istruzione;
    – la logica scomparsa di titoli legali o imposti leva l’impedimento legale a concorrere in ogni mestiere o professione.

    Di certo un ministero della Pubbblica (sic) Istruzione risulterebbe inutile e l’apparato di uomini e mezzi, se realmente capaci di assorbire una domanda di istruzione, non saranno impediti da nessuno nell’organizzare un’offerta adeguata a tutte le esigenze.
    Non tarderebbero le offerte formative e forse pure ad una frazione del costo. Potremmo contare inoltre sulle strutture già presenti sul territorio. Plessi e aule non svanirebbero certo a causa di un cambio di istituzioni.
    Eventuali eccedenze di personale non necessario per ragioni di mercato potrebbe dedicarsi ad altra professione o mestiere più domandata accrescendo la produttività totale di tutta la comunità.
    Fan##lo i diritti acquisiti che sono il cappio al quale ci stiamo impiccando per paura di essere liberi.
    Questo è un esempio di ente volontario che non crea debiti. Con buona pace di CGIL CISL UIL e l’anima di chi v’è morto.
    Di certo una amministrazione totalitaria (democratica o meno non fa differenza) non ha diritto ad esistere a causa del fatto di essere creata e basata sulla coercizione e sulla coscrizione obbligatoria di ogni individuo senza alcun potere di opporre una volontà individualmente contraria.

    A Roma si chiedono cosa vogliono i “forconi”; quale è la proposta. Ha ha ha. Per quanto mi riguarda è un Frecciarossa sul naso a 300 all’ora.

  8. Unione Cisalpina says:

    bravissimo… komplimenti …
    bisogna xò ke ci riappropriamo anke dei mezzi di divulgazione attuale (cine, radio, giornali, TV, etc.)
    tutti okkupati ed espropriati dai nostri kolonizzatori miserabili, ke kontinuano a fagocitare ed imporci kulture e modi di fare a noi estranei ed avulsi … spacciando la loro inciviltà x kultura nostra …

    morte al merdione italiko e suoi satrapi romanisti, romanofili ed italioti…

    • luigi bandiera says:

      Unione Cisalpina,

      per integrare il tuo pensiero scrivo, ripetendomi fino allo spasimo: e’ molto meglio l’analfabetismo che la sottokultura.

      I FATTI, fatti dagli analfabeti perche’ non letterati, si possono ammirare in tutto il mondo.

      E, a quel tempo o a quei tempi, non c’era traccia di komunismo. Il tutto ando’ male col suo impossessarsi della gestione di tutto quel che riguarda l’amministrazione di uno stato.

      Le religioni erano altre e nel bene e nel male erano molto produttive.

      Mi sembra poi di mettere in evidenza un fatto: le scoperte fatte nel passato furono frutto di individui superiori che studiavano per lo piu’ per passione o vocazione.

      Adesso studiano per un posto comodo.
      Di cui il cambio radicale dello “studio” salvo i casi molto isolati. Che sono poi i cervelli che scappano.

      Vedete, se nel pollaio si inseriscono troppi galli va a finire che la fecondazione ci rimette.

      Quindi meglio POCHI MA BUONI.

      Allora si puo’ dire anche che buona la volonta’ di coltivare la letteratura e l’indotto suo, ma ocio anche a non creare una sorta di kasta che poi ci costa.

      Fare un “RECINTO” amministrativo va forse anche bene, ma ocio a quel che si rinchiude.

      Poi se i cittadini non vogliono essere rinchiusi in serragli piccoli perche’ soffrono di claustrofobia, eh beh: e’ il caso di convincerli che nel grande serraglio hanno piu’ spese e quindi piu’ lavoro da fare, mentre nel piccolo molto meno.

      La Repubblica di San Marino mi sembra che intenda continuare ad esistere nel suo stretto territorio: come mai..?

      Saranno tutti fuori con le loro fascine..?

      Va ben, tanto per dir qualcosa.

      continua

  9. La Lombardia non ha una identità omogenea, fu creata artificialmente per smembrare i territori della Repubblica Veneta, alla quale si accorparono il Ducato di Mantova e il Ducato di Milano. Una ampia parte della “Lombardia” è sempre stata veneta, e parla ancora oggi lingua veneta o una variante veneta. Parlare di Veneto e Lombardia come futuri stati ripropone le divisione create ad arte dagli invasori di questi territori. In pratica l’articolo nega nei fatti proprio i concetti che intende affermare. Le notizie di oggi sulla posizione UE rispetto ai referendum dimostra inoltre che il percorso referendario non avrà mai il successo proposto. Il ritorno allo stato Lombardo-Veneto (già esistito e legalmente sovrano) risolve tutti questi problemi.

    • Caro Palmerini, può darsi che succeda ciò che Lei auspica.

      Ma i problemi attuali li dovranno risolvere SOLO le persone che abitano i territori e non è detto che Brescia voglia essere insieme a Verona o Mantova e viceversa.
      Le soluzioni pre-costituite che lei sogna assomigliano tanto alle nefaste visioni unitarie della casa Savoia.
      Si ricordi che l’indipendenza è prima di tutto un sentimento individuale, è l’individuo che decide con chi condividere la cosa pubblica, non certo è calata dall’alto per motivi nostalgici, a proposito, Lei c’era nel Lombardo-Veneto? con che cognizione ci vorrebbe imporre tale Stato?

      • Paolo L Bernardini says:

        Concordo. Sacrosante parole, “l’indipendenza è prima di tutto un sentimento individuale”.

      • Caro Lanzalotta, il Lombardo-Veneto è uno stato esistito per 60 anni, discende dalla repubblica veneta, è stato reso sovrano dai trattati del 1866 violati dall’Italia. Abbimo tutte le carte in regola per tornare sovrani in virtù del principio cardine e fondante del diritto internazionale, ossia il diritto di sovranità e integrità degli stati.
        Su questo possiamo discutere con le carte in mano, ma le assicuro che noi siamo i titolari della sovranità. Se dovessero negarci questo diritto in corte internazionale, la sentenza (valida erga omnes in quanto fa giurisprudenza) distruggerebbe tutto l’attuale assetto mondiale, e scoppierebbe la III guerra mondiale con varie invasioni. Proporre percorsi di dubbia riuscita (di oggi la notizia che la UE si oppone ad ogni referendum indipendentista) senza conoscere questi meccanismi del diritto, è come voler giocare a scacchi con le regole del ramino. Ho indagato fra i vari proponenti pubblici della via referendaria, e non ce nessuno di titolato in materia di diritto internazionale a livello accademico e pure gli avvocati notoriamente essendo specializzati non praticano questa materia. Inoltre non accettano un confronto pubblico. In pratica la via referendaria è una bufala. Filosoficamente è giusto che i Veneti tornino sovrani come sempre sono stati da prima dell’Impero romano, che poi si confederò con la Venetia e Histria. Giuridicamente noi siamo i titolari del territorio e ovviamente daremo a Bresciani, Bergamaschi ecc il diritto di decidere se restare o non restare con i veneti, ma gli unici a poter dare questa opzione siamo noi veneti, no altri, non gli stati abusivi, non la “regione” di creazione asburgica. Occorre dire che il diritto contemporaneo tutela le minoranze, e ad una analisi storica e linguistica Brescia, Bergamo, Crema, e pure una parte di Mantova sono Venete. Perfino il dialetto milanese è una variante di lingua veneta. Quindi se guardiamo con gli occhi del diritto la nostra pretesa è tutt’altro che infondata, e per le stesse ragioni è del tutto infondato parlare di popolo lombardo. Se vuole parliamo di popolo insubre. Così è anche se non vi piace. Approfondisca pure il tema a questo indirizzo http://www.lombardo-veneto.net/info/ se vuole. cordialmente

        • Grazie Palmerini, già conoscevo il suo sito e tanto mi basta, Lei mi conferma che con l’indipendenza c’entra come il cavolo a merenda, con tutto il rispetto alla sua persona ed ai VERI indipendentisti.

          • mv1297 says:

            Credo che qualsiasi strada sia percorribile ed accettabile se ci porta l’indipendenza dallo stato italiota. Poi, una volta ottenuta la liberazione, possiamo dividerci ed ognuno andrà per la sua strada. Quindi ritengo validissima anche la proposta di Loris Palmerini: lo scopo primario è LIBERARSI!

  10. Luke says:

    E solo recentissimamente ho scoperto che il Bonvesin aveva scritto una Divina Commedia in lingua lombarda (Libro delle Tre Scritture) molto interessante e abbastanza simile a quella in toscano, ma 30 anni prima.
    Lungi da me sminuire Dante, ma potevano almeno dirmi che esisteva un Bonvesin de la
    Riva? Non dico farci tutta la pallosissima parafrasi, ma almeno citarlo…

    • Liugi mobile says:

      Non solo. C’è stata tutta una corrente poetica medievale definita “poesia didattica lombarda”. Ma non è in italiano, e per di più è completamente autonoma dalla tradizione tosco-sicula da cui deriva la letteratura italiana delle Tre Corone. Divulgare la sua esistenza significa ammettere che Dante nel De Vulgari Eloquentia si è sbagliato.

  11. Assolutamente d’accordo, ottimo articolo. Sarebbe utile valutare anche una visione alternativa dell’istruzione per i più giovani, l’esempio italiota attuale è un miscuglio tra indottrinamento e instupidimento davvero vergognoso. Purtroppo le mie competenze sono ben’altre ma leggo sempre volentieri gli sforzi per migliorare le generazioni future, secondo me è dove bisogna concentrare più risorse possibili.

  12. luigi bandiera says:

    KST

    Kantina (dove ti danno da bere e tanto, tanto da ubriacarti di trikolore e di altro ovviamente: devono fare gli itagliani e oggi anche gli europei.)

    Sociale (perche’ lavora le menti, indottrina, dei nostri giovani e non solo. La MASSA)

    Talibana (perche’ di proprieta’ dei Tali della Repubblica delle Banane)

    Lo scrivo da tanto, ma repetita juvant, che e’ un vero SACRILEGIO mandare i nostri figli in tale scuola (KST) italiana. Ma credo che il caso sia ormai mondiale.

    Successe cosi’, col rapimento e deportazione quindi in scuole merikane, ai ragazzi figli delle famiglie PELLEROSSA. Anche li’ e a quel tempo era sbarcato il pensiero KOMUNISTA. Beh, la prima rivoluzione fu quella d’Inghilterra col capo e poi dittatore Oliver Cromwell. Questi sbarcarono in massa nella GRANDE ISOLA dei noti PELLIROSSE che li sistemarono per bene (come fecero con noi colonizzandi e colonizzati) dando loro i diritti sindacali. (campa cavallo del west)

    Voglio dire: come faremo a liberarci da questo SI GLOBAL PENSIERO..?

    Tuttavia, pensiero condiviso ed apprezzato in toto, come era logico dato che lo scrivo da tanto e senza essere ispirato da libri vari. Meglio leggere i fatti, almeno per non soccombere.

    KST in sostanza vuol dire tutto quello e anche molto di piu’, PURTROPPO.

    Ce n’e’ e sarebbero da dire tante su questo proposito dell’uso ed abuso della scuola (KST) in generale.

    Grazie per l’articolo che e’ da leggere prima di cena o di andare a letto come fosse il breviario.

    continua

    • luigi bandiera says:

      Dimenticanza:

      ho chiesto a molti: perche’ c’era sempre il Manzoni nelle scuole basse..?

      Era per caso un amicone..?

      Io non lo so, ma me lo immagino.

      E dottrina da una parte e dottrina dall’altra, vuoi vedere che ci convincono che abbiamo sette teste… come i sette re e i sette colli..?

      L’arma della PSICOLOGIA E’ molto piu’ potente della BOMBA TOMIKA..!

      Amen

  13. Grazie Bernardini, scaricati immediatamente i due libri segnalati il cui titolo mai mi fu reso noto negli anni del liceo confermando peraltro la sua tesi.
    Natale sarà un giusto periodo in cui leggerli avidamente.
    Per chi volesse “comprendere” segnalo i due link per scaricare i due libri citati pubblicati da progetto Manuzio.

    Rovani:
    http://www.liberliber.it/mediateca/libri/r/rovani/cent_anni/pdf/cent_a_p.pdf
    Nievo:
    http://www.liberliber.it/mediateca/libri/n/nievo/le_confessioni_d_un_italiano/pdf/le_con_p.pdf

  14. Oro, benon, staolta te me cati d’acordo co ti!
    Mi xontaria ke tra “l’arte granda” ghe ‘ndaria anca coela ke findeso la vien dita “povolar/popolar e prasiò mignola”.

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