VENETO E LOMBARDIA FANNO LA SECESSIONE. DALLE BANCHE ITALIANE

di CARLO CAGLIANI

Che ci sia qualche problema tra impresa e banche è noto. Dallo scoppio della crisi, dovuta ai derivati, il credito bancario per le attività produttive di questo paese s’è trasformato in poca roba, un rigagnolo rispetto alle aperture del passato.

Considerato dunque che le banche italiane stentano ad erogare finanziamenti alle piccole e medie imprese, le associazioni confindustriali cosa han pensato di fare? Dirigersi verso le banche estere.

Riporta il sito professionefinanza.com: “Gli industriali di Treviso hanno trovato un accordo con la Deutsche Bank, e l’associazione industriale di Vicenza, che vanta più di 2400 iscritti, si è rivolta al gruppo Santander, prima banca spagnola e terza in Europa. Il vice-presidente degli industriali di Vicenza, Luciano Vescovi è soddisfatto dell’accordo stipulato con il colosso spagnolo Santander, che ha fruttato in meno di una settimana,l’ accesso ai finanziamenti per dieci aziende. Vescovi inoltre tiene a sottolineare quanto sia incerto il rapporto con le banche italiane mentre al contrario va al sodo quello con Santander, che – sostiene – offre per il prestito a medio termine, 3-5 anni e uno spread (differenziale) sui fidi tra il 2,75% e il 3%”. Con le banche italiane, quando va bene, quel tasso è del 6%.

Le aziende che accendono un prestito devono far gestire a Santander un portafoglio di titoli. Secondo Vescovi, riporta professionefinanza, “così facendo si apre il mercato e si può mandare a gamba per aria quello italiano”.

Siamo di fronte, insomma, alla secessione del credito italiano, che non riguarda solo il Veneto, ma anche la Lombardia, in special modo le province di Varese, Como e Lecco, che da temo guardano alle vicine banche elvetiche.

L’attivismo degli industriali sta mettendo la pulce nell’orecchio ai veraci confindustriali – che avranno certamente parlato col ministro Passera, ex banchiere – e il tema sarà oggetto dell’assemblea generale degli industriali di Padova dove saranno presenti i due presidenti, Emma Marcegaglia e Giuseppe Mussari.

Vediamo che accade proprio con le aziende padovane: “Gli industriali sostengono che su un campione di 389 aziende il 66,8% di queste non riesce ad ottenere crediti prima di sei mesi che diventano anche due anni nel caso della pubblica amministrazione”.Insostenibile insomma, una emergenza che riguarda tutti i settori e tutte le dimensioni aziendali, in particolare nei comparti che lavorano per il settore pubblico, quali, edilizia, sanità e servizi e in genere.

Ha spiegato Massimo Pavin a professionefinanza.com: , “La situazione è diventata estremamente seria e patologica e va affrontata di petto. In associazione riceviamo segnalazioni di aziende con problemi di liquidità, che lamentano ritardi dei pagamenti, con casi-limite fino a 600-700 giorni. In alcuni casi questa sottrazione di risorse finanziarie mette a rischio la sopravvivenza stessa delle imprese”. C’è poco da resistere di fronte a situazioni come queste per le imprese.

Lo stesso Pavin, del resto, ha lanciato un appello al governo affinché da Roma arrivino segnali concreti, in particolare per quel che riguarda il recepimento della Direttiva comunitaria che stabilisce il termine massimo di pagamentoin 30 giorni per merci e servizi forniti alla PA e di 60 giorni per i pagamenti tra privati.

La sfilza di suicidi fra gli imprenditori veneti è un segnale forte dello stato di crisi del paese. Oltre che ad essere una questione di sopravvivenza è anche una questione di civilità giuridica.

Come può lo Stato chiedere sacrifici ai cittadini, se poi è il primo a non rispettare i patti?

Appunto: forse è il momento di capire che l’Italia non funziona. Probabilmente, oltre alla secessione creditizia, urge anche quella istituzionale.

 

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4 Comments

  1. ModenaLibera says:

    Ma la famiglia Bossi ed i cerchisti, anni fa, non avevano aperto una banca padana?
    Non ditemi che è stata un lavoro simile ai pelati napuletani della cirio…
    Sfortuna che il trota era ancora giovincello, finita l’università di economia in inghilterra, forse si ci potrà ritrovare.
    PS di economia non ne so molto, ma banche terro-spagnole, stati tipo la Tarzania, beh, forse al mondo c’è di meglio…

  2. elveciorecio says:

    Ghe xe la banca padana fioi. La rinasse, rinasse el cerchio de la fiducia intorno a ti risparmiator! Calderoli gha dito che stavolta femo sul serio, e Bossi gha dito che lu el pol meter la liquidasion del Trota. Ala casa meton la magona Rizzi che tira clienti a frte, e po ghe vor qualcuno co’ na bea boca che atira le genti padane e intorno se fa un bel cerchio e chi è fora e fora e chi è soto e soto! FIDARSE, questo el nome che ga pensà Giorgetti che xe el contabile capo e tuto sarà un fiorir de bee cose..per ti risparmiator cornuto!

  3. Trasea Peto says:

    Finalmemente!
    …e kisà ke I take anca vegnerghe su el nervoxo ogni olta ke I vede la strasa tricolera…

  4. Bacchus says:

    Questo che si descrive nell’articolo sarebbe dovuta essere la vera apertura dei mercati grazie all’eurozona. Però l’Italia in fatto di concedere la reciprocità di accordi bilaterali ha sempre fatto ostruzionismo, dando vantaggi indifferenti per esempio al settore bancario, abilitato a prelevare spese da strozzinaggio sui conti correnti.
    L’Italia non è da meno sul rispetto degli accordi di Dublino, altrimenti in Europa non dovremmo vedere neanche un richiedente l’asilo proveniente dal Nord d’Africa. Invece Roma si oppone pure al rinvio dei richiedenti l’asilo respinti in altre nazioni europee, nel caso della Svizzera ad un massimo di ca. 250 persone l’anno.

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