Veneto e Italia, una sana disunione

plebiscito-venetodi NICOLA BUSIN – Il popolo Veneto sta soffrendo non solo economicamente. La sofferenza è evidenziata in particolare dalla incapacità di esprimere una classe politica che riesca a rappresentare veramente tutte le richieste di un popolo che quando aveva capacità di autogoverno era il popolo più ricco, liberale e tollerante d’Europa. Forse è questa tolleranza diffusa che ha plasmato gli animi delle persone, non più abituati a combattere in modo cruento, con le armi, perché meglio avvezzi alla diplomazia, a raggiungere gli obiettivi con intelligenza e determinazione.

Dopo la conquista di gran parte dei territori delle Venezie da parte dei Savoia, conquista avvenuta attraverso un plebiscito truffa i cui contorni solo adesso hanno preso forma e appaiono sempre più assurdi, falsi e violenti, le popolazioni Venete hanno avuto solo una opzione per non morire di fame: l’emigrazione, meglio forse l’esodo dato che tra il 1866 e il 1910 metà popolazione ha lasciato a malincuore le amate terre (circa un milione e mezzo di persone). I processi storici sono chiari, dopo la conquista dei piemontesi è iniziata l’epoca delle ideologie che ha di fatto prodotto conflitti sociali e creato un clima liberticida in tutta Europa e nel mondo intero. In Italia, prima il partito socialista e poi il partito fascista per arrivare alla contrapposizione tra democrazia cristiana e partito comunista nel dopoguerra, hanno creato una netta divisione nella popolazione, non consentendo una libera presa di coscienza identitaria del popolo Veneto come anche degli altri popoli italiani.

Dopo la caduta del muro di Berlino, chiuso il comunismo in gran parte dittatoriale europeo, è seguito un periodo fluido con la progressiva scomparsa dei partiti ideologici. Una rinnovata comprensione, una riappropriazione identitaria dei vari popoli italiani ma anche europei, sta muovendo sacrosante richieste di indipendenza che vanno lette non come una volontà di chiusura ma una volontà di dare la possibilità ad ogni popolo di confrontarsi e competere con il mondo intero libero da costanti indebiti “prelievi” che hanno il solo fine di rendere parassitarie alcune aree a scapito di altre.

Nella nazione italiana per primo e con maggiore forza il popolo Veneto desidera ritornare a governarsi sulla scorta di 1.100 anni di esperienza con la Serenissima Repubblica, unica repubblica al mondo ad avere una così lunga durata, storicamente esempio di efficienza, virtù, libertà e tolleranza per tutto il mondo.

Si tratta di capire quali forze politiche siano ora attrezzate per accogliere e far proprio questo sentimento, questa richiesta di indipendenza dal governo romano sempre più considerato un governo inefficiente, iniquo, con un sottopotere corrotto, incapace di cogliere il bisogno di autogoverno dei vari popoli italiani. Anche la recente riforma costituzionale proposta, con previsione di accentramento del potere, va in senso opposto al desiderio di libertà dei popoli. In questo contesto la Lega Nord dimostra un atteggiamento ambiguo in quanto rappresenta solo in modesta parte le richieste dei veneti. Salvini, che non è Veneto, spinge per un partito nazionale italiano dichiaratamente in posizione conservatrice, posto a destra e quindi ancora partito ideologico in un futuro libero da ideologie. I politici veneti della Lega Nord in realtà sarebbero organizzati nella Liga Veneta che è una formazione autonoma ma che questa autonomia non riesce a rappresentare. Pertanto finché la Liga Veneta resterà dipendente da Milano difficilmente potrà rappresentare un reale riferimento per l’indipendenza del Veneto, anche se probabilmente molti esponenti di spicco e gran parte della base sono sinceramente convinti di questa scelta.

La continua nascita di tante iniziative culturali, politiche, sociali nel Veneto sono chiaramente un segnale forte e preciso che oramai nessuno potrà più arrestare questa sacrosanta volontà di riappropriazione identitaria del popolo che ha come obiettivo l’autogoverno. Le formazioni politiche nate, scomparse e riapparse nel panorama locale sono sostanzialmente frutto di individualismi nel classico sistema sociale Veneto, che ha come riferimento l’individualismo imprenditoriale, motore dell’economia. Se nel sistema produttivo l’individualismo può essere una risorsa, nel contesto politico risulta una criticità.

A questo punto appare assolutamente necessario mettere da parte e unire gli individualismi con il fine di creare una vera e forte formazione politica che sia sicuro riferimento per tutto il popolo e su questo obiettivo alcuni bravi e volonterosi cittadini stanno dedicando un grande impegno. La nascita come in Scozia o altre aree europee di un Partito della Nazione Veneta o Partito Nazionale Veneto, organizzato su base volontaria ma con una precisa democrazia interna, con la creazione di un gruppo dirigente qualificato esteso in ogni comune e di indubbia onestà, potrà essere una adeguata risposta alla richiesta di indipendenza. Un partito unificante per diventare riferimento preciso e affidabile di un popolo troppo tollerante ma sicuramente non insensibile ad un percorso di liberazione, si tratta in pratica di raccogliere tutti gli individualismi, senza chiusure tra i vari gruppi esistenti, magari creando una lista di persone disponibili a candidarsi nelle varie elezioni.

L’esperienza scozzese può essere di buon auspicio in quanto il Partito Nazionale Scozzese (Scottish National Party, SNP) nel 1960 contava lo 0,5 % dell’elettorato e ora ha superato il 50%. Lo spazio quindi è vasto, unire gli individualismi appare assolutamente indispensabile e già l’occasione offerta da S.C.E.G.L.I., libera associazione etica di gruppi e movimenti indipendentisti, aperta a tutti, nata grazie all’impegno di alcuni splendidi patrioti, è una ottima opportunità di incontro.

(per gentile invio dell’autore, anche su http://www.dirittodivoto.org/ e ripreso da lindipedenzanuova nel maggio 2016)

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5 Comments

  1. Luca says:

    Non c’è stato solo il Piemonte che ha invaso gli altri Stati, ma anche quello che ha fatto di tutto perchè questo non accadesse.
    http://www.radiospada.org/2012/07/eroi-deuropa-clemente-solaro-della-margarita/
    http://www.gioventurapiemonteisa.net/lopposizione-cattolica-piemontese-al-risorgimento-italiano/

    Clemente Solaro della Margherita fu Ministro degli Esteri di Carlo Alberto e Primo Segretario di Stato.
    Combatté sempre l’idea che il Piemonte dovesse conquistare gli altri Stati, che regalasse antichi territori dello Stato Piemontese come la Savoia e la Contea di Nizza ai Francesi, che si dovesse spostare la capitale da Torino e che si dovesse togliere il Potere Temporale al Papa.
    Rappresentò il mondo Conservatore Piemontese ed avversò più che potette, le nuove teorie Socialiste e Comuniste che si andavano affermando in quegli anni.

    ——
    14 GENNAIO 1856 al Parlamento di Torino :
    “Quei membri della Camera che troveranno le mie idee opposte alle loro, non s’adontino ; grato mi sarebbe conseguirei loro suffragi ; più grato ancora mi sarebbe convincere tanti che da me dissentono ed amano pur lealmente la patria ;ma nol presumo.
    Quando quel nobile affetto parte dal cuore,e la ragione abbaglia, a questa non permette di spiegare il suo impero. Se costanti essi sono nelle loro opinioni, a me concedano di essere tenace nelle mie.Con questa lusinga, e non coll’intendimento mai di ferire alcuno, entro nell’argomento.
    Devoto alla politica tradizionale dell’augusta Casa di Savoia ,io vo riandando col pensiero e consultando nella storia i fatti e gli eventi che provano quanto essa fosse accorta, e al bene ed alla gloria del nostro paese, a tutta Italia propizia.Io scorgo gli antichi Sovrani mantenere in tempo di pace con tutti i Governi d’Italia rapporti di leale amicizia.
    Io li vedo quando scoppia la guerra spingere le valorose loro schiere sulle Vette delle Alpi, o nelle pianure lombarde combattere a benefìzio, a difesa di tutta Italia. Emanuele Filiberto si fa amica la repubblica di Venezia rifiutando l’acquisto del reame di Cipro offertogli da Solimano II. Si fa amico Pio V, mandando le poche sue galee alla famosa guerra che terminò colla battaglia di Lepanto. Carlo Emanuele II soccorre i Veneziani minacciati nei loro possessi dall’armi dei Turchi; e se Vittorio Amedeo II, nella guerra di successione al trono di Spagna, fu ora unito colle Corti borboniche, ora coll”Austria, fu l’una e l’altra volta per difendere l’indipendenza degli Stati italiani che poteva essere or più da una, or più dalle altre potenze pregiudicata. Mercè questa politica generosa, si videro a poco a poco ampliare i modesti confini della Monarchia Sabauda senza rancore o invidia di parte alcuna d’Italia.
    Si aveva in mira di conseguire le simpatie degli Stati italiani, di crescere in possanza non men pel loro che pel nostro vantaggio; non men per la loro che per la nostra indipendenza. Oh quanto è diversa la politica che ora si segue (Si ride) Quanto diverse le aspirazioni del Ministero! Si fanno voti per l’Italia, ma perchè l’Italia sia nostra ; si ha uno scopo, ma uno scopo che non restringe, anzi discioglie i rapporti coglialtri Governi, e genera sospetti. Questo scopo è l’unità italiana, nè si occulta fra i misteri del Gabinetto: trapela chiaro come la luce del giorno dal complesso di tante circostanze,sì che io non alzo, parlandone, il velo d’un arcano; e, se tal fosse, alzarlo dovrei ed avvertire quanto sieno quelle aspirazioni sconsigliate e fuor di luogo. Nè serve dire alle Corti italiane: noi non facciamo offesa, nulla imprendiamo, nulla imprenderemo contro giustizia.
    Smentisce il detto la stampa, quella non eccettuata che mostrasi ligia al Ministero: si vorrebbe tener nei limiti della prudenza, ma essa prorompe, e si affatica, e lavora per mantenere viva l’idea nei popoli dell’unità italiana; peggio ancora, per eccitare negli animi l’odio contro i Governi, censurandone le forme e gli atti : i più miti sovrani, i più giusti chiamando tiranni (Interruzione e rumori); applaudendo alle speranze dei loro nemici, additando il Piemonte come il centro di quelle speranze, come il punto dove debbono volgere gli sguardi quanti sognano nuovi rivolgimenti, nuove rivoluzioni.
    È prova di quanto ho asserito l’amplesso fraterno dato a quanti dai Governi d’Italia, considerati come nemici, riparano in questa libera terra. E qui non intendo alludere ad alcuno in particolare, molto meno ai fuorusciti d’ogni paese, specialmente veneti e lombardi che nel 1848 divisero le nostre sorti e cui un dovere di umanità e di onore a non abbandonare ci astringe; ma a tanti altri cui nulla ci lega, tranne il pensiero dell’unità italiana.
    Conferma il mio detto quella lapide inaugurata sotto gli archi del municipio torinese, lapide inaugurata non tanto a memoria non peritura dei valorosi soldati toscani morti in battaglia, quanto alla stessa idea dell’unità italiana. (Movimenti) Accarezzare, o signori, quest’idea, è un pascersi di vento,è rendersi odiosi ai Governi d’Italia, è perdere la fiducia delle potenze tutte d’Europa.
    Gli antichi nostri Sovrani attendevano l’ingrandimento del Regno da grandi combinazioni politiche; intendevano di meritarlo, più ancora che conseguirlo: ora si aspetta da uno slancio di passioni, da un entusiasmo di partiti, che, anche vero, mal servirebbe allo scopo cui si tende, contro la volontà di quei forti senza il volere dei quali la carta non si ritoccherà dell’Europa.
    Meglio i ministri opererebbero a vantaggio della nostra costituzional monarchia e dell’Italia tutta, volgendo le cure alla prosperità del paese, le cui sorti loro sono affidate.
    Meglio opererebbero tentando le vie di rendere concordi gli animi, anziché spargere semi di rancori e di odii dalle Alpi al Faro.Non prendo le bilancie della giustizia per librare l’onestà del concetto; impossibile è che s’avveri; e ciò basta a dire che nutrirlo, è improvvido consiglio di pessima politica, (ilarità e rumori)
    L’unità d’Italia non potrebbe altrimenti avverarsi che sottomettendola tutta al dominio del romano Pontefice (Scoppio di risa), ovvero togliendo al Pontefice il temporale dominio dei suoi Stati. Il primo modo non è certamente nei voti, non entra nei calcoli degli attuali propugnatori dell’unità italiana. Ancor rammentiamo i disegni del 1848, i colpevoli disegni fatti palesi, mentre l’eco ripeteva tuttavia gli inni festosi e gli evviva infidi. Arride il secondo modo, arride il pensiero d’un papa che benedica e preghi, non altro; però, se l’audacia non manca di tentarlo, mancherà sempre la forza di compierlo.
    Altro ci vuole che raggiri di sette o scoppio di ire o di fazioni per far crollare quell’edificio che, tante volte attaccato, tuttavia sussiste a gloria e decoro di questa penisola fortunata. Non so quale dei venturi secoli sia riservato a soffrir tanto danno ; e spero noi permetterà Dio mai ; ben so che nel nostro, nè noi devoti alla Santa Sede abbiamo a temerlo, nè gli avversari suoi nutrirne possono lusinga.V’è chi assennato respinge l’uno e l’altro modo di unire l’Italia, come eccessi di partiti estremi ; accolgono costoro l’idea di una confederazione dei vari Stati fra quali è divisa.
    In quest’idea non vi è ingiustizia nè errore, ma ostacoli a superare immensi. Nè serve accennarli; li accennerei se i ministri mostrassero aderire a quel principio ; mostrano anzi d’avversarlo.
    Se vi aderissero, getterebbero semi di concordia; essi spargono la divisione. Si renderebbero aamici i Governi ; essi loro ispirano diffidenza. Quella non è la loro idea, vano è parlarne. Vagheggiando l’unità non si bada che nessuna Corte d’Europa la vuole; nessuna, neppure l’Inghilterra, malgrado il sorriso onde l’ossequiosa attitudine del Ministero onora. Men più a Londra che A Parigi o Vienna si vuol che cresca un’altra potenza di primo ordine in Europa; ciò non conviene ad alcuna di quelle che librano i destini del mondo.
    Non vederlo non rinunciare all’ambizioso desio, è correre le vie di una politica esiziale : seguendole, anziché sperar che di un palmo si estenda il confine, ovvero che l’Italia divenga ciò che mai non fu dacché cadde l’impero romano, temo piuttosto, disperda iddio le mie parole e i miei timori, temo piuttosto che scompaia la sarda monarchia e sfuggano a scettro italiano altri quattro milioni di gente. (Movimenti)
    Chi ama l’Italia, l’ami nelle sue parti, e l’amerà tutta sebbene non riunita in un solo centro che né più felice la renderebbe né più gloriosa. Non più felice né più gloriosa, come noi sarebbe la Germania se per uguale ubbìa d’unità, Bavari , Sassoni ed altri molti il nome loro perdessero è la propria indipendenza.A questa falsa politica rinuncino i ministri, ed io voterò pel chiesto imprestito; facciano ritorno a quella dei nostri maggiori, per cui si andò aumentando la nostra riputazione. Mutati sono i tempi, ed io sembro al cospetto vostro mal conscio delle grandi contingenze dell’età presente.
    Sì, sono mutati i tempi, ma le ragioni della politica sono sempre le stesse; sono mutati i tempi, ma la saviezza e la prudenza non variano mai, e insegnano, come insegnarono sempre, che tutte le imprese, concette per furia di passione, menano ben lungi dalla meta incautamente prefissa. In tutti i tempi la saviezza insegna che osteggiare ciò che è di più venerato in terra, è deformare la politica fatta schiava di pessimi intendimenti. Per tal via corre il Ministero quando osteggia la autorità della Santa Sede. A chiarirlo m’accingo.
    Sì, o signori, si osteggia il Romano Pontefice, non solo come capo della Chiesa, con quella serie di atti che a suo tempo ho combattuti, o vedo da altri, non meno deplorabili, seguiti, ma si osteggia come sovrano temporale. L’idea dell’unità italiana, sinonimo ai dì nostri di rivoluzione, non esclude i dominii della Santa Sede; perciò non si risparmiano le più amare censure contro gli atti del Governo pontificio; si permette che la stampa, con vituperevoli modi, non ne rispetti l’autorità, il sacro carattere, gli imprescrittibili diritti.
    Che non direi, se non frenassi i moti dell’esulcerato animo cattolico (Risa) e non rammentassi che qui parlo soltanto come politico? L’autorità temporale del Sommo Pontefice, fatta bersaglio fra noi di ire impotenti, è cara a tutte le Corti cattoliche, né vi sono indifferenti molti fra i principi che alla sua spirituale giurisdizione non piegano. E questi e quelle, nell’opposizione che noi facciamo alla Santa Sede, scorgono un pericolo per la quiete d’Italia, né, a cose composte, tollereranno mai che si turbi.
    Ora vi domando se prendere tale attitudine, quasi soli in Europa, sia camminare per la via che mena a quei famosi destini cui ci diciamo chiamati. Quell’opposizione favorisce col più mal avvedute consiglio il protestantismo, che non allignò mai prima d’ora di qua dell’Alpi. Non entro nel campo religioso, e non vi dirò quanto sia tale novità odiosa a chi nell’unità della fede scorge la più bella unità d’Italia. Qual politica è questa che, ove la vera consiglia di unire concordi gli animi, sparge semi dì divisione, contrista tutti i popoli d’Italia, loro fa temere, non augurare i nostri sognati trionfi? Semenzaio di guai questa politica io chiamo, non foriera di alte venture.
    Né varrebbe dirmi che voi non osteggiate il Papa, ma contro le esorbitanze della Corte di Roma difendete i diritti dell’autorità temporale; non varrebbe dirmi che Vittorio Amedeo ll, Carlo Emanuele, suo figlio, resistessero anch’essi alla Santa Sede. In tutt’altro degni di somma lode, non in questo; ma specchiatevi nei fatti dei loro Governi, considerate quale distanza corre fra quelli e i vostri, e se imitarli, anzi milioni di volte superarli vi piace negli errori, imitateli in tutto; essi non pensarono mai di farsi grandi sulle rovine dell’autorità della Chiesa. Acerbo è il mio dire, come di chi parla per amor del vero e per carità di patria al cospetto dei rappresentanti della nazione, cui non lice dissimulare alcun pensiero che giovar possa alla patria, all’incremento e conservazione di questa monarchia, al bene di tutta Italia.
    A tal fine brevi parole a pronunciar mi resta.Felici e indipendenti siano tutti gli Stati italiani ; tali esser debbono i nostri voti e le nostre speranze, ma voti e speranze che non contrastino colla ragione e colla giustizia.
    Spiegare la bandiera dell’indipendenza nel modo che la politica del Ministero annunzia non è favorire l’Italia, non è cattivare rispetto alla Corona Sabauda. Benevoli se volete ai popoli italiani mostrarvi, prima benevoli a voi rendete i loro Governi ; non destate sospetti in questi, in quelli terrore. Esclusivamente assorti nell’idea italiana, non trascurale la Savoia, che è nobile parte dal regno ed ha maggiori diritti alla vostra predilezione. Essa è l’antiguardo d’Italia oltre quei monti che da essa ci separano, ma non ci separano negli affetti e nella politica esistenza che abbiamo da tanti secoli comune. Mostratevi savi al cospetto delle Corti d’Europa ; imitate gli avi nostri, che all’Italia non fecero torto mai né aggravio; non diverrà, per la via che seguite, non diverrà donna di Provincie, ma spettacolo di miseria a tutte le genti.
    L’unità è un sogno che non deve entrare nei calcoli della vostra politica. Osteggiare la Santa Sede è un errore che, tosto o tardi, si espia, errore tanto più grande in un Governo italiano, tanto più grande in un tempo che, a dispetto del filosofismo, altri Stati più possenti dalla mala via rifuggono e vi danno preclari esempi. Voi ammirate la Spagna, che da tanti anni si rivolge e non trova posa ; straziata dalle fazioni che ne fanno scempio, quell’inclita nazione desta pietà pei mali onde è afflitta, e voi l’ammirate come divenuta più grande e degna di servirci di esempio»
    Guardate piuttosto i due monarchi a voi più vicini ; l’ uno e l’altro, nell’ossequio alla Santa Sede, nobilitano i loro regni. Cessate di aspirare ai poveri trionfi di Giuseppe ll sull’inerme Pio VI; guardate il ben avveduto suo successore che vi insegna, che vi mostra come, dopo fiere tempeste, si consolidino i troni, riparando sotto la benefica influenza della Chiesa (Interruzione), che a tutte le forme di Governo, si, o signori, a tutte le forme di Governo è ugualmente propizia. E quel concordato, in cui veggo il tipo di ogni futuro accordo, quel concordato che farà grande per tutti i secoli, grande e glorioso il nome di Francesco Giuseppe (riva interruzione), vi insegni come religione e saviezza sappiano seppellire a benefizio dei popoli le antiche gare fra il sacerdozio e l’impero. Da voi, onorevoli ministri, tale atto di coraggio o di forza, tale atto di ossequio alla religione non chieggo né l’aspetto. (Ilarità)
    Sarà compiuto a suo tempo; pieno di fiducia nella provvidenza del Cielo, io lo spero ; ma, se vi cale la stima e la simpatia dei veri Italiani, se vi cale che presso le potenze di Europa ricuperiamo l’antica considerazione, scegliete una via migliore. Quella che seguite mi impedisce in questo giorno di deporre favorevole all’imprestito il voto . Non lo nego ai bisogni dello Stato, alle urgenze della guerra, in vista di un trattato di alleanza che esser deve lealmente mantenuto ; ma, stando le cose come sono, lo nego ai ministri: mutino politica, o lascino ad altri la cura di salvar la patria.

  2. FIL DE FER says:

    Per rendersi liberi da roma si deve agire singolarmente tramite autocertificazione da far protocollare in comune dichiarandosi non più PERSONA GIURIDICA O FISICA, ma riappropriarci del nostro status di ESSERE UMANO riconosciuto dalla carta sui diritti dell’uomo.
    Andatevi a leggere, tutto, proprio tutto, il sito: http://www.popolounico.org
    CHE VI INSEGNA I PRIMI RUDIMENTI PER AUTODETERMINARCI DA SOLI.
    Un domani che saremo in 5 milioni di Veneti saremo automaticamente liberi ed indipendenti o no ??!!!!!!!
    W San Marco sempre !!!

  3. giancarlo says:

    Voglio anche ricordare che al referendum per la riforma costituzionale i Veneti si sono espressi per il NO a stragrande maggioranza dimostrando finalmente di aver capito qualcosa di come funzionano le istituzioni italiane tramite i politici di turno.
    Il malcontento e la disaffezione verso l’italia è ormai palpabile in ogni dove qui nel Veneto.
    Sono d’accordo e, anzi dico anche che è l’unica alternativa, ma che dico…, l’unica opzione possibile e assolutamente necessaria quella di riunire sotto un unico movimento e l’unica bandiera che conosca, quella di S.MARCO, tutti gli indipendentisti Veneti i quali devono dimostrare non solo intelligenza, ma anche quelle qualità che ci hanno sempre contraddistinto e cioè l’ UMILTA’ ed il SACRIFICIO rinunciando ad ogni velleità personalistica o di gruppo. L’essere tutti uniti darebbe forza e credibilità ad ognuno dei leaders indipendentisti oggi presenti nel Veneto e manco a dirlo i Veneti saprebbero riconoscere finalmente l’unico movimento indipendentista Veneto da seguire e aiutare.
    Serve democrazia e non autoritarismo o individualismo o egoismo.
    I famosi Leaders devono essere generosi oltre ogni limite. Rinunciare oggi al protagonismo sterile……..per essere domani veramente alla testa di un movimento unico e grandemente riconosciuto dai Veneti. Si potranno fare votazioni per eleggere o confermare i vari leaders i quali dovrebbero suddividersi i vari compiti….e sono molti…..per portare avanti la lotta per l’autodeterminazione del Popolo Veneto con tutti i mezzi legali oggi esistenti ad iniziare dai diritti dell’uomo e via via tutti gli altri che ci sono.
    Di cose da fare ce ne sono moltissime dal rendere edotti i Veneti sulla loro storia e cultura, riportare all’attenzione la nostra lingua madre e cioè la lingua Veneta. Ricordare come erano le nostre vecchie istituzioni che hanno permesso alla SERENISSIMA di poter navigare nel mondo per oltre 1.100 anni. E la lista non finisce mai…………
    Oggi uniti, domani ad indipendenza acquisita ci si potrà dividere in gruppi a seconda dei programmi da portare al voto dei Veneti. Insomma ci siamo capiti benissimo e quindi non resta che agire e che la “festa” abbia inizio.
    WSM

  4. luigi bandiera says:

    KAX.
    Se non si muove l’intellighenzia veneta, meglio, etno veneta, chi si deve muovere..?

    Ma dai, se l’intellighenzia veneta e’ uscita dalla scuola taliana (KST) cosa aspettarci mai..?
    Forse uno a secolo ne esce da tutto sto ambaradam. E appunto canta fuori dal coro. Ma che sofferenza ne’..?

    Il CORO E’ SEMPRE LO STESSO per cui… come CANCELLARE le storie beorie imparate in KST..?

    ECCE OMO: ECCE INTELLIGHENTHIA. (libera traduzione).

    Si vede o no che noi non siamo piu’ nel nostro abitat o mondo lumbard, veneto e ecc…?
    Con le palme e i banani a Milano il segnale e’ li’ presente e forte: ndo kax sta l’intellighenzia milanese di razza. DI PURA RAZZA che manifesta li’ sul posto per opporsi alla CONQUISTA TOTALE DI MILANO DA PARTE DEGLI AFRICANI e tutto il resto del mondo..??

    La passano come risorsa. Allora l’aver fatto tutte le guerre sin qua fatte a che kax l’e’ servito..??

    Si voleva un pezzo di terra per dire: qui ho la mia patria. Invece, tutto da rifare: la patria e’ il sistema solare.

    Questi rientrano nella legge 180 o poco prima..?

    Rispondendo ad una domanda di poco fa dico, ve lo dico io: e’ finito tutto nel cesso… e li’ rimarra’ perche’ e’ colpita dalla STITICHEZZA INTELLETTUALE..! CHE L’E’ PEGGIO DI UNA PESTE.

    Un tempo c’erano (e non c’era l’italia) i Leonardo, i Giotto, i Cima e ecc….

    OGGI, dite, chi c’e’ se non i malati della STITICHEZZA ITALIANA..?

    Dove credete di andare cosi’ STITICI in tutti i sensi..??

    Solo nel CESSO… per vedere se riuscirete a fare un qualcosa ma, ormai a voi negato: per naturale tendenza.
    Quindi..?
    Vale piu’ la pratica che la grammatica per cui: non sfornate leggi continuamente perche’ sono e saranno insulse e il perche’ sta nel fatto che siete da ricoverare..!
    E mi penso alla LEGITTIMA DIFESA… che gran… Come direbbe Fantozzi o come la pensano tutti ma non si puo’ dire grazie all’art.21..?

    Si, sono fuori, ma solo dal coro talibano…

    Pan e salam a duddi… e a proposito di duddi:
    potete manifestare e fare i gredini e o duddo guando che noi facciamo quello che dobbiamo fare anche perche’ aiutati dai vostri traditori e per noi collaboratori.
    NON SERVE A NULLA… e, guardatevi dai traditori..!!
    ————–

  5. caterina says:

    L’autore lo chiama Partito, con ciò rivelando un attaccamento alla visione cui siamo abituati della gestione politica in Italia… ma i Veneti senza essere un Partito hanno già manifestato la loro volontà di Indipendenza nel Referendum studiato ed organizzato ad opera di un gruppo a-partitico, una volta constatata l’impossibilità di arrivare allo scopo attraverso i cosiddetti partiti piazzatisi con le loro cariche pubbliche negli organismi istituzionali…
    con Plebiscito.eu votarono il 64 per cento degli aventi diritto nella settimana 16-21 marzo 2014 e il Si all’Indipendenza del Veneto ha vinto con una percentuale dell’89… cioè 2.102.869 SI su 2.360.235 votanti… tutto certificato da Commissione OSCE…
    E’ sulla base del risultato di questo atto, fondamentale nella concezione contemporanea della democrazia, che confidiamo di esser messi quanto prima nella condizione di rendere operativo il nostro diritto alla libertà da Roma…

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